1- ANCHE IL CORRIERE DELLE BANCHE INDEBITATE INIZIA AD ACCORGERSI CHE SIAMO PASSATI DAL CONFLITTO DI INTERESSI AL GOVERNO CON GLI INTERESSI (DA PAGARE)! 2- IL CLAN SCHIFANI: IL PRESIDENTE DEL SENATO HA PIAZZATO NON SOLO IL SUO FEDELISSIMO MALASCHINI, MA ANCHE IL MARITO DELLA SUA CAPO-SEGRETERIA, ALLA SALUTE 3- UN GOVERNO DI LARGA INTESA: DA PASSERA ALLA FORNERO, PASSANDO PER CIACCIA-CIÀ DI CORRADINO, È BANCA INTESA IL PARTITO DI MAGGIORANZA RELATIVA DEL GOVERNO MONTI 4- MARTONE FAMILY: IL FIGLIO AL MINISTERO DEL WELFARE, IL PADRE PRESIDENTE DELLA CIVIT 5- CASO MILONE: NON SOLO LE CHIACCHIERATE CON BORGOGNI, IL NEO SOTTOSEGRETARIO NEL CUORE DI LARUSSA SPUNTA NEI CDA DI SOCIETÀ TARGATE FINMECCANICA E LIGRESTI 6- CAPI DI SE STESSI: GRILLI E CECCHI SONO CONTEMPORANEAMENTE SOTTOSEGRETARI E DIR. GEN. DI MINISTERO (E FERRARA CHE AVEVA INDAGATO CECCHI SE LO RITROVA ACCANTO) 7. POLILLO ALL’ECONOMIA: È NEL CDA DI ENEL STOCCAGGI, CONTROLLATA DAL SUO DICASTERO 8- IL NUOVO GOVERNO COSTERÀ 6 MLN € IN PIÙ DEL PRECEDENTE: EVVIVA I TAGLI ALLA POLITICA!

1- ANCHE IL CORRIERE DELLE BANCHE INDEBITATE INIZIA AD ACCORGERSI CHE SIAMO PASSATI DAL CONFLITTO DI INTERESSI AL GOVERNO CON GLI INTERESSI (DA PAGARE)!
Sergio Rizzo per "Il Corriere della Sera"


Prima domanda: Mario Monti ha intenzione di applicare la legge grazie alla quale viene attribuita ai membri di governo non parlamentari una indennità, aggiuntiva rispetto allo stipendio, pari a quella che spetta ai deputati? La norma fu approvata alla fine del 1999 durante il governo di Massimo D'Alema per evitare «disparità» fra ministri: essendo il gabinetto Monti composto esclusivamente da laici (unica eccezione il suo presidente senatore a vita) e non esattamente nullatenenti la conseguenza sarebbe un esborso di altri sei milioni e mezzo di euro.

Seconda domanda: a quando la pubblicazione su internet di redditi, situazioni patrimoniali, e relazioni economiche pregresse di tutti i membri del governo? Monti ha garantito ieri massima trasparenza, assicurando che i componenti dell'esecutivo saranno portatori «di esperienza e non di interessi». Ce lo auguriamo. Ma dopo aver letto la lista dei nuovi arrivati tali quesiti sono ancora più pressanti.

Pare che il diciottesimo ministero, quello della Funzione pubblica, sia nato non per scaramanzia verso il numero 17, quanto piuttosto in seguito a qualche osservazione quirinalizia. Si deve tuttavia osservare come il responsabile Filippo Patroni Griffi, consigliere di Stato e già braccio destro di ministri quali Sabino Cassese e Franco Bassanini, (nonché Renato Brunetta) sia esponente di spicco della medesima amministrazione che il suo ministero è chiamato a riformare.

Non bastasse, è stato anche fino a ieri componente della Civit, la cosiddetta autorità «antifannulloni», per volontà governativa: dello stesso Brunetta.
Presidente di quella struttura, una Commissione «indipendente», com'è scritto nel suo sito, «per la valutazione, la trasparenza e l'integrità» della pubblica amministrazione, è Antonio Martone. Incidentalmente padre del viceministro del Lavoro Michel Martone, al quale ieri il senatore del Pd Pietro Ichino ha riconosciuto pubblicamente la competenza necessaria a fare le riforme, ricordando comunque la polemica da lui innescata un anno fa per il fatto che mentre il genitore veniva designato a capo della Civit, il figlio era consulente del ministro che lo designava.

I rapporti con il Parlamento saranno affidati ad Antonio Malaschini. Chi meglio di lui? Fino a pochi mesi fa era segretario generale di Palazzo Madama, fedelissimo del presidente Renato Schifani. Dopo aver passato il testimone alla sua pupilla Elisabetta Serafin, per la gioia della vicepresidente leghista del Senato Rosy Mauro, si gode ora una pensione sontuosa, non lontana dagli oltre 5oo mila euro l'anno che rappresentavano il suo stipendio.

