ex ilva acciaierie d italia taranto adolfo urso

LA LUNGA AGONIA DELL’EX ILVA È UNA SCONFITTA NAZIONALE – ORA CHE I GIUDICI HANNO STABILITO CHE ENTRO 90 GIORNI DEVE ESSERE CHIUSA L’ARIA A CALDO (QUELLA CHE CONSENTE DI PRODURRE ACCIAIO A PARTIRE DAI MINERALI), LA POLITICA DEVE AMMETTERE IL FALLIMENTO: IN 13 ANNI DI CRISI NON È STATA IN GRADO DI TROVARE UNA SOLUZIONE CHE TENGA INSIEME SICUREZZA AMBIENTALE E LAVORO – ORA SERVIRÀ UNA NUOVA GARA PER LA CESSIONE – L’ENNESIMO FLOP DEL MINISTRO URSO IN QUATTRO ANNI DI GOVERNO, MENTRE SUL CARO-CARBURANTI L’ARMATA BRANCA-MELONI NAVIGA A VISTA...

1. I 13 ANNI SPRECATI NELLA BATTAGLIA PER L’EX ILVA

Estratto dell’articolo di Rita Querzè per il “Corriere della Sera”

 

ex ilva di taranto - acciaierie d italia

Sull’ex Ilva è l’ora per l’Italia (e per l’Europa, visto che si tratta della maggior acciaieria del continente) di ammettere la dura verità: la battaglia è persa. L’area a caldo — quella che consente di produrre acciaio primario a partire dai minerali — sarà chiusa. Entro 90 giorni gli altoforni andranno spenti.

 

E questo perché non siamo stati in grado in 13 anni di trovare una soluzione che tenga insieme tutto: l’ambiente e il lavoro. Era il giugno del 2013 quando il gruppo fu commissariato in seguito alle indagini della magistratura. Oggi restano due tonnellate di amianto da rimuovere. [...]

 

EX ILVA DI TARANTO - PROTESTE DEI LAVORATORI

Ma una cosa è certa: dal 2013 non è stato fatto tutto quello che si doveva e si poteva per mettere al sicuro sia le vite di chi abita nei quartieri limitrofi che il lavoro di 10 mila dipendenti.

 

[...]  un piano per eliminare gradualmente il carbone e introdurre forni elettrici entro il 2021 esisteva già nel 2014. Non si è voluto accettare da subito la sfida del rilancio. Da lì in avanti le cose sono andate di male in peggio.

 

Segnaliamo qui soltanto due passaggi chiave. Il primo riguarda la venuta meno dello scudo penale nella fase in cui era Arcelor Mittal a gestire il gruppo. Da lì in avanti il rapporto con i franco-indiani risultò compromesso. Il secondo passaggio riguarda la mancata firma dell’accordo di programma lo scorso agosto.

 

Ora, dopo ben due bandi di gara che non hanno portato a nulla, il governo Meloni si prepara a varare il terzo, con un perimetro ridotto che esclude l’area a caldo. La scomoda verità è che anche per la siderurgia italiana un’Ilva a regime sarebbe stata un concorrente scomodo. [...]

 

2. I FALLIMENTI DI URSO NON FINISCONO MAI

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

Giorgia Meloni Adolfo Urso

Il giorno dello sciopero, l’ennesimo, dei lavoratori dell’ex Ilva. L’unico modo per far sentire la propria voce e chiedere garanzie dopo gli ennesimi vertici a Palazzo Chigi senza un’indicazione sul futuro. L’interlocutore principale dei sindacati è un governo senza un’idea di politica industriale né una visione sulle strategie energetiche.

 

[...] Il bilancio del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, principale titolare dei due dossier, si conferma disastroso dopo quattro anni di mandato. Del resto il tracollo della produzione industriale, pressoché ininterrotto fino alla fine dello scorso anno, è stato il termometro della sofferenza del mondo produttivo italiano.

 

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di taranto

Il rimbalzo dell’industria dei primi mesi del 2026 non riesce compensare i cali degli anni scorsi. Anche perché non risultano interventi per stimolare l’economia. Il Pil inchiodato allo zero virgola di crescita non è un’invenzione degli avversari politici. Il governo guidato da Giorgia Meloni paga l’inerzia su questioni fondamentali ignorate e spesso rinviate.

 

[...] Palazzo Chigi ha via via avocato a sé i dossier, sottraendoli a Urso. Il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, ha assunto maggiori poteri decisionali. Ma la rotta è difficile da correggere.

 

I danni maggiori sono stati fatti. Il ministro delle Imprese si è spesso affidato, almeno nelle dichiarazioni, al ruolo dei controlli anti speculazione, rivendicando l’azione del cosiddetto Mr Prezzi, che di tanto in tanto viene individuato come la panacea dei mali italici. Già sul tema dell’inflazione, l’operato di Urso non aveva lasciato tracce.

 

ilva taranto 9

La fine repentina del “carrello tricolore” (per contenere i prezzi dei beni di prima necessità), lanciato alla fine del 2023, è stata significativa. Sul prezzo della benzina il governo continua a fare spallucce, scaricando tutta la responsabilità sulla situazione geopolitica. Che, peraltro, è stata innescata dall’amico Donald Trump.

 

Sul piano strutturale non c’è stato alcun intervento sulle accise: la vecchia promessa di Meloni, fatta nel 2019 in un video sui social, è rimasta tale. Schiantata contro il muro del mondo reale. Anche sulla filiera dei distributori di benzina, Urso non ha soddisfatto: solo di recente è stato approvato il disegno di legge sulla Concorrenza nel Cdm, sollevando parecchie perplessità sull’apertura al mercato.

 

adolfo urso all assemblea di confindustria foto lapresse

Più di tutte, però, la storia dell’ex Ilva è la fotografia del fallimento del governo sulle politiche industriali. Di mezzo c’è l’impresa, che dovrebbe essere il fulcro di un esecutivo di centrodestra, e il destino di migliaia di lavoratori, categoria a cui Meloni dice di volersi rivolgere.

 

Urso ha sicuramente ereditato una situazione complicata. Ma in quattro anni, l’esecutivo ha varato cinque decreti ad hoc (l’ultimo nel consiglio dei ministri di qualche giorno fa), senza mai individuare una reale soluzione. Ogni volta sembrava dovesse essere l’ultimo provvedimento sul tema. Così non è stato.

 

Urso ha spesso garantito di lavorare alla cessione dell’azienda e dare un futuro. «Il governo deve assumersi una responsabilità precisa: serve una politica industriale in grado di tenere insieme salute, ambiente, innovazione e competitività», hanno detto i due deputati del Pd, Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo.

 

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di taranto

L’esito delle promesse è infatti sotto gli occhi di tutti. Appena lo scorso 5 marzo, il ministro aveva incontrato i sindacati, garantendo che alla fine di quel mese ci sarebbero state informazioni definitive sul destino (e sul proprietario) del colosso siderurgico italiano. A fine luglio, invece, si è tornati al punto di partenza.

 

[...]

 

Il governo ha annunciato la necessità di dover rifare il bando per la cessione. Oltre all’interesse manifestato da Flacks group è tornato il gioco anche l’indiana Jindal, colosso che per mesi sembrava uscito di scena. Una sintesi della grande confusione nei cieli della siderurgia italiana. E di un governo inadatto a gestire la situazione.

ADOLFO URSO SOLO IN UNA PANCHINA DI PIAZZA CAVOUR A ROMA

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