fulvio abbate 2020gfvip grande fratello

“IL GFVIP È UN MASTER ESISTENZIALE” – FULVIO ABBATE: “È UN “GIOCO” DAVVERO ISTRUTTIVO, MERAVIGLIOSO, CRUDELE, CRUDELISSIMO, TUTTAVIA UMANAMENTE IMPERDIBILE. SONO ENTRATO NELLA CASA CON TIMORI E PROPOSITI. UNO: IL TERRORE DI USCIRNE NUOVAMENTE “COMUNISTA”. DUE: L’INTENTO DI ABBASSARE IL LIVELLO CULTURALE DELL’INTERO FORMAT” – “NELLA CASA TROVI DUE DISTINTE CATEGORIE DI RESIDENTI: LE ANIME SEMPLICI CONVINTE DI AVER TOCCATO IL CIELO CON UN DITO GRAZIE ALL’INVITO E SUBITO ACCANTO, I “REVENANT”, I RIPESCATI CHE…”

 

 

Fulvio Abbate per www.huffingtonpost.it

 

FULVIO ABBATE

Il “Grande Fratello” (nel nostro caso addirittura Vip) è un “gioco” davvero istruttivo, meraviglioso, crudele, crudelissimo, tuttavia umanamente imperdibile, un’autentica “scuola di vita” per la resistenza all’ovvio e al banale quotidiani, alla tracotanza o all’insipiente insignificanza altrui e propria, così diremmo ricorrendo a un’immagine degna di Conrad o Melville, i “capitani coraggiosi” alle prese innanzitutto con la coscienza, appunto, dei propri limiti emotivi.

 

Un gioco dove infatti incontri anche chi ha vocazione da caporalmaggiore. Personalmente, sono entrato nella “Casa” con timori e propositi. Uno: il terrore di uscirne nuovamente “comunista”. Due: l’intento di abbassare il livello culturale dell’intero format. Compito doveroso se giungi lì come scrittore, meglio, “intellettuale”. Compiti sovrumani, impossibili da mettere a punto. Mai però disperare. 

fulvio abbate al grande fratello vip 1

 

Il Gfvip, si sappia, è infatti soprattutto un master esistenziale. Dai costi e ricavi umani immensi. Dove, se sei attento, apprendi innanzitutto come praticare l’arte dell’attenzione, del silenzio doveroso e non ottuso che implica lo studio dell’altro, ma anche della non compromissione, perfino del “Boh?” liberatorio, almeno se vuoi sopravvivere, se hai una “strategia”, se desideri resistere anche davanti alle evidenze più desolanti, osservando con placidità Zen pochezza e piccinerie altrui, magari con l’obiettivo di arrivare in finale, e, metti, vincere.

 

Una volta dentro non potrai davvero contare sulla vera vicinanza di nessuno, ognuno per sé. Spiego meglio: l’altro, chi fino a un istante prima sembrava essere tuo “amico”, alla resa dei conti delle “nomination”, come già accaduto a Cristo con Paolo, tradirà, spenderà il tuo nome, e poco importa che fino a pochi istanti prima abbia manifestato sentimenti di complicità.

PATRIZIA DE BLANCK FULVIO ABBATE

 

È accaduto a me con la contessa Patrizia De Blanck, giacimento umano romano vivente di racconti inenarrabili, dove sfolgora anche la luce della “Dolce vita”, un pezzo unico, Patrizia; un istante dopo essere “uscito dalla casa”, l’amata sembrava avermi già dimenticato, rimosso, e dire che avremmo dovuto, che so, fuggire insieme, metti, nel Principato di Monaco, un futuro comune, un levriero afgano a tenerci compagnia, lussi e sospiri.

 

Un pomeriggio, intanto che dal nostro divano osservavamo le pietose pratiche altrui, certo che i coinquilini ritenessero inarrivabile la citazione, le ho confessato che insieme sembravamo Osvaldo Valenti e Luisa Ferida.

 

Ironia, l’immensa sconosciuta della Casa!

