mercato pochaina kiev missile missili attacco

A KIEV È MORTA DI NUOVO L'URSS –  L’ATTACCO RUSSO DI IERI HA COLPITO IL MERCATO DI POCHAINA, IN QUELLA PARTE CHE SI CHIAMA “BARAHOLKA” CHE INDICA LA ZONA DELL’ANTIQUARIATO E DELLE CHINCAGLIERIE – IL REPORTAGE DEL “FOGLIO”: “SEMBRA LA RISPOSTA A CHI SI DOMANDA QUANTO SOPRAVVIVERÀ QUESTA STORIA DI CIANFRUSAGLIE E NOSTALGIE, CHE POTREBBE ESSERE ETERNA; INVECE, QUI IN UCRAINA CORRE VERSO LA FINE PIÙ RAPIDAMENTE DEL PREVISTO, ACCELERATA DA OGNI ATTACCO, INCRINATA DA OGNI SIRENA" - "FRA LE MACERIE DEL MERCATO ANTIQUARIO, FRA I ROTTAMI DI PIATTINI DI CUCINE CHE NON ESISTONO PIÙ, LIBRI PER BAMBINI ORMAI VECCHI, L’UNIONE SOVIETICA È ESPLOSA DI NUOVO, QUESTA VOLTA SOTTO IL PESO DI UN MISSILE RUSSO...”

 

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 8

La notte prima di un attacco Kyiv vive come se il pericolo fosse lontano. Come se non sapesse cosa sta per accadere, quando invece sa tutto. Il centro è pieno, vive, ride fino al coprifuoco, quando la città inizia a svuotarsi senza rigidità, con pigrizia, ci si trascina verso casa.

 

La mezzanotte non è una ghigliottina che divide la vitalità dal sonno, è un orario che sfuma le due dimensioni e la notte che precede un attacco ci si saluta come se nulla fosse.

 

Perché nulla è, quando fare i conti con i missili che possono cadere ovunque, senza il tempo di trovare un rifugio, tocca una volta a settimana o ogni dieci giorni quando si è fortunati.

 

Nulla deve essere, se si vuole restare vivi, sapendo che è soltanto l’inizio di una tattica nuova, che dura già da mesi e continuerà fino a quando non si troverà il modo di sopperire alla carenza di intercettori per i missili balistici.

 

I canali telegram più affidabili indicano l’orario di inizio di un attacco, quando bisogna tenersi pronti, possibilmente già rifugiati e per l’ultimo bombardamento che ha colpito l’Ucraina durante la notte fra il 29 e il 30 luglio l’orario di inizio fissato era l’una di notte. Erano anni che gli ucraini non scendevano più nella metropolitana, il posto d’accoglienza dei primi mesi di guerra ormai relegato al suo utilizzo solito, quello del trasporto, come in ogni città.

 

 

VLADIMIR PUTIN - ILLUSTRAZIONE DEL FINANCIAL TIMES

Ma da questa estate hanno ricominciato a scendere alle fermate, con tende, sacchi a pelo, oppure buttati sulle scale mobili bloccate, perché quando Mosca colpisce con missili balistici tutto diventa più letale e anche imprevedibile, allora bisogna scendere nelle profondità della città.

 

All’una e diciotto c’è stata la prima esplosione, suonata assieme alla sirena di Kyiv, che continua a sgolarsi dopo quattro anni e mezzo, anche se gli ucraini fanno finta di non ascoltarla, lei urla, sbraita. Ma nella notte il suo urlo non era solitario, era sovrastato dall’esplosione e questo unisono di suoni nemici è un segnale chiaro: è stato un missile balistico ad aprire l’attacco dettando l’inizio della notte insonne di Kyiv e di gran parte dell’Ucraina.

 

donald tusk - volodymyr zelensky

Mosca ha lanciato settantaquattro missili, da crociera, balistici, ipersonici, e quasi trecento droni Shahed per colpire tutto il paese e in particolare la capitale, Leopoli, la regione di Poltava, Kryvyi Rih, la città in cui è nato il presidente Volodymyr Zelensky, e in cui si è registrato il numero più alto di morti. Kyiv ha un’alternativa che altre città non hanno. La metro è il rifugio sicuro che altri non possono vantare.

 

Chi scende alle fermate non lo fa più con la forza di viverlo come momento eccezionale, lo fa con abitudine, con sempre maggiore organizzazione, sapendo che la situazione non cambierà; quindi, meglio iniziare ad avere sacchi a pelo sempre più comodi, mascherine da mettere sugli occhi, perché nessuno spegne la luce in metro e in qualche modo bisognerà dormire perché il giorno dopo si ricomincia e tutti hanno vissuto la stessa esperienza, quindi nessuno ha una scusa: dire “non ho dormito” non è un’opzione in Ucraina, dove nessuno dorme ma tutto deve funzionare.

