piero pelù

IL MIO NOME E’…PELU’! – DALLA LOTTA CONTRO L’ACUFENE ALLA BATTAGLIA PRO-PAL, PIERO PELU’ SI RACCONTA: "25 ANNI FA CON JOVANOTTI E LIGABUE ABBIAMO INCISO 'IL MIO NOME È MAI PIÙ'. IL DISCO È STATO RIPUBBLICATO L'ANNO SCORSO, MA NON C'È STATO QUELL'INPUT DI RIUNIRCI. QUELLA SINTONIA DI 25 ANNI FA OGGI SI È UN PO' RIDISEGNATA” - LO SHOCK ACUSTICO, IL LUTTO PER IL PADRE, IL CONCERTO PER GAZA E LA REUNION DEI LITFIBA: "LA GRANDE POPOLARITÀ ALTERA LA PERCEZIONE DEL MONDO. IO VOGLIO CONTINUARE A CAMMINARE PER STRADA SENZA GUARDIE DEL CORPO E LIMOUSINE" - VIDEO

 

Andrea Silenzi per “la Repubblica” - Estratti

 

Ha compiuto 64 anni il 10 febbraio ma per Piero Pelù il tempo è solo uno spazio di riflessione. Gli ultimi due anni sono stati pieni di eventi personali e professionali: un incidente in sala di registrazione gli ha provocato uno shock acustico e una forma di acufene molto potente.

piero pelù

 

A questo episodio ha dedicato il doc Rumore dentro, presentato a Venezia nello scorso settembre. Poche settimane fa ha perso suo padre, a cui era molto legato, e intanto sta organizzando a Firenze la seconda edizione del Concerto per la Palestina, un tema che gli sta particolarmente a cuore. 

«Ho la bandiera della Palestina e quella della pace fuori dalla finestra», racconta. 

 

C'è già un cast per questo nuovo evento? 

«Intanto posso dire che sarà uno spettacolo con musica e speech. 

Hanno già aderito i Tre Allegri Ragazzi Morti, Willie Peyote ed Enzo Iacchetti. Ovviamente il cast è in via di definizione. Lo scorso anno abbiamo raccolto 83 mila euro, devoluti interamente a Medici senza frontiere. Non è una gran cifra, ma facciamo quello che possiamo. Tutti gli artisti vengono a titolo gratuito, non abbiamo chiesto alcun finanziamento». 

 

La narrazione di una parte della politica dice che manifestare per la Palestina significare essere collusi con Hamas. 

«Secondo l'università di Harvard, in Palestina ci sono stati finora 250.000 morti: non a caso Trump ha intentato una causa da 1 miliardo di dollari proprio a Harvard. 

piero pelù jovanotti ligabue

Importante è ribadire che siamo una manifestazione pacifica, artistica, che rifiuta la violenza; che non siamo assolutamente antisemiti e che siamo contro il terrorismo. Come musicisti possiamo aiutare chi sa aiutare, come Medici senza frontiere o Emergency». 

 

Più di 25 anni fa lei, Jovanotti e Ligabue avete inciso "Il mio nome è mai più". Avete pensato di riunirvi? 

«Abbiamo ripubblicato il disco l'anno scorso, ma non c'è stato quell'input di riunirci. Quella sintonia di 25 anni fa oggi si è un po' ridisegnata e lo dico nella massima serenità. Con i fondi raccolti con quel disco costruimmo tre ospedali: quello in Afghanistan è ancora attivo. Per il resto, il 5% per il riarmo dei singoli paesi è un autogol clamoroso. Qualsiasi arma viene prodotta per essere usata e un'arma uccide». 

 

Qualche tempo fa ha detto: "Sono un rocker, non una rockstar". Non ci si è mai sentito? 

piero pelu' e gianna fratta 2

«In certi momenti ho rischiato, nella fase dei tanti milioni di copie vendute. Quel successo poi è stata anche una delle ragioni per cui i Litfiba sono scoppiati. La grande popolarità cambia la vita a tutti, altera la percezione del mondo. Io voglio continuare a camminare per strada senza guardie del corpo e limousine». 

 

Alla fine i Litfiba si riuniscono per i 40 anni di "17 re", un album molto importante per il rock italiano. Un paio d'anni fa aveva dichiarato di essere caduto in depressione anche per la fine della band. Cos'è successo nel frattempo? 

«È stata la musica che ha deciso questa cosa. 17 re era un disco fatto con una libertà artistica paurosa, che faceva parte di una trilogia dedicata alle vittime del potere e quindi attualissima. Perché far finta di nulla? Sarebbe stata un'occasione sprecata. Tornare insieme è una necessità». 

 

A che punto è con l'acufene? Si è mai confrontato con Caparezza, che ha affrontato lo stesso problema? 

«Con Michele ci siamo sentiti spesso, anche con Francesco Bianconi dei Baustelle che ha subìto uno shock acustico in strada. È una malattia che non viene riconosciuta. Ma se Spotify invece di investire sui droni da guerra investisse sulla ricerca sugli acufeni, visto che i ragazzi si sfondano le orecchie con la musica compressa del loro sistema? 

Eppure è un problema socialmente importante. Chi ha gli acufeni forti si isola dal mondo, non si dorme, si arriva alla depressione. Ne soffrono 800 milioni di persone nel mondo». 

piero pelù - sos palestina

 

Come ha risolto per la musica e per la vita quotidiana? 

«Uso i tappi anche per uscire di casa: se qualcuno mi riconosce e suona il clacson per salutarmi è un dramma. Mi sono dovuto reiventare tutto un sistema di compressori che mi porto in giro che mi comprimono le frequenze cruciali». 

 

(…)

Il furto della borsetta a Sanremo è diventato un cult per il FantaSanremo. Come andò? 

«La borsetta è stato un momento estemporaneo, nella terza parte della canzone scendevo in platea. 

piero pelu al festival di venezia

Poi ho visto quella bella signora con il posto vuoto accanto e con la borsetta piena di Swarovski appoggiata sulla poltrona vicina e non ho resistito, è venuto fuori il ragazzaccio che è in me. La borsetta poi l'ho restituita ma ho visto la faccia verde di Amadeus dietro il sipario e ho capito di averla fatta grossa». 

piero pelù - brano sos piero pelu con la bandiera della palestina al festival di venezia

 

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