gianluca ferrara

MA UNO PRESENTABILE I GRILLINI CE L’HANNO? IL M5S SI SPACCA SUL NUOVO CANDIDATO CHE DOVREBBE SOSTITUIRE IL FILOPUTIN PETROCELLI ALLA GUIDA DELLA COMMISSIONE ESTERI – IN POLE IL SENATORE GIANLUCA FERRARA, LE CUI POSIZIONI ANTI-NATO E ANTI-USA VENGONO DEFINITE “IMBARAZZANTI” DAGLI STESSI VERTICI GRILLINI – LUI SI DIFENDE: "NON SONO FILO-PUTIN, FANGO CONTRO DI ME"

Federico Capurso per “la Stampa”

 

gianluca ferrara

Si sono appena fermati i lavori parlamentari per la pausa pranzo, in Senato, quando la capogruppo dei Cinque stelle, Mariolina Castellone, convoca una riunione ristretta negli uffici del Movimento e lì, al tavolo, indica il senatore Gianluca Ferrara come candidato alla presidenza della commissione Esteri. È lui, quindi, l'uomo che dovrebbe sostituire il filorusso Vito Petrocelli, epurato dopo le dimissioni di massa dei membri della commissione.

 

Ferrara è capogruppo dei Cinque stelle agli Esteri e vicepresidente dei senatori: una candidatura naturale e inevitabile, se non si vuole rischiare di spaccare il gruppo. Eppure, nei corridoi di palazzo Madama è già noto a tutti il desiderio che cova nelle file del Movimento, di bruciare il suo nome per poi virare su Simona Nocerino o Ettore Licheri.

 

C'è innanzitutto un problema di opportunità intorno alla candidatura di Ferrara, perché le sue storiche posizioni anti Nato e anti Usa sono «imbarazzanti», riconoscono i vertici grillini. «Sostituiremmo un filorusso con un antiamericano».

 

gianluca ferrara

Ma oltre alle legittime perplessità, sembrano anche emergere i contorni di una lotta intestina per un brandello di potere. Le fonti degli altri partiti di maggioranza confermano tutte la stessa versione: raccontano a La Stampa che alcuni emissari pentastellati, negli scorsi giorni, hanno chiesto di non dare nessuna preferenza a Ferrara al momento del voto a scrutinio segreto. Di fronte al rifiuto di alcuni - soprattutto del Pd, «perché noi non ci prestiamo a certi giochini per risolvere un problema loro», spiega un senatore Dem - nel Movimento si sarebbe scelto di rendere pubblica la candidatura di Ferrara, lasciando scatenare il fuoco di fila del centrodestra, che puntualmente è arrivato.

 

È inusuale, poi, la decisione di nominare un candidato per la presidenza con così largo anticipo, prima ancora che vengano sostituiti i due membri M5S in uscita, Alberto Airola e Petrocelli (al posto di uno dei due, peraltro, potrebbe subentrare proprio Licheri, che attualmente non fa parte della commissione). Intanto, nelle chat interne dei Cinque stelle iniziano a rimbalzare vecchi post pubblicati da Ferrara sui social.

 

GIUSEPPE CONTE VITO PETROCELLI

C'è la missione a Mosca del 2019, guidata da Petrocelli, e la recente contrarietà all'invio di armi in Ucraina, poi - al contrario di Petrocelli - regolarmente votata in Aula; più indietro, nel 2017, riemergono gli attacchi sguaiati agli Stati Uniti, i cui presidenti - scriveva Ferrara - «andrebbero processati», perché «tra i peggiori terroristi».

 

C'è anche il suo ultimo libro, L'impero del male. I crimini nascosti da Truman a Trump, tra i messaggi che, dalle chat M5S, vengono condivisi con i membri della commissione Esteri degli altri partiti. La reazione è automatica: «Non vogliamo un altro piccolo Petrocelli», protestano dalla Lega.

 

«Il M5S non ha nessun diritto alla presidenza», attaccano i forzisti. Solo il Pd si tiene alla larga dalla faida, pur sottolineando la necessità di un presidente «in linea con la posizione del governo e con lo storico ancoraggio atlantico». Ferrara tenta di replicare. «Non sono filoputiniano, querelerò chi lo sostiene», dice a La Stampa. E si concede uno sfogo: «Si è messa in moto una macchina del fango vomitevole, falsa, che non rispecchia la verità e i voti che ho espresso in questi 4 anni in Parlamento». Eppure, al complotto ordito contro di lui non ci crede. O meglio, come dice a un collega in serata: «Non ci voglio credere».

vito petrocelli 7

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