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IL DIVANO DEI GIUSTI - CHE VEDIAMO STASERA? OVVIAMENTE “C’È ANCORA DOMANI” DI E CON PAOLA CORTELLESI, QUALCOSA IN PIÙ DEL GRANDE SUCCESSO ITALIANO DEL 2023, È ANCHE LA CELEBRAZIONE DEL VOTO ALLE DONNE, IL PRIMO FILM CHE PARLA, IN MANIERA COSÌ AMPIA E POPOLARE, DI VIOLENZA ALLE DONNE, VIOLENZA FATTA DAI LORO UOMINI IN CASA – ALTERNATIVE? AVETE “50 SFUMATURE DI GRIGIO” E IL MEGAFLOP “THE FLASH” – NELLA NOTTE SI RAGIONA CON “CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO”. REDFORD, CHE LO VEDEVA COME IL SUO FILM PREFERITO – CHIUDO CON CON LO SPOGLIARELLO DI SOPHIA LOREN PER MARCELLO MASTROIANNI IN “IERI, OGGI, DOMANI”. DIFFICILE CHIUDERE MEGLIO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Che vediamo stasera? Ovviamente “C’è ancora domani” di e con Paola Cortellesi, Rai 1 alle 21, 30, qualcosa in più del grande successo italiano del 2023, di un incasso clamoroso, 37 milioni di euro, o della celebrazione di un’attrice popolare tra cinema e tv diventata regista. Perché è anche la celebrazione del voto alle donne, il primo film che parla, in maniera così ampia e popolare, di violenza alle donne, violenza fatta dai loro uomini in casa.

 

Quindi il primo grande tentativo di cinema femminil-femminista dove le donne sono in fondo gli unici personaggi positivi. Alla faccia di tre anni di governo Meloni, che hanno dimostrato quanto la lezioncina della Cortellesi non sia servita poi a molto, ahimé.

 

Presentando il film in Inghilterra, spiegandone l’interesse, la stessa Cortellesi disse a The Guardian: “Ho capito che ogni italiano, giovane o vecchio, abbia riconosciuto nel film un piccola parte della sua stessa famiglia”, dice, “Non necessariamente per la violenza, ma per certe attitudini verso le ragazze e le donne”.

 

Aveva perfettamente ragione, ovviamente. Un ragionamento perfetto. Ma ci fu chi le rispose sui social: “Paola Cortellesi ci sputtana all’estero. Forse lei avrà riconosciuto qualcosa della sia famiglia, parli per sé” – “Che palle ste comuniste frustate”.

 

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Vi giro cosa ne scrissi quando uscì, quindi prima del successo clamoroso. Testaccio Rules. Perfetto come film d’apertura del rinnovato Rome Film Fest, un tempo si chiamava Festival del Cinema di Roma, poi diventò Festa del Cinema di Roma…, e perfetto come manifesto del nuovo corso iper-femminile del Fest/Festival, devo dire che è stato accolto con una calda e sincera ovazione dal pubblico dei critici e degli accreditati l’opera prima di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, sorta di commedia simil-neo-realista ricostruita in un bel bianco e nero e una minuziosa scenografia che sembra tratta di peso da film come “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa.

 

Non cito a caso il film di Zampa, perché era quello che, con un linguaggio già da commedia all’italiana, con la forza di una star come la Magnani, osava toccare il tasto non facile dell’emancipazione femminile in un paese fortemente cattolico, distrutto dalla guerra e massacrato dal fascismo e da un umiliante patriarcato che solo nel 1946 avrebbe permesso di aprire il voto anche alle donne.

 

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 Forte, quindi, di una rilettura femminile/femminista dei classici del neorealismo, di una minuziosa ricostruzione visiva del cinema di quel periodo, e di una intelligente e divertente sceneggiatura scritta dalla stessa Cortellesi coi fidatissimi Furio Andreotti e Giulia Calenda, gli stessi del fortunato “Come un gatto in tangenziale”, la Cortellesi si è ritagliata nel film una figura emblematica di donna-schiava dell’universo maschile che non sa quando potrà alzare la testa.

 

Malamente sposata con un Valerio Mastandrea baffuto, puttaniere e violento che la riempie di mazzate per qualsiasi sciocchezza e la obbliga alla cura dell’orrendo vecchio padre tombarolo, Giorgio Colangeli, la sua Delia, deve accudire a tre figli, due maschi che si menano sempre e si riempiono di parolacce, e una femmina, Romana Maggiora Vergano, che è fidanzata con il più ricco rampollo del quartiere, Francesco Centorame, figlio di un barista burino e infame.

