IL CINEMA DEI GIUSTI - PECCATO CHE “NOI, UN PO’ MEGLIO”, ULTIMO, OTTIMO FILM DI DANIELE LUCHETTI CON ELIO GERMANO E MARIA CHIARA GIANNETTA, SIA FINITO DIRETTAMENTE SU NETFLIX. AVREBBE AVUTO BISOGNO DI UN PUBBLICO PIÙ ATTENTO DI QUELLO FACILE ALLA DISTRAZIONE CHE TROVERÀ SU NETFLIX - “PERCHÉ VUOI UN FIGLIO?” ATTORNO A QUESTA DOMANDA, È COSTRUITO TUTTO IL FILM, CHE RUOTA SUI DESIDERI E I PROBLEMI DI SIMONE E LUCIA, COPPIA POPOLARE CHE HA RAPPORTI DIVERSI CON LE FAMIGLIE D’ORIGINE - SOLO NEI FILM DEI REGISTI 60ENNI CI SI DOMANDA COME SIANO LE FAMIGLIE D’ORIGINE DI UNA COPPIA PROTAGONISTA. QUESTO FORSE RENDE IL FILM MENO APPETIBILE PER LA SALA? O FORSE LO RENDE PIÙ APPETIBILE PER LO STREAMING? - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Peccato che “Noi, un po’ meglio”, ultimo, ottimo film diretto da Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, dopo la fugace apparizione alla Festa del Cinema di Roma sia finito direttamente su Netflix. Credo che avrebbe avuto bisogno di un pubblico più attento di quello, sicuramente più vasto, ma facile alla distrazione che troverà su Netflix.
Vi dico subito che se Maria Chiara Giannetta, star delle serie tv, che avevo visto solo in “FolleMente”, è una totale sorpresa, e Luchetti riesce a darle un ruolo complesso di ragazza confusa che cerca di mediare tra le sue idee sulla famiglia e sulla vita e i suoi sentimenti, soprattutto quelli che prova per il suo compagno, Elio Germano ci riporta qui ai bei tempi del suo primo film, che interpretò per Luchetti, “La nostra storia”, un mélo neorealista dove nei panni di un giovano operaio romano, venne premiato a Cannes addirittura come miglior attore ex aequo con il Javier Bardem di “Biutiful” di Iñárritu.
Se lì il suo personaggio di operaio si trovava ad affrontare una vita difficile da vedovo con tre figli a carico, qui il suo personaggio, Simone, indomito vigile del fuoco di Ostia, cerca invece di avere un figlio in affidamento assieme alla compagna, Lucia, ragazza scombinata che passa da un lavoro all’altro e non può avere figli.
“Perché vuoi un figlio?” gli chiede Anna Bonaiuto, dottoressa responsabile della ASL che segue le giovani coppie che richiedono un figlio in affidamento. Ecco, perché… Attorno a questa domanda, in fondo, è costruito tutto il film, che ruota sui desideri e i problemi di Simone e Lucia, coppia popolare che ha rapporti diversi con le famiglie d’origine.
Solo nei film dei registi sessantenni cresciuti con le sceneggiature di Rulli e Petraglia, di Vincenzo Cerami e Domenico Starnone, ci si domanda come siano le famiglie d’origine di una coppia protagonista. Ma così si dovrebbe fare quando si scrivono i film, no?
Onore quindi alla sceneggiatura scritta da Luchetti con Enrico Audenino e Davide Lanteri, che offre a due bravi attori non solo due ruoli presi dalla realtà, ma anche quello che ha formato loro e le loro storie. Simone e Lucia si portano ovviamente dietro il peso delle famiglie, come quello della realtà di cui fanno parte.
Questo forse rende il film meno appetibile per la sala? Chissà? O forse lo rende più appetibile per lo streaming, abituati come siamo ormai alle serie dove c’è il tempo per spiegare i personaggi. Se Germano e Chianetta si muovono perfettamente nel film e, credibili, umani, con tutte le loro contraddizioni, fanno la differenza, Luchetti, i suoi sceneggiatori, il suo direttore della fotografia rendono il tutto possibile.
Ci sono anche belle apparizioni delle dottoresse della ASL, Caterina Guzzanti e Anna Bonaiuto, della coppia dei ricchi sterili, Ilaria Spada e Filippo Nigro, che bevono solo kombucha, bevanda fermentata a base di tè, una bella musica, di Bryan Senti, e un ottimo inizio. Con Simone, vigile del fuoco, che salva Lucia finita a testa in giù alla guida della sua macchina sbandata, mentre sente un rap. “Dammi due minuti”, dice Lucia che non vuole quasi uscire dall’abitacolo, ”…poi scopiamo”. Solo su Netflix.
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