diet prada instagram

TE LO DO' IO ''VOGUE'' – GLI STILISTI SONO TERRORIZZATI DA “DIET PRADA”, UN ACCOUNT INSTAGRAM CHE SMASCHERA I PLAGI E PRENDE IN GIRO LE ECCENTRICITÀ DELLE GRIFFE – HA PIÙ DI 460MILA FOLLOWER E IN MOLTI CREDONO CHE POTREBBE DIVENTARE UN MODELLO EDITORIALE, VISTO CHE, A DISPETTO DELL’OSTENTATA TRASPARENZA, GIÀ COLLABORANO CON…

Da www.ilpost.it

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«L’account Instagram più temuto nella moda»: è così che la rivista Business of Fashion ha definito Diet Prada nell’unica intervista data finora dai fondatori dell’account, Tony Liu e Lindsey Schuyler, e in cui per la prima volta i due hanno raccontato chi sono, com’è nato Diet Prada e cosa intendono farne. Se vi interessate un po’ di moda vi ci sarete probabilmente imbattuti. Per gli altri: è un account di ottimo successo, diventato fonte di divertimento e punto di riferimento per gli appassionati, implacabile segnalatore di copie e plagi di stilisti famosi.

 

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Diet Prada ha più di 460 mila follower, cioè tanti, ma soprattutto è seguito da «tutti i professionisti che lavorano in un qualche settore importante della moda», dice Liu. Ci sono per esempio il produttore Pharrell Williams, l’ex direttrice di Vogue Francia Carine Roitfeld, il direttore di Vogue UK Edward Enninful e le modelle Karlie Kloss, Naomi Campbell e Gigi Hadid. È stato citato e ripreso da riviste autorevoli come il New York Magazine, il Financial Times e i-D, e non è seguito soltanto da tutti quelli del settore ma anche da chi compra nel lusso; molti stilisti sono terrorizzati all’idea che i loro abiti finiscano in un post di Diet Prada con l’accusa di essere copiati da altri.

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Il successo dell’account è dovuto ai post irriverenti e canzonatori in cui smaschera le copie di uno stilista all’altro, e dalle prese in giro dissacranti dei vestiti più eccentrici indossati dai personaggi famosi o proposti dalle aziende di moda.

 

Fino all’ottobre 2017, quando il sito indipendente Fashion Law fece per la prima volta i loro nomi, non si sapeva nemmeno chi ci fosse dietro a Diet Prada. Ora però Liu e Schuyler hanno deciso di «dare un viso ai nomi» nella speranza di trovare maggiore autorevolezza e trasformare più facilmente in un lavoro quello che è nato come un passatempo divertente.

 

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Liu ha 32 anni e si è laureato all’Art Institute of Chicago nel 2007; Schuyler ne ha 30 e si è laureata alla Florida State University nel 2010. Si sono conosciuti qualche anno fa quando lavoravano entrambi come stilisti junior in un’azienda di moda statunitense (secondo BoF è Eugenia Kim, perlomeno stando al profilo LinkedIn di Liu): il loro compito era fare ricerca nelle collezioni di altri stilisti per proporre idee a cui ispirarsi ai loro superiori. Trascorrevano il tempo a guardare video di sfilate, finendo per scovare punti di contatto e veri e propri plagi. «”Ehi guarda questo, è così Louis Vuitton Autunno 2014…” Sparavamo commenti a tutto spiano. E cominciammo così, per gioco», ricorda Liu.

 

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Il primo post di Diet Prada lo pubblicarono nel dicembre del 2014. Mostrava due cappotti molto simili a confronto, entrambi con colletti dal colore diverso dal resto del capo: uno da donna disegnato da Raf Simons per la collezione autunno 2015 di Dior, con colletto giallo su cappotto color cognac; e l’altro da uomo della collezione autunno/inverno 2013 di Prada, colletto rosso sempre su color cognac. Fu così che iniziarono, quindi: accusando Simons di aver copiato Prada. Il nome, Diet Prada, è un omaggio alla stilista Miuccia Prada, che definiscono l’originalità per eccellenza, e la Diet Coke, cioè la Coca Cola Light, la copia per eccellenza.