 

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Delia deve fare qualsiasi lavoro in casa e darsi da fare fuori con lavoretti per contribuire al misero bilancio familiare. E’ il neorealismo, ragazzi. A differenza della Magnani in “L’onorevole Angelina”, non ha un marito pacioccone romano che abbozza come Nando Bruno, e non si ribella come lei al mondo da subito puntando alla politica. La sua presa di coscienza, tra botte e umiliazioni, è graduale e permette allo spettatore di godere della ricostruzione accurata, oltre che della famiglia di Delia, del mondo del quartiere romano dove lei vive e si muove.

 

La costruzione del piccolo mondo di Testaccio, la fruttivendola Marisa di Emanuela Fanelli, la padrona della merceria Paola Tiziana Cruciani, lo stupido del palazzo, Lele Vannoli, la vecchia fiamma Vinicio Marchioni, la consuocera antipatica Alessia Barela, sono in realtà la parte migliore e vincente del film, perché dimostrano, cosa che per la commedia all’italiana era naturale, che senza la presenza di un mondo preciso di caratteristi, non si riesce a costruire un racconto credibile.

 

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Questa è la lezione di Zampa, di Amidei, di Emmer e di Blasetti, che firmò due capolavori della commedia come “La fortuna di essere donna” e “Peccato che sia una canaglia”. Frutto di un gran lavoro di ritaglio e di riletture, “C’è ancora domani” magari esagera nelle troppe apertura musicali, sia del periodo sia “moderne” (addirittura Dalla), e forse qualche lungaggine ce l’ha,

 

come ha, nelle scene di interni, un eccesso di limpidezza da perfetto studio del 2023 nel riprendere i dialoghi tra i personaggi, ma alla fine sono peccati veniali in un’opera che si sforza di raccontare in maniera popolare e con toni da commedia la condizione della donna nel dopoguerra in Italia e la sua dura lotta per liberarsi dai tanti mariti, padri, suoceri oppressori.

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Penso, inoltre, che il film abbia tutte le carte in regola per poter funzionare bene in sala, visto che, malgrado il tema, è divertente, è scritto benissimo e gli attori, a cominciare dalla Cortellesi e dalla Fanelli sono tutti bravissimi. Stasera farà il botto. Siamo ancora nel cinema ultrafemminista con “Piccolo corpo”, opera prima di Laura Samani, la regista triestina di “Un anno di scuola”, con Celeste Cescutti, Ondina Quadri, dove una donna nel 1900 cerca di salvare la figlia nata morta dal limbo portando il suo corpo in un santuario in alta montagna. Non per tutti, certo.

 

 Mediaset Italia 2 alle 20, 55 risponde con “Hunger Games: La ragazza di fuoco” di Francis Lawrence con Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Josh Hutcherson, Woody Harrelson, Sam Claflin.

papaleo de sica la scuola piu bella del mondo

Cine 34 alle 21 passa “La scuola più bella del mondo” di Luca Miniero con Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro, Miriam Leone, Lello Arena, un film nato come sequel di “Benvenuti al sud” e poi trasformato in film scolastico con Rocco Papaleo, insegnante meridionale simpatico e svogliato, addirittura di una scuola di Acerra, che si scontra con il mondo perfettino e (allora) renziano di una scuola del centro-nord, diciamo della provincia senese, che vede come preside un pomposo Christian De Sica ricostruito a omaggio del padre Vittorio e come giovane professoressa la bella Miriam Leone che sembra un po’ una Maria Elena Boschi meno in carne.

 

In pratica l’idea che è alla base di questa divertente, civilissima e riuscita commedia di Luca Miniero, che l’ha scritta assieme a Massimo Gaudioso e a Daniela Gambaro, è proprio quella di innestare il mondo della scuola, alla “Io speriamo che me la cavo”, nel filone dei fortunati “Benvenuti al Nord/al Sud”.

 

papaleo finocchiaro leoni de sica la scuola piu bella del mondo

Il film, che doveva essere interpretato ancora dalla coppia Claudio Bisio-Alessandro Siani, parve troppo fuori strada rispetto a un vero e proprio sequel con gli stessi personaggi del primo film. Così la Cattleya optò qualcosa di più immediato come “Benvenuti al Nord”, sempre diretto da Miniero, ma scritto da Fabio Bonifaci, che funzionò benissimo al botteghino, circa 30 milioni di euro e riproponeva proprio tutto il cast al completo e gran parte delle trovate del primo film. 

 

Per proseguire nella linea “Benvenuti al Nord/al Sud”, si è ripescato così il vecchio copione del sequel mai fatto del film originale. Miniero lo ha riadattato per uno scontro tra Sud e Centro Italia piuttosto che puntare sull’idea del vecchio nord leghista, ormai obsoleto negli anni renziani, anche se ha lasciato praticamente intatta l’ossatura.

