MONTAGNANI, UN INCOMPRESO? - GIANNI CUPERLO SCRIVE A “REPUBBLICA” PER RICORDARE RENZO MONTAGNANI (“E’ STATO UN GRANDE ATTORE”) CHE FRANCESCO MERLO HA MESSO IN DISCUSSIONE CRITICANDO LA “SPERICOLATA PROMOZIONE A GRANDE ARTISTA DI MONTAGNANI, FIRMATA, QUALCHE ANNO FA, DA UN COMMOSSO WALTER VELTRONI” – LA RISPOSTA DI MERLO: “MONTAGNANI FACEVA ANCHE COSE PIÙ INTERESSANTI E PIÙ IMPEGNATE, MA SI AFFERMÒ ED È RICORDATO COME IL BRAVO CARATTERISTA DEL ‘CINEMA OSÉ’. RICEVO MOLTE LETTERE CHE RICORDANO LE SUE DIFFICOLTÀ FAMILIARI. CAPITARONO ANCHE A ENNIO FLAIANO, CHE PERÒ NON SI SPECIALIZZÒ NELLA SERIE DI ‘GIOVANNONA COSCIA LUNGA’. TUTTI CI PORTIAMO ADDOSSO LE ALTRE VITE CHE AVREMMO POTUTO VIVERE. FACCIAMOLA FINITA CON LA BEATIFICAZIONE DEI MORTI…”
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MONTAGNANI E LE VITE NON VISSUTE
Dalla rubrica delle lettere di “Repubblica”
Caro Francesco, mi perdonerai l'intrusione, ma è per manifestarti (una tantum) il più profondo dissenso. Veltroni aveva mille e una ragione. Di Renzo Montagnani conservo il ricordo ginnasiale di un irripetibile Zeno Cosini nella riduzione teatrale di Tullio Kezich. Correva l'anno 1978 e il palcoscenico era quello dello Stabile di Trieste con la regia di Franco Giraldi. Insomma, è stato un grande attore, e forse pure qualcosa di più. Per il poco che vale, te lo giuro.
Gianni Cuperlo
Risposta di Francesco Merlo
Caro Gianni, avevi 16 anni e Svevo per Trieste era come la Madonna per Lourdes. Renzo Montagnani, che aveva già 48 anni, in quello stesso 1978 interpretò L'insegnante viene a casa, L'insegnante va in collegio, La soldatessa alle grandi manovre, La soldatessa alla visita militare, Il ginecologo della mutua.
Faceva anche cose più interessanti e più impegnate, ma così si affermò e così è ricordato, come il bravo caratterista del "cinema osé". Ricevo molte lettere che ricordano le sue difficoltà familiari. Capitarono anche a Ennio Flaiano, che però non si specializzò nella serie di Giovannona coscia lunga.
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Tutti ci portiamo addosso le altre vite che avremmo potuto vivere. E in molti abbiamo visto la faccia cinematografica della gioia in certe sequenze di Lilli Carati, poi costretta al porno dalla durezza della vita. Ma non penso che bisognerebbe assegnarle un Oscar alla carriera che non ha vissuto. Ecco, facciamola finita con la beatificazione dei morti.
RENZO MONTAGNANI
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