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DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

DAGOREPORT

 

GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE

Giorgia Meloni sta dando i numeri perché, nel momento cruciale della legislatura, alla vigilia di una durissima campagna elettorale, i conti non tornano per il governo.

 

La certificazione dell’Istat del 3,1% nel rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo, appena sopra alla soglia necessaria per poter uscire dalla procedura d’infrazione, è un boccone che non è andato giù alla Ducetta, come si è visto nella sua intemerata da Bruno Vespa a “Cinque minuti”: "Il dato sul deficit mi rammarica anche perché nella stessa giornata in cui l'Istat dice che siamo al 3,08% dice anche che rivedrà le stime della crescita. E' accaduto ogni anno che, dopo un anno, che l'Istat abbia rivisto le stime in crescita. Non so se l'Istat sottostima gli italiani o il governo e questo mi dispiace...".

 

GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

Secondo credibili indiscrezioni, il ministero del Tesoro, evidentemente in seguito a interlocuzioni con l’Istituto di statistica, aveva prospettato un 2,9% per il deficit, salvo poi trovarsi davanti a una brutta sorpresa: il dato ufficiale è stato superiore di un misero 0,1% oltre il fatidico 3%. Uno “sporco decimale” che ha smentito clamorosamente la narrazione del governo dell’economia a gonfie vele.

 

Una cifra dietro cui sembra celarsi una decisione politica: in tempi di “finanza creativa”, ragionano i Fratellini d’Italia, un modo per far tornare i conti con uno 0,1 o 0,2% in meno non dovrebbe essere impossibile. E invece non è andata così e avrà un “effetto zavorra” sulle future scelte economiche del governo.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Tanto che nella maggioranza si è già scatenato il panico. Matteo Salvini ha sparato subito: “È surreale che si debba dipendere da logiche dello zero virgola. Solo per non bloccare i cantieri, serve uno scostamento di bilancio di 8 miliardi”. La replica di Forza Italia è stata immediata: “Serve prudenza di bilancio”. L'intervento netto di Fratelli d'Italia ("Lo scostamento di bilancio ora non è la cosa da fare") denuncia una tensione all'interno della maggioranza.

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

La premier con gli otoliti in subbuglio, non ha puntato il dito solo contro l’Istat ma se l'è presa con il famigerato deep state ostile (“C’è chi lavora contro l’Italia per colpirci”).

 

Nell'attacco all'istituto di statistica, la smemorata della Garbatella dimentica che proprio il suo governo, a causa delle faide interne, per un anno non è stato in grado di indicare il nuovo presidente dell’Istat, dopo la scadenza del mandato di Gian Carlo Blangiardo (che Salvini avrebbe voluto prorogare).

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina foto lapresse

Alla tolda di comando è salito come presidente facente funzione (in qualità di membro anziano del consiglio), Francesco Maria Chelli, che in quel lasso di tempo ha potuto gestire solo l’ordinaria amministrazione. Per inerzia, Chelli è stato poi confermato alla presidenza con pieni poteri. 

 

Il centrodestra recrimina, sbraita e denuncia il più classico sgambetto del deep state che, secondo la narrazione vittimista meloniana, vuole ostacolare a tutti costi il governo dei patrioti, impedendogli la prevista manovra espansiva a fini elettorali.

 

GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE

Al di là delle suggestioni politiche, è indubbio che il deep state che tiene le redini dello Stato (e dunque dei conti pubblici), dalla Ragioneria Generale alla Corte dei Conti fino alla Consulta, ha come punto di riferimento il Quirinale. 

 

L’attacco sguaiato e scomposto della Ducetta a Sergio Mattarella sugli alunni stranieri a scuola rientra in quell’insofferenza mai sopita che il governo ha più volte manifestato verso Sergio Mattarella. 

 

Il presidente, da parte della "Fiamma magica" della Ducetta, è stato vissuto come “ostile”. Da qui i vari attacchi al Colle da parte dei meloniani e dei giornali amici ("la Verità" e Bignami attaccarono il Colle per le presunte trame di "scossone" al governo Meloni erroneamente attribuite al consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani).

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Il “Corriere della Sera”, da sempre attento a dare spazio alle “ragioni” della premier, riporta, con un articolo a firma di Francesco Verderami, lo sfogo della Meloni: “l’Istat in quattro anni ha sbagliato tutte le previsioni”. E ancora: “Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi”. Il solito riflesso da Underdog, o meglio da Calimero, di una premier che vede ombre dappertutto.

