SAPETE PERCHÉ NON RIUSCIAMO A RESISTERE AI DOLCI ANCHE DOPO UNA GRANDE ABBUFFATA? È TUTTA COLPA DEL CERVELLO! – LO RIVELA UN NUOVO STUDIO: ANCHE QUANDO SIAMO SAZI, BASTA VEDERE QUALCOSA DI GHIOTTO PER ATTIVARE LE AREE CEREBRALI LEGATE ALLA GRATIFICAZIONE – SI CHIAMA LA “FAME ENDONICA”, CHE NON NASCE DAL BISOGNO DI ENERGIA MA DALLA RICERCA DEL PIACERE – CHI PRODUCE JUNK FOOD È BRAVISSIMO A SFRUTTARE QUESTA FAME ENDONICA: CIBI COME DOLCI, PATATINE E HAMBURGER SONO STUDIATI PER ESSERE MOLTO APPETIBILI SENZA SAZIARE SUBITO, SPIGENDOCI A INGOZZARCI A PIÙ NON POSSO…
1 - CHE COS’È (DAVVERO) LA FAME NERVOSA E COME SI PUÒ RESISTERLE
Estratto dell’articolo di Elena Meli per “Salute – Corriere della Sera”
[…] Un’esperienza comune: siamo sazi, ma ci vorremmo coccolare con una golosità. Nessuno è immune, anche chi ha un grande autocontrollo: lo ha sottolineato un recente studio dell’Università dell’East Anglia a Norwich, in Inghilterra, per il quale alcuni volontari hanno potuto mangiare a volontà cibi ghiotti come cioccolato, popcorn e simili mentre la loro attività cerebrale era monitorata con un’elettroencefalogramma.
Una volta sazi, veniva loro mostrato di nuovo qualcosa di goloso: ebbene, anche se a parole e con il comportamento i partecipanti mostravano di non volerne più, il loro cervello raccontava un’altra storia.
«Pur sapendo di non voler mangiare ancora, anche se dichiaravano di non dare più importanza al cibo perché erano satolli, è bastato vederne un’immagine perché le aree cerebrali connesse alla gratificazione si accendessero lo stesso: il cervello in pratica si rifiuta di considerare meno attraente un alimento, solo perché si è sazi», spiega il coordinatore dello studio, lo psicologo Thomas Sandbrook.
L’associazione fra cibo e piacere quindi è scritta così profondamente nel cervello che la risposta si attiva «a prescindere dalla volontà consapevole, anche in chi ha tanto autocontrollo. Non sorprende che possa sembrare impossibile resistere a un dolcetto o che sia difficile rifiutare il dessert: il problema non è la mancanza di disciplina, ma come funziona il cervello. È la ricetta perfetta per mangiare troppo», ammette Sandbrook.
[…] Contrastare la «fame di troppo» però è possibile, conoscendola a fondo e usando qualche trucco. […]
LA FAME OMEOSTATICA
Questa fame, chiamata omeostatica, è il brontolio dello stomaco vuoto: «L’impulso fisiologico a mangiare indotto da un calo di energia, necessario per mantenere un equilibrio energetico», ha spiegato di recente sul The New England Journal of Medicine Alessio Fasano, gastroenterologo del Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Harvard.
«Questo tipo di fame coinvolge segnali neuroendocrini, endocrini e metabolici che indicano il bisogno di introdurre cibo e sono regolati dall’asse cervello-intestino. Uno stomaco vuoto stimola il nervo vago e la secrezione di grelina , “l’ormone dell’appetito”: questi due segnali arrivano al cervello, nell’ipotalamo, stimolando il bisogno di mangiare.
Anche il calo della glicemia in circolo stimola i neuroni dell’ipotalamo e favorisce l’appetito, mentre una volta che si è mangiato si attiva un’altrettanto intricata via che porta a sopprimere la fame e inizia con la distensione delle pareti dello stomaco che si riempie, per rafforzarsi con segnali che arrivano da specifici aminoacidi e acidi grassi nel tratto gastrointestinale».
