COSA NON CI DICE MARCO POGGI? E PERCHE’ DIFENDE A SPADA TRATTA L’AMICO SEMPIO DAVANTI AI PM? “MAI VISTO VIDEO INSIEME DI MIA SORELLA E ALBERTO STASI, NON È STATO LUI” - IL FRATELLO DELLA VITTIMA DEL DELITTO DI GARLASCO HA RISPOSTO AGLI INQUIRENTI SENZA DISCOSTARSI DALLA CERTEZZA DELL’INNOCENZA DI SEMPIO - DEI VIDEO INTIMI CHIESE PER PRIMO L’ALLORA CAPITANO DEI CARABINIERI GENNARO CASSESE. E MARCO POGGI SI LAMENTÒ CON I FAMILIARI: “NON MI CREDE IL CAPITANO” (COME MAI?) – LA FAMIGLIA POGGI RESTA ARROCCATA SULLA SENTENZA STASI: “OGNI VERITA’ ALTERNATIVA DURA SOLO POCHI GIORNI”. E LE MALELINGUE ARRIVANO A SUSSURRARE CHE IL PUNTO È CHE I POGGI NON VOGLIONO PERDERE IL RISARCIMENTO (800MILA EURO) RICEVUTO DA STASI. SE “IL BIONDINO DAGLI OCCHI DI GHIACCIO” RISULTASSE PROCESSUALMENTE ESTRANEO AL DELITTO, ADDIO INDENNIZZO
Massimo Pisa per repubblica.it – Estratti
Una certezza incrollabile. Una fiducia cieca. «No, Andrea no». Non quel vecchio amico delle medie, non per il rifiuto a un approccio sessuale generato da quei video. E pazienza se gli audio che ieri mattina le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza a Pavia gli hanno fatto ripetuto sembrano suggerirlo. E il dna. E l’impronta della mano.
No, per Marco Poggi l’assassino della sorella non è il ragazzo con cui ha condiviso gli scherzi in classe, le serate al pub “Punto zero” e le partite alla playstation in quella villetta poi trasformatasi nel teatro del delitto.
Lo ha ribadito ieri, incrollabile di fronte ai soliloqui di Sempio. Neanche una crepa nelle sue sicurezze, una difesa a oltranza del vecchio compagno di classe. E di se stesso: «Non ho mai visto video intimi di mia sorella e Alberto», la risposta ostinata durante le due ore di audizione.
Eppure già a metà ottobre 2007 quei filmati intimi rappresentarono un problema, come testimoniano verbali e intercettazioni dell’epoca riletti adesso.
Dei video intimi chiese per primo l’allora capitano dei carabinieri Gennaro Cassese. E mamma Rita si augurò in caserma che tutto finisse «presto, perché è un po’ nervoso», come disse al marito Giuseppe.
E poi, tentando di spiegare il perché l’argomento fosse spinoso: «Era un po’ agitato, forse non vuole...». Quando tornò a casa, il figlio minore spiegò di non aver mai sbirciato nell’intimità di Chiara, ma si lamentò: «Non mi crede il capitano!».
Una diffidenza che in questa indagine è risuonata soprattutto il 20 maggio 2025, la penultima volta che i pm gli chiesero spiegazioni, un’audizione preparata con cura il giorno prima a Roma nello studio dell’avvocato Francesco Compagna che oggi, assicura: «Non avendo mai avuto nulla da nascondere, ha risposto anche in questa occasione a tutte le domande».
Già, ma come. Contrattaccando, contestando nel dettaglio le risultanze sul dna, suggerendo di tornare a indagare su Marco Panzarasa, il vecchio amico di Alberto Stasi. «Come se fosse lui l’avvocato di Andrea Sempio», mormora oggi un investigatore.
IL TORMENTO DEI CONIUGI POGGI
Paolo Berizzi per repubblica.it - Estratti
(…) E Rita Preda e Giuseppe Poggi? «Immaginate due persone sfinite, svuotate, stufe. Che vorrebbero gridare al mondo che non ce la fanno più, ma, per l’enorme dignità che hanno — e che fin dal primo giorno hanno dato alla loro sofferenza — si fanno forza e vanno avanti. Dando priorità a una cosa, su tutte: proteggere la memoria di Chiara. Evitare che loro figlia muoia ogni volta».
Le parole dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che della famiglia Poggi è il legale da quel drammatico 2007, sono lo specchio dello stato d’animo dei genitori di Chiara. E di ciò che si vive e si dice là dietro.