Uscito da Palazzo Madama è stato inoltre nominato dal governo Berlusconi consigliere di Stato, con retribuzione adeguata. E ciò, nel suo caso, rende particolarmente interessante la risposta alla prima domanda che abbiamo posto. Per restare nei pressi del Senato, è quindi d'obbligo sottolineare che il sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale, radiologo palermitano, è il consorte di Annamaria Palma Guarnier, coordinatrice del gabinetto del palermitano presidente Schifani.

Il viceministro dello Sviluppo Mario Ciaccia era amministratore delegato di Banca infrastrutture innovazione e sviluppo, controllata da Intesa San Paolo. Istituto del quale lo stesso ministro dello Sviluppo Corrado Passera era fino a qualche giorno fa il capo indiscusso, e la sua collega del Lavoro Elsa Fornero vicepresidente del consiglio di sorveglianza.

Il sottosegretario alla Difesa Filippo Milone, considerato fedelissimo dell'ex ministro Ignazio La Russa, è consigliere di amministrazione dell'Ansaldo Sts del gruppo Finmeccanica: il principale fornitore dell'esercito, della marina e dell'aeronautica. Di più. Milone è anche presidente di Quintogest, una società targata Fondiaria Sai che il gruppo di Salvatore Ligresti controlla attraverso la Premafin.

Nel cui consiglio d'amministrazione figura Antonino Geronimo La Russa, figlio trentenne del suddetto ex ministro. L'altro sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri è un medico fortemente sponsorizzato dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. È stato senatore: avendo perso il seggio, fu nominato sottosegretario all'Economia. Avendo perso anche quel posto, ecco spalancarsi per lui l'accogliente uscio dell'autorità per le comunicazioni.

Da un'altra authority, quella dell'Energia, proviene invece il sottosegretario all'Ambiente Tullio Fanelli.
Per quanto riguarda la nomina a viceministro dell'Economia di Vittorio Grilli ci mettiamo la mano sul fuoco: a Giulio Tremonti non verrà l'orticaria come quando nel 2004 collocarono al suo posto Domenico Siniscalco. La mossa, insieme alla conferma dell'inamovibile e potentissimo capo di gabinetto Vincenzo Fortunato, assicurerà continuità al ministero oggi più sensibile.

In ossequio alla trasparenza rivendicata da Monti sarebbe naturalmente auspicabile sapere che ne è stato del contratto che il nuovo viceministro aveva già siglato, a quanto si sa, con una grande banca internazionale a partire dal primo gennaio. E pure come sarà riorganizzato il ministero: visto che Grilli ne è anche il direttore generale.

Situazione pressoché identica a quella in cui si trova il nuovo sottosegretario ai Beni culturali, Roberto Cecchi. Così come confidiamo che mentre scriviamo il neo sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, economista, ex funzionario parlamentare nonché consigliere della Svimez, avrà già rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Enel stoccaggi, società controllata dall'Enel. Quindi, dal Tesoro.

2- GIÙ IL CAPPUCCIO
Marco Travaglio per il "Fatto quotidiano"

Noi, sia chiaro, ci sentiamo più che mai coesi intorno al governissimo che fa benissimo, sobri come e più di Monti e della sua signora, sempre tesi all'afflato patriottico di solidarietà nazionale che spira dal Colle, ma soprattutto molto tecnici per il bene supremo della Nazione.

Ciò premesso, e reso il dovuto omaggio a Gianni Letta che ormai è monumento nazionale (sempre sia lodato), vorremmo sapere, se ancora è permesso fare domande, che diavolo c'entra l'emergenza finanziaria col neosottosegretario alla Difesa Filippo Milone, già portaborse di ‘Gnazio La Russa che un anno fa telefonava a un dirigente di Finmeccanica per scucirgli un finanziamento per la festa del Pdl, ma soprattutto ex factotum della Grassetto Costruzioni di don Salvatore Ligresti, arrestato nel '92 per le mazzette nelle Asl torinesi, pregiudicato per abuso d'ufficio nella Tangentopoli dell'ospedale di Asti (una stecca di 6 miliardi di lire promessa a vari politici in cambio dell'appalto); e poi ancora indagato ad Aosta, a Napoli e a Padova per altri scandali ligrestiani, da cui uscì sempre indenne fra prescrizioni e assoluzioni.

Viste le volte che ha dovuto difendersi in tribunale, è chiaro perché l'han messo alla Difesa. Ma resta un mistero in che senso sia un "tecnico": forse in fatto di bustarelle? Chissà la festa a Palazzo Chigi, ieri, quando ha incontrato il collega sottosegretario agli Interni Giovanni Ferrara, che fino a due giorni fa era procuratore capo di Roma e indagava sulla sua telefonata a Finmeccanica.

