PENSAVO GREGGIO – LE QUOTAZIONI DEL PETROLIO SONO IN CALO DOPO CHE L’“ORO NERO” DELL’ARABIA SAUDITA È TORNATO A SCORRERE TRA LE COSTE DEL GOLFO PERSICO E QUELLE DEL MAR ROSSO – SAUDI ARAMCO, LA COMPAGNIA PETROLIFERA NAZIONALE DI RIAD, HA RIAVVIATO LE OPERAZIONI DELL’OLEODOTTO EST-OVEST, CHE CONSENTE DI AGGIRARE LO STRETTO DI HORMUZ E CHE DIECI GIORNI FA ERA STATO DANNEGGIATO DAI DRONI DEGLI HOUTHI – GLI USA HANNO NEGATO IL SOSTEGNO MILITARE AI SAUDITI CONTRO I RIBELLI SCIITI ALLEATI DELL’IRAN. UNA DECISIONE IMPOSTA A TRUMP DAL VICEPRESIDENTE, JD VANCE, IN NOME DELL’“ISOLAZIONISMO” A STELLE E STRISCE VOLUTO DAL MONDO MAGA…
PETROLIO, PREZZI ANCORA IN DISCESA GRAZIE A PIÙ OFFERTA E SPERANZE USA-IRAN
Saudi Aramco - petrolio arabia saudita
(Teleborsa) - Il prezzo del petrolio prosegue la discesa sui mercati, con gli investitori che guardano al miglioramento delle prospettive sull'offerta nel Golfo e alle speranze di una soluzione diplomatica al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il Brent cede l'1,1% a 98,16 dollari al barile, mentre il WTI perde l'1,67% a 89,01 dollari. Entrambi i benchmark sono in calo per la sesta seduta consecutiva e viaggiano sui minimi di circa due settimane.
A migliorare le prospettive sull'offerta è soprattutto la riattivazione da parte dell'Arabia Saudita dell'East-West Pipeline verso il Mar Rosso, che consente di aggirare lo Stretto di Hormuz e trasferire fino a circa 4 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu.
Anche l'Iraq punta ad aumentare le esportazioni, mentre sul fronte geopolitico il mercato guarda ai colloqui tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha parlato di incontri produttivi tra gli inviati americani e i mediatori iraniani, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica.
A rafforzare la pressione ribassista hanno contribuito anche i dati sulle scorte statunitensi: secondo i dati preliminari dell'industria, nella settimana al 18 settembre le scorte di greggio sono aumentate di 1,8 milioni di barili, contro le attese degli analisti per una riduzione. I dati ufficiali dell'Energy Information Administration sono attesi in giornata.
RIPARTE L’OLEODOTTO SAUDITA IL PETROLIO SCENDE SOTTO I 100$
Estratto dell’articolo di Micaela Cappellini per “Il Sole 24 Ore”
Saudi Aramco - petrolio arabia saudita
Il petrolio dell’Arabia Saudita è tornato a scorrere tra le coste del Golfo Persico e quelle del Mar Rosso. Ieri Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale di Riad, ha riavviato le operazioni dell’oleodotto Est-Ovest, che consente al greggio saudita di aggirare lo Stretto di Hormuz e che dieci giorni fa era stato danneggiato dai droni degli Houthi, i ribelli sciiti alleati dell’Iran.
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Il terminale della pipeline, in territorio saudita, si trova sul Mar Rosso, ma in un tratto di costa non controllato dai ribelli Houthi. Questo significa che Riad è in grado di riprendere la totalità delle esportazioni di petrolio dal porto di Yanbu già entro la fine di questa settimana.
Gli effetti della ripartenza dell’oleodotto si sono subito fatti sentire: ieri il prezzo del greggio ha continuato a scendere, portandosi sotto i 100 dollari al barile. Dopo che l’oleodotto era stato colpito dai droni, la Saudi Aramco ha lavorato a ritmo serrato per bypassare la stazione di pompaggio danneggiata lungo il percorso, nel tentativo di ripristinare i flussi.
La chiusura della conduttura aveva infatti generato non poche ripercussioni sui mercati: la compagnia saudita aveva comunicato ad almeno due raffinerie europee che in ottobre non avrebbero ricevuto alcuna fornitura di greggio nell’ambito degli accordi a lungo termine, e questo aveva contribuito a far salire i prezzi del petrolio europeo portando il benchmark di riferimento per le transazioni in Europa a superare i 130 dollari al barile.
Nonostante il segretario di Stato americano, Marco Rubio, in un’intervista a Fox News ieri abbia dichiarato che «abbiamo un accordo di difesa con l’Arabia Saudita e intendiamo rispettare gli impegni assunti», la Casa Bianca non sembra aver ancora sciolto le riserve sulla decisione di appoggiare o meno militarmente Riad negli scontri con gli Houthi.
Saudi Aramco - petrolio arabia saudita
Al contrario, dopo le voci che si sono rincorse nei giorni scorsi, le intenzioni del Regno Unito sembrano essersi delineate con chiarezza: Londra, ha annunciato il primo ministro britannico, Andy Burnham, ha accettato di fornire sostegno aereo difensivo all’Arabia Saudita per contribuire a contrastare gli attacchi dei ribelli sciiti e proteggere le infrastrutture energetiche della monarchia del Golfo.
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Lo Yemen è dunque ormai diventato il terzo scacchiere della guerra in Medio Oriente, dopo l’Iran e il Libano, tanto che Teheran lo ha ufficialmente aggiunto all’elenco delle richieste recapitate agli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Come ha detto ieri il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebi, la revoca del blocco sullo Yemen diventa - insieme allo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e alla revoca del blocco navale Usa a Hormuz — condizione senza la quale non sarà possibile avviare nessuna intesa.
Gli scontri tra le milizie filo-iraniane da un parte, e l’esercito governativo yemenita supportato dai sauditi dall’altra, sono continuati anche ieri. Gli Houthi hanno intensificato l’avanzata per conquistare diverse alture strategiche tra le province di Taiz e Lahij, nello Yemen.
Gli attacchi si sono concentrati sulle montagne della provincia di Taiz e lungo la costa dell’oceano Indiano a Ras al-Ara, tra lo stretto di Bab al-Mandeb e la roccaforte governativa di Aden. Secondo quanto riferito dai ribelli, almeno 9 detenuti sono rimasti uccisi in un attacco saudita contro una prigione nel Nord-Ovest dello Yemen, mentre due civili sono morti nella regione di Al-Batin, ad Al-Hazm. [...]
HOUTHI
SAUDI ARAMCO ILLUSTRAZIONE FINANCIAL TIMES
donald trump e jd vance
SAUDI ARAMCO


