I DAVID DEI GIUSTI - LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEI DAVID DI DONATELLO È STATA LA CONSACRAZIONE UFFICIALE DEL DISASTRO DEL NOSTRO CINEMA: LA CERIMONIA È STATA PRESENTATA COME FOSSERO "I PACCHI" DA UN FLAVIO INSINNA UN PO' SGUIATO E DA UNA BIANCA BALTI CHE SI PERDEVA SUL PALCO - HA TRIONFATO IL CINEMA FATTO IL PIÙ POSSIBILE LONTANO DA ROMA, DOVE SONO STATI DEL TUTTO TRASCURATI DUE GRANDI FILM COME "QUEER" DI LUCA GUADAGNINO (CHISSÀ PERCHÉ ODIATISSIMO) E "LA GRAZIA" DI PAOLO SORRENTINO - ORA TUTTI A CERCARE L’ULTIMO BICCHIERE. ANCHE PER AFFOGARE MANCANZA DI SOLDI E DISPIACERI - I PREMI: TRIONFA CON 8 DAVID (TRA CUI FILM, REGIA E PROTAGONISTA CON SERGIO ROMANO) “LE CITTÀ DI PIANURA” DI FRANCESCO SOSSAI. EXPLOIT DI DAMIANO MICHIELETTO...
non riesco a smettere di guardare questo video del miglior film 'le città di pianura' con Virzì che si mette subito la sciarpa e la regia va in primo piano sulla serataccia Sorrentino e la Detassis "invasione veneta"...
— Sirio ? (@siriomerenda) May 7, 2026
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Marco Giusti per Dagospia
“Sembra facile quando lo vedi in televisione, poi quando vieni qui sopra non sai più cosa dire”. Benedetta da Carlo Bianchi, anzi Carlobianchi, e Doriano, cioè Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla ripresi costantemente nei primi posti della sala che portavano coi loro faccioni e le risate un po’ di assurdità alla serata, la consegna dei David di Donatello presentata come fossero i pacchi da un Flavio Insinna un po' sguiato e da una Bianca Balti che si perdeva sul palco, sono stati la consacrazione ufficiale del disastro del nostro cinema, con tanto di premiati che rivelavano che speravano nei soldi del premi ministeriali che sono stati tagliati, e dell’odio che la nostra stessa industria cinematografia ha per il nostro cinema più ufficiale e più “romano”. Ma anche per se stessa.
Non solo “Le città di pianura” di Francesco Sossai, canto disperato della trasformazione antropologica e paesaggistica del Veneto più profondo con tanto di celebrazione della Tomba Brion di Carlo Scarpa come monumento nazionale, presentato a Cannes a “Un certain regard” un anno fa, vince i sette David più importanti, miglior film, miglior regia, miglior produttore, la Vivo Film di Marta Donzelli&Gregorio Paonessa+Rai Cinema cioè Paolo Del Brocco con distribuzione Lucky Red, miglior sceneggiatura originale, miglior attore protagonista, Sergio Romano, miglior canzone, col barbuto veneto Krano che non sapeva cosa dire sul palco, miglior casting, miglior montaggio, Paolo Cottignola, il vecchio montatore dei film di Ermanno Olmi.
Ma non vincono nulla “Cinque secondi” di Paolo Virzì, “La grazia” di Paolo Sorrentino, “Duse” di Pietro Marcello, e neppure le nostre tre attrici più forti del momento, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Barbara Ronchi, candidate sia come protagoniste come non protagoniste. Mario Martone con “Fuori” si salva col premio col premio a Matilda De Angelis come attrice non protagonista e i ringraziamenti dal palco di Lino Musella e Aurora Quattrocchi e Valerio Mastandrea con “Nonostante” col premio, appunto, a Lino Musella come non protagonista. Ma il messaggio è chiaro.
Trionfa come regista al suo secondo film un trentenne che ha studiato a Berlino, assistente di Luca Guadagnino in “We Are Who We Are”, che nessuno conosceva con un film prodotto da Marta Donzelli, già Presidente del Centro Sperimentale e massacrata dalla destra ministeriale tanto che dette le dimissioni tre anni fa.
Trionfano come attori protagonisti per “Le città di pianura” l’oscuro, fino a oggi, e bravissimo Sergio Romano, che pure ha già fatto parecchi film, e per “Gioia mia” la spettacolare Aurora Quattrocchi, palermitana purissima, attrice di teatro sperimentale (Franco Scaldati, Gigi Burruano) e di cabaret, specializzata in ruoli di morta e di "vecchiazza" siciliana, al suo primo ruolo importante a 83 anni dopo aver regalato la sua faccia meravigliosa a qualsiasi regista italiano, dal Mario Martone di “Nostalgia” al Roberto Andò di “L’abbaglio”. E scalda con il suo numero urlato finalmente il palco mortifero dei David.
Vince, come opera prima, “Gioia mia”, piccolissimo film presentato a Locarno, e non a Venezia, sulle vacanze siciliane di un bambino dalla nonna, diretto da una siciliana di più di 40 anni, Margherita Spampinato, dopo anni di lavoro come segretaria di edizione, alla faccia di esordienti più prestigiose e decisamente più lanciate produttivamente. Molti premi tecnici vanno a un altro film veneto, “Primavera” di Damiano Michieletto, musica, acconciatura, costumi, un buon film di produzione, Indigo Film.
bianca balti gianni amelio flavio insinna
Altri a “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini, parlato addirittura in tedesco, premiato per trucco, David Giovani, e la sceneggiatura non originale, anche se proprio questo premio rivela un casino creativo non indifferente, visto che il film nasceva da un romanzo, con Cristina Comencini regista, col suo gruppo di autori, e poi è passato a Soldini, che lo ha riscritto con Doriana Leondeff.
A “La città proibita” di Gabriele Mainetti, regista dell’unico film di genere della serata e dell’unico ambientato fortemente a Roma, vanno infine i premi per la bella scenografia, la fotografia prestigiosa di Paolo Carnera, gli effetti visivi. Un contentino, si dirà, in una serata che ha visto trionfare il cinema fatto il più possibile lontano da Roma, dove sono stati del tutto trascurati due grandi film come "Queer" di Luca Guadagnino, chissà perché odiatissimo, "Un film fatto per Bene" di Franco Maresco, ma anche "La grazia" di Paolo Sorrentino. E ora tutti a cercare l’ultimo bicchiere. Anche per affogare mancanza di soldi e dispiaceri.
aurora quattrocchi 1
silvio soldini
matilda de angelis
le citta' di pianura
stefania sandrelli flavio insinna
la grazia toni servillo e paolo sorrentino foto © andrea pirrello
lino musella
le citta' di pianura
le citta' di pianura
le citta' di pianura
la grazia poster del film di paolo sorrentino
la grazia di paolo sorrentino 3
francesco sossai