 

la scuola piu bella del mondo

Che vede al centro di tutto due scuole, la scassatissima “Enzo Tortora” di Acerra, col suo buffo preside Moscariello, un meraviglioso Lello Arena, che scrive al Presidente Napolitano un aiuto per proseguire i suoi corsi con dignità, e la perfetta “Giovanni Pascoli” di San Quirico D’Orcia, con preside Filippo Brogi, cioè Christian De Sica, da sempre in lotta per vincere il premio di scuola d’eccellenza dell’anno.

 

Ora, il confuso bidello della Pascoli, tal Soreta, cioè il bravissimo Nicola Rignanese, incaricato dalla professoressa Margherita, cioè Miriam Leone, di scrivere una mail alla scuola africana di Accra per un gemellaggio da operazione bontà, sbaglia e invia l’invito a venire a San Quirico alla scuola di Acerra (Accra-Acerra, maledetto correttore automatico!).

 

de sica la scuola piu bella del mondo

E invece del preside africano Moscarì, gli risponde pronto il preside Moscariello (sempre colpa del correttorre automatico). In questo modo una classe di simpatici fetentoni della Pascoli di Acerra, al comando del professor Gerardo Gergale, cioè Papaleo, e della professoressa Wanda Pacini, cioè Angela Finocchiaro, partono alla volta della Toscana. Con mille paure, perché per il professor Gergale, come per i suoi alunni, “il Nord inizia sopra Mondragone”.

 

E il Nord, si sa, è razzista e mal disposto verso i meridionali. Le cose, ovviamente, dopo i primi scontri brutali, non andranno così male. Anche perché nascerà del sentimento fra Papaleo e la Leone, mentre si scoprirà che De Sica e la Finocchiaro si conoscono anche troppo bene. A parte un grande spreco di battute sul bidello Soreta, più o meno riuscite, il film cerca sempre di mantenere un livello di commedia brillante senza scivolare sulla volgarità.

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Su Canale 27 alle 21, 10 passa “Dave – Presidente per un giorno” diretto da Ivan Reitman, scritto da Gary Ross con Kevin Kline, Sigourney Weaver, Frank Langella, Ben Kingsley, Laura Linney, Ben Kingsley, Charles Grodin, Ving Rhames, dove, col presidente americano in coma dopo un ictus, e decisioni importanti da prendere, si opta per chiamare a sostituirlo per un giorno una sorta di suo sosia che si occupa di altro e ha un carattere del tutto diverso e più gentile del vero presidente. Bill Clinton e Obama sono fan assoluti del film.

 

Canale 20 alle 21, 10 passa “The Flash” diretto da Andy Muschietti con Ezra Miller come Barry Allen/The Flash, Michael Keaton come Bruce Wayne/Batman, Ron Livingston, Temuera Morrison, Kiersey Clemons, Maribel Verdu, Michael Shannon come generale Zod, Sasha Kalle come Kara Zor-El, am ci sono anche Henry Cavill, Gal Gadot, Ben Affleck e Jason Momoa… Se ne parlava dal 2014…

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Per l’occasione Michael Keaton a 71 annio torna a fare Batman con Jeremy Irons come Alfred. Non fu un successo, con 200 milioni di dollari di budget ne incassò 270. Vi giro cosa ne scrissi. Flash era il mio personaggio favorita tra i supereroi, quando Superman si chiamava solo Nembo Kid. Perché? Perché era superveloce, si vedeva solo la scia, aveva il costume tutto chiuso nell’anello al dito e si cambiava rapidamente.

 

 Magari essere Flash. Non è che Flash facesse molto, in verità, rispetto a Batman e Superman. E infatti non capisco tutta questa voglia di farci un film a tutti i costi. Perché la storia è quella di un sotto Spider-Man, ma non fa le ragnatele che lo fanno volare, e l’amicizia con Batman, alla fine, lo fa sembrare una variante di Robin.

 

“The Flash”, il film appena uscito diretto da Andy Muschietti, scritto da una marea di autori precedenti che in vent’anni o quasi hanno cercato di metterlo in scena, interpretato da Ezra Miller che in questi ultimi anni è stato incolpato di qualsiasi tipo di molestia e ha reso l’operazione un po’ traballante, funziona, come avrei molto apprezzato a dieci anni, quando corre superveloce, quando si infila il costume o lo fa uscire dall’anello, e quando si mette a fianco di Batman per riportare l’ordine a Gotham City nella prima parte.

