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IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - NON È AFFATTO MALE QUESTA NUOVA SERIE HORROR DI NETFLIX PRODOTTA DAI FRATELLI DUFFER, “SOMETHING VERY BAD IS GOING TO HAPPEN”. SONO RIMASTO COLPITO DAI PRIMI EPISODI. MI SONO SEMBRATE DELLE MESSE IN SCENA PARTICOLARMENTE INVENTIVE, FIN TROPPO AUTORIALI, CON GRANDI MOVIMENTI DI MACCHINA - STANCO DI SERIE MI SONO IMBATTUTO IN UN FILM CHE NON VEDEVO DALLA SUA USCITA IN SALA, “FOOL FOR LOVE”, DIRETTO DA ROBERT ALTMAN. SE VI PIACE ALTMAN NON VE LO PERDETE. E’ UNO SPETTACOLO… - VIDEO

 

 

Marco Giusti per Dagospia

 

something very bad is going to happen 5

Confesso che non è affatto male questa nuova serie horror di Netflix prodotta dai fratelli Duffer, “Something Very Bad Is Going to Happen”, ideata da Haley Z. Boston, 32 anni, già responsabile di “La stanza delle meraviglie di Guillermo Del Toro”, diretta da Weronika Tofilska (4 episodi), Lisa Brühlmann (2 episodi), Axelle Carolyn (2 episodi) con Camila Morrone, Adam Di Marco, Gus Birney, Jennifer Jason Leigh.

 

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Anche se non è facile muoversi nelle serie americane pensando di scoprire talenti e personalità in mezzo a tanti registi e tanti tecnici di valore di solito molto giovani, sono rimasto colpito dai primi episodi diretto dalla polacca Weronika Tofilska e fotografati da Krzysztof Trojnar, già responsabili di quattro episodi di “Baby Reindeer”. Mi sono sembrate delle messe in scena particolarmente inventive, fin troppo autoriali, con grandi movimenti di macchina.

 

C’è una sorta di movimento circolare della camera su se stessa di 360° all’interno dell’auto che porta i due protagonisti, Camila Morone e Adam Di Marco nella villa in mezzo al bosco dove si svolgerà tutta la storia, fatta di maledizioni e di terrore. Ora. Nel mondo delle serie, tutte così simili, non è facile trovare delle personalità così forti in grado di farsi notare.

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In questo caso questo movimento, francamente non so come l’abbiano ottenuto, ma ce ne sono altri di simili nelle prime puntate piuttosto interessanti, deve stupirci e metterci in allarme rispetto a quello che avverrà. Già abbiamo visto una scena di matrimonio che potrebbe svilupparsi in maniera truculenta. Poi abbiamo visto il titolo, che allude a qualcosa di terribile che sta accadendo. Infine siamo tornati indietro di cinque giorni al momento del viaggio della coppia che si deve sposare nella casa della famiglia di lui.

 

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Ma ancora dobbiamo sentire le storie delle maledizioni che pesano su questo matrimonio e parte degli orrori che possono accadere. Il movimento circolare di un occhio interno su se stesso ci mette in agitazione senza sapere esattamente perché. Pur ideata per un pubblico di ragazzi, mi sembra che ci siano delle indubbie qualità di buon cinema e ve le segnalo. La Morone ha una presenza e Jennifer Jason Leigh, la madre del protagonista, è al solito fantastica.

fool for love. follia d'amore 3

Stanco di serie mi sono imbattuto in un film che non vedevo dalla sua uscita in sala, “Fool for Love”, diretto nel 1986 da Robert Altman, tratto da una commedia di Sam Shepard, prodotto da Golane&Globus epr la Canon Film, la società israeliana che cercò di sfondare a Hollywood fra film trash e film d’autore, interpretato da una meravigliosa Kim Basinger, l’anno dopo avrebbe girato “Nove settimane e mezzo”, da Sam Shepard, anche se si sentiva troppo legato al testo e avrebbe preferito al suo posto Ed Harris, che aveva interpretato la pièce a teatro con Kathy Baker, Randy Quaid e Harry Dean Stanton.

 

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L’azione, che si svolgeva nella versione teatrale tutta in una stanza d’albergo, con quattro attori, si sposta qui in una sorta di motel nel nulla in quel di Santa Fe con quattro attori e qualche comparsa in più che si muovono sia nelle baracche costruite per l’occasione che negli esterni fra auto, un parchetto giochi, una sorta di discarica.

 

C’è una ragazza, Kim Basinger, bellissima, che aspetta un uomo. Che non è il suo vecchio amore, Sam Shepard, che verrà a trovarla per portarla via col suo trailer pieno di cavalli. C’è un vecchio, che magari è un vecchio padre, ma non è per nulla saggio. C’è un uomo, Randy Quaid, che verrà per portare la ragazza al cinema, ma non ci andranno. E c’è una storia d’amore e di famiglia da ricostruire. Per quasi due ore Sam Shepard avrà un corpo a corpo con la ragazza in un rapporto di amore impossibile e di ricordi che non si capisce mai quanto sia veri o quanto siano racconti tra i fumi dell’alcol.

 

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Sfonderà continuamente la porta della sua camera, il suo letto, sbatterà gli speroni sul muro alla ricerca non si capisce bene cosa. Allora, quando lo vidi, mi annoiai. Oggi sono rimasto incantato dalla regia di Altman, che con nulla riesce a fare un miracolo di narrazione cinematografica. Perché se la storia, magari, è un po’ invecchiata, la regia di Altman, come muive gli attori da un posto all’altro, come muiove la macchina da presa di Pierre Mignot, come unisce i pezzi musicali, è una meraviglia.

 

E’ uomo dei quattro film, assieme a “Jimmy Dean, Jimmy Dean”, “Streamers”, “Secret Honor”, tratti da opere teatrali diverse, che girò negli anni ’80. Gli altri tre sono introvabili. Questo lo trovate su Amazon, anche se solo in inglese con sottotitoli inglesi. Ma se vi piace Altman non ve lo perdete. E’ uno spettacolo, anche se a Sam Shepard non convinse. Gli sembrò un qualsiasi film di cowboy. Andrebbero rivisti anche i due grandi film corali dei primi anni’90. “I protagonisti” (“The Player”), e “America, oggi” (“Short Cuts”, che tanto ci impressionarono allora. Valli a trovare.

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Su you tube ho rivisto però il grande piano sequenza che apre “I protagonisti” dove Altman si supera come tecnica. Dice che lo girò un po’ per sfottere il grande piano sequenza iniziale di “L’infernale Quinlan”. Per dire insomma che siamo buoni tutti a stupire con questi effetti. Negli anni questa storia del piano sequenza è diventata un po’ una sfida tra registi, è vero, ma resta il fatto che ogni volta io rimango con gli occhi spalancati davanti a un grande piano sequenza come questo, o come quelli di Brian De Palma. Credo che sia un po’ un gioco, è vero, però…

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