christian raimo bret easton ellis

BRET PERDONALO, NON SA QUELLO CHE FA – TENETEVI FORTE: CHRISTIAN RAIMO DÀ DEL CONFORMISTA A EASTON ELLIS! LA STRONCATURA DELLO SCRITTORE “RADICAL-TILT” A “BIANCO”: “È UN INTELLETTUALE MEDIOCRE. A VOLTE SI HA L’IMPRESSIONE CHE ABBIA VOLUTO SCRIVERE UN LIBRO SOLO PER POTER AVERE L’ULTIMA PAROLA IN UNA SERIE DI DISCUSSIONI SUI SOCIAL” – CHISSÀ SE L’AUTORE DI “AMERICAN PSYCHO” CI DORMIRÀ LA NOTTE…

 

 

 

<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="it" dir="ltr">Rispettosamente, <a href="https://twitter.com/BretEastonEllis?ref_src=twsrc%5Etfw">@BretEastonEllis</a> serve anche a ricordare (agli scrittori che non hanno scritto un libro bello come Glamorama o rappresentativo come A Psycho) che il politicamente corretto non è stampella sufficientemente solida per talento mancante. Come H Bloom, del resto.</p>&mdash; Nicola Lagioia (@NicolaLagioia) <a href="https://twitter.com/NicolaLagioia/status/1195315821909856256?ref_src=twsrc%5Etfw">November 15, 2019</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>

 

 

<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="it" dir="ltr">Chris, io ho solo paura che la riuscita o meno di un libro (di un autore che ha fatto grandi cose) diventi il pretesto per dire cosa è morale (in letteratura) e cosa no.</p>&mdash; Nicola Lagioia (@NicolaLagioia) <a href="https://twitter.com/NicolaLagioia/status/1195329631295016961?ref_src=twsrc%5Etfw">November 15, 2019</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>

 

 

Christian Raimo per www.internazionale.it

CHRISTIAN RAIMO

 

Il nuovo libro di Bret Easton Ellis si intitola Bianco ed è uscito qualche settimana fa per Einaudi. È il suo ottavo titolo, dopo l’esordio a ventun anni con Meno di zero (1985), Le regole dell’attrazione (1987) e il successo globale di American Psycho (1991). Nel 1994 negli Stati Uniti pubblicò la raccolta di racconti The informers (Acqua dal sole, in italiano) e nel 1998 Glamorama. Mentre negli anni duemila sono usciti l’autofiction Lunar Park (2005) e Imperial Bedrooms (2010), un sequel di Meno di zero.

bret easton ellis - bianco

 

Bianco non è né un romanzo né un’autofiction, ma un testo autobiografico con molte riflessioni di carattere sociologico sulla cultura contemporanea. È soprattutto un libro che cerca di far discutere. Per 260 pagine Ellis ingaggia una battaglia molto personale contro quelle che secondo lui sono le sciagure peggiori del mondo attuale: la dittatura del politicamente corretto e l’invasione di una pregiudiziale politica nella dimensione artistica. Ellis ne parla come di epidemie: “L’onnipresente epidemia della vittimizzazione”, “Epidemia di superiorità morale”, “Epidemia di allarmismo e catastrofismo”, “L’epidemia di reazioni esagerate dilagante nella nostra società, e con essa lo spettro della censura”.

 

bret easton ellis foto di bacco

Questo ascolto e questa discussione il libro li ha ottenuti. Una grande quantità di recensioni e di reazioni si sono polarizzate intorno a chi ha trovato nel libro la lagna di un intellettuale nostalgico e invecchiato (male) oppure a chi ha riconosciuto in Ellis un intellettuale esemplarmente libero, in grado di essere emancipato dal dovere dell’impegno. Non è tanto interessante schierarsi dall’una o dall’altra parte, ma riconoscere i temi che chiamano a questi schieramenti e fanno di Bianco un testo sintomatico.

 

Bret Easton Ellis

Politicamente corretto

Partiamo dal politicamente corretto. Il politicamente corretto è un’istanza culturale, soprattutto linguistica, nata negli Stati Uniti negli anni trenta in movimenti di sinistra: l’obiettivo era quello di tutelare le comunità socialmente più fragili anche attraverso norme che regolassero la terminologia. Delle leggi sono state approvate e il politicamente corretto ha intrecciato le battaglie politiche delle minoranze.