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Funziona meno quando, non sapendo davvero cosa fare del personaggio (ma ci volevano vent’anni per partorire quest’idea?), dopo che ha incontrato una giornalista possibile fidanzata, la Iris West di Kiersey Clemons, si mette in testa di tornare indietro nel tempo e impedire che l’adorata mamma ispanica, la grande Maribel Verdù, muoia e che il padre, Ron Livingston che prende qui il posto di Billy Crudup, venga condannato per omicidio perché non ci sono prove della sua innocenza.

 

ben affleck in the flash

Eppure glielo avevo spiegato bene il Batman di Ben Affleck, particolarmente bravo, serio, sobrio, professionale. Non è mai il caso di tornare indietro nel tempo, perché si incasina tutto, si fanno gran pasticci e i film vengono male. Inoltre. Quando in un film degli anni 2000 e qualcosa si torna indietro nel tempo sappiamo tutti che si sconfina nelle trovate e trovatine degli universi paralleli, il multiverso alla Doctor Strange e alla Spider-Man, dove c’è un altro Barry Allen pronto a diventare The Flash, c’è un altro Batman, più vecchio, diciamo quello originale di Tim Burton, cioè Michael Keaton, ancora in forma.

 

Solo che nel tornare indietro e nel ricreare l’incidente che renderà Barry il supereroe Flash, il Flash dei tempi nostri perde tutti i suoi poteri e gli ottiene, invece, il Barry ragazzetto zozzone dell’altro universo. E mo’? E mo’…

 

the flash

Il film si intorta in una storiona che vede il generale Zod di Michael Shannon, che già lo aveva interpretato in “Man of Steel” di Zack Snyder, pronto a distruggere la terra e combattere Superman, che qui diventa invece la Superwoman combattiva di Sasha Calle. Ma è tutta una storia già sentita. E non che sia il massimo. Muschietti è riuscito, malgrado le mille difficoltà produttive e di cast a portare a casa un film decente, ma non è bellissimo.

 

 Le cose migliori sono la grande scene di Flash che salva i bambini della nursery all’inizio del film, molto divertente, i suoi rapporti coi due Batman, e l’uso del passato antico e recente dei mondi dei supereroi della DC con continui inserimenti. Dalla Wonder Woman di Gal Gadot, mi è sempre piaciuta, al ritorno del vecchio Batman di Michael Keaton, dall’omaggio al Superman di Christopher Reeve alla sorpresa di vedere il Superman di Nicholas Cage, per il film di Tim Burton che non è mai stato girato, in azione.

 

MICHAEL KEATON THE FLASH

Mettiamoci anche un favoloso George Clooney che si esibisce come Bruce Wayne. Grande classe, un Jason Momoa finale come Aquaman, Jeremy Irons come Alfred. Sembra che Henry Cavill avesse girato una scena come Superman ma che sia stata tolta per politica aziendale. Ovvio che qui, come in “Spider-Man Across the Spider-Verse”, si naviga nei multiversi per una rilettura continua, alla ricerca di anomalie disturbanti ma produttrice di racconto, della narrazione originale che non può che essere continuamente ripetitiva.

the flash

 

Ma se tutti i film che vediamo ripetono questo meccanismo, alla fine il pubblico si stuferà. Come si stuferà del riciclaggio continuo dei personaggi della famiglia. Nell’ultima Spiderman non animato abbiamo visto la reunion dei tanti Spiderman e qui vediamo due Flash alla volta e un bel po’ di Batman. Ci puoi cascari una volta, ma non fanno la storia di un film. Anche se credo che Muschietti, buon regista di horror, fan di Tim Burton e di Sam Raimi, almeno a vedere il film, abbia fatto tutto quello che poteva fare con il copione che aveva e il meccanismo del viaggio nel tempo, magari ci si poteva inventare qualcosa di più originale.

i trecento di fort canby

Iris alle 21, 15 passa “I trecento di Fort Canby” di Joseph M. Newman, un regista più datto alla fantascienza, con Richard Boone, George Hamilton, Luana Patten, Charles Bronson, Richard Chamberlain, Slim Pickens. Il film era scritto da uno specialista come James Warren Bellah, lo sceneggiatore dei film sulla Cavalleria di John Ford, considerato dal figlio, "Un fascista, un razzista e un bigotto di fama mondiale", uno che vedeva i nativi americani come la "bestia rossa nella notte".

 

Con Ford andavano ovviamente d’accordo, anche se il vecchio regista non era così fascista come lui. All’epoca fu un terribile flop, come tutti film di George Hamilton, bello e molto amato in tv, che non riuscì mai a bucare davvero lo schermo. Non funzionarono nemmeno Richard Boone e Richard Chamberlain, celebre in tv come Dottor Kildare. Ricordo che non mi sembrò bellissimo, c’era qualcosa di mollo nel cast e nella regia. Troppo televisiva. Come si diceva un tempo.

