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STRONCATURE! - CRITICI SCATENATI SUL 'KINGS OF CRIME' DI SAVIANO. GRASSO: ''È NOIOSO, IN PRIMO PIANO C'È SEMPRE SAVIANO, È LUI CHE INTERPRETAR FELICE MANIERO, AVVALLANDO L'IMMAGINE DI UN GIOVANE AMBIZIOSO CHE NON VOLEVA PASSARE LA VITA IN FABBRICA'' - CAVERZAN: ''CI PROVANO, MA IL PATHOS RIMANE MODESTO'' - G.VENEZIANI: ''SAVIANO BASTONÒ VESPA PER L'INTERVISTA AL FIGLIO DI TOTÒ RIINA, ORA FA LO STESSO CON UN CRIMINALE OMICIDA''

 

 

 

 

1 – LE INTERMINABILI CONFESSIONI DELL' EX BOSS DELLA MALA DEL BRENTA

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera

 

A Felice Maniero piace raccontarsi, come se la sua vita, disseminata di crimini e di morti, fosse un fascinoso romanzo. L' ex boss della Mala del Brenta è l' uomo che ha creato e guidato una holding criminale e una banda di 400 persone che imperversava nel Nord Italia e in Emilia, con rapine, sequestri, traffico di droga e di armi.

 

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Evaso da due carceri di massima sicurezza, condannato per associazione mafiosa e sette omicidi, Maniero era noto anche per la sua passione per la bella vita, trascorsa tra yacht e ville con piscina. Una vita che lui stesso, nel 1995, ha contribuito a smantellare decidendo di collaborare con le forze dell' ordine. Nel primo appuntamento della seconda stagione di «Kings of Crime», Maniero concede una lunghissima intervista a Roberto Saviano in cui ripercorre tutta la sua vita (Nove, mercoledì, ore 21.25).

 

Su «Faccia d' angelo» c' è già stata persino una miniserie diretta da Andrea Porporati e interpretata da Elio Germano. Insomma, la sua vita la conosciamo, dove sta qui la differenza? La differenza va cercata non tanto nell' interminabile e un po' noioso racconto che Maniero fa di sé (intervallato solo dalle dichiarazioni del procuratore Francesco Saverio Pavone), ma nel come lo fa. Parla in penombra, non si vede mai il suo viso, come se parlasse per interposta persona (deve proteggere la sua nuova identità).

 

Al contrario, in primo piano c' è sempre Roberto Saviano e, in termini linguistici, il vero soggetto della serata è lui. Come forse è nelle intenzioni esplicite del programma. Per paradosso, non è Maniero che parla, è Saviano che interpreta Maniero, avvallando l' immagine di un giovane ambizioso che non voleva passare la vita in fabbrica, guadagnare due soldi, rimanere confinato alla provincia, con il rischio di sconfinare in una sorta di «criminalità dal volto umano» se confrontata con mafia o camorra.

roberto saviano felice maniero kings of crime 4

 

 

2 – IL GURU IN TV USA L' EX BOSS PER LEGALIZZARE LA DROGA

Maurizio Caverzan per “la Verità

 

In trasferta dal suo appartamento nell' elegante quartiere di Williamsburg a Brooklyn, Roberto Saviano è comparso l' altra sera accomodato nel sedile posteriore di una vettura con autista che lo accompagnava a intervistare Felice Maniero per il primo di tre episodi della serie Kings of crime prodotta da ZeroStories e ItvMovie di Beppe Caschetto (Nove, mercoledì, ore 21.33, share dell' 1.6%, 350.000 spettatori medi).

 

«Comandare una mafia significa scalare un' organizzazione che esisteva prima di te e che esisterà dopo di te», sottolinea lo scrittore indossando i panni del boss. Tranne nel caso di quella, «ricchissima, con centinaia di membri, che ha compiuto rapine, trafficato droga e terrorizzato per vent' anni un' intera regione». È la Mafia del Brenta creata da Felice Maniero, scomparsa dopo la decisione del capo di diventare collaboratore di giustizia.

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Scontata una decina d' anni di reclusione intervallati da un paio di clamorose evasioni, nel 1994 l' ex Faccia d' angelo che viaggiava in Ferrari e controllava i casinò ha cominciato a rivelare i segreti della banda, contribuendo all' arresto di circa 500 ex collaboratori. Oggi vive da uomo libero con un' altra identità ed è questa la ragione per cui, sebbene si tratti della prima intervista televisiva, il volto è oscurato.

 

Sneakers ai piedi e camicia azzurra arrotolata sugli avambracci, in qualche momento s' intravedono occhiali e baffi, ma il pathos rimane modesto. Lo scrittore e il criminale siedono uno di fronte all' altro in una stanza (nell' abitazione dell' intervistato?) arredata da librerie fino al soffitto. Maniero narra l' infanzia nel paese della Riviera del Brenta, il fascino per gli amici malavitosi dello zio, la scelta di dedicarsi alle rapine per non dover fare l' operaio, il racket delle bische, il suo sentirsi più bandito che mafioso, l' ingresso nel narcotraffico per evitare che il territorio finisse in mano alle mafie del sud con i cui capi trattava da pari a pari.

