the marvelous mrs. maisel

AVETE VOGLIA DI UNA SERIE CHE MERITI IL VOSTRO TEMPO? AVETE NOSTALGIA DI "FLEABAG"? NON PERDETE "THE MARVELOUS MRS. MAISEL" SU AMAZON PRIME - UNA COMMEDIA DI AMY SHERMAN-PALLADINO CON DIALOGHI FULMINANTI, UMORISMO ALLA LENNY BRUCE E UNA PROTAGONISTA, RACHEL BROSNAHAN, DOTATA DI FASCINO ED EROTISMO CHE VA AL DI LA' DELLA CIRCONFERENZA DEL CULO - VIDEO+FOTO HOT

 

Alice Cucchetti per "www.rollingstone.it"

 

 

Rachel Brosnahan

Ci siamo fatti quest’idea che una serie per guadagnarsi l’etichetta “di qualità” debba essere (perdonate la gag) seria: drammatica, solenne, profonda, magari anche un po’ cupa, severa. Deve parlare di un tema “importante” (chissà chi è che decide la graduatoria dell’importanza, poi) ed esplorare in lungo e in largo i tortuosi sentieri della psiche umana.

 

Rachel Brosnahan

Meglio se come protagonista ha un antieroe tormentato e danneggiato, in complicato conflitto col mondo. (D’altronde, non è difficile capire perché: fino a pochi anni fa la tv era ancora considerata la sorellastra del cinema, puro intrattenimento vuoto e commerciale laddove il grande schermo sarebbe invece Arte. Darsi un tono autorevole serve a colmare il complesso d’inferiorità).

 

 

Rachel Brosnahan

The Marvelous Mrs. Maisel è l’esatto contrario di tutto questo, ed è la migliore serie degli ultimi anni (azzardiamo un parimerito con Fleabag). Per una volta, anche i premi televisivi (che spesso sembrano assegnati randomicamente da qualcuno di molto sbronzo) ci hanno azzeccato: ha vinto finora 3 Golden Globe e 16 Emmy Award, tra le altre cose, su un esercito di nomination.

amy sherman-palladino Rachel Brosnahan

 

 

È il fiore all’occhiello degli Amazon Studios e di Prime Video. È ormai, alla sua terza stagione, online dal 6 dicembre sulla piattaforma streaming, una calda, deliziosa e rigenerante tradizione di visione prenatalizia. Ed è una commedia, leggera e coloratissima, luminosa ed energica, parlatissima, per nulla cupa e con una protagonista che non è un’antieroina, ma una supereroina: lo rivela anche la doppia iniziale del suo nome, che scivola con voluttuosa facilità accanto all’aggettivo “meravigliosa”.

 

 

Rachel Brosnahan

The Marvelous Mrs. Maisel è una creatura di Amy Sherman-Palladino, fino all’ultimo dettaglio. E Amy Sherman-Palladino è un’Autrice con la A maiuscola, seduta pacifica accanto ai grossi nomi della serialità, gli Aaron Sorkin, i J.J. Abrams, i Joss Whedon, i David Simon. Il pregiudizio inconscio che riserviamo alle cose briose, spassose, accoglienti e variopinte potrebbe facilmente farci sottovalutare cose come Una mamma per amica o Bunheads, le sue precedenti serie.

 

 

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La prima ha avuto – e ha ancora, grazie alle ininterrotte repliche su Italia 1 o La5, alla presenza nei cataloghi streaming e al recente revival su Netflix – un successo strepitoso, anche qui in Italia (dove, la volta che Mediaset provò a cambiare la doppiatrice di Rory, si sfiorò la rivolta popolare), ma in tanti curiosamente se la dimenticano quando si tratta di stilare le classifiche di “migliori serie del millennio”. La seconda ha avuto invece vita brevissima e non l’ha vista quasi nessuno, e invece era un gioiellino con la straordinaria Sutton Foster, il miglior talento di Broadway contemporaneo.

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Il punto è che Amy Sherman-Palladino è inconfondibile: beccate cinque minuti di una sua serie, anche a occhi chiusi, è capirete che può trattarsi solo ed esclusivamente della sua voce. Ci sono i famosi dialoghi serratissimi – al punto che il cast di Mrs. Maisel spesso arriva alla fine di una scena senza fiato, e deve aggiustare le battute in doppiaggio per eliminare il fiatone – e densissimi di riferimenti pop, botta e risposta dai tempi comici impeccabili. Serviti al meglio dalle sue attrici feticcio: aprite gli occhi e vi troverete davanti una figura molto simile; che sia la Lorelai Gilmore di Lauren Graham, la Michelle Simms di Sutton Foster o la Midge Maisel di Rachel Brosnahan, vedrete una donna bruna e sorridente, sguardo acuto e battuta tagliente, fisico da ballerina e stile da vendere.