 

i tre moschettieri di paul w. anderson

 Rai Movie alle 21, 20 offre un non bellissimo, troppo moderno, “I tre moschettieri”, diretto da un regista poco adatto al cappa e spada, Paul Anderson con Milla Jovovich come Milady, Orlando Bloom come Duca di Buckingham, Logan Lerman, Matthew Macfadyen, Ray Stevenson, Luke Evans come moschettieri, Christoph Waltz come Richelieu, Mads Mikkelsen come Rochefort.

 

La5 alle 21, 20 propone “50 sfumature di grigio” diretto da Sam Taylor-Johnson con Jamie Dornan, Dakota Johnson, Rita Ora, Luke Grimes, Marcia Gay Harden, Jennifer Ehle, primo e miglior film della saga. E niente fisting anale.

 

50 sfumature di grigio.

Ricordate? Il lungo contratto che Anastacia Steele detta Ana discute con il ricco e elegante Mr Grey e che la porterebbe a diventare la sottomessa sessuale del maschio dominatore porta via un tempo spaventoso al racconto. Cosa sarebbe questo “divaricatore anale”? Comunque, prima di firmare, meglio capire bene le cose.

 

Diciamo che non si deve per forza aver letto i tre lunghi libri di E.L James per divertirci con le avventure erotiche di Ana e Christian Grey, anche perché questo sciocco ma elegantissimo 50 sfumature di grigio in versione cinematografica diretto da quella che fu la più celebre e blasonata videoartista inglese, ebbe pure un premio alla Biennale del 1997, Sam Taylor-Wood oggi diventata Sam Taylor-Johnson,

 

50 sfumature di grigio

malgrado sacrifichi un bel po’ di sesso esplicito per rendere il film uno spettacolo da 40 milioni di dollari per tutti, specialmente per le giovinette, gioca col trash letterario in maniera piuttosto divertita, costruisce un’eroina che solo con gli occhi riesce a rendere ogni battuta diversa, ha una colonna sonora incredibile che tutti vorremmo per la nostra vita e riesce a bilanciare l’ovvietà della storia con uno stile di messa in scena che si giostra tra citazione d’arte contemporanea, moda e rimandi al sentimentalismo di Twilight.

50 sfumature di grigio.

 

Certo, siamo di fronte a una specie di Sade per americani o di Libro del sadomaso per giovani marmotte, non è Belle de jour di Luis Bunuel e nemmeno il Justine diretto da Jesus Franco con Romina Power giovanissima legata nuda per i nostri piaceri. Questo lo sa benissimo Sam Taylor-Johnson, dopo anni di videoarte che era però già molto cinematografica e scavava proprio nella costruzione dei sentimenti e nella messa in scena dei corpi maschili e femminili.

 

50 sfumature di grigio.

Ma sa pure che impaginare un fumettone d’appendice sul sesso che verrà visto da milioni di spettatori in tutto il mondo è un’operazione molto più pop e di successo che buttarsi nel sesso complesso e doloroso di Shame di Steve McQueen, altro artista inglese della sua generazione. Anche Mr Grey ha col sesso un grosso problema, visto che riesce a viverlo solo con le fruste e le manette del dominatore sadiano nella sua camera dei giochi alla Barbablù.

dal film cinquanta sfumature di grigio

E, ovviamente, si innamora della giovane studentessa verginella come Romina in Justine che gli arriva per caso nell’ufficio per un’intervistina proprio scema. “E’ gay?”. Ci casca come una pera. Anche perché Dakota Johnson, figlia di Melanie Griffith e Don Johnson, figliastra di Banderas, e nipotina della Tippi Hedren di Marnie, malgrado abbia un naso un po’ adunco e una bocca un po’ piccola, ha un corpo da paura e riesce benissimo a farci credere di essere un’amante di Thomas Hardy pronta a diventare una star del sesso.

 

Certo, le preferiamo la vecchia Corinne Cléry di Histoire d’O, ma qui siamo nel dopo Twilight, in un film che devono capire anche i cinesi, i film europei anni ’60 e ’70, anche i soft porno sono troppo sofisticati per il pubblico di oggi. E Dakota Johnson, malgrado il frangettone e l’aria da Anne Hathaway in Il diavolo veste Prada, da quando inizia a spogliarsi è già l’eroina che vogliono le fan e già una star internazionale.

 

venti minuti di sesso nel film cinquanta sfumature di grigio

Il Mr Grey ideale, bello, maschio, elegante, si deve ovviamente avvicinare al modello Robert Pattinson pensato da Brett Easton Ellis quando si offrì di scrivere la sceneggiatura del film. Con l’inglese Jamie Dornan ci avviciniamo, anche se non ha la stessa forza un po’ perversa, non è un vampiro, solo un bel ragazzo che preferisce menare a scopare. Sam Taylor Johnson, che ha già ripreso in video il corpo nudo dormiente di David Beckham, lo usa proprio come un corpo.

