campo orto

ARCHEO - INTERVISTA DEL 2008 DI LUCA TELESE A CAMPO-SANTO DALL’ORTO: “L’EFFETTO PEGGIORE DEL DUOPOLIO RAI MEDIASET? LA MONOCULTURA. NON DEMONIZZO PROGRAMMI COME ‘GRANDE FRATELLO’ O ‘C’È POSTA PER TE’. ESISTONO IN MOLTI PAESI DOVE, PERÒ, LA TV NON È SOLO QUELLO! SONO STATO ‘DARK’ E FUI BOCCIATO AL COLLOQUIO COME ASSISTENTE DI BERLUSCONI”

Luca Telese per “Panorama First” del 26 dicembre 2008

 

"Io, l'ex darkettone che conosce i segreti della grappa, sono stato bocciato al colloquio come assistente di Berlusconi, e crede che la tv elitaria sia solo tv di qualità"

Spiega che considera l’elezione di Obama, “dal punto di vista culturale, prima che politico, un passaggio di epoca”.

CAMPO DALL ORTO E MONICA MAGGIONICAMPO DALL ORTO E MONICA MAGGIONI

 

Si dichiara moderatamente malato di Facebook: “al punto da spendere un’ora al giorno per organizzarci la mia festa di compleanno”. Racconta divertito di quando lavorava a Mediaset ed era nella rosa dei selezionati per un posto di assistente di Silvio Berlusconi: “Mi piacerebbe avere altre spiegazioni. Ma, per dirla tutta, non mi hanno preso perché non ho superato il colloquio”. Ride di gusto. Antonio Campo dall’Orto oggi ha 45 anni, è il presidente di Mtv Italia, e responsabile contenuti del brand Mtv nel mondo (davvero, con l’esclusione dell’America, “tutto il mondo”).

 

RENZI E CAMPO DALL ORTO ALLA LEOPOLDARENZI E CAMPO DALL ORTO ALLA LEOPOLDA

E’ veneto, di Conegliano: e racconta che sua padre –“istitutore” in una scuola per agronomi, gli ha dato, da ragazzo lezioni importanti sia sul vino che sulla vita. Malgrado sia giovanissimo – enfant prodige da sempre – ha già tre vite alle spalle: economista, manager d’impresa, dirigente televisivo. Fra le varie esistenze, c’è anche quella spesa nella battaglia (vinta per la critica, ma persa nella realtà perché conclusa con un licenziamento) per costruire a La7 una tv “diversa e intelligente”.

 

Compito immane: “la sfida al duopolio Rai-Mediaset”. Se mi credete imparziale, in questo racconto, vi metto subito in guardia. Non posso esserlo: nella tv di Campo Dall’Orto ho lavorato, e benissimo, tre anni. Non ricordo di aver mai avuto una indicazione editoriale politica di qualsiasi tipo – da lui -  non una richiesta, non un veto.

 

ANTONIO CAMPO DALL ORTOANTONIO CAMPO DALL ORTO

Quando Campo Dall’Orto chiuse il rapporto con Luttazzi dopo la satira contro Ferrara a Satyricon, la decisione mi parve eccessiva, e lo dissi nel mio programma, Tetris. Continuò a comportarsi con me come sempre.

 

Campo Dall’Orto è un liberale assoluto: e motivò la sua decisione su Luttazzi dicendo che avrebbe accettato tutto, tranne violazioni dello spirito di squadra della rete. Ferrara in quella squadra c’era, e per questo – secondo lui – Satyricon  non doveva attaccarlo con la durezza che sappiamo.   

 

Detto questo, fa una certa impressione pensare che uno degli uomini più dichiaratamente progressisti della televisione italiana sia stato in corsa per diventare il braccio destro del Cavaliere. Lui la racconta così: “Ero a Mediaset, e quando si liberò quel posto mi fecero un lungo colloquio. Dall’altra parte della scrivania c’era il direttore del personale, Lantieri. Credo che il passaggio che decise tutto fu quando mi chiese a bruciapelo: ‘Ma a te piacerebbe aderire alla vita di un altro?’. Io risposi d’istinto: ‘No’. Ci fu un attimo di silenzio. E lì è finito il mio ballottaggio”.

