claudia gerini

GERINI NO LIMITS: ''SUL SET FEDERICO S'INVENTA UNA SCENA DI SESSO IN CUI SONO 'SOPRA'. LUI SALE A CAVALCIONI, IO DO UNA GINOCCHIATA 'PROIBITA' AL MIO PARTNER E…'' - ''CON BONCOMPAGNI QUANDO IO AVEVO 18 ANNI E LUI 58. NON C'ERA NIENTE DI TORBIDO O PERVERSO, GIANNI ERA UN MONELLO CRESCIUTO, UN BAMBINONE CHE RIDEVA DI SÉ E DI TUTTI'' - ''IL METOO? BASTA IPOCRISIA. UNA DONNA HA IL DIRITTO DI USARE IL PROPRIO CORPO PER FARE CARRIERA. SOLO CHE DECENNI DOPO NON TI PUOI ERGERE A PALADINA DELLA CROCIATA ANTIMASCHILISTA, FAI PERDERE CREDIBILITÀ A CHI LA VIOLENZA LA SUBISCE DAVVERO''

 

 

Antonello Piroso per “la Verità”

 

Arrivato nell' albergo ai Parioli in cui ho appuntamento con Claudia Gerini, il portiere mi chiede: «È qui per Fabrizio Corona?».

claudia gerini con il premio virna lisi

«No, non sono della questura», risponde il Franti che è in me.

Poi mi accomodo al bar, e quando l' attrice mi raggiunge, l' avverto.

E lei: «Che m' importa? Sono cintura nera di taekwondo», e scoppia a ridere.

 

Mi chiedo se la tua ironia e autoironia siano anche merito della giovanile frequentazione di Gianni Boncompagni, che per una battuta non guardava in faccia nessuno. Anche se quando nel 1991 ci siamo conosciuti, tramite il regista, lavorando insieme a Primadonna (fallimentare programma preserale su Italia 1, condotto da Eva Robin' s di cui ero la «spalla») non riuscivo a capire se ti sentivi chissà chi perché eri la ragazza del boss.

 

claudia gerini (3)

«Sei veramente pessimo. Avevo accettato di condurre un gioco al telefono con i telespettatori, ma non sbavavo per andare in video. Ero attratta dal cinema, avevo già mosso i primi passi, per esempio nel 1987 come figlia di Lino Banfi e Laura Antonelli in Roba da ricchi di Sergio Corbucci. Ma è vero: con Gianni siamo stati benissimo, era un uomo intelligente, dote in genere abbinata all' ironia. Chi è ottuso, difficilmente sa ridere del mondo. E di sé».

claudia gerini

 

Martedì hai compiuto 47 anni. Stai invecchiando.

«Non sto invecchiando. Sto crescendo. Io vedo tutto sempre in un' ottica positiva. I messaggi negativi si depositano nel nostro subconscio e diventano controproducenti. Tra film e fiction, ho preso parte a quasi 70 produzioni, ho due figlie meravigliose di 14 e 9 anni, ma il meglio deve ancora arrivare, nella vita come nel lavoro. Non tollero chi si autocommisera, quelli che "tu non ti rendi conto" (invece sì, mi rendo conto, ma non sto qui a piangermi addosso), chi drammatizza la fatica e i sacrifici che ogni lavoro comporta, quelli che sono rassegnati e se ne escono con frasi tipo: "Ormai quello che dovevo fare, l' ho fatto"».

 

Boncompagni quando l' hai conosciuto?

claudia gerini nancy brilli

«Vincendo il concorso "Miss Teenager 1985". In giuria, al lido di Comacchio, c' erano Maurizio Costanzo e appunto Gianni. L' anno dopo tornai perché c' era il passaggio del testimone, la fascia, con la nuova reginetta. Te la faccio breve: nel frattempo avevo girato degli spot, tipo quello dei Baci Perugina, e ogni volta, in un modo o nell' altro, la mia strada incrociava quella di "Bonco". Alla fine abbiamo capito che dovevamo smetterla di vederci così (ride, ndr), e quindi abbiamo cominciato a frequentarci, lui 58 anni, io 18».

claudia gerini

 

Oggi si griderebbe allo scandalo.