 

 E’ interessato, come tutte le lettrici, solo alla trasformazione di Anastacia, vergine qualunque, in star. In questo, nel costruire una Justine che si ribella al contratto e fa innamorare il mostro, il film ci prende bene. Leggo che ha vinto il ruolo recitando, nel provino, il lungo e bellissimo monologo dell’orgia descritta da Bibi Andersson in Persona di Bergman.

cinquanta sfumature di grigio al cinema per san valentino

 

Certo, qui non siamo dalle parti di Bergman e è difficile non ridere alle battute degli eroi di E.L.James, anche se la sceneggiatrice Kelly Marcel e Patrick Marber, che la regista si è portato dentro l’operazione per rivedere i dialoghi dei due, fanno di tutto per rendere meno degradante il tutto. Ma, forse, è proprio nello sprofondare nel fumettone che Sam Taylor Johnson compie l’unica mossa possibile.

 

Limitandosi, cioè, solo allo stile dei giorni d’oggi, riportandoci le pareti delle case dei super-ricchi, le opere dei suoi amici artisti, ci sono i Chapman Brothers (la Wood era fidanzata di Jake Chapman…), John Baldessari, Edward Ruschka, Gary Hume, è un lungo elenco. Vengono mostrati un po’ come le cravatte di lui, tutte grigie, ma almeno la regista sa di cosa si sta parlando. E il suo film, a differenza del romanzo, non diventa mai pornografico.

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Troppo snob e troppo sofisticato per esserlo, con questa musica incredibile di Danny Elfman dove ascoltiamo brani come “Eraned It” dei Weeknd, la fotografia dello Seamus McGarvey di Anna Karenina e Avengers. Rai4 alle 21, 20 passa “12 Soldiers” di Nicolai Fuglsig con Chris Hemsworth, Michael Shannon, Michael Peña, Jack Kesy, Trevante Rhodes, Elsa Pataky, dove sono di scene le azioni eroiche della prima squadra americana in Afghanistan dopo l’11 settembre.

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Su Cielo alle 21, 20 passa “Lawless” di John Hillcoat, ottimo regista di "The Road" e del western "The Proposal", tratto dal romanzo di Matt Bondurant, ispirato ai racconti che gli avevano fatto il nonno e gli zii, con Tom Hardy, Jessica Chastain, Gary Oldman, Shia LaBeouf, Mia Wasikowska, Guy Pearce. Siamo nel 1931 in Virginia, nella contea di Franklin.

 

E' lì che si muovono i tre rozzi ma sani fratelli Bondurant, interpretati da Shia Le Boeuf, il giovane, Tom Hardy, il superbono e Jason Clark, il più grosso. Distillatori clandestini alle prese con la polizia corrotta, con i gangster di Chicago e la violenza del posto. Guy Pearce è un azzimato e cattivissimo procuratore che taglieggia i fratelli, Gary Oldman uno strepitoso gangster di Chicago, Jessica Chastain la donna di Tom Hardy e Mia Wasikowska la ragazzina mormone che fa impazzire Shia La Boeuf.

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Gran lavoro musicale di Nick Cave, gran recupero dei film dedicati alla Moonshine War, da "Il bandito e la madama" di Hal Needham al dimenticato "The Moonshine War" di Richard Quine, troppa violenza, sceneggiatura un po' facile. Carino, ma non all'altezza dei precedenti film di Hillcoat, lanciò però definitivamente la stella del supermacho Tom Hardy, qui mena tutti, tromba poco, ma se la cava anche dopo che gli hanno tagliato la gola. Le ragazze, come al solito, meravigliose.

 

sognando beckham

Su Italia 1 un action che non conosco diretto dall’ormai vecchio e non più alla moda Renny Harlin, “The Bricklayer” con Aaron Eckhart, Nina Dobrev, Clifton Collins jr., Tim Blake Nelson, Ilfenesh Hadera. Così così. Molto carino, se ve lo ricordate, “Sognando Beckham” di Gurinder Chadha con Parminder Nagra, Keira Knightley, Jonathan Rhys-Meyers, Shaznay Lewis, dove una ragazza indiana in Inghilterra vuole giocare a calcio in barba alle tradizioni della famiglia di sikh ortodossi. Fu un grande successo, Con un piccolo budget da 6 milioni di dollari ne incassò 76.

 

Passiamo alla seconda serata con “Futura” di Lamberto Sanfelice con Niels Schneider, Daniela Vega, Matilde Gioli, Stefano Di Battista, Enrico Rava, storia di un giovane jazzista tra che campa spacciando coca con un trans.