 

Il racconto intervallato dalle immagini dei giornali dell' epoca e dalla testimonianza di Francesco Saverio Pavone, il magistrato che seguì indagini e processi, ci consegna un delinquente scaltro e sufficientemente cinico, pronto a tradire i compagni per rifarsi una vita. Un ritratto avvolto nella normalità che può affascinare il criminologo Saviano, ma che, privo di drammaticità, non riesce a diventare documento.

roberto saviano felice maniero kings of crime 2

 

L' unica digressione, costruita scientemente con una sequenza di domande, concerne, guarda caso, la legalizzazione delle droghe, in favore della quale lo scrittore riesce a far schierare il criminale. Per la sua battaglia «libertaria» Saviano arruola anche Maniero.

 

 

 

3 – SAVIANO TRASFORMA IL BOSS MANIERO IN SAGGIO

Gianluca Veneziani per “Libero Quotidiano

 

Quando lo vedi annuire alle dichiarazioni di Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, l' organizzazione criminale che terrorizzò il Nordest negli anni '70, capisci che si sta compiendo uno strano cortocircuito: lui, Roberto Saviano, denunciatore del crimine organizzato, sta dando voce (e, a tratti, ragione) alle tesi sociologiche del criminale incallito, facendolo passare per un intellettuale illuminato.

roberto saviano kings of crime

 

Per carità, il rischio è già implicito nel format di questo programma, "Kings of Crime", alla sua seconda stagione su Nove, in cui noti malavitosi vengono intervistati da Saviano, raccontando la propria storia, mettendo a nudo la propria anima (nera) e pentendosi, ma anche no, di quanto compiuto.

 

Va da sé che così il Male possa apparire seducente, come capita sempre alle narrazioni che raccontano di serial killer e boss spietati, dotati di fascino, sebbene perverso. Questo espediente acquista senso se risulta efficace in termini di ascolti: non è tuttavia il caso della puntata di due giorni fa di "Kings of Crime", ferma all' 1,6% di share, con appena 340mila spettatori, record negativo da quando esiste il programma.

 

TONI RAGGELANTI

FELICE MANIERO

Al di là del contenitore, il problema riguardava l' approccio di Saviano all' intervista, quel suo interrogare Maniero come se avesse a che fare con un opinionista e uno studioso del crimine, non con un criminale brutale; quel suo far domande in modo impassibile, senza prendere con forza le distanze da affermazioni raggelanti.

 

Un approccio che lasciava modo a Maniero di dire che lui, reo di sette omicidi, non avrebbe mai sognato di fare una vita diversa perché «fin da bambino dicevo: piuttosto che fare l' operaio, meglio fare il bandito»; di affermare che «uccidere non mi ha fatto niente perché erano le nostre regole queste»; e di dichiarare che la sua scelta di diventare collaboratore di giustizia è stata dettata solo da opportunismo in quanto «io non mi sarei mai pentito se non ci fosse stata una legge favorevole ai pentiti».

FELICE MANIERO

 

Dove però l' intervista diventa inaccettabile è quando Saviano dà la possibilità a Maniero di atteggiarsi a lucido interprete della realtà italiana. L' ex boss della mafia veneta si sente in diritto di dare consigli allo Stato su come contrastare la criminalità organizzata, rendendo legali le sostanze stupefacenti. «La legalizzazione delle droghe», sostiene, «è il più grande spauracchio di tutte le organizzazioni mafiose. Sarebbe uno dei modi più rapidi ed efficaci per sconfiggere le mafie».

 

Non pago, Maniero sciorina le sue ricette su come contrastare la corruzione e risolvere la questione meridionale, criticando il reddito di cittadinanza e sostenendo che lo Stato ha abbandonato il Sud.

 

E, davanti a un Saviano che annuisce con la testa, può anche spiegare perché preferiva «i terroristi ai mafiosi: ero incuriosito dai terroristi perché si erano presi nove ergastoli per un ideale, mentre io spacciavo droga per lucro.

FELICE MANIERO

 

Era una bella differenza, eh». Il ritratto che ne emerge è quello di un dispensatore di saggi consigli e di riflessioni taglienti: «Mandano Maniero per tv come un eroe delle serie Tv Educational», scrive su Twitter l' utente Open Your Mind. «Avete visto l' intervista di Saviano a Maniero? Mancava solo l' aureola a entrambi», chiosa un altro.

 

PULPITO TELEVISIVO

 

FELICE MANIERO

Ma non è questo che indigna di più.

Il vero problema è che Saviano predica bene e razzola male. Due anni e mezzo fa, quando Bruno Vespa osò intervistare il figlio di Totò Riina a "Porta a porta", l' autore di Gomorra si scagliò contro quella scelta, sostenendo che Riina jr avesse usato quel pulpito per lanciare messaggi ai picciotti. L' aveva definita «la comunicazione più forte che Cosa Nostra ha dato negli ultimi vent' anni», aggiungendo: «Nel momento in cui l' attenzione sulla mafia è a zero, i mafiosi vedono che c' è lo spazio per dire queste cose».

 

Ora Saviano è incappato in qualcosa di analogo. D' accordo, quello era servizio pubblico e Nove è un' emittente privata. Ma la sostanza non cambia.

E per di più Maniero, dall' intervista, è uscito molto meglio di quanto non fosse uscito Riina jr. dalla puntata di "Porta a porta". Senza considerare che quest' ultimo è "solo" il figlio di, l' altro il criminale vero e proprio.

 

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