 

Bret Easton Ellis

In Italia il fenomeno è arrivato negli anni ottanta, e ha avuto una traduzione normativa molto più debole, soprattutto nel miglioramento del linguaggio istituzionale. Tuttavia, oggi non c’è più scritto “handicappato” in un regolamento scolastico, ma disabile, eccetera. Comunque, in Italia – ma a dire il vero nemmeno negli Stati Uniti – il politicamente non ha portato a nessuna dittatura. In Italia non ha fatto nascere neanche un’egemonia. Nel discorso pubblico oggi si parla impunemente di negri, froci o zingaracce, senza che questo abbia una sanzione giuridica, e spesso neanche sociale.

 

CHRISTIAN RAIMO

Il fatto che molte persone abbiano negli ultimi anni sviluppato una maggiore sensibilità e un maggiore coinvolgimento nelle cause antirazziste, antisessiste, anticlassiste o in tutte quelle lotte che chiedevano inclusione e uguaglianza di diritti, è stato – al di là dei posizionamenti a destra e sinistra – uno dei passi in avanti più significativi della politica planetaria.

BRET EASTON ELLIS INTERVISTATO DAL NEW YORKER

 

Che c’entra tutto questo con Bianco? Per Ellis e per molti suoi estimatori oggi questi progressi non sono tali, e anzi condizionano la libertà dell’arte. Bianco prova ad argomentarlo in molti modi. Per esempio sostiene che l’Oscar sia andato a Moonlight – stroncato in molte pagine – e non a La la land perché si tratta di un film esemplare di questa nuova egemonia di moralismo politico che esalta acriticamente le vittime; liquida David Foster Wallace come uno scrittore che ha finito per essere risucchiato dal suo personaggio fragile e al tempo stesso paternalista; rivendica la qualità estetica di film meno popolari come King Cobra di Justin Kelly o di album di musica country come Guitar song di Jamey Johnson (“Molto più bello di To pimp a butterfly di Kendrick Lamar”); esalta l’anticonformismo del giovane giornalista legato all’alt-right Milo Yiannopoulos bloccato su Twitter e così via.

 

Bret Easton Ellis

Tutto il pantheon estetico di Ellis, fatto soprattutto di una cultura urbana, bianca, universitaria, commerciale, glam, perfettamente rappresentata nei suoi romanzi degli anni ottanta e novanta, oggi – sostiene in Bianco – è marginalizzata, in nome di un fanatismo che privilegia le vittime in quanto vittime, e l’impegno in quanto impegno, senza considerare l’unica cosa che conta nell’arte: lo stile.

christian raimo

 

Seppure i riferimenti di Ellis siano quasi praticamente tutti americani, molte delle sue critiche ci riguardano. Ed è facile replicargli. Tanti degli esempi che cita come modelli, risultano – anche a un pubblico di lettori indulgenti se non appassionati alle sue idiosincrasie – dei prodotti francamente modesti, datati, se non insignificanti. Per dire, l’esaltazione acritica per pagine e pagine di American gigolò come uno dei capolavori del cinema – “Neonoir assolato, minaccioso e bellissimo, e usciva al momento giusto”– fa a pugni con un giudizio intellettualmente onesto che ognuno può farsi oggi, a distanza di quarant’anni, guardando quel film. American gigolò nel 2019 sembra – anche agli amanti di un regista importantissimo come Paul Schrader – per molti aspetti un film ridicolo, così condizionato da un’estetica pubblicitaria che lo possiamo apprezzare solo a patto di mettergli molte tare, o di considerare quanto tempo sia passato.

bret easton ellis 27

 

Solo con la stessa condiscendenza possiamo guardare King Cobra – soprattutto nel paragone con Moonlight, come fa Ellis – per salvarlo dalla sua ordinarietà di film di nicchia, forse di culto per chi è fissato con un’estetica glam, gay, anni ottanta, tutta aerobica e palestra, macchinoni, spiagge, canottiere e capelli al vento. Ma non possiamo fare a meno di riconoscerne l’essere derivativo e passatista, come buona (se non ogni) parte della cultura a cui Ellis fa riferimento.

