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PAROLE E NON LACRIME - COME METABOLIZZARE UN LUTTO. “OPTION B”, LIBRO DI SHERYL SANDBERG, NUMERO DUE DI FACEBOOK, UNA DELLE DONNE PIU' POTENTI D'AMERICA, AFFRONTA LA VEDOVANZA E IL PENSIERO CHE I SUOI FIGLI NON POTRANNO MAI PIU' ESSERE FELICI. MA SI PUO' CONTINUARE A VIVERE, ECCO COME...

 

Serena Danna per “la Lettura - Corriere della Sera”

 

Il primo maggio del 2015 Sheryl Sandberg, numero due di Facebook, considerata da molti la donna più potente d' America, saluta il marito prima di andare a dormire. È l' ultima volta che lo vedrà vivo: qualche ora dopo la buonanotte, David Bruce Goldberg, 47 anni, si accascerà su un tapis roulant in corsa a causa di una cardiopatia di cui ignorava l' esistenza.

matrimonio Sheryl Sandbergmatrimonio Sheryl Sandberg

 

Se fino a quel momento il motto che identificava globalmente Sandberg era stato Lean In (Facciamoci avanti!) - titolo del libro con cui ha spronato milioni di donne a farsi valere nel mondo del lavoro -, all' improvviso quello slogan si trasforma in Lean Into the Suck (Accetta la disgrazia), come le suggerisce il rabbino alcuni mesi dopo la perdita.

 

«Non era esattamente il messaggio che volevo mandare alle donne in carriera», scrive Sandberg in Option B , il libro, scritto insieme allo psicoterapeuta Adam Grant, che ha aiutato una donna che si credeva infallibile a fare i conti con il dolore più atroce: oltre alla perdita del partner, il pensiero che i propri figli non potranno mai più essere felici.

 

larry summerslarry summers

Con quell' attitudine tutta americana a trasformare successi e tragedie in lezioni per gli altri, Sheryl Sandberg - giovanissima capo dello staff di Larry Summers al Dipartimento del Tesoro, una brillante carriera nel mondo tech culminata nel ruolo di direttore operativo di Facebook - ha trasformato la personale elaborazione del lutto in un' operazione collettiva di conforto: insieme al libro, in uscita in Italia per HarperCollins, ha lanciato in primavera una piattaforma online per condividere storie, consigli e buone pratiche su come affrontare i momenti bui dell' esistenza.

 

Il nome scelto per il progetto, Option B , proviene da un aneddoto doloroso quanto fondamentale: qualche settimana dopo la morte del marito, Sandberg sta discutendo con un amico dell' opportunità di partecipare a un evento per i papà organizzato dalla scuola dei figli, e di come individuare il sostituto più adatto. «Ma io voglio Dave!», urla a un tratto la manager. L' amico le risponde prendendole le mani: «Dal momento che l' opzione A non è più disponibile, è il caso di iniziare a lavorare sull' opzione B».

Sheryl Sandberg Adam GrantSheryl Sandberg Adam Grant

 

A due anni e mezzo dalla morte del marito, Sheryl Sandberg risponde al telefono alle domande de «la Lettura» dal suo ufficio di Menlo Park. In Silicon Valley sono le 8.30 di una giornata di fine agosto.

 

Come sta procedendo la costruzione del suo «piano B»?

«Tra pochi giorni sarà il mio compleanno: compirò 48 anni, un' età che Dave non avrà mai. In questi momenti il dolore è ancora capace travolgere, di prendersi tutto. Ma sto bene, ho capito che si può stare bene. Per mesi non riuscivo a non piangere quando parlavo con qualcuno, adesso no. Ho scritto questo libro perché le persone sappiano che si può stare meglio».

 

Scrive che la resilienza è un muscolo.

«Poco dopo la morte di Dave, ho chiesto al mio psicologo Adam quanta resilienza avessi, e se fosse sufficiente per affrontare la perdita. Lui mi rispose che la domanda era sbagliata. Quella giusta è: come possiamo diventare più resilienti? La resilienza è un muscolo e va allenato, da soli e in compagnia, per farlo crescere. Realizzare che è vero aiuta moltissimo».

 

Sostiene che, nonostante le grandi differenze individuali, c' è qualcosa di universale rispetto al lutto.

mark zuckerberg harvardmark zuckerberg harvard

«È quella che chiamo la regola delle tre "p". Siamo tutti portati a pensare che il lutto sia uno stato permanente , ovvero che durerà per sempre; pervasivo , che contaminerà quindi ogni angolo della nostra vita pubblica e privata; personale , impossibile cioè da condividere nel profondo. Succede perché gli esseri umani, quando stanno male, sono naturalmente portati a fare proiezioni negative. Si chiamano aspettative tristi: quando soffri pensi che soffrirai per sempre. È stato così anche per me. Ero sicura che non mi sarei mai ripresa, e invece non è stato così; un giorno ti svegli e le cose vanno meglio».

 

È un modello professionale per milioni di donne, eppure a un certo punto si è scoperta incapace di fare qualsiasi cosa.

«Non credevo che il lutto avrebbe distrutto la mia autostima ma è stato proprio così. Non mi sentivo messa in discussione solo come mamma e moglie, quel terrore era entrato dappertutto. Mi sentivo inadeguata per ogni cosa: partecipare a una riunione, fare una telefonata, stare attenta quando qualcuno mi parlava, rispettare un appuntamento. Ho pensato che non fossi più capace di fare il mio lavoro».

