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BATTAGLIA NAVALE NELLO STRETTO DI HORMUZ - TEHERAN ANNUNCIA DI AVER COLPITO DUE IMBARCAZIONI USA, WASHINGTON DI AVER CENTRATO CINQUE PETROLIERE LEGATE ALLA REPUBBLICA ISLAMICA. MISSILI DEL REGIME DEGLI AYATOLLAH SULLA GIORDANIA COME RAPPRESAGLIA MENTRE I MEDIA IRANIANI RIFERISCONO DI ESPLOSIONI SULL'ISOLA DI QESHM E A SIRIK - VANCE E RUBIO A TRUMP: "IL CONFLITTO CON TEHERAN POTREBBE DURARE PER TUTTO IL MANDATO" – LA STRATEGIA AMERICANA PUNTA A SOFFOCARE L’AVVERSARIO, QUELLA IRANIANA A MOLTIPLICARE I FRONTI E AD “ESTENDERE IL PIÙ POSSIBILE LA PLATEA DI PAESI CHE HANNO QUALCOSA DA PERDERE” - L'OFFENSIVA DEGLI HOUTHI PER AVVICINARSI ALLO STRETTO DI BAB EL MANDEB E GLI ATTACCHI SUGLI IMPIANTI PETROLIFERI SAUDITI…

Da corriere.it

 

TRUMP USA IRAN

Vance e Rubio a Trump: la guerra con l'Iran potrebbe durare per tutto il mandato

Alcuni dei più stretti consiglieri di Donald Trump hanno paventato al presidente la possibilità che la guerra in Iran possa protrarsi per tutto il resto del suo mandato.

 

Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio gli hanno prospettato l'ipotesi che Teheran possa continuare a resistere alle pressioni americane, potenzialmente prolungando il conflitto oltre il giorno dell'insediamento, previsto per il gennaio 2029

 

 

IL CONFLITTO USA-IRAN

ATTACCHI USA CONTRO PETROLIERE IRAN 45

Francesco Battistini per corriere.it - Estratti

Gettano benzina sul fuoco e fuoco sulla benzina. Era dall’inizio della guerra, più di sei mesi fa, che non si sentivano tanti spari sulle navi in transito per gli stretti del greggio: otto petroliere, una portaerei e un cacciatorpediniere americani, rivendicano i pasdaran; cinque navi cisterna della flotta-ombra iraniana, fa sapere il Pentagono (al largo degli Emirati, se n’è vista una che navigava piegata su un fianco, non si sa con quanti morti e con quali danni).

 

E poi una ventina di missili balistici sulle basi Usa in Giordania, quasi tutti intercettati dai Patriot. E Washington che promette altre rappresaglie: «Ogni volta che l’Iran proverà a colpire la nostra Marina, perderà delle petroliere», dice il segretario di Stato americano, Marco Rubio. E gli ayatollah che chiudono altre rotte di Hormuz. E i capitani che spengono i transponder e pregano il cielo, quando solcano quelle zone. E l’oro nero che torna a galleggiare sopra i 100 dollari al barile.

STRETTO DI HORMUZ

 

(…) «La guerra finirà subito dopo le elezioni» americane di medio termine, precisa il presidente Donald Trump, che comunque non esclude accordi più ravvicinati. «Lo Stretto sarà la vostra fine e la nostra rinascita», fanno eco a Bibi i pasdaran, mentre stabiliscono una nuova zona di sanzioni («partirà da Chabahar e comprenderà parti del Mare di Oman e del Mar Arabico») e rafforzano così la loro strategia: scuotere i mercati del Brent, premere sulla comunità internazionale, allargare tutti i fronti possibili.

 

Da mesi, alla fonda di Hormuz, ci sono centinaia di petroliere e 6mila marinai che sono ostaggio della guerra? Ecco allora che gli Houthi — stremati gli Hezbollah libanesi, sparita la Siria, azzerata Hamas —, sono l’ultima trincea su cui l’Iran tenta d’investire con le sue guerre per procura: puntando sull’altro stretto, Bab al-Mandeb, quella porta del Mar Rosso che sette navi nelle ultime ore non si sono nemmeno azzardate ad attraversare. È comodo, per gli ayatollah, usare l’arma degli sciiti yemeniti (e iracheni) senza sporcarsi le mani.

 

Per colpire i sauditi alleati degli americani — ecco spiegata l’escalation di questi giorni, con gl’incendi dei pozzi e i 54 raid di Riad sulle province dei ribelli —, per mettere sul tavolo le condizioni d’una pace al momento impossibile.

ATTACCHI USA CONTRO PETROLIERE IRAN

 

(…)

Coinvolgere chi ha qualcosa da perdere

Ma dopo oltre sei mesi, falliti tutti i colloqui diretti fra Iran e Usa, con Israele più impegnato in Libano che sugli stretti del petrolio, quali sono le tattiche in campo? Secondo Eyal Tsir Cohen, un’ex spia del Mossad che oggi fa l’analista, «l’Iran sa da sempre di non poter vincere in uno scontro militare diretto» e per questo tenta «d’estendere il più possibile la platea di Paesi che hanno qualcosa da perdere» e d’estendere i fronti militari, dal Mar Rosso al Mediterraneo, «trasformando il proprio isolamento in un problema per tutti».