«Ma non c' era nulla di torbido o perverso. La verità vera è che Gianni era un monello cresciuto, un bambinone meraviglioso. Non ero io che dovevo innalzarmi al suo livello, ma era lui che con me recuperava una dimensione ludica, una componente anche del mio carattere. In ogni caso, dopo la chiusura di Primadonna io feci questi mesi nel cast di Non è la Rai, ma poi mi concentrai su ciò che volevo davvero».

 

claudia gerini verdone

Il grande schermo, non il piccolo. In pochi anni, nel 1995, infatti, la consacrazione: la Jessica di Viaggi di nozze di e con Carlo Verdone.

«Con cui peraltro non ho vinto nulla. E neppure dopo. Il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Ammore e malavita dei Manetti Bros è arrivato quest' anno».

 

Ti rode?

CLAUDIA GERINI GIANNI BONCOMPAGNI

«No. Guardo sempre avanti, per me il lavoro e la vita sono una sfida continua, per misurare le proprie capacità (o i propri limiti), con lo scopo di continuare a migliorarsi, a evolversi. L' importante è il grado di consapevolezza che raggiungi. I premi fanno piacere, certo, ma se non arrivano non ne faccio certo una malattia. E comunque il ruolo di Jessica mi ha dato la possibilità di cimentarmi con il lavoro di approfondimento del personaggio. Perché io non faccio mai delle parodie sopra le righe, Jessica non era la caricatura di una coatta. No: io ero diventata Jessica, Claudia era scomparsa».

 

È l' eterna dicotomia: l' attore che rimane sé stesso in qualunque ruolo, oppure quello che si annulla calandosi nel personaggio, facendo dimenticare la persona.

TULPA CLAUDIA GERINI

«Torniamo al tema della sfida. Lavorare con registi diversi, sperimentando registri diversi, è lo stimolo che mi fa amare questo mestiere, perché mi consente di vivere tante vite che non sono la mia».

 

Ah, perché tu non sei quella femmina determinata che talvolta hai impersonato? Penso a un film come Tulpa, o anche alla copertina di Playboy di quello stesso periodo in cui sentenziavi: «Mi piace il sesso».

AUDITORIUM DEL GONFALONE - CLAUDIA GERINI

«Ovviamente era la sintesi di un ragionamento, anche perché sfido chiunque a fare un' affermazione contraria. Ci pensi? Gerini: "Il sesso non mi piace, anzi mi fa pure un po' schifo". Quella sì sarebbe una notizia, ti pare? Quanto a Tulpa, l' atmosfera era sì a luci rosse, con questa donna che frequentava club privè, ma in realtà il film era un giallo, non un porno-soft».

 

Forse la curiosità era pruriginosa perché tu eri l' interprete e Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino e all' epoca tuo compagno di vita (nonché padre della tua seconda figlia), era il regista. Una cosa tipo: «Chissà se quei due, anche nella vita, coltivano pulsioni del genere...».

 

CLAUDIA GERINI

«Un film, per quanto infarcito di sequenze che una volta si sarebbero dette "scabrose", rimane un film. Hai presente com' è girare su un set?»

 

Non ho il piacere.

«Ma quale piacere? A un certo punto Federico s' inventa una scena in cui io sono "sopra", rendendo la situazione dal mio punto di vista, in soggettiva, per cogliere i primi piani del mio partner. Così è salito a cavalcioni pure lui, alle mie spalle, con la macchina da presa in mano (perché Federico è anche un ottimo operatore di ripresa), dando disposizioni: "Mettiti di lì, sposta la mano, piegati in avanti". Ti pare una situazione erotizzante?

claudia gerini dance dance dance

A un certo punto l' altro attore ha fatto un salto, perché involontariamente gli avevo dato una ginocchiata diciamo proibita. Siamo morti dal ridere. Anche perché poi arriva il momento in cui chiedi: "Ne abbiamo ancora per molto? Perché devo andare a prendere le bambine a scuola"».

