“PRIMA C’ERANO CEFIS E BERLUSCONI E ADESSO TOCCA ACCONTENTARSI DI QUEL SIMPATICO GREMLINS DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO” – CECCARELLI PASSA IN RASSEGNA MEZZO SECOLO DI SCALATE AI GIORNALI E INFILZA “LENNY”: LA SENSAZIONE È DI ESSERE PRECIPITATI DALL'EPICA ALLA FARSA; E NON SOLO PERCHÉ OGGI DEL VECCHIO DECIDE DI COMPRARSI UN QUOTIDIANO PER RIPICCA, AVENDOLO 'IL FATTO' SBERTUCCIATO SU UN OSCURO IMPICCIO INTERCETTARIO A BASE DI CORNA O PRESUNTE TALI. LA STAGIONE DELLE SCALATE AI GRANDI GIORNALI LA SI RICORDA, CON LIETA DESOLAZIONE, NEL MOMENTO IN CUI UN GIOVANE E UN PO' STRAMBO MILIARDARIO SI AGITA NEL VUOTO RACCONTANDO ANESTESIE E ORTODONZIE, VANTANDO MIGLIAIA DI DONNE, FACENDO LA SPESA DI GIORNALI SENZA NEMMENO CHIEDERE LO SCONTO…”
Filippo Ceccarelli per “la Repubblica” - Estratti
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Con la piena, ma disincantata consapevolezza che si tratta di nostalgia bacucca, si dirà qui che un tempo c'erano Eugenio Cefis, poi Silvio Berlusconi e adesso tocca accontentarsi di Leonardo Maria Del Vecchio.
Nell'epoca dell'immagine performativa la barbutissima maschera di quest'ultimo fa pensare a un simpatico Gremlins, mentre di Cefis ai tempi girava appena una foto che ritraeva un personaggio calvo e sfocato.
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Va detto che tutto era molto più lento e così intricato che il solo ricordo rischia di generare una lieve emicrania. Ma tutto era anche più solenne, non si dirà qui più nobile perché i soldi restano soldi e i grandi quotidiani "possono essere strumenti molto utili se usati in un certo modo" si legge in uno splendido libro di Giampaolo Pansa dal titolo ancora più illuminante: Comprati e venduti (Bompiani, 1977).
Così, nei primi anni 70 Cefis puntò sul Corrierone, che nelle mani dei vecchi proprietari Crespi cominciava a scottare per via dei costi e dei debiti. L'allora presidente della Montedison aveva in testa per l'Italia una soluzione abbastanza simile a quella rivendicata oggi dal governo di destra. Ma Giulia Maria Mozzoni Crespi, figura lontana dal ferreo milieu cefisiano, chiese aiuto a Gianni Agnelli che con generosa signorilità "raccattò" il giornale di via Solferino.
Salvo stufarsene dopo pochi anni.
Intanto Cefis metteva le mani sul Messaggero, con sollevazione di parte della proprietà, della redazione e dell'intero arco democratico e antifascista. Grosso modo, sul controllo della stampa per tutti gli anni 70 si fronteggiarono Fanfani, un po' i dorotei, molto il Psdi e un pezzo del Psi; mentre contro alacremente lavoravano Andreotti e il socialista Giacomo Mancini; mentre il Pci, che aveva i suoi giornali, stava a guardare.
Con gli occhi di oggi sembra una storia marziana. Basti pensare che a un certo punto la Fiat, proprietaria della Stampa, dovette guardarsi dall'ira del Colonnello Gheddafi, investitore di molto riguardo. E sarà la cruda malinconia della vecchiaia, ma più si allunga il tavolo della storia, più la sensazione è di essere brillantemente precipitati dall'epica alla farsa; e non solo perché oggi Del Vecchio decide di comprarsi un quotidiano per ripicca, avendolo il Fatto sbertucciato su un oscuro impiccio intercettario a base di corna o presunte tali, se non bastasse con la partecipazione di un illusionista fachiro – altro che mal di testa!
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO IN VERSIONE TOPOLINO - FOTOMONTAGGIO BY LETTERA43
E comunque. Quando i Rizzoli si comprarono il Corriere non solo fecero il passo più lungo della gamba, ma per disperazione si ritrovarono in casa un tipetto come Gelli con tutta la P2. Senza farla troppo lunga, quella stagione finì con uno dei possibili proprietari, il banchiere Roberto Calvi, appeso sotto un ponte di Londra. Poi sì, certo, di nuovo a via Solferino tornò l'Avvocato, con la proprietà spezzettata, ma non senza susseguenti tira e molla e tentativi di assalto, in ultimo addirittura da parte dei "furbetti del quartierino".
Ma quando il ciclo politico democristiano stava ormai per esaurirsi, fine anni 80, divampò lo scontro su Repubblica di Eugenio Scalfari, Carlo Caracciolo e poi Carlo De Benedetti, che Craxi e i suoi alleati nella Dc, Forlani e Andreotti, consideravano irriducibili nemici, "il partito irresponsabile".
E allora: quale miglior sistema che farsi comprare il quotidiano di piazza Indipendenza da un imprenditore fidato? Donde il duro e interminabile conflitto politico, economico e giudiziario giacché per ottenere la Mondadori, e quindi Repubblica, Berlusconi fece il possibile e l'impossibile dispensando sorrisi e quattrini. Il giornale venne salvato in extremis da un'insperabile mediazione andreottiana, affidata al colorito Ciarrapico, forse per non concedere a Craxi l'intera potenza di fuoco del quotidiano. Ma si è poi scoperto, con il timbro della verità processuale, che con l'aiuto di Cesarone Previti Berlusconi non aveva esitato ad acquistare anche giudici e sentenze.
Così andava il mondo ai tempi della parola scritta e della carta stampata. Così almeno la si ricorda, con lieta desolazione, nel momento in cui un giovane e un po' strambo miliardario si agita nel vuoto raccontando anestesie e ortodonzie, vantando migliaia di donne, facendo la spesa di giornali senza nemmeno chiedere lo sconto.
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giampaolo pansa cover
URAGANO CEFIS - IL LIBRO SU EUGENIO CEFIS
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EUGENIO CEFIS
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