lucio caracciolo limes argentieri

“LIMES HA MANTENUTO IL SUO EQUILIBRIO TRANNE CHE SU RUSSIA E UCRAINA. LE DICHIARAZIONI DI SOLIDARIETÀ DA AMBIENTI CULTURALI RUSSI LO CONFERMANO. NON È UN’ACCUSA IDEOLOGICA, È UNA CONSTATAZIONE” – IL PROFESSORE FEDERIGO ARGENTIERI, CHE HA LASCIATO LA RIVISTA "LIMES" INSIEME A GIORGIO ARFARAS, FRANZ GUSTINCICH E AL GENERALE VINCENZO CAMPORINI, RILANCIA LE ACCUSE NEI CONFRONTI DI LUCIO CARACCIOLO E DELLA LINEA EDITORIALE FILOPUTINIANA DELLA RIVISTA, SUI "CORRISPONDENTI FANTASMA" DALL'UCRAINA (“ESISTONO? SCRIVONO? VENGONO INTERPELLATI? O SONO NOMI PURAMENTE ORNAMENTALI?") - "MI RISULTA CHE ALMENO ALTRI TRE ESPONENTI ABBIANO INTENZIONE DI LASCIARE 'LIMES'..."

 

Giorgio Rutelli per adnkronos.com

 

Dopo la prima intervista su Adnkronos , che il mese scorso ha innescato un acceso dibattito pubblico, con l'uscita da "Limes" di Giorgio Arfaras, Franz Gustincich e del generale Vincenzo Camporini, Federigo Argentieri tiene a precisare le ragioni della sua rottura e a replicare alle risposte fornite in tv e sui giornali dal fondatore e direttore Lucio Caracciolo, nonché ad alcuni commenti. Al centro, non solo la linea editoriale sulla guerra in Ucraina, ma anche omissioni, scelte simboliche e un’anomalia mai chiarita: la presenza, in prima pagina, di due “corrispondenti dall’Ucraina” di cui non esistono contributi rintracciabili.

 

federigo argentieri

Professore, dopo la sua intervista Caracciolo ha risposto pubblicamente. Le sue spiegazioni la convincono?

“No. Sono risposte prevedibili, già sentite. Dire ‘raccontiamo le cose come stanno, non come vorremmo che fossero’ è uno slogan, non un’argomentazione. Qui non si tratta di desideri, ma di fatti: la Crimea e il Donbas sono aree contese. Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica”.

 

Lei sostiene che le proteste ucraine contro quelle mappe fossero legittime.

“Assolutamente sì. Dal 2014 l’ambasciata ucraina protestava perché la Crimea veniva rappresentata come Russia. Avevano ragione allora e hanno ragione oggi, come dimostra il fatto che quella guerra si combatte ancora. Se non fossero territori contesi, non avrebbe senso il negoziato al quale assistiamo quotidianamente.

 

Non c’è stata alcuna abdicazione a quei territori, né giuridica né politica: inoltre, nessuna delle potenze firmatarie (Usa, Regno Unito e Russia) ha dichiarato decaduto il Memorandum di Budapest’ del dicembre 1994, che garantiva l’integrità territoriale ucraina in cambio della sua rinuncia allo status di potenza nucleare”.

 

limes caracciolo

 

Un punto che lei considera particolarmente grave riguarda l’Holodomor.

“È uno spartiacque. L’uso, nel 2004, di un testo letterario leggero e ironico per trattare una tragedia storica riconosciuta come genocidio – e riconosciuta ufficialmente anche dal Senato italiano nel 2023 – è stato uno sgarro grave. Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di quella scelta. Era scherno? Era sottovalutazione? Non è mai stato chiarito”.

 

Lei sostiene che Limes, su altri teatri, abbia mantenuto un approccio equanime.

“Sul Medio Oriente, sull’Asia, sull’Africa, sull’America Latina, persino su Israele in una fase drammatica, Limes ospita voci diverse e non traspare nessuna pregiudiziale. Basta guardare i numeri recenti. Questo non accade sulla Russia e sull’Ucraina, ed è questo che rende la deviazione ancora più evidente”.

lucio caracciolo a otto e mezzo 4

 

In questo contesto lei solleva una questione nuova: i corrispondenti dall’Ucraina.