ANTONIO CAMPO DALL ORTO  ANTONIO CAMPO DALL ORTO

 

E’ stata quella la “sliding doors” della tua vita?

“Il bivio più importante lo avevo attraversato nel 1991. Ero appena tornato dalla Spagna, dove avevo fatto una grandissima esperienza umana e professionale. Vinsi una master di comunicazione d’impresa: è quello che mi ha spinto verso la tv”.

 

Saresti diventato un economista?

(Ride) “Per lungo tempo pensavo che sarebbe stato così. Ma nel 1998 dissi di no al mio professore, Paolo Costa che – ben prima di diventare sindaco o ministro –mi proponeva di entrare in un centro studi per occuparmi di macroeconomia”.

 

Preferivi la Spagna?

“Sì, non esisteva ancora l’Erasmus: ma c’erano dei progetti dell’Aiesec che permettevano le prime esperienze in Europa. Ero affascinato”.

 

Sei stato anche in Danimarca…

(Sorride). “Ho lavorato per una azienda danese ad Alborg, nell’estremo nord, nello stretto dello Jutland”.

ANTONIO CAMPO DALL ORTO ANTONIO CAMPO DALL ORTO

 

Cosa facevi?

“Analisi di mercato sull’Italia”.

 

Che tipo di analisi?

(Altro sorriso). “Ricordo una fondamentale ricerca sulle posate che potessero resistere a meno dieci gradi. Sulla base di quella ricerca, l’azienda, che per noi ha una nome quasi impronunciabile – Frrasks – decise delle importanti acquisizioni industriali”.

 

Eri un ventenne. Fin da ragazzo hai avuto grandi responsabilità. Una mosca bianca nell’Italia gerontocratica?

“Ero tenace, non c’è dubbio. Ma se solo ripenso a quell’anno ad Alborg mi viene freddo…. Ma ho avuto una fortuna rara: fin dai tempi della Danimarca mi sono state sempre date delle occasioni”.

 

E sei sempre all’altezza?

“Non lo so. Ma ne ho tratto una regola per il mio lavoro: ogni volta che posso cerco di dare una occasione a chi lavora con me. Mi rendo conto che in Italia non tutti hanno questa mentalità”.

logo mtvlogo mtv

 

Direi che non ce l’ha quasi nessuno. Perché secondo te?

 “E’ come se le regole di fondo scritte per questa società fossero  tutte vecchie e inadeguate. Ci ho pensato: credo che il primo limite sia un terrificante uso delle risorse comuni. Dalle strade alle leggi, non sappiamo disegnare bene i confini fra il pubblico e il privato”.

 

Parti addirittura dalle strade…

“Vuoi un esempio? Potrei fare un documentario sulla tangenziale di Mestre. Cinque anni fa era un disastro e la percorrevo in tre ore e mezza. Oggi ce ne vogliono più di quattro”.

 

Meraviglioso.

“Terribile. Ma la domanda è persino banale: un paese in cui spazi comuni e infrastrutture invece che progredire si deteriorano, come può a crescere?”.

victoria cabellovictoria cabello

 

Racconti che tuo padre era “istitutore”, una parola meravigliosamente ottocentesca.

“In effetti anche il suo ruolo lo era. Lavorava all’istituto agrario, nel convitto. Ed è lì che ho imparato lezioni fondamentali”.

 

Prova a ricordarne una.

“Nell’istituto c’era una scuola di enologia. Mio padre mi ha insegnato, a partire da vino e  grappa, che la conoscenza è l’unico modo per risolvere i problemi, combattendo pregiudizi e stereotipi”.

 

Che c’entra il vino?

“Beh, le fasi lunari, malgrado le dicerie, influenzano la produzione enologica: non perché c’entri qualche strana magia, ma perché spostano le maree”.

silvio mediaset berlusconisilvio mediaset berlusconi

 

E la grappa?

“Il processo di produzione della grappa si basa sulla capacità di scartare quello che non serve, all’inizio e alla fine della lavorazione. Se non lo fai produci alcol metilico. E l’alcol metilico produce la cecità”.

 

Com’era la grappa dei veneti?

“Molto spesso come le tubature di piombo degli antichi romani”.

