alberto leonardis gruppo sae

SE NON LO SAI, “SAE”: CHI È, CHI NON È E CHI SI CREDE DI ESSERE ALBERTO LEONARDIS, PROPRIETARIO DEL GRUPPO EDITORIALE "SAE", CHE VUOLE COMPRARSI “LA STAMPA” DI TORINO – “DOMANI”: “IL PROBLEMA È TROVARE I SOLDI: CIRCA 22 MILIONI. E LEONARDIS, COME GLI ACCADE SIN DALL’INIZIO DELLA SUA AVVENTURA DI IMPRENDITORE, HA MOLTE IDEE MA CAPITALI SCARSI” – L’EDITORE SI È BECCATO IL NO DELLE FONDAZIONI TORINESI (CRT E COMPAGNIA DI SAN PAOLO) E DI CARIPLO – LEONARDIS NEGA DI AVER CHIESTO AIUTO ALLA POLITICA, MA FINORA LA CRESCITA DI “SAE” E DEI SUOI GIORNALI LOCALI È STATA PUNTELLATA DALLO STATO. CIOÈ DA SACE E MEDIOCREDITO CENTRALE, CHE HANNO GARANTITO LE LINEE DI CREDITO CONCESSE DALLE BANCHE PER CHIUDERE LE ACQUISIZIONI DEGLI ANNI SCORSI...

Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

ALBERTO LEONARDIS

Alberto Leonardis va di fretta. Riunioni, incontri, faticose mediazioni. Il manager abruzzese che partendo da zero nell’arco di cinque anni ha messo insieme una catena di giornali locali, da La Nuova Sardegna al Tirreno, per citare i più diffusi, si è messo in testa di fare il salto di qualità. Vuol comprarsi La Stampa di Torino messa in vendita dal gruppo Gedi di John Elkann.

 

Il problema è trovare i soldi per chiudere l’operazione: circa 22 milioni è la cifra che circola in ambienti finanziari. E Leonardis, come gli accade sin dall’inizio della sua avventura di imprenditore, ha molte idee ma capitali scarsi. Così non gli resta che affidarsi a qualche generoso finanziatore.

 

il tirreno gazzetta di modena gazzetta di reggio la nuova ferrara

Per comprare la storica testata che da un secolo fa capo alla famiglia Agnelli, Leonardis ha bussato alla porta di alcune fondazioni bancarie. Richiamando il proprio mandato di enti filantropici, le torinesi Crt e la Compagnia di San Paolo hanno però rispedito al mittente l’invito a partecipare a una cordata privata. A Domani risulta che anche il ministro Guido Crosetto si sia interessato alla partita, forte anche degli ottimi rapporti personali con il vertice della Fondazione Crt. Interrogato in proposito, Crosetto smentisce di aver avuto un qualsiasi ruolo.

 

alberto leonardis

A Milano, invece, è stato interpellato Giovanni Azzone, il presidente di Cariplo, l’ente grande azionista di Intesa, il più ricco e potente d’Italia. E qui, per far da tramite, si sarebbe mosso il governatore lombardo Attilio Fontana. Niente da fare, anche Azzone ha declinato l’invito.

 

Leonardis che ama raccontarsi come un abile tessitore di relazioni a tutto campo, dal centrodestra fino al Pd, nega di aver chiesto aiuto alla politica, anche se, va ricordato, gli organi dirigenti delle fondazioni sono spesso diretta emanazione degli enti locali, a loro volta espressione dei partiti. «Amico di tutti», è il mantra dell’editore che garantisce di voler guadagnare coi giornali rispettando la linea editoriale di ciascuno.

 

giovanni azzone

Certo, resta aperta la decisiva questione dei soldi, quei 22 milioni che servono per prendersi la Stampa. L’esclusiva concessa da Gedi al gruppo Sae (Sapere aude editore) di Leonardis per trattare l’acquisizione scade ad aprile. E nel frattempo, tra l’altro, i manager di Elkann dovranno anche chiudere il cerchio su Repubblica.