 

fulvio abbate adua del vesco

In verità, Oscar Wilde offre la linea da tenere quando hai quasi certezza di un dialogo impossibile, come accade spesso al Gfvip: “Non discutere mai con un idiota, ti porta al suo livello e ti batte con l’esperienza”. La tragedia della coabitazione, il dramma condominiale lì sono l’essenza. Un solo cesso senza chiave, così per 20 presenze. 

 

fulvio abbate al grande fratello vip 2 copia

Nella Casa trovi due distinte categorie di residenti: le anime semplici convinte di aver toccato il cielo con un dito grazie all’invito, all’esser lì, gli stessi che si aspettano ogni genere di soddisfazione professionale e mediatica. Beati loro per il candore. Subito accanto, i “revenant”, i ripescati, da immaginare come le dive del muto all’indomani dell’invenzione del sonoro, volti riesumati dal catasto televisivo, a loro volta pronti a investire fino allo spasimo nella presenza sotto il continuum delle telecamere.

 

alfonso signorini e gabriel garko

La percezione che si ha d’ogni singola presenza dall’interno non è tuttavia la medesima che si riceve osservando tutto da casa, dall’esterno. I balletti di un’ospite, percepiti dai residenti in modo risibile, al contrario presso il pubblico lontano, composto dalle anime più semplici, appaiono “stupendi”, accompagnati da un coro di “Oh, quant’è simpatica, ma quant’è caruccia!”

 

L’ho già detto che per resistere occorre rinunciare alla sincerità? L’ho già detto che non è auspicabile esporsi con gli altri, salvo poi strepiti e accuse di “falsità” pronunciate da altrettanti falsoni/falsone in servizio permanente effettivo? L’ho detto che i partecipanti al nostro Gioco mostrano un ritardo culturale di decenni rispetto alle sue conquiste civili e lessicali?

FULVIO ABBATE

 

L’occasione del coming out di un divo del nuovo fotoromanzo seriale televisivo avrebbe potuto, pensai candidamente, suscitare una discussione sui diritti LGBTQ, invece non una parola, anzi, a chi poneva la questione è stato detto che parlarne avrebbe significato fare “portineria”, gossip. Accusare, nero su bianco, qualcuno di essere assente allo “stile”, così da parte di coloro che, in tema di eleganza, sono rimasti al muretto rionale, alle chiacchiere davanti al Punto Snai, ai simposi dal carburatorista.

 

fulvio abbate e enock barwuah

L’altro dato che ogni intellettuale “radical chic” rileva nella Casa mostra la pervicace pochezza subculturale che anima i presenti: un perimetro di citazioni che scivola da “Striscia” a “Paperissima”, dall’ultimo Sanremo agli spot del cornetto, “Dov’è Bugo?”, “La Luna nera!”.

 

All’occorrenza, c’è anche la difesa dell’iconica Anna Tatangelo. Al momento della corale, nessun dubbio: “L’italiano” di Toto Cutugno o, dài, Lucio Battisti. Li osservi e a te ritorna invece in mente addirittura Karl Marx, l’XIª “Tesi su Feuerbach”: “I filosofi hanno interpretato il mondo ognuno a suo modo, ora però si tratta di cambiarlo”.

 

Continui a osservarli concludendo che nessuno di loro probabilmente è mai stato sfiorato dall’idea che lo stato delle cose presenti debba/possa essere messo in discussione, anzi, aderiscono a tutte le merci della società dello spettacolo in modo naturale, con identficazione totale.

 

fulvio abbate al grande fratello vip

Al momento di uscire, rivolto ai sopravvissuti al televoto, mi è accaduto di pronunciare il nome di Trotskij, rivoluzionario russo assassinato, per ordine di Stalin, da uno zio di Christian De Sica; temo abbiano pensato si trattasse di un rapper, l’antagonista di Achille Lauro.