 

christian raimo

Conformismo

Ma c’è dell’altro: il modo in cui Bianco argomenta il suo risentimento contro il conformismo intellettuale di sinistra, moralista e politicamente schierato, è molto, molto conformista. Ellis dichiara di avere un dio solo, lo stile, ma lo tradisce in gran parte del libro, scrivendo una serie di pagine che somigliano a quei lunghi commenti nei thread sui social, scritti da chi si intestardisce ad avere ragione: generalizzazioni, frasi fatte, allusioni, impressioni personali addotte a dimostrazioni, eccetera. Se in qualche pagina di Bianco si trova anche un alone del grande scrittore che è stato e che potrebbe essere, sicuramente bisogna ammettere che Ellis è un intellettuale mediocre.

 

bret easton ellis 26bret easton ellis 18

A volte si ha l’impressione che abbia voluto scrivere un libro solo per poter avere l’ultima parola in una serie di discussioni sui social network rimaste in sospeso. In tutte le questioni gigantesche che affronta le sue armi dialettiche sono debolissime. Discetta su ogni aspetto della società contemporanea – la condizione giovanile, il ruolo delle minoranze nello scenario politico, il successo dei populismi, il dibattito nel femminismo – senza mai citare libri di altri autori, né dati, usando maiuscole per reificare concetti che non chiarisce fino a farli assomigliare a figure di un complotto: l’Impero, l’Establishment, la Resistenza, la Generazione Inetti.

bret easton ellis 19

 

Manifesta e rivendica un’ingenuità e un disinteresse che non è nemmeno snob, ma puerile, per la politica. Simula un andamento argomentativo, ma ogni volta l’unico modo in cui risolve un concetto è una frase a effetto, una petitio principii, un episodio personale, un’ammissione di incompetenza. “Non ho mai preteso di essere un esperto di millennial e il mio innocente twittare era basato solo su osservazioni personali” è la premessa per pagine di giudizi discutibili sui millennial e sulla condizione sociopolitica delle giovani generazioni.

christian raimo

 

Un alibi

Perché allora Bianco è interessante? Perché è un alibi, anzi un modello di alibi. Un alibi per gli artisti che non riescono a decodificare le trasformazioni del presente e a trasfigurarle nelle proprie opere. Farlo era sicuramente più facile per un ragazzo come Ellis all’inizio degli anni ottanta, cresciuto in una famiglia benestante, in un contesto pieno di stimoli, in un’università prestigiosa e in una cultura che riconosceva degli elementi di novità e attrattiva in una generazione di giovanissimi scrittori capaci di usare il pop e i generi – come l’horror o il noir – all’interno di una scrittura a tratti classicheggiante.

bret easton ellis 25

 

Oggi quell’interesse è rivolto a tradizioni culturali e politiche che per decenni o secoli sono stati marginali o sconosciute (per esempio: la più appariscente debolezza di Bianco è che non vede nulla al di fuori dei confini degli Stati Uniti).

 

bret easton ellis 21

È un alibi anche da un punto di vista politico e umano. Nel libro Ellis parla quasi solo di sé, non tanto come di un’altra lente per guardare il mondo, ma come dell’oggetto sul vetrino che tutti dovrebbero contemplare. Ne risulta il diario di un influencer che non riesce più a essere un influencer. Esattamente la cosa peggiore che cerchiamo in un essere umano.

 

CHRISTIAN RAIMObret easton ellis 20

Oggi al dibattito pubblico servono moltissimo le voci di chi riesce a riconoscere la propria lateralità e il proprio condizionamento, i propri privilegi e il classismo culturale prima ancora che sociale. Per quelli nati nelle culture dominanti si tratta di accettare una rivoluzione copernicana della politica: per la prima volta nella storia la superiorità dell’occidente e il patriarcato sono messi in crisi. Il tempo di questo sconvolgimento non sarà facile da attraversare. Bianco ci aiuta a capire come funzionava il sistema tolemaico.

 

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