A PALERMO VA IN SCENA LO SCONTRO TRA SACRO E PROFANO! – I COMMERCIANTI, DEL CAPOLUOGO SICILIANO SONO SUL PIEDE DI GUERRA DOPO LA RIFORMA DEL CATECHISMO, CHE UNIFICA COMUNIONI E CRESIME IN UN PERCORSO LUNGO CINQUE ANNI, CONGELANDO DI FATTO LE CERIMONIE FINO AL 2029 – SI DISPERANO RISTORATORI, FOTOGRAFI, FIORAI, OREFICERIE E CHI VENDE ABITI DA CERIMONIA CHE VIVE GRAZIE ALLE FUNZIONI RELIGIOSE: “UN DANNO DI 30 MILIONI ALLE AZIENDE. ALCUNI RISCHIANO DI PERDERE METÀ DEL FATTURATO” – CONFIMPRESE CHIEDE UN PERCORSO PIÙ BREVE PER CONSENTIRE ALMENO AI BAMBINI DI 10 ANNI DI FARE LA COMUNIONI, MA L’ARCIDIOCESI RESPINGE LA RICHIESTA PERCHE’…
Estratto dell’articolo di Claudia Brunetto,Paola Pottino per "la Repubblica"
Il sacro contro il profano. Il percorso spirituale contro le regole del business. È braccio di ferro sui sacramenti della chiesa cattolica a Palermo. Da un lato l'arcidiocesi che ha modificato il percorso del catechismo unificando comunioni e cresime all'interno di un percorso spirituale più lungo (cinque anni), dall'altro un esercito di ristoratori, commercianti, fotografi e fiorai pronti a scendere in piazza per protestare contro la "riforma" che toglie affari.
«Ha già procurato al settore un danno di 30 milioni», tuona Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo. Nel capoluogo siciliano, secondo le nuove regole, comunioni e cresime sono "congelate" fino al 2029.
«Ci sono aziende che rischiano di perdere oltre la metà del fatturato annuale: è un danno che non possono permettersi — dice Felice — Chiediamo che sia considerata almeno la possibilità di un percorso intensivo, più breve, che consenta ai bambini di almeno dieci anni di fare subito la comunione. Si tratta di rendere possibile la ripresa delle celebrazioni il prossimo anno».
padrini durante cresime e comunioni 2
[…] «Il progetto catechistico diocesano, avviato nel 2024 dopo anni di confronto ha a cuore unicamente il bene delle famiglie — dicono dall'arcidiocesi — La proposta di alcune organizzazioni di categoria appare in aperta contraddizione con lo spirito della riforma faticosamente costruita. Una simile scorciatoia priverebbe i bambini del tempo necessario per un'autentica crescita personale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso dell'intero progetto».
In mezzo ai due fronti c'è il sindaco di Palermo Roberto Lagalla che sta cercando di mediare. Dopo aver incontrato i commercianti ha scritto una lettera all'arcivescovo Corrado Lorefice fiducioso che «saprà trovare la via più appropriata senza snaturare l'impianto delle recenti disposizioni della Chiesa palermitana».
I commercianti, nell'attesa, non intendono mollare e hanno organizzato un sit-in nei prossimi giorni: «Quest'anno abbiamo perso più del 40% del fatturato e la batosta è stata notevole — dice Giuseppe Veniero, titolare di uno storico confettificio — Ma c'è anche un altro aspetto da sottolineare: oltre al danno economico c'è quello sociale.
Le comunioni sono un momento di festa, di attesa, di unione. Posticipare questi momenti rischia di farne perdere il senso. A 12, 13 anni si è già ragazzini, non vorranno più festeggiare con le bomboniere o nelle sale dei ricevimenti, preferiranno festeggiare in maniera diversa con i loro coetanei».
Intanto, un gruppo di genitori, ha lanciato una petizione su Change.org chiedendo la stessa cosa dei commercianti: una soluzione transitoria per i bambini che hanno 10 anni e che sono rimasti "a metà" del passaggio verso il nuovo percorso.
Anche all'interno della chiesa palermitana non tutti sono d'accordo con la riforma. […]





