IL CINEMA DEI GIUSTI - VEDENDO QUESTO DIVERTENTE, SCATENATO, AFFETTUOSO, INTELLIGENTE “RESIDENT EVIL”, DEL TALENTUOSO ZACH CREGGER, PIÙ CHE DALLA QUANTITÀ DI CORPI DILANIATI, ESPLOSIONI DI VISCERE, TESTE CHE SALTANO, SONO RIMASTO STUPITO DALLA QUANTITÀ DI “FUCK” CHE PRONUNCIA IL BRAVISSIMO PROTAGONISTA DELLA STORIA, IL BRYAN DI AUSTIN ABRAMS - QUESTO ESERCITO DI CAZZO-CAZZO-CAZZO DOVREBBE ALLEGGERIRE IN MANIERA COMICA LA TENSIONE HORROR DELLA STORIA CON INFETTATI ZOMBIZZATI, SITUAZIONI IMPOSSIBILI, DECISIONI DIFFICILI - CAZZO. UN FILM ASSOLUTAMENTE DA VEDERE… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
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“Stupid fucking monsters!”. Vedendo questo divertente, scatenato, affettuoso, intelligente “Resident Evil”, terzo film, dopo “Barbarian” e “Weapons”, diretto dal talentuoso Zach Cregger, che lo ha scritto assieme a Shay Hatten, specialista un thriller adrenalinici (“John Wick 4”, “Ballerina”), più che dalla quantità di corpi dilaniati, esplosioni di viscere, teste che saltano, sono rimasto stupito dalla quantità di “fuck”-“What’s fuck”-“fucking…”, che pronuncia il pur bravissimo protagonista della storia, il Bryan di Austin Abrams, corriere di ospedale che si ritrova, proprio per colpa di una consegna in mezzo alla neve, nella più orrenda delle avventure.
Proprio questo esercito di cazzo-cazzo-cazzo dovrebbe alleggerire in maniera comica la tensione horror della storia con infettati zombizzati, situazioni impossibili, decisioni difficili. Leggo che, dopo aver visto un’anteprima col pubblico che rideva troppo per un horror, Zach Cregger ha deciso di togliere qualche battuta, di renderlo più serio. Inutilmente.
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Perché va detto che è proprio l’idea del racconto commentato in prima persona con tutti quei fuck, come se giocasse con noi, del protagonista, umile corriere medico che sogna solo di poter tornare a casa, a rendere oltre che più umano il personaggio, meno drammatico e assurdo quel che vediamo.
Bryan dovrà sparare a un cane, a una signora che appare in mezzo al nulla, perfino a una adorabile bambina (“Io amo i bambini!”), tutti ormai mostri conclamati. Se non ci fosse il suo commento continuo, Zach Cregger non riuscirebbe a fare un film così attento alle giuste dosi di new horror, omaggio continuo all’epoca dei videogiochi popolari come Resident Evil, e, soprattutto, scavalcamento continuo di soggettiva.
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Chi sta guardando? il nostro occhio è quello di Bryan? No. È quello della macchina da presa? A volte. È quello di chi gioca? E chi sta giocando davvero? Con tutti i fuck, insomma, Cregger, che nel più personale “Weapons” aveva mostrato doti di grande regista del nuovo millennio, la butta un po’ in caciara, e giustamente, per non farci spaventare troppo, per prendere le distanze da quel che vediamo, per farcela godere e per rendere se non credibile, almeno giustificabile come racconto fantastico, il film.
Un film che, con 60-80 milioni di dollari di budget è già arrivato a 60 milioni in patria e a 108 in tutto il mondo. Il massimo incasso di un film della saga “Resident Evil”, cioè dei quattro precedenti film girati dal più cafone, ma vigoroso Paul W.S.Anderson con Milla Jovovich protagonista come la soldatessa Alice.
Dei quattro film, confesso, non ne ho visto nemmeno uno, ma ho rivisto i trailer e mi sembrano ormai un buon vintage da recuperare, anche perché Milla Jovovich in coppia con Michelle Rodriguez è il massimo che possiamo pensare. Ma il cinema di oggi, dopo “Backrooms”, “Obsession” e “Weapons”, vuole altro. Vuole opere originali che colpiscano per intelligenza e non solo per caciara di spari e di corpi.
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Cregger, che ha avuto carta bianca dalla storica Costantin Film, la casa di produzione tedesca di “La storia infinita”, ha avuto assolutamente carta bianca per riscrivere il franchise. Via le soldatesse spara-spara protagoniste. Protagonista è un pischello che capita per caso nel disastro del virus, uno totalmente anonimo e che nessuno si fila, come vediamo nella prima scena all’ospedale.
L’unica donna forte che poteva competere con Michelle Rodriguez e Milla Jovovich, la strepitosa Maxine di Kali Reis, che abbiamo amato in “True Detective”, non dura tanto. Via tutti quegli scienziati della Umbrella Corporation di Raccoon City. Li troviamo, capitani dal buffo Zach Cherry, solo dopo l’80° minuto.
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Malgrado il videogioco fosse costruito sul nostro controllo della Playstation e sulla nostra abilità a sparare alla consolle, nessun personaggio, a parte Bryan, sembra avere il controllo di niente.
Allegramente, con tutti i fuck fuck fuck del caso, come nella realtà, stiamo andando verso un disastro che non sarà facile da evitare, visto che nessun personaggio in quel di Raccoon City sembra rispettare nemmeno le minime regole di civiltà di comportamento rispetto al corriere che ha portato qualcosa di importante. Cazzo. Assolutamente da vedere.