Oltre il muro che circonda la villetta del massacro; oltre la veranda ordinata e le vecchie anfore di terracotta alla base delle colonne; dentro quell’appartamento divenuto nel tempo una specie di laboratorio di criminologia forense: visto e rivisto, analizzato, misurato, radiografato dagli investigatori scientifici dei carabinieri, droni, laser scanner, ricostruzioni in 3D. Stasi che ci cammina mentre lo filmano. No, fermi, tutto da rifare.
il video di andrea sempio sul pc di chiara poggi 4
Cos’altro ancora deve succedere, dopo 19 anni, perché una mamma e un papà possano finalmente piangere in pace la figlia? Dice ancora Tizzoni: «La nostra posizione — e quindi dei miei assistiti — è quella del 12 dicembre 2015 (quando la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 16 anni per Alberto Stasi, ndr). Anzi, direi che è una posizione rinforzata da quanto avvenuto nell’ultimo anno e mezzo». Le novità emerse su Sempio? L’intercettazione in macchina? «Ci sono scenari alternativi alla verità certificata in aula e confermata diverse volte che vengono prospettati con continue novità che poi durano lo spazio di qualche giorno».
«Ipotesi irreali». Questo, anche Rita Preda e Giuseppe Poggi pensano siano le novità sull’amico di gioventù del figlio Marco. Andrea Sempio con cui in tutto questo tempo Marco non ha mai hanno rotto, anzi: anche ieri ha ribadito che «non è colpevole». E dunque com’è? «La colpevolezza di Stasi e l’innocenza di Sempio sono sempre più evidenti, anche alla luce della strategia investigativa seguita dagli inquirenti», va dritto Francesco Compagna, difensore di Marco Poggi.
Mentre a mezz’ora di auto da Garlasco Sempio e Poggi — quest’ultimo nascosto allo sguardo di telecamere e cronisti — entrano in procura a Pavia per gli interrogatori davanti ai pm e ai carabinieri, loro, Rita e Giuseppe, si confermano il “convitato di pietra” di questa Garlasco-bis. Il loro è un dramma totale — umano, genitoriale, fisico. Altrettanto cocente deve essere la sofferenza di non poter fare altro che stare lì a guardare il corso inquietante degli eventi.
«Come avvocato, non direi mai cose diverse da quelle che pensano i miei assistiti», ribadisce l’avvocato Compagna. È il sigillo sulla profonda convinzione dei Poggi. Dalla quale — al netto degli elementi che sostanziano la nuova accusa formulata contro Sempio — continuano a non discostarsi. «L’ipotesi Sempio sembra costruita a tavolino senza tener conto dei dati già noti», la definisce Compagna.
I vicini in via Pascoli dicono che Marco ieri non si è visto. Lo chiamano «quel povero ragazzo». Il fratello di Chiara vive e lavora come impiegato in Veneto, fino a oggi ha sempre declinato eventuali interviste.
il video di andrea sempio sul pc di chiara poggi 2
Della riservatezza i Poggi hanno fatto la cifra del loro “dopo”. Marco ancora più dei genitori. Poi è calato il tempo del silenzio. In questi giorni — i più convulsi dalla riapertura, dopo cinque processi, del giallo di Garlasco (era la mattina dell’11 marzo 2025) — tanti si chiedono: perché i Poggi restano testardamente arroccati sulla colpevolezza di Stasi?
Chi conosce Rita Preda e Giuseppe Poggi, e ne apprezza l’etica, sa che hanno una fiducia totale nella giustizia e nelle istituzioni. E ovviamente nel loro team di avvocati e tecnici. È possibile, inoltre, che l’idea che chi ha condannato l’ex fidanzato di Chiara possa avere preso una topica epocale, nel loro animo non faccia che accrescere un dolore che non si può nemmeno immaginare. Un dolore mai cicatrizzato. Tutto plausibile, tutto umano.
MARCO POGGI - ANDREA SEMPIO - ANGELA TACCIA
Come anche, purtroppo, le malelingue più odiose. Nel canovaccio dei cold case non mancano mai. C’è persino chi, pessimo, in giro arriva a sussurrare che il punto è che i Poggi non vogliono perdere il risarcimento (800mila euro) ricevuto da Stasi. Se Stasi risultasse processualmente e definitivamente estraneo al delitto, addio indennizzo. Ecco, così. Come se Chiara avesse un prezzo. Per dire il livello a cui siamo.
andrea sempio davanti alla villetta di garlasco nel giorno dell omicidio di chiara poggi 1
impronta numero 44 nella villetta di garlasco
LA SCENA DEL CRIMINE - CASA POGGI - GARLASCO
andrea sempio
ANDREA SEMPIO CHIARA POGGI ALBERTO STASI
impronta di andrea sempio vicino al cadavere di chiara poggi
andrea sempio davanti alla villetta di garlasco nel giorno dell omicidio di chiara poggi 2




