NATURAL SON KILLER - “IO FIGLIO ILLEGITTIMO? SONO SCONVOLTO”. BOSSETTI GIOCA LA CARTA DELLO SHOCK, MA IL DNA, LA CALCE NEI POLMONI DI YARA, LA TESTIMONIANZA DEL FRATELLINO E PURE LA SUA AMMISSIONE, LO TENGONO IN CARCERE

1. “IO FIGLIO ILLEGITTIMO? MI SCONVOLGE” QUELLO STRANO STUPORE DI MASSIMO

Paolo Colonnello per "La Stampa"

 

giovanni bossetti marito di ester arzuffi madre del presunto killer di yara gambirasiogiovanni bossetti marito di ester arzuffi madre del presunto killer di yara gambirasio

Ora che anche il primo giudice di merito, vagliando la sua posizione, ha ritenuto che gli elementi raccolti dalla Procura sono sufficienti per tenerlo in carcere, per Massimo Bossetti la strada è diventata ancor più ripida, nonostante la decisione di farsi interrogare presa ieri mattina. Ad inchiodarlo non c’è solo l’esame del Dna ma anche la testimonianza del fratellino di Yara e la sua stessa ammissione di essere passato quella sera del 26 novembre 2010 proprio davanti alla palestra di Brembate Sopra.

 

Alle 17,45 la cella di Mapello aggancia il cellulare del muratore da cui parte una telefonata. Poi l’apparecchio si spegne: «Mi si era scaricata la batteria». Di fatto quella è l’ora in cui gli inquirenti ritengono che Yara sia uscita dal centro sportivo per scomparire per sempre. E se lei aveva paura «di un uomo con la barbettina che sembrava appena tagliata», significa che lo aveva già visto.

 

ester arzuffiester arzuffi

Come si sia avvicinata al furgone bianco o alla Volvo grigia usata dal muratore per portarla fino a Chignolo, è ancora un mistero. Bisogna notare però che nella richiesta del pm Letizia Ruggero, leggermente diversa rispetto al primo provvedimento di fermo, l’unico reato contestato finora è quello di omicidio volontario. Manca stranamente il reato di sequestro di persona e forse significa che non escludono che Yara Gambirasio seguì volontariamente il suo assassino.

 

Al quale contestano però una nuova aggravante oltre alle «sevizie» e alla «crudeltà»: la minorata difesa della vittima, una ragazzina di appena 13 anni. Che lui fece morire abbandonandola, dopo averla colpita e accoltellata, ma senza spogliarla, nel campo di Chignolo. Poi, Bossetti, è tornato a casa, si è fatto probabilmente una doccia per addormentarsi «sul divano».

 

massimo giuseppe bossetti il presunto killer di yara gambirasiomassimo giuseppe bossetti il presunto killer di yara gambirasio

Un padre modello, come ha sostenuto anche ieri durante l’interrogatorio. Inoltre nel provvedimento, il pm, oltre a ricapitolare i punti fermi dell’accusa, ovvero la presenza del Dna di Bossetti sugli indumenti della ragazzina, di polvere di calce nei suoi bronchi e della cella telefonica di Bossetti agganciata nell’area della palestra di Brembate, ha ripercorso le fasi delle indagini spiegando come si arrivò alla discoteca «Sabbie Mobili» di Mapello dove venne individuato il cromosoma di Damiano Guerinoni che condivideva «con il soggetto maschile Ignoto Uno l’aplotipo “y”», quello poi posseduto interamente da Bossetti.

 

È da qui che poi è partita l’inchiesta che è risalita fino all’identificazione del vero padre del muratore, quel Giuseppe Guerinoni autista di bus, morto nel 1999. Una «verità» di cui Massimo Bossetti sarebbe venuto a conoscenza solo ieri mattina e che, secondo il suo avvocato Silvia Gazzetti lo avrebbe «sconvolto», deponendo a suo favore.

 

la casa di massimo giuseppe bossettila casa di massimo giuseppe bossetti

Che gli investigatori stessero cercando il figlio «segreto» di Guerinoni, era infatti una circostanza nota a tutti e a maggior ragione avrebbe dovuta esserlo per l’assassino di Yara e per sua madre. Quello che secondo il difensore è stato un «genuino e doloroso stupore», dimostrerebbe che Bossetti non aveva la minima idea di essere lui l’uomo che stavano cercando. Evidentemente, né il gip né il pm gli hanno creduto.