 

È vero che il suo capo, Mark Zuckerberg, le è stato molto d' aiuto?

sheryl sandberg dave goldberg a positanosheryl sandberg dave goldberg a positano

«Assolutamente sì. Grazie al suo atteggiamento ho cambiato radicalmente il mio. Quando i miei dipendenti avevano lutti in famiglia, ho sempre pensato che fosse giusto dire: "Prenditi tutto il tempo che vuoi". Ma ho capito che sbagliavo. La cosa che aiuta di più è sentire che gli altri credono in te, che hanno bisogno di te».

 

Gli altri hanno un ruolo fondamentale nell' elaborazione del lutto. Eppure è molto difficile individuare la maniera migliore per stare accanto a chi ha subìto una perdita.

«Uno degli errori più comuni, che certamente io ho fatto tante volte, è di non parlarne perché pensiamo che, così facendo, rischiamo di ricordare la morte avvenuta. La scomparsa di Dave mi ha dimostrato l' assurdità di questo atteggiamento: nessuno può ricordarmi che Dave è morto semplicemente perché io non lo dimentico mai, neanche per un secondo. Se mi dici: "Mi dispiace molto per la sua scomparsa", io mica rispondo "Ehi ma di quale scomparsa stai parlando? L' ho scordato!".

 

Sheryl SandbergSheryl Sandberg

<Il nostro silenzio, che crediamo rispettoso, non solo non aiuta le persone ma rischia di ferirle nel momento in cui avrebbero più bisogno di noi. Un altro errore comune è quello di dire a chi soffre "Se c' è qualcosa che posso fare, dimmelo": implica spostare l' onere sulla persona che stai cercando di aiutare, costringerlo a identificare di cosa ha bisogno. In quei momenti sono operazioni difficilissime. Il mio consiglio dunque è semplicemente farsi vedere, esserci. Un mio amico, Dan Levy, aveva un figlio gravemente malato. Un suo amico un giorno è andato in ospedale e gli ha scritto via sms: "Dan, sono qui per la prossima ora, nel caso tu voglia venire giù". Ecco, sono gesti come questi a essere preziosi».

 

Poco dopo la morte di suo marito ha iniziato a raccogliere storie di separazioni, malattie, lutto negli Stati Uniti. Che valore hanno avuto per lei le esperienze dolorose degli altri?

«Io so che la mia esperienza è solo mia, come so che non esiste una sola maniera di affrontare il lutto: due donne di uguale età che perdono il marito a causa della stessa malattia avranno comunque percorsi di recupero molto diversi. Se si considera l' ampia gamma di esperienze umane - dal cancro alla perdita di un figlio, dal divorzio all' abuso - sono tutte molto differenti l' una dall' altra, e certamente le nostre reazioni sono individuali. Ma ci sono alcuni tratti comuni, e una delle cose più importanti che ho imparato nella mia esperienza è stata scoprire e approfondire la crescita post-traumatica. Da allora, durante i miei viaggi, mi capita spesso di chiedere a tanti pubblici diversi nel mondo: alzate la mano se avete sentito parlare di stress post-traumatico (Ptsd).

Sheryl Sandberg1Sheryl Sandberg1

 

<Tutti, o quasi, alzano la mano. Quando poi chiedo di ripetere il gesto se hanno sentito parlare di crescita post-traumatica, nessuno lo fa. Eppure di sicuro sono molti di più quelli che hanno a che fare con la seconda. Questo non vuol dire che il Ptsd non sia un problema, ma tante persone vivono la crescita post-traumatica senza saperlo. Io non ho scelto di crescere con un vuoto nei prossimi anni della mia vita, e non ho scelto che i miei figli crescano così. Ma, da quando ne abbiamo consapevolezza, abbiamo relazioni più profonde, attribuiamo un significato più autentico alle cose che ci succedono».

 

Spesso il suo nome viene tirato in ballo per incarichi politici, ma è probabile che riesca ad avere un impatto maggiore sul mondo con Facebook, una nazione di due miliardi di persone, piuttosto che con la responsabilità di un Dipartimento del governo. È così?

JEFF BEZOS LARRY PAGE SHERYL SANDBERG MIKE PENCE DONALD TRUMP PETER THIELJEFF BEZOS LARRY PAGE SHERYL SANDBERG MIKE PENCE DONALD TRUMP PETER THIEL

«Io amo il mio lavoro e credo davvero tantissimo in quello che faccio. Facebook ha acquistato ancora più senso dopo la morte di Dave. So cosa la piattaforma può fare in questi momenti. Il tema era presente già prima: spesso mi capitava di parlare con colleghi e amici che avevano subito lutti di quanto Facebook fosse naturalmente un contenitore di memoria.

 

<Oggi lo sperimento in prima persona: quando ho bisogno di ricordare qualche dettaglio di Dave, vado sulla sua pagina Facebook. Anche la comunità di Option B, la base di partenza per il sito e per il libro, si è formata interamente lì. Con quelle persone ho molte più cose in comune che con tanti amici cari. Per questo motivo la mia missione a Facebook è diventata ancora più importante».

 

Lei ha vissuto anche il lato negativo della condivisione collettiva di Facebook. È stata attaccata e offesa sulla sua bacheca quando è giunta la notizia che stava frequentando un' altra persona.

sheryl sandbergsheryl sandberg

«Io non volevo frequentare un' altra persona. Ho incontrato l' uomo con cui volevo passare la mia intera vita, ma non è successo. E ora, quando le persone mi supportano nel mio cammino lo apprezzo tanto. Giudichiamo gli individui che provano a rifarsi una vita dopo la perdita del partner e lo facciamo soprattutto quando si tratta di donne. Credo sia un problema e che non dovremmo farlo: dovremmo supportare le persone invece che giudicarle».

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