 

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Lo trovate su Rai5 alle 22, 50. Cine 34 alle 23 passa “Ari-cassamortari” sequel di “Cassamortari”, ancora diretto da Claudio Amendola con Gianmarco Tognazzi, Antonia Liskova, Edoardo Leo, Alessandro Sperduti, Massimo Ghini. Ma non è più scritto da Francesca Neri. Meno riuscito del primo. Su Tv2000 alle 23 trovate anche “Montecristo” diretto da Kevin Reynolds con James Caviezel, Guy Pearce, Dagmara Dominczyk e Richard Harris come abate Faria.

 

 Su Rai Movie alle 23, 05 passa “Valerian e la città dei mille pianeti”, megaflop di Luc Besson che travolse i due giovani protagonisti, Dane DeHaan e Cara Delevingne, che non ebbero più un’occasione così ricca. Assieme a loro un cast pieno di sorprese, da Rihanna a Clive Owen, da Ethan Hawke a Rutger Hauer, e soprattutto un budget clamoroso di 200 milioni di dollari. Il film più costoso che la Francia abbia mai fatto.

 

valerian e la citta dei mille pianeti

Anche se poi i soldi vengono dalla Cina, dagli Emirati, dal Canada e da tanti altri paesi. Ma ne incassò solo 40. Per Besson è il film della sua vita, tratto da una graphic novel, “Valérian e Laureline”, scritta da Pierre Christin e illustrata da Jean-Claude Mézières, che non solo aveva molto amato in gioventù, ma che lo aveva molto ispirato per i suoi film di fantascienza, come il geniale e riuscitissimo Il quinto elemento, che, con 100 milioni di dollari, era il più costoso film fatto in Francia fino a quel momento.

 

valerian e la citta dei mille pianeti 1

Anche se, diciamo, Besson non è più lo stesso regista che era ai tempi del Quinto elemento, e molti film che ha scritto, prodotto, diretto da allora ne hanno cambiato in qualche modo la forza e la freschezza. Un po’ come è capitato a Terry Gilliam, che è stato però molto più sfortunato produttivamente parlando.

 

Il cinema di Besson è stato magari meno rivoluzionario da un punto di vista creativo rispetto a quello di Gilliam, ma lo è stato invece a livello produttivo, vista la sua espansione internazionale che tanti anni fa sembrava impossibile e che ha portato la Francia a una forza produttiva che noi nemmeno ci sognamo.

VALERIAN E LA CITTA DEI MILLE PIANETI

 

Valérian, insomma, è puro Besson al suo meglio e al suo peggio di come è ora. Non può avere la freschezza dei suoi primi film, anche se la cerca nei due giovani protagonisti, bravi e bellissimi, ma non so quanto forti come immagine di coppia, ricicla molte cose viste, come il misterioso pianeta di elfi longilinei che Valérian sogna e che gli entra proprio dentro dando il via alla storia.

VALERIAN E LA CITTA DEI MILLE PIANETI

Il film funziona però quando arrivano Ethan Hawke come buffo pappone e una strepitosa Rihanna come Bubble, la trasformista, sorta di aliena-Fregoli in grado di prendere le forme di chiunque e di citare i versi di Paul Verlaine. Proprio il personaggio di Bubble-Rihanna e tutto quel che ne segue ci mostra come Besson sia in grado di far funzionare perfettamente un film quando non deve legarsi troppo alla storia.

 

 E Valérian, quasi un pilot, costosissimo, di una serie di film che probabilmente Besson pensa di fare, ha il difetto di molti pilot. Deve cioè introdurci ai personaggi, alle loro storie, al loro mondo. Così il film tarda a scaldarci, mentre un fumettone come Lucy con Scarlett Johnasson, bel ritorno al successo di Besson un paio d’anni fa, funzionava immediatamente. E funzionava anche Scarlett, meno fredda e snob di Cara Delevingne.

robert redford corvo rosso non avrai il mio scalpo!

 

 Su Iris alle 23, 20 ci rifacciamo gli occhi con “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo”, più noto col titolo originale, “Jeremiah Johnson”, diretto da Sydney Pollack, sceneggiato da John Milius, con Robert Redford, Will Geer, Allyn Ann McLerie, Delle Bolton, Josh Albee. Grande western della New Hollywood. Iu un primo tempo doveva dirigerlo Sam Peckinpah con Lee Marvin o Clint Eastwood protagonisti. Poi passò a Pollack e a Redford, che lo vedeva come il suo film preferito, amato talmente tanto da comprarsi una tenuta nello Utah dove è girato il film.