 

DONALD TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA DI FABIO MAGNASCIUTTI PER DOMANI

Si spiega così quel che gl’israeliani hanno scoperto: un’unità dell’intelligence iraniana, la numero 4000, che addirittura avrebbe esaminato «opzioni operative fin nello Stretto di Malacca» (a 6mila km). Quanto agli Usa, dice Cohen, sono riusciti finora a evitare che Hormuz «diventasse una pistola alla tempia dell’economia globale»: per esempio, scortando in segreto le petroliere che disattivano i sistemi di rilevamento. Lo Stretto impiegherà anni, a tornare come prima: «Ma almeno, intanto, s’allenta un po’ la pressione».

 

 

 

 

 

Il gioco del logoramento tra Iran e Stati Uniti che può incendiare il Golfo

Guido Olimpio per corriere.it

Stati Uniti e Iran vogliono creare regole di ingaggio ma senza porsi dei limiti. Una tendenza cresciuta nel corso delle ultime settimane e ribadita dagli scontri di queste ore. L’esito è l’escalation.

 

PETROLIERA MINA HORMUZ

Le petroliere restano uno degli obiettivi principali. Gli americani cercano di impedire esportazioni e rifornimenti in favore della Repubblica islamica, gli iraniani intendono rimarcare il controllo di Hormuz. E per farlo «sparano» sulle navi cisterna. Ma non solo. I pasdaran hanno provato a colpire con missili le unità navali nemiche e sono riusciti a recuperare un sofisticato drone marittimo statunitense, vittima di un’avaria. Il traffico nello Stretto rimane sempre basso e rischioso. L’altro bersaglio sono le basi Usa nella regione, con la Giordania target principale. I guardiani hanno lanciato una ventina di missili, compresi alcuni con testate a grappolo. Secondo un esperto hanno tirato vettori Kheibarshekan, Ghadr e Emad. Teheran ha inquadrato nel mirino – da tempo – il regno hashemita in quanto ospita velivoli americani e perché spera di accrescere le tensioni interne.

I giordani affermano di aver intercettato 18 missili su 20: per farlo, sostengono alcune fonti, hanno usato dozzine di Patriot che, come è noto, scarseggiano. Teheran vuole costringere Usa e gli alleati a consumare le scorte?

 

I CHOKEPOINT PETROLIFERI

Washington punta sullo strangolamento logistico, finanziario, economico. Ritiene che alla lunga questa strategia porterà degli effetti disastrosi. Teheran è convinta di avere maggiori capacità di resistenza, si è organizzata da anni, ha maturato esperienza. Sul piano militare il Pentagono ricorre al «taglia-erba», ossia la distruzione di sistemi e armi che possono aiutare l’avversario a mantenere il blocco lungo la costa. In questo elenco finiscono poi gli apparati anti-aerei, i radar. Il regime, da parte sua, lo aveva detto ancora prima dell’inizio delle ostilità: la nostra risposta sarà sempre più ampia ed estesa anche sul piano geografico. La promessa è stata mantenuta. I pasdaran hanno messo in crisi la rete logistica americana, hanno reso insicure le installazioni, hanno stabilito un meccanismo di rappresaglia agile. Nonostante i bombardamenti sui loro bunker dispongono ancora di molti missili e droni per garantirsi una reazione flessibile, a corto e medio raggio. Gli strike tentati contro la task force navale rappresentano un altro elemento che segnala la volontà di tenere testa agli Stati Uniti. Come è stato detto più volte e da tanti osservatori la Repubblica islamica ha adottato un approccio di confronto totale perché scommette sulla stanchezza degli americani. Al tempo stesso ha rinforzato la morsa e gli strumenti per contrastare eventuali proteste: va anche segnalato un’azione repressiva contro gli «agenti nemici», presunte cellule di sabotatori.

MOTOSCAFI DRONI AMERICANI PATTUGLIANO LO STRETTO DI HORMUZ

 

Le fiamme del Golfo si estendono al Mar Rosso. Gli Houthi hanno scatenato un’offensiva per avvicinarsi allo stretto di Bab el Mandeb ed hanno condotto strike sugli impianti petroliferi sauditi. È un ampliamento della missione sviluppata su due livelli: svolgere un gioco di sponda con l’Iran (che li arma), costringere Riad a venire a patti. Le forze governative appoggiate dai sauditi hanno contro-manovrato mentre sempre i sauditi sono ricorsi ai raid aerei. Tutto ciò può avere ricadute sulla via alternativa ad Hormuz adottata da Riad grazie all’export di greggio attraverso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso. Gli sviluppi incalzanti spingono le monarchie sunnite a elaborare strategie per avere un sistema di difesa che non dipenda solo dagli Usa, a studiare pipeline e percorsi che possano sottrarsi alla minaccia iraniana (non è facile) ma anche a considerare un nuovo tipo di rapporto con l’Iran.

 

 

 

usa iranFORZE USA IN IRANMojtaba KhameneiLA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI

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