1 - DOPO IL FLOP DI “GIASS” E LE CRITICHE VELENOSE, ANTONIO RICCI SI SCATENA 2 - “MOLTI HANNO APPREZZATO LA TRASMISSIONE, MA C’È CHI VUOL FARMI IL FUNERALE. LE CRITICHE SUI SOCIAL? GIORNALI E TWITTER NON PRODUCONO ASCOLTI. E POI TWITTER È UN SUCCEDANEO DELLA MASTURBAZIONE, È UNA GIGANTESCA PIPPA DI MASSA” 3 - “GAD LERNER È UN ROSICONE MOSTRUOSO, NEI MIEI CONFRONTI COVA REVANCHISMI DA DESTABILIZZATO CRONICO. MI AVEVA ACCUSATO DI OGNI PORCATA. DA ANNI CONDUCE UNA GUERRA FRONTALE A “STRISCIA” E ALLE VELINE” 4 - “MORALISMO INCONGRUO A PARTE, DUE GIORNI FA MI HANNO RACCONTATO CHE ANCHE DA GIOVANE LERNER ERA UN ASSATANATO: A RAPALLO, LE RAGAZZE ERANO COSTRETTE A CHIUDERLO IN CABINA PER PLACARNE GLI ASSALTI CON BAVETTA” 5 - “E POI IN QUESTI ANNI HA DIMENTICATO DI SPENDERE 5 MINUTI SU TEMI COME LA CENTRALE DI CARBONE TIRRENO POWER A VADO LIGURE, RICONDUCIBILE A DE BENEDETTI” 5 - “GRAMELLINI? SEMBRAVA NORMALE, MA HA SUBÌTO UNA MUTAZIONE. HA PERSO I FRENI INIBITORI. ESONDA E SPUTACCHIA. LA TV PRODUCE EFFETTI TERRIBILI”

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Decalogo delle idiosincrasie di Antonio Ricci: "Detesto la montagna,il freddo, i motori, gli ipocriti, chi per darsi un tono ti parla di vino,la battuta che prolassa le palle, le minestrine, la calma piatta, i presepi eretti ad arte, le esclusive, l'esser considerato venerato maestro". Dalla trappola dell'adulazione, circondato da finte moschee a forma di orologio, plastici del Drive In, statuette del Papa e cartoline in cui Berlusconi è alternativamente abbigliato da Mao o Giuseppe Stalin, l'inventore di un trentennio di rivoluzioni televisive è fuggito in tempo: "Odio impagliarmi. Mi sono sempre ribellato all'idea di diventare santo di sinistra, santo subito".

Come da bambino, ad Albenga, all'epoca in cui lo zio prete gli augurava di indossare i paramenti: "Diceva di pregare ogni giorno il Santo Iddio perché mi cogliesse la vocazione" e Ricci scardinava il misticismo giocando con la vita: "Avendo una madre iconoclasta che nulla ci faceva vedere e senza la tv in casa, dovevo industriarmi. I compagni di classe mi parlavano dei programmi visti in tv e io controbattevo inventandone di nuovi".

A 64 anni, mentre l'età gli disegna un inatteso profilo da Sean Connery, l'highlander ligure che continua a bivaccare cinque giorni a settimana in un residence e aggredisce salumi confezionati a tarda notte: "Accoltello le confezioni, prendo il bottino e lo trangugio in un sol boccone senza curarmi della scadenza" aspetta ancora l'estate: "Le rovesciate sulla spiaggia, le nuotate, le partite a pallavolo, i 70 metri che ad Alassio, oltrepassato il Caffè Roma, mi dividono dal mare" e accarezza l'ennesimo entusiasmo stagionale.

Ride spesso con un nitrito, un timbro cavallino che prende la rincorsa da lontano. Si alza in piedi, recupera materiali utili alla conversazione, sventola articoli, tormenta impassibili segretarie che riesumano Betacam di inizio millennio. Ha in testa, senza sbagliare una data, un sua personale Discoteca di Stato. La sua Repubblica è Milano2. Marzo freddo,cigni immobili, primavera solo nominale.