 

 

2. BASTA IL DNA PER INCASTRARE L’ASSASSINO DI YARA?

http://www.linkiesta.it/

 

Ricapitoliamo: grazie a un’indagine colossale, partita da una macchia di Dna sulle mutande di Yara Gambirasio, la vittima, si è arrivati a fermare Massimo Giuseppe Bossetti, muratore quarantaquattrenne di Mapello quale sospettato unico – secondo il ministro dell’Interno, già condannato, praticamente – dell’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra. Lo è in relazione a una prova che per molti è inconfutabile: il suo Dna, infatti, corrisponde al 99,99999987% con quello della macchia lasciata dal presunto assassino di Yara. 

 

bossetti arrestato per l omicidio di yara gambirasiobossetti arrestato per l omicidio di yara gambirasio

C’è un problema, però: dopo essersi avvalso due volte della facoltà di non rispondere, Bossetti ha parlato e si è dichiarato innocente. Ha detto che quella sera era a casa con la famiglia e che il suo cellulare era spento perché scarico. Non solo: il Gip di Bergamo, Ezia Maccora, con una decisione piuttosto sorprendente, non ha convalidato il suo arresto anche se Massimo Giuseppe Bossetti deve rimanere in carcere, visti gli indizi di colpevolezza.

 

Nel frattempo la madre del presunto assassino, intervistata dal Corriere della Sera, nega che Bossetti sia figlio illegittimo: «La scienza ha sbagliato». La domanda è una sola, a questo punto, e va oltre il caso dell’assassinio di Yara: se non ci fosse una confessione, se il suo alibi non dovesse cadere, basterebbe la sola corrispondenza tra il Dna di Bossetti e quello sulle mutande di Yara per condannarlo?

giuseppe guerinoni padre biologico di massimo bossettigiuseppe guerinoni padre biologico di massimo bossetti

 

Cosa dice la legge? Il test del Dna è una prova o un indizio?

La legge in questo senso è molto chiara: la Corte di Cassazione penale, nel 2004, ha dichiarato che «gli esiti dell’indagine genetica condotta sul Dna, atteso l’elevatissimo numero delle ricorrenze statistiche confermative, tale da rendere infinitesimale la possibilità di un errore, presentano natura di prova, e non di mero elemento indiziario ai sensi dell’art. 192 c.p.p., comma secondo». In lingua umana: può essere considerata alla stregua di una prova e quindi sufficiente per condannare Bossetti.

 

Quindi Bossetti verrà condannato senza alcun dubbio?

genitori di yara gambirasio 9c401bce3532bd5f3871918ef8d14934genitori di yara gambirasio 9c401bce3532bd5f3871918ef8d14934

Non è detto. Perché nella prova del Dna esistono zone d’ombra tali da poter mettere in dubbio l’attendibilità sia del test, sia quello del suo risultato. Nel suo saggio dal titolo Tra il certo e l’impossibile. La probabilità nel processo (Diritto e questioni pubbliche, 2010) l’autrice Francesca Poggi le mette in fila tutte.

 

Quali sono le zone d’ombra del test del Dna?

Partiamo dall’inizio. Come funziona questo test: per accertare se un individuo possa essere l’autore di un dato reato, si confronta il suo Dna con quello rinvenuto sulla scena del crimine o sul corpo della vittima, impiegando un procedimento che, per analogia con quello relativo alle impronte digitali, viene chiamato fingerprinting genetico.

 

Siccome due soggetti qualunque, non legati da rapporti di parentela, hanno in comune circa il 99,9% del patrimonio genetico, la comparazione riguarda solo alcune sezioni di Dna, dette loci: sequenze monotone (cioè che presentano una ripetitività casuale di una coppia di basi), non codificando proteine, variano da individuo a individuo con una probabilità di corrispondenza casuale che si aggira attorno allo 0,0001%.

 

Dopo un processo complicatissimo, in cui, tra le altre cose, si rendono confrontabili i risultati presi in laboratori diversi e si depurano i diversi Dna da parti corrotte e contaminate, si confrontano i genotipi. Nel caso collimino perfettamente o quasi (come nel caso di Bossetti) si dice che i Dna corrispondono.

BossettiBossetti

 

Del Dna di Bossetti si dice che corrisponde al 99,99999987% con quello dell’assassino. Non è una corrispondenza più che certa?

Sì, lo è. Quel numero vuol dire che c’è uno 0,00000013% che la corrispondenza del Dna di Bossetti con quello rinvenuto sul luogo del delitto sia semplicemente figlia del caso. O, in altre parole, che la possibilità che la corrispondenza tra il Dna di Bossetti e quello sulle mutande di Yara sia casuale è nell’ordine di una su miliardi. L’errore, spiega la Poggi, semmai è un altro: confondere quella che in questo caso è una bassissima probabilità di corrispondenza casuale con una prova di colpevolezza.