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Nel 2015 lasciarono Eugenia Kim: Liu per fondare il suo marchio di abiti da uomo casual, You As, e Schuyler per aprire una società di consulenza. Per gioco continuavano a portare avanti Diet Prada: denunciarono per esempio la marca newyorkese Giulietta per aver copiato una collezione di Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton; Sportsmax per aver ripreso dei sandali di Céline; e Zac Posen per aver proposto un accostamento di colori identico a quello di Raf Simons sempre per Dior. Oltre al tono, anche l’estetica di Diet Prada era insolita, lontana da quella patinata del mondo della moda e più vicina a quella di internet, fatta di meme, vignette, vdeo e mash-up.

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L’account cresceva lentamente e dopo decine di post racimolò i suoi primi 1.000 followers nel novembre del 2016: fu una piccola svolta perché Liu e Schuyler si resero conto per la prima volta di scrivere cose che interessavano a molti, con potenziali conseguenze.

Nell’ultimo anno le denunce di Diet Prada, nate appunto come un gioco tra colleghi, si sono ritrovate al centro del dibattito nel mondo della moda. C’è chi li segue con leggerezza e chi invece li prende più sul serio, convinto che sia il momento di smascherare i plagi e quelli che sono presentati come omaggi anziché come banali riproposte di cose già viste. Alcuni sono invece critici o quantomeno dubbiosi verso l’account, e lo accusano di “caccia alle streghe”, di forzare la mano o di non capire che la moda, come tutte le arti, non è altro che una continua rielaborazione di qualcosa che è già stato fatto da qualcun altro.

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Dopo il caso Weinstein nell’autunno scorso, quando il produttore di Hollywood Harvey Weinstein venne accusato di aver molestato molte donne, Diet Prada ha avuto una svolta più impegnata: ha parlato del sessismo e degli abusi subiti dalle modelle, riportando a galla le voci che circolavano da tempo contro il fotografo di moda Terry Richardson, e ha affrontato più volte argomenti delicati come l’appropriazione culturale, la discriminazione razziale e il bisogno di maggiore diversity, cioè di rappresentare adeguatamente nella moda anche le minoranze etniche, culturali, religiose e di orientamento sessuale.

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Negli ultimi tre mesi dell’anno le interazioni con Diet Prada – i like, le menzioni e i commenti – hanno superato le 500 mila e nei primi tre mesi del 2018 sono arrivate a 560 mila; nel settembre del 2017 un post aveva una media di 968 interazioni, nel febbraio del 2018, di 12.500.

 

«Diet Prada può non essere sempre l’account più intelligente, acuto o penetrante, ma spesso è l’unico a ricercare l’onestà, che di questi tempi è qualcosa che conta molto», scrive BoF. Liu e Schuyler dicono infatti quel che pensano senza grandi remore, anche perché Diet Prada è estraneo al rapporto malato tra moda e riviste di moda, che stanno in piedi grazie alle pubblicità delle aziende e sono quindi tenute a non criticare i marchi da cui dipende la loro sopravvivenza.

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Per questo sono in molti a seguirne con curiosità l’evoluzione: potrebbe diventare un nuovo modello editoriale finanziandosi con le pubblicità online, la raccolta fondi e con le magliette e le borse a tema che vende sul suo sito. Loro intanto insistono a precisare che non sono giornalisti ma «soltanto due persone con delle opinioni».

 

Liu e Schuyler insistono molto sulla trasparenza nel rapporto coi lettori e finora hanno accettato soltanto una collaborazione, quella con Gucci, che li ha pagati per girare le Storie sul suo account Instagram per il lancio della collezione primavera/estate 2018.

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C’è chi ovviamente ha accusato Diet Prada di essersi fatto comprare e di essere stato indulgente verso Gucci, che ha criticato, con toni pacati, soltanto in due occasioni: la più famosa accusandola di appropriazione culturale quando fece sfilare dei modelli con turbanti sikh, una minoranza religiosa, alla presentazione della collezione autunno/inverno 2018.

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