 

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Avrà relazioni sentimentali tormentate, ma il principale rapporto attorno a cui ruoterà la serie sarà quello con un’altra donna: la figlia, la madre, la suocera, l’amica-manager. Sarà sul punto di rivoluzionare la propria vita, in un momento di passaggio fertile di errori e di possibilità. Sarà circondata da un microcosmo denso di dettagli indimenticabili e popolato di personaggi strambi, un po’ matti, tendenzialmente adorabili. A un certo punto, anche se non è chiaro come, vi sembrerà di trovarvi in un musical, uno di quelli del periodo d’oro hollywoodiano, in cui tutto il mondo danza all’unisono con i protagonisti.

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Il musical è un altro genere bistrattato, e se alla commedia capita in modo quasi inconsapevole, per il musical l’ostilità è spesso dichiarata: perché l’azione deve interrompersi per lasciar spazio a un numero? Perché i personaggi cantano invece di parlare? Amy Sherman-Palladino prima di diventare sceneggiatrice e autrice televisiva è stata una ballerina.

 

 

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La sua inclinazione per il musical è una sensibilità che, soprattutto in The Marvelous Mrs. Maisel dove la produzione Amazon può non badare a spese, imbeve ogni aspetto dell’ambientazione e della messa in scena: i set sono grandiosi e splendidamente concepiti in termini di scenografia e design, in coordinato con i costumi (e i cappelli! Non dimentichiamo i cappelli! Fondamentali tanto per la protagonista quanto per la sua creatrice); e la regia, soprattutto quando a filmare è la stessa Sherman-Palladino, fa danzare la macchina da presa con i protagonisti, in una coreografia dai tempi perfetti che accorda pianisequenza vertiginosi, movimenti degli attori e ritmo dei dialoghi con una stupefacente fluidità. Così, anche quando non è sul palco a far sbellicare il pubblico con i suoi monologhi da stand-up comedian, la meravigliosa signora Maisel è uno spettacolo: guardate, nella nuova stagione, l’arrivo di Midge e Susie agli hotel di lusso durante il tour, o ancora la serata al ristorante di Miami nel quinto episodio.

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The Marvelous Mrs. Maisel unisce il meglio della messa in scena cinematografica, consapevole del proprio stile unico e curatissimo e del proprio linguaggio, con i punti di forza della narrazione televisiva: una scrittura travolgente, spesso talmente rapida da trascinare con sé tutto il resto, e un grande amore per i propri personaggi. Nella terza stagione la Susie Myerson di Alex Borstein finisce per rubare qualche volta la scena a Midge: anche lei è in un momento cruciale di crescita e di passaggio.

 

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D’altronde, è quel che è capitato a tutti i comprimari: come se il “risveglio” di Midge – la scoperta di un talento comico inaspettato proprio nel momento peggiore dell’esistenza (la fine del proprio matrimonio), e l’utilizzo di quel talento per una strepitosa rinascita – avesse contagiato tutti quelli che le stanno attorno, obbligandoli a uscire dalle leggi soffocanti del conformismo anni 50 per trovare il proprio autentico sé. E non è mica facile perché l’indipendenza e la fedeltà a se stessi sono faticosi, come scopriranno tutti in questa terza annata, tra intoppi tragicomici; eppure, una volta varcato il confine, è impossibile tornare indietro.

 

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E torniamo a Midge, una supereroina in carne e ossa: qualcuno ha perfino lamentato il suo eccesso di perfezione, che la trova sempre fasciata in abiti elegantissimi (ricordano i capolavori in tessuto di Edith Head, otto volte premio Oscar per i costumi di dive come Grace Kelly e Audrey Hepburn), sempre con la messa in piega, sempre con la risposta pronta e divertente, sempre capace di ammaliare qualsiasi nuovo incontro, sempre perfetta padrona di casa, ovunque si trovi (cucinerà il suo famosissimo brisket perfino in tour).

 

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Ma, visto che siamo in una serie e non in film, è sulla lunga distanza che c’accorgiamo della verità: l’ossessione della perfezione è il principale difetto di Midge, il suo tallone d’Achille. Rivela così tanto della condizione femminile dell’epoca, e così tanto del carattere specifico di Midge, così dipendente dallo sguardo, dal giudizio e dall’approvazione altrui, che non poteva che cercare una carriera nella stand-up comedy, dove per qualche decina di minuti a sera regala al pubblico un po’ di risate, e a se stessa un’iniezione di incoraggiante autoindulgenza.

 

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Ma fare commedia di se stessi (ehi! Vuoi vedere che alla fine anche The Marvelous Mrs. Maisel è una serie seria?) è anche una delle performance più pericolose dello showbusiness: una costante seduta d’autoanalisi, in cui si è impietosamente nudi alla mercé del pubblico. Si vince o si muore, altro che Game of Thrones – e pensate a quante autrici e a quanti autori hanno negli ultimi anni innovato la tv con dramedy fortemente autobiografiche.

 

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La signora Maisel è un personaggio inventato, ma in un certo senso (anche perché ispirato a vere comedian, come Joan Rivers e Totie Fields) è l’antesignana di tutti loro: insieme spettacolare e rivoluzionaria, allegra e brillante, divertente e intelligente, spumeggiante e coraggiosa. Insomma, in una parola: meravigliosa.

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