 

È impressionante il numero di registi che ti hanno scelto: non solo Verdone e i Manetti Bros, ma anche Pozzessere, Pieraccioni, Rubini, Castellitto, Tornatore, Garrone, Soldini, Brizzi, Genovese, Muccino. E Mel Gibson, per La Passione di Cristo, in cui eri la moglie di Ponzio Pilato. La domanda s' impone: credi in Dio, hai battezzato le tue figlie?

claudia gerini gianni boncompagni

 

«Non credo all' immagine iconografica di un Signore con la barba assiso sulle nuvole, nell' alto dei cieli, ma sono credente in una realtà metafisica ultraterrena, certo. E sì, ho battezzato le mie figlie. Le ho pure vaccinate».

 

Sai che sul punto ci sono posizioni controverse. Tra i fan del governo del cambiamento ci sono molti novax, e avevo inteso che il nuovo assetto politico non ti dispiacesse.

 

LA POLE DANCE DI CLAUDIA GERINI SU RAIUNO

«Non ho votato i partiti della maggioranza, ma ero pronta a giudicarli senza pregiudizi. Mi era piaciuto l' intervento di Luigi Di Maio in Confindustria, come trovavo condivisibile l' iniziativa di Matteo Salvini che voleva censire i rom, anche perché viviamo in uno Stato in cui i cittadini sono "tracciati" fin dalla nascita, visto che anche a un neonato viene assegnato il codice fiscale. Ma, una volta scattati dai blocchi di partenza, nell' azione quotidiana - tra gaffes e promesse disattese - si sono avvitati su sé stessi. Non solo: se su Instagram faccio una battuta su Salvini, si scatenano i troll. Insomma: pensavamo di aver toccato il fondo con i giri di valzer di Silvio Berlusconi, e invece...».

 

LA POLE DANCE DI CLAUDIA GERINI SU RAIUNO

Anche sul Me too ti sei distinta. Hai sostenuto: «Se qualcuno intende fare carriera concedendosi, deve poterlo fare»

«Chiariamo. Il Me too ha un pregio: oggi un maschio predatore ha molti più problemi ad assecondare e soddisfare le sue smanie, deve stare molto più attento. Il tema è sempre quello atavico dell' uomo di potere, in ogni settore, che chiede, o pretende, o estorce una prestazione sessuale in cambio del favore che ti può fare. Però usciamo dall' ipocrisia dei sepolcri imbiancati».

 

Usciamone.

Claudia Gerini Federico Zampaglione

«Una donna ha tutto il diritto di scegliere di usare il proprio corpo per fare carriera. È una questione che rimanda all' autonomia e alla coscienza dei singoli. Con il mio corpo io sono libera di fare quello che voglio, non quello che decidono gli altri. Non è stata la mia strada, però non mi scandalizza chi invece l' ha imboccata.

 

Ma c' è un ma. Se accetti quel tipo di gioco, sottostando a quel tipo di regole, in seguito - magari a distanza di anni - non è che ti puoi ergere a paladina della crociata antimaschilista. Perché rischi di non risultare credibile, e al tempo stesso di danneggiare la battaglia di tante donne che la violenza l' hanno davvero subita, e senza contropartite. Senza contare l' eccesso di giustizialismo e di gogne mediatiche, per cui i processi si fanno in tv nei talk show».

castellitto gerini

 

Che 2019 ti aspetta?

«Ho quattro lavori in uscita: la seconda serie di Suburra su Netflix. Il film Dolceroma del regista Fabio Resinaro, con cui volevo lavorare dopo aver visto il suo precedente Mine. Il film A mano armata, sulla vita sotto scorta della giornalista di Repubblica Federica Angeli. E poi Non sono un assassino, un legal thriller di Andrea Zaccariello in cui sono un pm con una voce così arrocchita che per acquisirla ho lavorato settimane con una foniatra, una specialista di corde vocali. Esperienza interessante, anche per via del regista».

 

 

Un visionario?

gerini ll52 c

«Meglio: un testimone di Geova. Uno magari crede esistano solo nelle barzellette su quelli che ti vengono a citofonare la domenica. E invece no. È proprio vero: le vie del Signore sono infinite. O finite, come avrebbe riso Gianni».

GERINIgeriniCLAUDIA GERINIasia argento e claudia gerini al gay villageclaudia gerini manuela moreno mariagrazia cucinotta e caramella

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