 

robert redford corvo rosso non avrai il mio scalpo 2

Il barbuto cacciatore Jeremiah Johnson viveva tranquillo con la moglie indiana quando la sua morte violenta lo fa diventare un terribile cacciatore di indiani Crow. Milius non amava la regia da “shootist” di Sidney Pollack, avrebbe voluto qualcuno con più palle per la violenza descritta nella storia. Prima Milius venne fatto fuori, poi venne richiamato. Ma il film è ancora un classico. Delle Bolton, che interpreta la moglie indiana, ha girato solo questo film.

 

Su La7 Cinema alle 23, 20 abbiamo il drammone “I segreti di Osage County” diretto da John Wells con Meryl Streep, Julia Roberts, Juliette Lewis, Julianne Nicholson, Ewan McGregor, tratto dalla celebre commedie premio Pulitzer di Tracy Letts, lo stesso autore del geniale “Killer Joe”. L’unico vero maschio della storia, il padre famiglia Beverly Weston, interpretato dal grande Sam Shepard, ha visto bene di togliersi la vita dopo neanche cinque minuti di film.

 

i segreti di osage county

Ha regalato una copia delle poesie di T.S.Eliot all’indiana, Mistu Upham, che ha assunto per curare la moglie Violet, una scatenata Meryl Streep da Oscar, malata di cancro alla bocca, ha dato qualche indicazione e si è tolto di mezzo con grazia. Le tre figlie dei due accorrono e si vivranno il funerale e la simpatica cena di famiglia successiva dove vengono a galla le grandi verità mai dette. Il dramma, e ovviamente il film, è tutto al femminile.

 

i segreti di osage county 3

E vedrà protagonista Violet, forte, drogata, dilagante, insopportabile, sua sorella Mae, la notevole Margo Martindale, sposata col martire Charles, Chris Cooper, e madre del massacratissimo Little Carles, Benedict Cumberbacht, e poi le sue tre figlie, Barbara, Julia Roberts, la più simile a Violet, sposata ma separata con l’intellettuale Bill, Ewan McGregor, e madre della teenager Jean, Abigail Breslin, la svalvolata Karen, Juliette Lewis, che si presenta da Miami con un bel tomo in Ferrari, Steve, Dermot Mulroney, e la triste Ivy, Julianne Nicholson, che è rimasta a curare la mamma e sogna di scappare col cugino Little Charles.

aubrey plaza josh hartnett operation fortune

Sceneggiato per lo schermo dallo stesso Tracy Letts, che aveva presentato con incredibile successo il dramma nel 2008 nel suo teatro di Chicago, lo Steppenwolf, il film non è molto di più che una buona versione cinematografica di una commedia che permette alle sue prime attrici di mettersi in gran luce. A cominciare da Meryl Streep e da Julia Roberts.

 

Cielo alle 23, 30 passa il thriller “Operation Fortune” cdi Guy Ritchie con Jason Statham, Aubrey Plaza, Hugh Grant, Josh Hartnett, Cary Elwes. Su La7 Cinema all’1, 40 vedo che avete il polpettone mezzo western “Ritorno a Cold Mountain” di Anthony Minghella con Jude Law, Nicole Kidman, Renée Zellweger, Donald Sutherland e Jack White. Mi piacque parecchio. Adoro il genere western sentimentale.

spogliarello sophia loren ieri, oggi, domani.

 

Rete 4 alle 2, 55 passa “Nina”, ultimo film di Vincente Minnelli, dove in quel di Roma dirige Ingrid Bergman, sua figlia Liza Minnelli, la figlia di Ingrid Isabella Rossellini, oltre a Spiros Andros e alla sempre favolosa Tina Aumont. Noi vecchi critici abbiamo molto amato il film, che viene di solito ritenuto un flop senile. Su Rai2 alle 3, 05 passa un rarissimo “College” di Castellano & Pipolo con Federica Moro, Christian Vadim, Milla Sannoner, George Hilton, Nicola Farron.

 

Rete 4 alle 4, 30 passa un mai visto né sentito, girato durante la repubblica di Salò a Torino, “Si chiude all’alba”, diretto da Nino Giannini, scritto da Marcello Pagliero, Tullio Pinelli e altri, con Germana Paolieri, Mino Doro, Romolo Costa, Luisa Reda, Tina Santi. Rarissimo, da registrare. Girato negli studi della Fert tra il 1945 e il 1944. Chiudo, Rai Movie alle 5, con lo spogliarello di Sophia per Marcello in “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica con Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Tina Pica, Giovanni Ridolfi. Difficile chiudere meglio.

paola cortellesi c e ancora domani 3hunger games la ragazza di fuocoieri, oggi, domaniieri, oggi, domani 4

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