 

gabriel garko e adua del vesco 4

Tra molto altro, nella Casa accade di imbattersi in creature insostenibili, fastidiosi perfino nella prossemica, sorta di scimmie urlatrici pronte ad assegnarsi i galloni di caporalmaggiore, la Juventus come orizzonte interiore massimo, così da mettersi a capo del “timballo umano” (il gruppo che si raccoglie complice intorno alla “Cleopatra” della situazione) certo di praticare un ruolo egemone nelle dinamiche della Casa, pronto a reggere i flabelli alla Prescelta. Peccato che per essere una “Cleopatra” occorra possedere una propria “aura”; inutile però in questi casi citare con pertinenza il filosofo Walter Benjamin; cominciando dal caporalmaggiore urlatore, nessuno capirebbe.

alfonso signorini e gabriel garko

 

Personalmente, nonostante i venti contrari, l’intellettuale ha lasciato una scia di sé nella Casa: è fuori da una settimana eppure parlano ancora di lui, ne ripetono il lessico, probabilmente senza averlo mai davvero penetrato, scambiando la sincerità per “falsità”, ritenendolo frutto della supponenza culturale, parola – la Cultura - da essi pronunciata un po’ con sospetto.

 

fulvio abbate al grande fratello vip copia

Che gioia, una volta fuori dalla Casa, a Milano, nei pressi di San Babila, aver incontrato, insieme ai suoi genitori, una bambina di 10 anni, Martina: “Ma tu sei Fulvio, lo scrittore!”. A dispetto di tutto, delle incomprensioni, del senso di impotenza e soffocamento, dei phon e delle spazzole lì sempre al lavoro, delle battute insignificanti, delle sedute mattutine di fitness, alla fine qualcosa ho lasciato, la sensazione che anche dentro la Casa, si possa ricorrere alla naturalezza, al lusso del paradosso e del racconto liberatorio, fuori d’ogni remora bigotta, che non ci debba mai vergognare del proprio tesoretto di idee e di informazioni, o d’aver provato, fra molto altro, a raccontare la storia di Harvey Ball, l’inventore dello “Smile”, la faccina gialla che restituisce graficamente il sorriso; sulla sua tomba, ho spiegato loro, non c’è una croce o una stella di Davide, semmai proprio la “sua” icona, tra le più significative del secolo trascorso.

FULVIO ABBATE

 

Un po’ meno semplice dire di “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, o della frase straziante che pronuncia il ragazzino Ettore in “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini: “Riportàteme a Guidonia!” L’ho ripetuta spesso, come sogno di fuga. 

 

fulvio abbate al grande fratello vip 2

Infine, appena fuori, altrettanto incantevole ricevere su WhatsApp un messaggio di Rosanna Fratello. Dalla cosiddetta “prigione del popolo” Aldo Moro scriveva anche a lei, proprio a Rosanna; molti anni dopo, lei ha pensato di scrivere a Fulvio Abbate. Anche la Casa del Gfvip, fatti i doverosi distinguo, a suo modo è una cella. Non a caso, durante la permanenza ho indossato con orgoglio le t-shirt di “Made in Jail”, brand che si deve a una cooperativa di ex detenuti di Rebibbia.

 

irene ghergo foto di bacco (2)

Per questa esperienza inenarrabile che restituisce coscienza del limite altrui e anche nostro, devo ringraziare Irene Ghergo, è da lei giunta l’offerta, così come Alfonso Signorini che, di fatto, mi sta spalleggiando nel seguito; devo a entrambi una conquista che, almeno inizialmente, mi impensieriva. Avete compreso bene, dalla Casa sono uscito nuovamente “comunista”, convinto cioè che l’esistente debba essere messo in discussione, ora e sempre. A dispetto delle scimmie urlatrici, dell’ovvio e dell’ottuso, direbbe Roland Barthes.

fulvio abbate al gfvip

 

Ora che ci penso, lì dentro ho tenuto anche uno sguardo da vero semiologo, anche quando ero chiamato nel “Confessionale” non ho mai smesso di fare caso ai segni delle nature umane, a mio modo ho vinto, nulla sarà più come prima nello sguardo verso l’altro. Grazie di tutto, Gfvip. Viva sempre Trotskij!

gabriel garko al gf vipgabriel garko e adua del vesco gabriel garko e alfonso signorinigabriel garko al gf vip gabriel garko al gf vip 2gabriel garko e adua del vesco 3

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