aboubakar soumahoro zoro

ASCESA E CADUTA DI UN’ICONA DI CARTONE – IL GIORNALISTA PIETRO SANTONASTASO RACCONTA LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO SOUMAHORO: “DAL 2017 AL 2020 HO LAVORATO INSIEME A LUI, RIVEDENDO I SUOI TESTI, SCORTANDOLO – ANCHE COME AUTISTA – NELLE PRIME USCITE” – “L’INVITO A PROPAGANDA LIVE E LA COPERTINA DELL’ESPRESSO FURONO I BOTTI DI RICHIAMO PRIMA DI UNO SPETTACOLO PIROTECNICO. SI MOLTIPLICARONO LE RICHIESTE DI INTERVISTA DALL’ITALIA ALL’ESTERO E LA REGIA PASSÒ SOTTO IL CONTROLLO DEL DUO ZORO-DAMILANO” - “QUATTRO ANNI FA ABOU ERA IL NUOVO CHE AVANZAVA, OGGI È UN POLITICO DEBOLE E ISOLATO, IDEALE PER IL TIRO AL BERSAGLIO…"

marco damilano aboubakar soumahoro diego bianchi

Piero Santonastaso per www.professionereporter.eu

 

Ho visto cose che voi giornalisti non potreste immaginarvi… Eccomi, mi candido a essere intervistato: dal 2017 al 2020 ho lavorato insieme ad Aboubakar Soumahoro – nell’Unione Sindacale di Base – rivedendo i suoi testi, studiando insieme strategie, scortandolo – anche come autista – nelle prime uscite ufficiali.

 

Era il momento della costruzione del personaggio, salito alla ribalta in contemporanea con il governo gialloverde nel giugno del 2018. Merito della famigerata copertina dell’Espresso “Uomini e no”, con i faccioni affiancati di Abou e Matteo Salvini.

 

TRAMPOLINO DI LANCIO

aboubakar soumahoro ospite di zoro

Quella copertina fu il trampolino di lancio per la carriera politica di Soumahoro, una lunga rincorsa iniziata non con lo sparo di uno starter ma con le fucilate che il 2 giugno si erano prese la vita di Soumaila Sacko, bracciante maliano e attivista sindacale USB, assassinato mentre recuperava lamiere in una fornace abbandonata per costruire l’ennesima baracca nel “campo informale” di San Ferdinando, in Calabria.

 

PIERO SANTONASTASO

Abou guidava allora le manifestazioni di protesta dei braccianti, con il suo carisma, la presenza fisica, il perfetto italiano da laureato. Poteva Diego Bianchi – in arte Zoro – non rimanere folgorato sulla via di San Ferdinando da tanta magnificenza? No, e come dargli torto? Il barometro politico a sinistra segnava “brutto stabile”, sul lato opposto un tale sentenziava che “la pacchia è finita” e un altro che la povertà era stata abolita.

 

UN LEADER PER LA SINISTRA

COPERTINA DE L ESPRESSO CON SOUMAHORO E SALVINI

La vista di Soumahoro dovette sembrare a Zoro l’apparizione di una “madonna pellegrina”, per dirla con Sergio Saviane. Fu così che il nostro bravo conduttore tornò dalla Calabria con un bel servizio e una convinzione, subito condivisa con il sodale Marco Damilano: abbiamo un leader per la sinistra.

 

L’invito per Abou a Propaganda Live e la copertina dell’Espresso furono i botti di richiamo prima di uno spettacolo pirotecnico. Da quel momento si moltiplicarono le richieste di intervista dall’Italia e dall’estero.

 

Non contava il contenuto, l’importante era che Abou parlasse. Così, se prima il meglio che potesse capitare era un servizio – con tutto il rispetto – di Radio Radicale, ora si mettevano in fila la BBC e Le Monde, Rolling Stone e Russia Television, Orf e Frankfurter Rundschau. Per tacere degli italiani, tra i quali solo Mediaset ci pensò su una ventina di giorni, prima di farsi viva.

 

RUBRICA SALTUARIA

diego bianchi e il caso soumahoro

Ma era solo l’inizio, tutti lo cercavano, tutti lo volevano. La regia, però, uscì pian piano dalla disponibilità di USB e passò lentamente sotto il controllo del duo Zoro-Damilano (consiglio, in proposito, di recuperare la spassosa pagina di Stefano Disegni sul Fatto Quotidiano di domenica 4 dicembre).

 

La costruzione del personaggio da quel momento divenne una faccenda a tre, fino alla definitiva e immotivata (o motivata, questione di punti di vista) rottura con USB nel luglio 2020.

 

aboubakar soumahoro roberto saviano marco damilano

Abou svanì in lontananza, verso il suo sindacatino personale, la Lega Braccianti oggetto oggi di tanta attenzione. Sparì per un po’ dai media nazionali e internazionali, anche la sua rubrica sull’Espresso si fece saltuaria, fino al ritorno in pompa magna per le ultime elezioni politiche con la conquista di un seggio alla Camera.

 

STESSA INTENSITÀ

Oggi è tornato sotto i riflettori, tristissimi, dei media italiani. Fatta la tara alle opinioni personali e politiche su Aboubakar Soumahoro, le varie testate – con pochissime eccezioni – somigliano a una muta di bloodhound impegnati nella caccia al negro per applicare la legge di Lynch.

 

Perché di questo si tratta: quattro anni fa Abou era il nuovo che avanzava, circonfuso di luce, oggi è un politico debole e isolato, ideale per il tiro al bersaglio. Ha fatto errori a valanga, così come i suoi mentori che adesso se ne lavano le mani, ma non è oggetto di indagini giudiziarie.

MEME SUGLI OSPITI DI ZORO FINITI MALE

 

Sarebbe bello – e la stampa italiana ne trarrebbe lustro – se questo incessante rovistare, anche nella spazzatura, fosse applicato con la stessa intensità e la stessa costanza a schiere di politici dalla pelle bianca che magari oggetto di indagini giudiziarie lo sono veramente.Coraggio cari colleghi, la pratica Abou vi dimostra che “si-può-fare” (cit.). Basta volerlo.

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