Tra laghetti artificiali, ristoranti giapponapoletani e indicazioni per i dipendenti Mediaset appese al muro come un editto manzoniano: "Il buono pasto mensa comprende un piatto principale, un contorno, una frutta, acqua e pane", Ricci balla da monatto tra le immondizie esistenziali.

Anche se Giass, l'ultimo virus prodotto dal suo laboratorio, non ha spazzato i dubbi della critica: "A volte fingo di inalberarmi, ma sotto sotto ringrazio e in realtà, in fondo, mi crogiolo" l'unico antidoto rimasto sullo scaffale è l'ironia. "L'idea di chiamarlo così mi è venuta da Jazz, il libro di Matisse,il più bello del ‘900. Volevo spiegarlo, ma quando in conferenza stampa il 98 per cento dei giornalisti ha scambiato Matisse per uno dei Jalisse ho rinunciato".

Dopo gli ascolti bestiali della seconda puntata, Giass lascia la domenica e si sposta al martedì: "Bestiali non direi. Eravamo indiscutibilmente l'unica idea nuova tra la Bibbia, Un medico in famiglia e la religione nazionale del pallone e abbiamo giocato duro per vedere se riuscivamo a scavare la montagna con il cacciavite. Noi e Fabio Fazio, uno che in termini di share ha seguito il nostro destino e che essendo un finto prete si è dimostrato molto meno convincente dei preti veri, eravamo chiamati all'impossibile. Ma non è stata una brutta partenza.

A me e al mio "cerchio magico", Giass piace e chiunque mi conosce sa che la bonaccia mi annoia. Cerco onde pazzesche, godo nel casino, esulto nel luddismo ludico. Nel 2004, a Striscia, provai la conduzione tripartita. Alessandro Benvenuti nel ruolo di guida, Luca Laurenti nei panni già rodati del gregario naturale e Anna Maria Barbera, in arte Sconsy. Benvenuti non resse all'emozione e alla strizza. Con la lingua felpata, faticava persino a dire buonasera. Laurenti bramava per affrancarsi dall'ombra di Bonolis e si vestì da leader. Anna Maria che non aveva ben capito dove fosse si alzava e veniva da me in piena trasmissione. ‘Antonio, questa non è venuta bene,bisogna rifarla' e io serafico, pazzo di gioia, mentre intorno tecnici e registi pensavano che fossi scemo, a ghignare: ‘Cara, guarda che siamo in diretta'".

Lo spostamento di "Giass" non sembra preoccuparla.
Abbiamo fatto i kamikaze. Siamo stati coraggiosi. Nel peggiore dei casi, avrei inventato un ottimo format per Italia Uno. Come tutte le novità, ad esempio il restyling di quotidiani e siti, provoca spaesamento e un'iniziale repulsione. A Giass ti devi affezionare.

È pieno di sfumature, di scorrettezze, di citazioni e io comunque non faccio il chirurgo. Non opero a cuore aperto. Non conosco lo stress. Una cosa può venir bene, un'altra male. Sbaglio una puntata? Amen. Chi lavora con me mi vede come un nocchiero di grande esperienza perché non sa che sono totalmente incosciente. Per fortuna, non di rado, mi aiuta una botta di culo.

Non tutti i giornali hanno apprezzato "Giass". Sui blog e su Twitter le hanno fatto il funerale.
Molti hanno apprezzato, ma c'è chi mi vuol fare il funerale. Però Giass è un esperimento e io ho le spalle coperte dai milioni e milioni di spettatori che guardano Striscia la notizia e Paperissima sprint. In ogni caso, cado in piedi. Non sono turbato, sapevo che ce ne avrebbero dette di tutti i colori. Sono contento di lavorare con Luca e Paolo e ho capito perché mi piacciono e disturbano tanto quelli che hanno diviso precedenti esperienze con loro.

Stanno sul pezzo, non si risparmiano e intervengono con serie ragioni mai dettate dal divismo. Due alieni. Tornando alla domanda, giornali e Twitter non producono ascolti. Twitter poi è un succedaneo della masturbazione. Fa diventare ciechi. Internet è una gigantesca pippa di massa, un onanismo transcontinentale. E starei anche molto attento al gatto morto, alla sua "narrazione vendoliana" e alla sua virtuosistica ricerca della forma simbolica. Scusi se parlo come la Pizia.