 

Cioè?

“Capirono troppo tardi che ci si stavano avvelenando. Lo racconto perché è la dimostrazione che la cultura popolare può contenere grandi segreti, ma anche produrre grandi disastri”.

 

Hai fatto la gavetta, hai giocato a pallone fino ad arrivare ai confini del professionismo…

david bowie  david bowie

“Da mediano, a un passo dalla B. Eravamo classe media. Non navigavamo certo nell’oro”.

 

Il lavoretto precario che non ti scordi?

“Le estati passate a organizzare le attività sportive nella colonia”.

 

Riposante.

“Scherzi? Se sei riuscito a organizzare dei bambini, e sei ancora vivo dopo nella vita puoi fare tutto”.

 

Ora sei uno dei guru di Mtv. Chi erano le pop star della tua adolescenza?

“A 17 anni il mio idolo era David Bowie. Ma anche i Cure, gli Smiths…”.

DURAN DURAN 1DURAN DURAN 1

 

In parole povere un fan della dark music, un “darchettone”, direbbe Verdone…

“Sono stato capace di andare in giro per due anni vestito di nero. Ma anche di indossare una camicia bianca e un ciuffo alla Duran Duran”.

 

Chi, tra i tuoi idoli, è invecchiato meno?

“Forse David Sylvian: un grande dandy. Ma era una stagione meravigliosa, sia per i fan che per i vip”.

 

Signora mia non c’è più la musica di un tempo?

“Questo no. Amy Wynehouse non ha nulla da invidiare ai miei miti. Però è vero che l’esposizione globale oggi è enorme: si vendono meno dischi, il mercato è molto più forte, i media onnipotenti non puoi sbagliare un disco, non te lo fanno fare”.

 

Colpa della pirateria?

“Siamo oltre la pirateria. Mi è rimasta impressa la risposta di una ragazza di 12 anni in una indagine di Mtv, secondo cui ‘La musica esce da internet’. Per molti la rete è come il rubinetto dell’acqua!”.

obama balla nel 2008obama balla nel 2008

 

Dov’eri la sera che hanno eletto Obama?

“A Liverpool per la cerimonia dei Music Awards. Non potrò mai scordarlo”.

 

Perché?

“Ti racconto due aneddoti. Il primo è su Bono. Quando la vittoria è stata certa ha detto: ‘Anche per questo, ora dobbiamo spostare l’uscita del prossimo disco degli U2 da questo autunno alla prossima primavera”.

 

Come mai?

“’Perché – dice – un conto è fare uscire un disco nell’ultimo anno di un’epoca decadente come l’era Bush. Un conto è che accompagni il primo anno di una nuova era, come quella di Obama. E io preferisco la seconda cosa’. Capito? ”.

barack obama 2008:2014barack obama 2008:2014

 

Non credo che il secondo aneddoto possa essere così bello….

“Forse, giudica tu. Alle quattro del mattino incontriamo nella hall dell’albergo Kid Rock, completamente pazzo di gioia: ‘Ho visto sulla Cnn che la gente si sta riversando nelle strade dice – esco pure io…”.

 

Dove è andato?

“Appunto. C’è voluta l’insistenza di tutto il suo staff, per convincerlo che nelle strade di Liverpool, alle quattro del mattino, faceva un freddo cane e non avrebbe incontrato nessuno”.

 

te edge e bono sotto la metrote edge e bono sotto la metro

Tutte così obamiane le rock star?

“Per molti di loro, dopo la vittoria dell’amministrazione Bush, essere americano rappresentava un motivo di sofferenza”.

 

Su Mtv c’erano tutte le canzoni per Obama, a partire da Yes we can. Compensavate con i gruppi country pro Mc Cain?

“No, Mtv non insegue la par condicio musicale. La nostra tv è istituzionalmente per il cambiamento e il progresso in tutto il mondo”.

 

In Italia che cosa significa, questo?

“Faccio due esempi. Il primo è il rapporto uomo-donna: da noi non esistono veline e non potrebbero esistere. Noi non abbiamo difficoltà a spiegare che la donna ha le stesse opportunità degli uomini, per i ragazzi che ci vedono è naturale”.

 

bobbio norbertobobbio norberto

E l’altro esempio?

