ADDIO AL LIBRO DEI SOGNI PER LA MANOVRA! – LA MANCATA USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE MANDA NEL CAOS LA MAGGIORNZA IN VISTA DELLA FINANZIARA D’AUTUNNO, CON MOLTE RICHIESTE DEI PARTITI CHE ANDRANNO CASSATE O RIDIMENSIONATE – SORGI: “NE CONSEGUONO DUE SCUOLE DI PENSIERO OPPOSTE: QUELLA DI SALVINI SOSTIENE CHE BISOGNA FREGARSENE E ANDARE RAPIDAMENTE A UNO SCOSTAMENTO DI BILANCIO IN BARBA ALLE REGOLE EUROPEE. L'ALTRA SCUOLA È QUELLA PRUDENTE DELLA PREMIER E DEL MINISTRO DELL'ECONOMIA, CHE IN QUESTI ANNI HANNO DIMOSTRATO DI SAPER TENER TESTA ALLE PRETESE DEI PARTITI E DEI MINISTRI…”
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse
Il libro dei sogni era già scritto: la pensione a 64 anni. L'abolizione strutturale (e non per il solo 2027) del bollo auto. L'estensione della flat tax per gli autonomi anche a redditi più alti di quelli attuali. La detassazione delle tredicesime. La riduzione del secondo scaglione Irpef per venire incontro anche ai redditi da lavoro dipendente.
L'aumento delle risorse del Fondo sanitario nazionale (anche per togliere un argomento a Schlein, che sulla Sanità batte sempre). Una serie di colpi con i quali, come s'è visto per il bollo e per le scuole per gli immigrati, Meloni contava di contrassegnare la sua personale campagna elettorale [...]
MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
Ma dopo la doccia fredda dell'Istat di ieri, e quel maledetto 0,1 per cento che Giorgetti non è riuscito a piallare, per riportare il rapporto tra deficit e pil al 3 per cento e portare l'Italia fuori dalla procedura d'infrazione europea prima della fine dell'anno, il governo, sul fronte della spesa, sarà costretto a muoversi con più cautela.
E la legge di Stabilità che i tecnici del Tesoro stanno già delineando dovrà necessariamente tener conto che solo all'inizio del prossimo anno l'Italia saprà se sarà riuscita a rientrare nei parametri del Patto di Stabilità.
Ne conseguono due scuole di pensiero opposte: quella di Salvini sostiene che bisogna fregarsene e andare rapidamente a uno scostamento di bilancio in barba alle regole europee, un po' come fece il governo gialloverde nel 2018, quando si trattava di finanziare il reddito di cittadinanza e la quota 100 per le pensioni. [...]
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti 2
L'altra scuola è quella prudente della premier e del ministro dell'Economia, che in questi anni hanno dimostrato di saper tener testa alle pretese dei partiti e dei ministri che li rappresentano nel governo, per cercare di ricevere comprensione dalla Commissione europea e di poter utilizzare in parte i fondi europei. Ma anche di non urtare i mercati internazionali che devono comperare i titoli di Stato. Finché ne vale la pena.