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 5

 

C’è chi si rifugia, chi inventa un letto in bagno, stanza che si è guadagnata la fama di più sicura della casa, chi resta nel letto, chi si mette a guardare fuori dalla finestra. Ognuno ha il suo rito, ma nessuno dorme.

 

Mosca nella notte ha colpito in due ondate, la prima dopo l’una, la seconda dopo le tre. Non è stato il suo attacco più feroce, è stato denso, mortale, ma sembra che l’esercito russo si sia lasciato materiale da usare prossimamente. Gli ucraini aspettano, la mattina dopo un attacco porta un senso di sollievo, il peggio è passato, prima che qualcosa di ancora peggiore accada scorrerà del tempo.

 

La guerra è un riadattarsi continuo, le regole di sicurezza che funzionano oggi decadono dopo qualche mese. Le regole di sicurezza che funzionano a Kyiv, non possono invece essere applicate a Odessa, a Kharkiv.

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 6

 

Resistere impone elasticità, chi è rigido ha già perso e gli ucraini oggi stanno cercando di prepararsi già all’inverno, sapendo che sono i mesi freddi quelli su cui la Russia punta di più.

 

Quindi questo luglio è un addestramento da affrontare con serietà marziale. Il giorno dopo un attacco, in estate, si riemerge con la luce.

 

D’inverno resta il buio, protettore del gelo.

 

Quello che accade oggi è una prova generale per i mesi più freddi e a Kyiv non c’è nessuno che vuole essere colto impreparato: ci si allena contro la scommessa che il Cremlino fa ogni anno, sempre uguale, puntando tutto sul logoramento di un paese che invece più passa il tempo più si fa granitico.

 

[…]

 

La notte insonne diventa un mattino assonnato, gli stessi canali telegram che predicono il momento del bombardamento – non è magia, sono informazioni di intelligence – indicano i punti esatti in cui l’attacco ha fatto danni.

 

A Kyiv sono stati due, uno in periferia, l’altro non lontano dal centro, nel mercato di Pochaina, in quella parte che si chiama baraholka che esiste in ogni mercato ucraino e indica la parte dell’antiquariato, delle chincaglierie, delle storie di altri mondi.

 

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 7

Accade spesso che gli abitanti di Kyiv vadano a visitare il posto dell’esplosione, è un modo, dicono, per ricordarsi di essere in guerra, quasi non bastassero le sirene o la notte in metro.

 

C’è un senso di colpa che striscia soprattutto in chi vive in centro, nella bellezza curata di un posto della città che anche per necessità rimane protetto meglio, e allora dal centro delle meraviglie che comunque ha le sue ferite, ci si sposta a cercare le macerie, con il telefono in mano per scattare foto, magari anche con una storia da raccontare sul posto colpito.

 

E’ facile avere ricordi sul mercato di Pochaina, tutti lo conoscono, è uno dei posti delle robe vecchie, della baraholka, delle cianfrusaglie con cui in tanti non vogliono avere nulla a che fare. Appena si esce dalla stazione della metro Pochaina, tre fermate da Piazza Indipendenza, bisogna chiedere indicazioni.

 

Tutti sanno dove è atterrato il missile, tutti sono stati già a vedere e con un gesto e poche parole indicano di proseguire, non sarà difficile da identificare. C’è un cratere, attorno la distruzione. Il mercato antiquario, di oggetti che il tempo non ha distrutto, è un ammasso di porcellane, ceramiche, pagine di libri, fogli di giornale.

 

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 4

L’odore di bruciato impregna i vestiti. Attorno al cratere gli esploratori dell’esplosione girano e rigirano, qualcuno prova ad entrare.

 

Se il missile balistico fosse atterrato altrove, in questo mercato ci sarebbero confusione e vita, ora invece ci sono negozianti che provano a salvare qualcosa delle loro collezioni.

 

Un signore tira fuori dalle macerie quel che rimane della sua postazione al mercato: spille sovietiche e portacandele, oggetti sopravvissuti al tempo che lui tenta di salvare ancora una volta.

 

Il missile al mercato di Pochaina sembra la risposta a chi si domanda quanto sopravviverà questa storia di cianfrusaglie e nostalgie, che potrebbe essere eterna; invece, qui in Ucraina corre verso la fine più rapidamente del previsto, accelerata da ogni attacco, incrinata da ogni sirena.

 

Fra le macerie del mercato antiquario, fra i rottami di piattini di cucine che non esistono più, libri per bambini ormai vecchi, l’Unione sovietica è esplosa di nuovo, questa volta sotto il peso di un missile russo.

Volodymyr Zelensky

macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 2attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 3attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 5macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 10attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 2macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 9macerie dopo l attacco missilistico russo al mercato di pochaina a kiev foto micol flammini 1

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