Aldo Grasso ha parlato di comicità scarica. Avete risposto con un ritratto feroce.
Non sono andato giù durissimo, è stato un dolce avvertimento. Il paese è mafioso e la mafia ligure, ogni tanto, manda un pizzino: "Non star lì a menar il torrone, altrimenti lo meno anch'io". Sparare a un critico con la tv è come tirare a una bomba atomica a uno con la la fionda: il rischio è di renderlo fosforescente. Grasso vorrebbe esserlo e siccome sono a fine corsa l'ho accontentato. L'ho reso visibile, come una madonnina di Lourdes. E al critico si addice di più il camouflage che la forma target.

Sempre su Twitter, questa volta Gad Lerner: "Il fiasco di Giass segna una felice evoluzione nel gusto degli italiani. Prima o poi doveva accadere. Benvenuto Ricci tra noi perdenti".
Ma che evoluzione: partite e Bibbia! La verità è che Gad è un rosicone mostruoso, nei miei confronti cova revanchismi da destabilizzato cronico. Con lui avevo una causa. Mi aveva accusato di ogni porcata. Mi aveva dipinto come para organizzatore del Bunga bunga. Con afflato didattico e con la consapevolezza di condurre un'indagine di un certo interesse, l'ho querelato anch'io. Mi son detto: "Proviamo a testare se quel che si dice è vero".

E cosa si diceva?
Che Gad avesse i giudici come compagni di merende. Ci vediamo al Tribunale di Casale Monferrato e il giudice, una donna, prova a conciliare: "Siete due persone intelligenti, mettetevi d'accordo". Lui si mostra contrario: "No, deve pagare anche Ricci". Allora intervengo: "Lo vede che non è intelligente, è solo furbo, sono io l'offeso da questo po' po' d'uomo. Mi scusi signor giudice, ma devo sapere qual è il limite. Se voi mi date licenza di libero insulto, faccio festa liberandomi delle penose alchimie da farmacista che elaboro prima di ogni puntata di Striscia per non superare i confini del lecito". Il giudice ascolta e mi fa: "Quanto vorrebbe di risarcimento danni?".

Lei esagera con la richiesta?
Neanche un po': "Non voglio soldi per me, le offese di Gad fanno parte del mio cursus honorum. Mi affido al buon cuore del signor Lerner e vorrei che la cifra fosse comunque destinata a don Ciotti". C'è un consulto telefonico con il suo avvocato, Caterina Malavenda. Lei gli consiglia di accettare subito e tre giorni dopo arriva la proposta di conciliazione. Gad vuol dare mille euro. Dopo qualche mesto siparietto si chiude a cinquemila. Chiamo don Ciotti e lo avverto: "Gigi, sappi che Gad ti deve dare 5.000 euro per una querela. Avvisami quando càpita". Passano due giorni e vedo don Ciotti seduto nella trasmissione di Lerner. Mi telefona: "I soldi me li ha dati, ma sai cosa mi ha detto? Ho vinto una causa e questo assegno è per te". Il personaggio è questo. Gliene racconto un'altra.

Dica.
Da anni il vanesio Lerner conduce una guerra frontale a Striscia la Notizia e alle Veline. Moralismo incongruo a parte, due giorni fa mi hanno raccontato che anche da giovane Lerner era un assatanato: a Rapallo, le ragazze erano costrette a chiuderlo in cabina per placarne gli assalti con bavetta. Inconcepibilmente, però, il grande giornalista in questi anni ha dimenticato di spendere 5 minuti o due righe su altri temi di importanza nazionale. E la cosa spiega moltissimo di lui.

Quali temi?
La centrale di carbone Tirreno Power a Vado Ligure, ad esempio . Ha qualche serio guaio giudiziario e curiosamente è riconducibile a quel signore.