LA SAZIETÀ METABOLICA
Tutto il complesso circuito è regolato dalla secrezione di tanti ormoni, come l’insulina, prodotta dal pancreas per gestire il glucosio in circolo dopo il pasto o la leptina, dal tessuto adiposo in risposta ai grassi, che favoriscono la sazietà, e gli ormoni Glp-1 e Gip secreti dall’intestino quando abbiamo mangiato, anch’essi sazianti.
La sazietà metabolica completa si raggiunge quando, alla fine della digestione, aumentano i livelli di aminoacidi, glucosio e insulina nel sangue. […]
LA FAME EDONICA
Questo tipo di fame, che si auto-regola in modo da evitare l’eccesso di introito calorico, non è però l’unica possibile: c’è quella guidata dal microbiota intestinale e c’è quella edonica , la «voglia di qualcosa di buono» che, come spiega Mikiko Watanabe, endocrinologa del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma,
«risponde a meccanismi diversi ed è determinata da numerosi circuiti, tuttora meno noti rispetto a quelli della fame omeostatica. È la “fame nervosa”, ma non per questo è sbagliata: non c’è una fame “giusta”, non ci si deve sentire in colpa se si ha fame anche se si è sazi».
È il cervello a essere disegnato per provare la fame edonica, indipendentemente dalla volontà: non deriva dalla scarsità di energia ma è guidata dal piacere e con una gran quantità di cibo a disposizione. […]
IL DIGIUNO
La fame può essere modulata poi da fattori culturali o da pratiche come il digiuno periodico. Il guaio è che non è così semplice perché, come spiega Watanabe: «Ci siamo evoluti per sopravvivere alle carestie, il calo di peso è percepito come qualcosa di negativo: in risposta aumentano gli ormoni dell’appetito, cresce la fame omeostatica, si mangia di più.
Il corpo rema contro, cerca di recuperare quanto ha perso e per esempio diminuisce il numero di calorie necessarie per sopravvivere modificando al ribasso il metabolismo basale: per “dimenticare” il peso da cui si è partiti e annullare queste risposte possono servire anni. E non c’è la prova scientifica che il digiuno intermittente riesca a ingannare l’organismo, facendogli credere che non sta dimagrendo: può funzionare perché riduce l’introito calorico, non perché influenza i meccanismi ipotalamici della fame. […]».
I CENTRI DELLA SETE
Quanto conta capire se abbiamo una fame più omeostatica o edonica, se vogliano perdere peso? «Poco, perché all’atto pratico entrambe spingono a mangiare», risponde Watanabe. «Conta di più imparare a fare scelte alimentari giuste che però soddisfino anche il palato e il bisogno di gratificazione, o allenarsi a riconoscere la sazietà: mangiare lentamente aiuta a percepirla prima, concentrare l’attenzione sul cibo e gustarlo ci fa sentire più soddisfatti e ci fa pure credere di aver mangiato di più. A volte poi basta bere per far passare l’appetito: i centri della sete e della fame nel cervello sono vicini, in qualche caso ciò che percepiamo come appetito era in realtà sete. […]
2 - PERCHÉ PUÒ ESSERE MOLTO DIFFICILE RESISTERE A DOLCI PATATINE FRITTE E HAMBURGER
Da “Salute – Corriere della Sera”
Chi conosce molto bene i meccanismi della fame edonica è l’industria alimentare, che disegna i suoi prodotti per renderli super-appetibili
[…] patatine fritte, snack dolci, hamburger sono una perfetta combinazione di sale, zucchero e grassi e sono creati apposta per essere gradevoli al palato, per esempio puntando sul contrasto dinamico (cibo croccante fuori e morbido dentro) o sulla capacità di aumentare la salivazione.
Inoltre sono studiati per far pensare al cervello che si sta nutrendo, ma non abbastanza da farlo sentire sazio: hanno tante calorie ma non riempiono subito, così portano a mangiare molto prima di rendersi conto di essere soddisfatti. Per tutti questi motivi diventano molto riconoscibili per il cervello, che si ricorda bene la sensazione piacevole avuta mangiandoli e quindi vuole provarla ancora.
fame nervosa 3
junk food 1
junk food 3