 

Nei giorni scorsi il negoziato con i greci di Antenna sull’altro grande giornale targato Gedi si è incagliato su alcuni punti in apparenza marginali che riguardano numeri e tempi dei prepensionamenti che serviranno a ridurre i costi del personale. Un tema su cui il gruppo ellenico chiede garanzie precise alla controparte.

 

GUIDO CROSETTO

Sulla Stampa, invece, tutto dipende da Leonardis. I soldi potrebbero arrivare da una cordata di imprenditori locali, racconta chi segue da vicino l’operazione. Di certo i no dei due enti torinesi hanno un po’ spiazzato il patron di Sae. Se non altro perché nel recente passato proprio le fondazioni bancarie avevano fatto ponti d’oro alle sue iniziative.

 

[…]

 

Il sostegno degli istituti di credito si è invece tradotto nei prestiti milionari indispensabili a chiudere le acquisizioni realizzate negli anni scorsi. Non solo i giornali locali, ma anche l’acquisto, portato a termine nel 2024, di due marchi importanti nella comunicazione pubblicitaria come Next e Different.

 

Per chiudere queste ultime operazioni si è rivelato decisivo il ruolo di BancoBpm e di Bper. Le due banche hanno garantito le linee di credito per 16 milioni che hanno oliato il complicato meccanismo di scorpori e fusioni societarie da cui è nato il gruppo NextDifferent, che fa capo alla neonata Holding Italiana di Comunicazione, a sua volta controllata per il 52 per cento dal gruppo Sae. Proprio il BancoBpm, si racconta in ambienti finanziari milanesi, sarebbe pronto a scendere in campo anche per la Stampa.

 

alberto leonardis

L’emiliana Bper, invece, conta tra i suoi soci principali la Fondazione Sardegna, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio a Leonardis da quando quattro anni fa l’editore abruzzese ha rilevato La Nuova Sardegna messa in vendita da Gedi. L’ente con base a Sassari nel 2024 ha investito 5,8 milioni per diventare il terzo azionista del gruppo Sae con una quota del 12 per cento e un altro milione è andato a finanziare Sae Sardegna, la società che gestisce il giornale isolano.

 

Dal mondo delle fondazioni proviene anche la bolognese Carimonte, che ha messo sul piatto 2 milioni e possiede il 4,8 per cento del gruppo editoriale di Leonardis, un gruppo che in Emilia controlla Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e Nuova Ferrara. In questo caso a dare via libera all’intervento sono state la Fondazione Cassa di Modena e quella Banca del Monte di Bologna, i due soci di Carimonte.

 

gruppo sae sapere aude editori

Risale invece all’estate scorsa la cessione della Provincia Pavese da parte di Gedi, che ha così azzerato la sua rete un tempo capillare di giornali locali nel centro nord del Paese. A comprare è stata una società con la Sae di Leonardi azionista di maggioranza affiancata dalla Fondazione Del Monte di Lombardia, che ha investito mezzo milione di euro.

 

[…]

 

il tirreno

Da Sassari a Pavia passando per Modena e Bologna, le buone ragioni del sostegno al territorio hanno quindi giustificato l’intervento diretto in iniziative editoriali che non sono proprio in linea con il mandato di enti filantropici delle fondazioni. Un ruolo ricordato dalle torinesi Crt e Compagnia San Paolo quando il mese scorso hanno declinato l’invito di Leonardis. Questione di opinioni, a quanto pare.

 

Poco male, perché almeno finora, la crescita di Sae è stata puntellata dallo Stato. Cioè da Sace e del Mediocredito Centrale, i due istituti pubblici che, come risulta dai bilanci, hanno garantito quasi per intero le linee di credito concesse da Bper (1,5 milioni), Banco di Sardegna (4 milioni) e Monte dei Paschi (2,6 milioni). […]

alberto leonardis il tirreno

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