SE TINTO MI DA’ TANTO – FRANCESCO MERLO RISPONDE A MARCO GIUSTI SUL RICORDO DI TINTO BRASS: “GIUSTI È UN CRITICO TROPPO ACCORTO PER NON CAPIRE CHE LA FORMULA LIBERATORIA E SESSANTOTTINA DEL ‘SESSO CONTRO IL POTERE’ NON CERTIFICA LA QUALITÀ ED È APPLICABILE ANCHE A TUTTA LA PORNOGRAFIA, AL RUTTO IN MUTANDE, AL VENTICELLO DI ER MONNEZZA, ALLE MACCHIETTE SCURRILI DI ALVARO VITALI E AL FONDOSCHIENA BENE ILLUMINATO DALLA PELOSETTA MACCHINA DA PRESA DI TINTO BRASS, CHE CON IL SUO SIGARO IN BOCCA SI CREDEVA L'AL CAPONE DELL'EROTISMO. TUTTI E SEMPRE ‘CONTRO IL POTERE’…”
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\'CARO MERLO, TI PREGO, LASCIA STARE TINTO BRASS\' - MARCO GIUSTI INFIOCINA FRANCESCO MERLO
Lettera di un lettore a “Repubblica”
Caro Merlo, leggo su Dagospia che Marco Giusti in risposta alle sue osservazioni sulla mediocre volgarità del film "La chiave" sostiene che Tinto Brass non era volgare né mediocre perché «usava il sesso per attaccare il potere».
Mario Ancellini
Risposta di Francesco Merlo
Marco Giusti è un critico troppo accorto per non capire che la formula liberatoria e sessantottina del «sesso contro il potere» non certifica la qualità ed è applicabile anche a tutta la pornografia, al rutto in mutande, al Venticello di er Monnezza, alle macchiette scurrili di Alvaro Vitali e al fondoschiena bene illuminato dalla pelosetta macchina da presa di Tinto Brass, che con il suo sigaro in bocca si credeva l'Al Capone dell'erotismo.
Tutti e sempre «contro il potere».


