LA VENEZIA DEI GIUSTI - PREPARATEVI, PERCHÉ IL VECCHIO “MINNIE AND MOSKOWITZ”, COMMEDIA ROMANTICA DI JOHN CASSAVETES DEL 1971, CHE OGGI È PASSATO TRA I CLASSICI RESTAURATI A VENEZIA, ARRIVERÀ ANCHE NELLE NOSTRE SALE IN AUTUNNO DISTRIBUITO DALLA CINETECA DI BOLOGNA. È FRESCO E ROMANTICO E DIVERTENTE COME LO ERA QUANDO USCÌ - RICORDO CHE ERA IMPOSSIBILE NON INNAMORARSI DI QUESTI EROI ROMANTICI TOTALMENTE ANTI-ROMANTICI: LA MINNIE MOORE DELLA BELLISSIMA GENA ROWLANDS, E IL SEYMOUR MOSKOWITZ DI SEYMOUR CASSEL NEL RUOLO DELLA SUA VITA - LO CONSIGLIO A DAGO, CHE NON LO HA VISTO, E A TUTTA UNA SERIE DI CINEFILI DI OGGI. GRANDE CINEMA…
Marco Giusti per Dagospia
Preparatevi, perché il vecchio “Minnie and Moskowitz”, commedia romantica di John Cassavetes del 1971, “Il miglior film del 1971” secondo il critico Joseph Gelmis del Los Angeles Time, che oggi è passato tra i classici restaurati a Venezia, arriverà anche nelle nostre sale in autunno distribuito dalla Cineteca di Bologna. E è fresco e romantico e divertente come lo era allora quando uscì.
Ricordo che era impossibile non innamorarsi di questi eroi romantici totalmente anti-romantici. La Minnie Moore della bellissima Gena Rowlands, donna di classe, nevrotica, in carriera, rovinata dal mito del cinema, che si occupa d’arte, appena uscita da un brutto rapporto con un uomo sposato, interpretato guarda un po’ dallo stesso marito dell’attrice, John Cassavetes.
E il Seymour Moskowitz, interpretato dal baffuto capellone con coda di cavallo Seymour Cassel nel ruolo della sua vita, quello che si porterà per sempre dietro, parcheggiatore hippy pieno di vita che si innamora subito di Minnie. "Ti amo così tanto che mi scordo di andare al bagno", è la sua frase più romantica. Ebreo newyorkese che la presenta subito alla mamma, interpretato da Katherine Cassavetes, la mamma del regista.
Nella realtà il Seymour Cassel del tempo, è molto simile al Seymour Moskowitz del film, sposato vive a Laurel Canyon con 9 cani, 1 gatto, 1 moglie, 2 figli piccoli, al posto dell’auto guida una moto Triumph 650. Con Cassavetes ha girato in precedenza “Faces”, ma ha fatto davvero il parcheggiatore a Los Angeles, e parcheggiava le auto di Steve McQueen, ma le Jaguar Steve se le posteggiava da solo. Non si fidava.
Il loro incontro e il loro amore è tutto costruito all’interno del cinema. Seymour e Minnie vanno pazzi per i film classici di Hollywood. “I film sono un tranello”, dirà Minnie, “ti riportano indietro nel tempo a quando credevi alla forza, ai buoni, al romanticismo. E, soprattutto, all’amore. Ci credevi. E incominciavi a guardarti attorno. Ma non c’è nessun Charles Boyer nella mia vita. Sono i film che te lo fanno credere”.
Quando si incontrano, lei depressa dalla fine di un rapporto malsano con l’uomo sposato, e lui pieno di vita che si innamora subito di lei, appare chiaro. “Fammi vedere la tua faccia, di nuovo, Seymour… Tu non sei l’uomo giusto. Non hai la faccia che sognavo…”. Ma la passione di Seymour è irresistibile, scrive Joseph Gelmis, che con altri critici importanti lanciò il film, che per tanti altri era noioso, due ore di tedio, ho letto.
Una inutile operazione intellettuale. Cassavetes rivoluzione la New Hollywood e rivoluziona il suo cinema imponendosi in tutto il mondo assieme ai registi più giovani, come il Peter Bogdanovich di “L’ultimo spettacolo”. Magari non è quello che si aspettava la Universal, che pensava di avere un altro ”Easy Rider” e per questo cacciò i soldi. Ma, scrive Gelmis, Cassavetes a 42 anni è già arrivato dove i giovani registi del tempo cercano di arrivare.
E’ un’idea di cinema che porta avanti da anni e finalmente si realizza con qualcosa che si avvicina alla commedia sofisticata, Cary Grant e Katherine Hepburn, ma ci mette per la prima volta una gioia di vivere che nessuno si sarebbe aspettato dopo i suoi film precedenti, “Faces”, “Husbands”. E rilancia Gena Rowlands, ancora bellissima, indecisa tra recitare e far la donna di casa.
“Io ho sposato un’attrice, tu vivi un’altra realtà”, le dirà Cassavetes per farne la sua protagonista. Sembra che la avesse sposata perché le ricordava tanto la sua attrice preferita, Marlene Dietrich. Lo consiglio a Dago, che non lo ha visto, e a tutta una serie di cinefili di oggi. Grande cinema. Leggo che allora venne tagliata una sequenza iniziale. Non credo che sia stata reinserita in questa versione. Chissà…
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