 

La Poggi definisce questa come la «fallacia dell’accusatore»: in altre parole l’imputato potrebbe essere innocente, pur essendo la fonte del materiale genetico. Insomma, anche se il DNA rinvenuto sulla scena del reato (o sul corpo della vittima) appartenesse all’imputato, ciò non implicherebbe che sia il colpevole, potendo ben esserci altre spiegazioni di tale rinvenimento.

 

bossetti 822511f47dffb41813904ba03c242d57bossetti 822511f47dffb41813904ba03c242d57

Nel caso di Yara tuttavia sembrano esserci pochi dubbi. Com’è possibile che il Dna rinvenuto sulle mutande della ragazza non sia quello dell’assassino?

Il reperimento e la raccolta del materiale genetico sulla scena del crimine è un’operazione particolarmente delicata, che, se non compiuta accuratamente, rischia di condurre su strade sbagliate. C’è un esempio che in questi giorni stanno citando in molti, quello del caso del Fantasma di Heilbronn. La storia è questa: dal 1993, in Germania, si susseguono diversi omicidi in cui furono rinvenute tracce del medesimo Dna, appartenente a una persona di sesso femminile.

 

I poliziotti allora pensarono a quel che pensereste anche voi: a un serial killer, che tuttavia non venne mai preso. Come mai? Semplicemente perché non esisteva. Infatti nel 2009 si scoprì, casualmente, che i bastoncini di ovatta usati per il prelievo del Dna, forniti da un’unica ditta, erano stati tutti contaminati col materiale genetico della stessa operaia. Nel caso di Yara, ad esempio, non si capisce ancora se il Dna rinvenuto sulle mutande della ragazza sia sudore, sangue o altro.

 

yara cf401a5faf007fbcd6479de0c571972byara cf401a5faf007fbcd6479de0c571972b

Come spiega bene Federico Grosso, docente di Diritto Penale all’Università di Torino, nonché primo difensore di Anna Maria Franzoni, questo «è chiaramente un problema per l’impianto accusatorio che può diventare anche molto grave. La Cassazione ha fissato con molta nettezza il principio che la prova deve essere data “oltre ogni ragionevole dubbio”. Se non è più così, se la difesa sarà in grado di avanzare una ricostruzione alternativa dei fatti, questo potrebbe mettere in discussione l’intera costruzione».

 

Esistono molte possibilità di errore?

I periti tendono a negarlo, ma secondo la Poggi le possibilità di «falso positivo» possono essere diverse: problemi tecnici come un mal funzionamento degli enzimi o delle apparecchiature impiegate; o anche errori umani, dalle possibili contaminazioni, fino ad erronee interpretazioni del genotipo. Una ricerca condotta negli Usa nel 1995 ha stimato che nei profili del Dna il tasso di false positività si aggiri intorno all’1 su 100.

CARLO FEDERICO GROSSOCARLO FEDERICO GROSSO

 

Nel processo O. J. Simpson, uno dei laboratori che riscontrò una corrispondenza tra il Dna dell’imputato e quello ritrovato sulla scena del delitto dichiarò alla difesa che il suo tasso di false positività era di circa 1 su 200. In altre parole: più che una questione di «corrispondenza casuale» ciò a cui potrebbe appellarsi la difesa di Bossetti è la possibilità di «falso positivo». Non è un caso che, per cautelarsi, gli inquirenti l’abbiano rifatto due volte.

 

Se il test ha dato due volte lo stesso risultato, vuol dire che il rischio di falso positivo è minimizzato?

Anche in questo caso, dipende. Pur essendo una metodologia d’indagine che esiste da decenni, l’Italia è uno dei pochi paesi europei che non ha ancora una banca dati del Dna di cittadini pregiudicati. L’Europa ce la chiede dal 2005: in Inghilterra sono schedate 3 milioni di persone, in Francia mezzo milione, in Germania 500mila criminali, negli Usa i sospetti vengono schedati geneticamente da più di vent’anni.

 

Da noi c’è una Banca dati nazionale del Dna presso il ministero dell'Interno, finalizzata all'archivio delle schede di condannati e indagati, «ma le schedature non sono ancora partite». In altre parole: come posso sapere quanto è probabile una certa corrispondenza casuale o la possibilità di un «falso positivo» se non so con quanta frequenza ricorre nella popolazione?

 

 

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…