Carlo De Benedetti?
Penso ancora che sia meglio essere brechtianamente teppisti che direttori di banca e, dopo aver ascoltato per anni Lerner discettare di velinerie come male assoluto, ho iniziato ad alzare il tiro. Ogni tanto mi stanco e in luogo del sicario, me la prendo con il mandante. Proposi a De Benedetti di eliminare le Veline se il Gruppo Espresso avesse rinunciato alle sue due Veline, cioè Velvet e D la Repubblica delle donne, le note filiere della carne e della doppia morale su cui campa da sempre.

L'ingegnere non le diede retta.
E io, come promesso, tenni le Veline e cambiai loro il nome in Carline. C'era un siparietto dove le sventurate pregavano davanti a un'enorme statua di San Carlone: "Non cedere, tieni in vita Velvet e D, così rimaniamo qui anche noi". L'intercessione divina avveniva attraverso Silvia Cornacchia in arte Monti, sua moglie. Anche in quel caso avremmo potuto essere pesantissimi, ma fummo lievi.

Non lo foste con Berlusconi. La chiamò sabotatore.
Berlusconi ha due grosse colpe che risolverebbe solo emigrando all'estero. Ha creato i berlusconiani e gli antiberlusconiani. Due opposti bigottismi che si elidono e che solo reciprocamente trovano la loro ragion d'essere.

Lei ha trascorso gli ultimi decenni a litigare con chiunque.
Bè, io provoco, per fortuna qualcuno ci casca. Chi va in tv diventa particolarmente suscettibile e vulnerabile. L'occhio della telecamera ti cambia per sempre. Ora ho in mente una piccola serie di eccellenze da mettere in Giass: "Tortelloni: gente molto ripiena di sé".

Qualche nome?
Massimo Gramellini. Sembrava normale, ma ha subìto una mutazione. Ha perso i freni inibitori. Esonda e sputacchia. La tv produce effetti terribili. Ha ucciso le migliori menti della mia generazione perché non c'è niente da fare, la tv ammazza. Ti mette in una condizione disumana e chi la fa in prima persona, non ragiona più. È come quando si accende una luce e le falene vanno a picchiare la testa finché non si bruciano. Questo è la televisione. Una luce accesa che attira e inganna, come nel mito di Narciso. In tv, a iniziare dalle risse tutto è falso, tutto alterato, peggio che nelle riunioni in streaming di Repubblica. Quando arrivi in uno studio c'è già chi ti tampona, ti spazzola, ti dà da bere, ti blandisce sussurrandoti "bravissimo". Rimanere in equilibrio è complicato e chi è stato normale fino al giorno prima, chi non è stato mai cagato dal portinaio in vita sua, dopo i primi applausi va in overdose .Arriva dalla moglie a casa,si sente dire: "Hai schiacciato il dentifricio in mezzo, stai più attento" e 24 ore dopo chiede il divorzio.

Lei è ancora sposato.
Mi son salvato perché non sono andato in video. Lì conta più la cravatta che ti metti di ciò che dici. La tv ti costringe a travestirti da caratterista, a dare sulla voce agli altri, a ordire guerriglie quotidiane. Come le ho detto, quando torni al focolare, deponi il costume e scopri che non sei Superman, ma solo un figurante abusivamente piantato dentro l'involucro del Gabibbo.

Con Beppe Grillo vi frequentate ancora?
Lo incontro spesso. Passammo insieme momenti memorabili. Eravamo entrambi ospiti nella villa di Baudo, a Morlupo e quando Pippo usciva per andare a lavorare, curiosavamo senza pudore tra cassetti, armadi e reliquie improbabili. Baudo era appena stato lasciato da una fidanzata rimproverata con eccessiva asprezza per aver mostrato il seno recitando con Carmelo Bene. Il cazziatone gli si era ritorto contro e Pippo provava un dolore inconsolabile. Si aggirava in mutande, baciava gli oggetti che le erano appartenuti, si sedeva al pianoforte e intonava canzoni senza parrucchino. In testa c'erano quattro clips che sembravano pastiglie di Formitrol succhiate. Lo dissi a Grillo che iniziò a ridere sguaiatamente e vigliaccamente, di fronte alla reazione di sua pippità, diede la colpa a me.