“Per noi non possono esistere discriminazioni di nessuna natura, ad esempio nei confronti dei gay”.

 

O di quelli che il nostro premier chiama “gli abbronzati”.

(Ride). “Per una canale giovane come il nostro il colore della pelle non è un criterio di distinzione da anni. Avevamo un conduttore, Victor, che è caraibico, perché è bravo, punto. La sua razza non aveva nessuna importanza”.

 

E’ vero che ti occupi molto di facebook?

“Sì. Nei giorni del mio compleanno ci ho organizzato tutta la festa. Mi è sembrato bellissimo che molti invitati della lista fossero amici virtuali, che vedevo per la prima volta quel giorno”.

 

Internet è uno strumento di cambiamento o finirà sotto il controllo del potere?

“Non so. Ma se frequenti per un po’ un sito come  Barackobama.com, scopri che non è una vetrina, ma il più bel strumento di democrazia diretta che io abbia mai visto. I media stanno cambiando il mondo, e non necessariamente in peggio”.

 

In Italia la battaglia contro l’oligopolio è persa?

“Non sono un nemico ideologico: in termini economici, l’oligopolio permette addirittura di concentrare maggiori risorse”.

 

RaiRai

Però?

“Quando arrivi ad un punto in cui i monopoli si avvitano su se stessi devi cambiare. Quando le scelte si restringono e non c’è più altro, bisogna romperli”.

 

L’Italia è davvero arretrata?   

“Cito un altro dato? Non mi preoccupa che il 50% degli italiani non abbiano mai navigato su internet. Ma il fatto che uno su due dicano che non gli interessa ancora!”.

 

renzi televisionerenzi televisione

Di cosa vai orgoglioso a Mtv?

“Dell’intrattenimento evoluto con Very Victoria, per esempio. Oppure di come riempiamo le piazze con la musica. La cosa più difficile, nel terzo millennio, è muovere la persone”.

 

Vi sete messi addirittura a scrivere – come Mtv – una proposta di legge di iniziativa popolare sui giovani!

“In un paese in cui non si muove nulla è una provocazione necessaria. Il messaggio che vogliamo dare ai giovani è: riprendetevi in mano il vostro futuro”.

 

Che differenze vedi fra i giovani italiani e quelli degli altri paesi in cui dirigi Mtv?

“Stanno molto meglio economicamente dei loro fratelli maggiori. Ma vivono una realtà molto più complessa. In India, nel paese d’origine di mia moglie, quelli compresi fra i 15 e i 35 anni sono il 65% per cento: se si muovono tutti fanno una rivoluzione. Da noi sono il 9%: sono minoranza, e si devono difendere”.

 

La Tv può essere una cattiva maestra, come diceva Bobbio?

televisione e bimbitelevisione e bimbi

“Il mondo dei media fonda dei valori. Oggi, senza la Bbc, non esisterebbe la cultura inglese! Ecco perché io penso che anche la tv commerciale debba fare, ogni tanto, scelte di servizio”.

 

Cosa rimpiangi dei tempi de La7?

“Nulla. Quella è la tv che volevo fare”.

 

Ti hanno accusato di essere… “elitario”.

(Ride). “E’ vero. Ma oggi vedo che Italia uno prende Chiambretti e Raidue la Bignardi. O anche a Mediaset e in Rai sono diventati improvvisamente tutti elitari…”

 

Oppure?

 “Non eravamo così di nicchia. Se la mia La7 – con i suoi limiti e i suoi pregi – contattava 15 milioni di persone al giorno, non poteva essere elitaria”.

 

TELEMORENTI TELEMORENTI

Quale è l’effetto peggiore del duopolio Rai Mediaset?

“La monocultura. Io non demonizzo programmi come Grande Fratello, l’Isola dei famosi o C’è posta per te. Esistono in tutto il mondo. Ma in nessun paese del mondo in cui la tv è solo quello!”.

 

Perché non può funzionare?

“Prima ancora di essere un modello giusto o sbagliato è datato, vecchio, obsoleto”.

 

Sei un obamiano di ferro.

“Qui in Italia ti considerano un pericoloso bolscevico. Ma nel resto del mondo sei solo un liberale”.

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