Ferrara aveva indagato pure Roberto Cecchi per abuso d'ufficio e ora se lo ritrova al fianco, sottosegretario ai Beni culturali: altra bella rimpatriata, al giuramento di ieri. Monti - come già Passera, che giura di non avere conflitti d'interessi perché ha smesso di fare il banchiere mentre diventava ministro allo Sviluppo economico e a tante altre cose - garantisce che nel suo governo non ci sono conflitti d'interessi: Ferrara infatti non indaga più (ammesso che lo facesse prima) e Milone (almeno si spera) non telefona più a Finmeccanica per conto di La Russa.

Il quale comunque, a scanso di equivoci, ha subito detto che i sottosegretari gli stanno bene, tappando la bocca a Gasparri che eccepiva sulla tecnicità del sottosegretario D'Andrea, ex onorevole margherito. Anche perché nel governo tecnico è entrato un altro tecnico che meno tecnico non si può, ma di centrodestra: Magri, eletto senatore dell'Udc nel 2001, ma solo per un errore di calcolo dei voti, è rimasto per due anni sulla poltrona abusiva finché fu risarcito con un posto di sottosegretario nel secondo governo B.

Nessun conflitto d'interessi nemmeno per Ciaccia, che mentre diventa sottosegretario alle Infrastrutture nel ministero dello Sviluppo smette di dirigere Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo, da dove fino all'altroieri finanziava le infrastrutture che ora dovrà controllare. E tantomeno per Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg (imparentato con la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare e il marchese Giovanmaria Catalan Belmonte): lui era solo il presidente della Federazione Editori e ora dovrà vigilare sugli editori come sottosegretario all'Editoria, così almeno avrà da fare e non andrà più in ferie all'Argentario a spese di Anemone.

Ecco, esimi presidente Napolitano e professor Monti: che razza di governo tecnico è questo, se i tecnici li scelgono i politici? Basta levare il cappuccio ai sottosegretari, e in fronte a ciascuno comparirà l'etichetta di un politico: Cardinale (marito della capogabinetto di Schifani), Malaschini (Schifani), Dassù e De Vincenti (D'Alema), Grilli (Tremonti), Peluffo (Ciampi), Martone (Brunetta), Vari (Innocenzi), Mazzamuto (Alfano), Zappini (Franceschini e Giulio Napolitano, figlio di Giorgio, con cui ha scritto un libro). Per carità, va bene l'afflato patriottico. Ma questi hanno l'afflato un tantino pesante.

2 - IMPROTA UN UOMO ALITALIA AI TRASPORTI
Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

La disinvoltura con cui il governo Monti gestisce il delicato tema del conflitto d'interessi si manifesta in tutta la sua leggiadria nel caso del nuovo sottosegretario ai Trasporti Guido Improta. Fino a ieri era capo delle relazioni istituzionali dell'Alitalia, e ancora la compagnia aerea non era in grado di dire se in seguito alla prestigiosa nomina il 45enne manager avrebbe optato per l'aspettativa o le dimissioni.

Il caso Improta si capisce al volo leggendo l'ordine di servizio firmato il 10 febbraio 2009 dal presidente dell'Alitalia, Roberto Colaninno: "È istituita, alle dirette dipendenze del presidente, l'unità organizzativa Relazioni Istituzionali", si legge, "la cui responsabilità è affidata a Guido Improta, che avrà l'obiettivo di favorire la tutela degli interessi del Gruppo presso le autorità nazionali, le istituzioni centrali e le amministrazioni locali". Ecco fatto. Da oggi Improta, gestendo anche la delega all'aviazione civile, potrebbe "favorire la tutela degli interessi" dell'Alitalia, anziché andando al ministero a perorare la sua causa, prendendo direttamente le decisioni giuste come sottosegretario.

Processo alle intenzioni, certo, ma il concetto stesso di conflitto d'interessi non è altro che diffidare per principio dall'onestà del singolo come garanzia di correttezza. Per esempio, la compagnie aeree concorrenti dell'Alitalia, o le stesse società aeroportuali, in conflitto naturale con l'aviolinea di Colaninno, potrebbero storcere il naso davanti all'obbligo di fidarsi della correttezza di Improta quando arbitrerà partite da milioni di euro.

Del nuovo sottosegretario si sa poco, nel bene e nel male. Non è persona chiacchierata né ha quel profilo di super tecnico che dovrebbe caratterizzare la squadra di Mario Monti. Negli anni 90 è entrato nella squadra di Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma, come direttore dell'Apt (azienda di promozione turistica). All'inizio del 2006 è entrato in Alitalia, ma pochi mesi dopo è andato in aspettativa per seguire Rutelli come capo di gabinetto al ministero dei Beni culturali.

Dopo la caduta del governo Prodi, a fine 2008 è tornato al suo impiego, affiancando Colaninno nel lancio della nuova Alitalia, operazione che ha avuto come grande regista l'allora numero uno di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che oggi ritrova Improta come suo vice ai Trasporti, fortissimamente voluto da Rutelli tra gli scampoli di lottizzazione ottenuti dal suo partitino Api.

 

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