Con Baudo le schermaglie non finiscono mai.
Mi ha fatto smontare l'archivio di Drive in. Tre mesi fa lo sento arringare la stampa: "Ricci ha compiuto un gesto da figlio di puttana, una cosa disgustosa". Si era convinto che lo avessi messo in uno sketch come uno spermatozoo che corre a fecondare l'ovulo di Katia. Stante il mio gusto, non era possibile. Però ho cercato, perché anche a me capita di fissarmi su cose mai avvenute. Dopo settimane di apnea ho sventolato bandiera bianca, l'ho chiamato e gliel'ho detto: "Mandami pure a cagare per altri motivi, ma quella cosa, Pippo, non c'è e non c'è mai stata". Ha bofonchiato un "Sei sicuro?" e mi ha detto "vediamoci". La storia della mia cattiveria è una leggenda. I cattivi sono altri.

Nomi Ricci, nomi.
Lo so, lei vuole che le dica Fazio,il quale, lombrosianamente, con quei dentini, è davvero malvagio. Ma adesso siamo in buona. Poveraccio, è bastato che scendessero gli ascolti del suo festival per una partita e tutti l'hanno ingiustamente dato per morto. Comunque la platessa Fazio ama la melassa indistinta, ma è proprio la melassa a impedire di vedere le cose per quelle che sono.

E come sono?
C'è più violenza nel politicamente corretto che in una sola delle tante trasmissioni che ho immaginato.

Fare cultura in televisione equivale a un atto di sodomia. Ad arare con un phon un campo di grano. L'ha detto lei.
E lo penso ancora. Ma la sfida è seminare dubbi, spiazzare, provarci. Per anni, senza che nessuno lo notasse, ho prodotto comicità senza far dire mai una parolaccia. Non sono un benpensante, ma l'ho sempre ritenuta una scorciatoia. In Giass ci sono perché ho usato i comici come "voci dal territorio", senza alterare la loro verità.

In Giass ve la prendete anche con Laura Boldrini.
La Madonna laica. Per me è un'ossessione, mi appare in sogno ogni notte. Mi sto trasformando in Paolo Brosio.

Boldrini presiede la Camera. Il Gabibbo prese 15 voti in una lontana votazione per il Quirinale. È trascorso un quarto di secolo. Si sente vecchio?
A mia insaputa, sono passato senza traumi da enfant prodige a "vecchio malvissuto". Il problema, però, me l'ero posto: "Quante estati avrò ancora davanti? Tre, quattro? Poi ho fatto un programma, Velone, che mi ha donato una forza incredibile. Ho visto 93enni ballare in discoteca, vedove finalmente liberate dall'uomo fare volontariato, donne allegre scambiare dentiere e stanze d'albergo con improntitudine. Allora, mi son detto, non ho più una sola estate. Non si chiude la saracinesca all'improvviso, te la giochi davvero fino all'ultimo. E sono stato felice. E ho riso. Anche io che per mestiere, faccio ridere.

 

luca e paolo con antonio ricci giass giass antonio ricci con luca e paolo ANTONIO RICCI E BEPPE GRILLOANTONIO RICCI Antonio RicciPAOLO KESSISOGLU VERSIONE BOLDRINI A GIASS LUCA E PAOLO MARIA DE FILIPPI GIASS aldo-grassoGad LernerGad Lerner e la moglie Uberta Il fotoromanzo di Striscia contro De Benedetti e Lerner 5de benedetti e gad lerner villa delingegnere Il fotoromanzo di Striscia contro De Benedetti e Lerner 6Il fotoromanzo di Striscia contro De Benedetti e Lerner 7Il fotoromanzo di Striscia contro De Benedetti e Lerner 3Il fotoromanzo di Striscia contro De Benedetti e Lerner 1GRILLO E RICCI BEPPE GRILLO SANDRO PERTINI ANTONIO RICCI PAOLO KESSISOGLU VERSIONE BOLDRINI A GIASS luca bizzarri paolo kessisoglu boldrini giass LUCA E PAOLO PREPARANO LA SECONDA PUNTATA DI GIASS CON CICCIOLINA luca e paolo come servillo e sorrentino giass LUCA E PAOLO GIASS ANDY LUOTTO

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