“Sì, ed è una questione semplice e fattuale. In prima pagina di Limes, dove c’erano i nostri nomi e dove tuttora sono indicati vari personaggi ormai deceduti (ai tre che voi già avevate contato si aggiungono anche Giandomenico Picco e Gyula L. Ortutay, che "corrispondeva" dall'Ungheria), compaiono due figure indicate come ‘corrispondenti dall’Ucraina’, Leonid Finberg e Miroslav Popovic.

 

limes crimea inserita nella federazione russa nel 2023

Eppure, dopo verifiche incrociate su numeri dedicati alla guerra russo-ucraina e sull’Ucraina stessa, non risultano loro articoli, analisi, reportage. La domanda è legittima: esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali? Per giunta, esiste da anni (ma non dall’inizio) nientemeno che un ‘coordinatore Russie’, al plurale, un termine surreale che non si sentiva dai tempi dell’impero zarista”.

 

 

E' un problema dichiarare collaboratori che non collaborano?

“Se tu dici di avere corrispondenti sul campo e poi non ne emerge alcuna voce, si crea un problema di trasparenza editoriale. Soprattutto se hai fatto domanda per essere classificato come rivista scientifica.

 

lucio caracciolo limes ARGENTIERI

Come ha rilevato su Startmag Gregory Alegi, docente di Storia alla Luiss, Limes è nell'elenco delle pubblicazioni scientifiche certificate dall'Anvur, l'agenzia pubblica che tra le altre cose valuta se le riviste rispettano determinati criteri e requisiti (e, a quanto afferma Alegi, la rivista diretta da Caracciolo non li rispetterebbe). Soprattutto su una guerra che viene continuamente raccontata come se fosse una partita tra tifoserie. Un termine - "tifo" - che considero gravemente fuorviante”.

 

limes 59

Perché?

“Difendere l’Ucraina non è “tifo”. Era “tifo” ascoltare Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale? Era “tifo” auspicare e approvare lo sbarco in Sicilia, in Normandia? Oppure augurarsi la caduta del muro di Berlino e delle dittature est europee? Qui si parla di autodifesa, di diritto internazionale, di Carta delle Nazioni Unite. Ridurre tutto a una logica da stadio è un errore culturale profondo”.

 

Lei parla di una lettura distorta anche dell’articolo 11 della Costituzione.

“L’articolo 11 non dice solo ‘l’Italia ripudia la guerra’. Dice che ripudia la guerra come offesa alla libertà di altri popoli. E infatti riconosce il diritto all’autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell’Onu. Ignorare questo significa travisare la Costituzione e il diritto internazionale”.

 

 

Un’altra critica riguarda i titoli e i numeri di Limes sulla guerra.

lucio caracciolo - otto e mezzo

“Titoli come ‘Stiamo perdendo la guerra’, (che sarebbe anche una buona notizia se si riconoscesse di appoggiare la Russia), o ‘Fine della guerra’ non sono neutrali. Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento. E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione”.

 

Ma la domanda che in molti hanno fatto è: perché le vostre dimissioni e le prese di distanza arrivano solo ora?

“Non arrivano solo ora. Molti se ne erano accorti prima. Ma quando c’è di mezzo un’amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto. È quello che ho fatto anch’io. Inoltre, mi risulta che almeno altri tre esponenti dei due organi editoriali abbiano intenzioni analoghe”.

 

In sintesi, qual è il punto centrale della sua critica?

generale vincenzo camporini 2

“È molto semplice: Limes ha mantenuto la sua qualità e il suo equilibrio originari ovunque, tranne che su Russia e Ucraina. Lì si è verificato, da due decenni, un atteggiamento sistematicamente sbilanciato. Le dichiarazioni di solidarietà provenienti da ambienti culturali russi lo confermano. Non è un’accusa ideologica, è una constatazione”. (di Giorgio Rutelli)

limeslucio caracciolo a otto e mezzo 2

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