 

Ma la presidente del Consiglio, che con i numeri fa fatica ma di propaganda se ne intende, fa finta di non sapere che sono ormai quattro anni che è al potere.

 

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS

E che il governo più longevo della storia repubblicana ha avuto tempo e modo di intervenire in maniera più decisa sull’economia del paese, se avesse voluto.

 

Senza dimenticare che la “patata bollente” dei conti pubblici, prima di finire alla Statista della Sgarbatella, era passata sotto le forbicione del governo Draghi, che aveva messo una toppa depotenziando a più riprese il Superbonus grillino scassaconti.

 

Nel più classico scenario da tempesta perfetta, allo psicodramma del deficit sopra il 3% si è affiancato l'evidente fastidio di Bruxelles per la scelta del governo di utilizzare i “risparmi” dei fondi Pnrr, destinati a riforme strutturali e grandi opere per il rilancio del paese, per l’ennesima mancetta elettorale, ovvero la sospensione di un anno del bollo auto.

 

Valdis Dombrovskis e Giorgia meloni a palazzo chigi

Se da un lato il deep state italiano è accusato di zavorrare il governo, il deep state europeo di certo non è più così disponibile a dare una mano all’armata Branca-Meloni. Soprattutto nel momento in cui le destre, anche estreme, stanno avanzando pericolosamente in tutto il continente, dalle svastichelle di Afd in Germania a Marine Le Pen in Francia, fino a Vox in Spagna.

 

In questo contesto, in cui l’onda nera rischia di travolgere l’Unione europea, appare politicamente comprensibile che la presidente della Commissione Ue, e Ursula von der Leyen, e il commissario Valdis Dombrovskis siano più riottosi a tendere una mano a Giorgia Meloni, ormai entrata in campagna elettorale.

 

ursula von der leyen giorgia meloni

Come scrive oggi “la Stampa”, “La Commissione europea è pronta a tendere la mano al governo italiano per rendere possibile l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi nella prossima primavera". Tradotto: per la manovra finanziaria di dicembre 2026, zero carbonella.

 

E comunque la mano tesa di Bruxelles non sarà automatica. Come precisa ancora "la Stampa": "Dipenderà certamente dal valore del deficit 2026, che l'anno prossimo dovrà essere verificato a consuntivo. Ma dipenderà anche da un'interpretazione del regolamento che l'esecutivo europeo si appresta ad effettuare con un approccio ‘flessibile’, come filtra da Palazzo Berlaymont”. Dunque, dipenderà da una decisione politica della Commissione europea. E per Giorgia non lascia ben sperare...

 

1. IL DECIMALE CHE IRROMPE NELLA POLEMICA TRA I PARTITI

Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

È probabile che pochi conoscano il significato di quel 3,1 per cento nel rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo. Tanto meno che impatto abbia sugli investimenti la procedura di infrazione per deficit eccessivo. […]

 

Evidentemente, non ci si aspettava che l’Istat, l’Istituto di statistica, certificasse un risultato in contrasto con la narrazione del governo.

 

Un decimale in meno poteva essere presentato dalla maggioranza come conferma della tenuta dei conti: un dato oggettivo. Invece, promette di diventare un’arma nelle mani delle opposizioni, dimentiche degli effetti devastanti prodotti in passato dal «superbonus» edilizio di grillina memoria. Per questo serpeggia un larvato malumore contro l’Istat: dà ossigeno, si dice, alla polemica anti europea e ai populismi. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, già minaccia uno scostamento di bilancio, a dispetto dei vincoli dell’Ue.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Fa sapere di avere bisogno di «otto miliardi di euro in contanti». E ritiene «surreale» che l’Italia «debba dipendere da meccanismi dello zero virgola per sapere se può investire». Sull’altro versante, mentre il Pd attacca Palazzo Chigi per l’abolizione del bollo delle auto, il M5S usa i dati dell’Istat per ritornare sul riarmo.

 

[…] L’economia promette di diventare uno dei principali temi elettorali per opposizioni in tensione su programma, politica estera e candidatura a Palazzo Chigi. L’obiettivo è sminuire il record di longevità del governo; additarne i limiti; e soffiare su un malessere sociale che è reale, sebbene sia riduttivo incolparne solo la premier. Piuttosto, inflazione, tasse, guerre potrebbero accentuare la tentazione di moltiplicare provvedimenti demagogici.

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS

 

[…]  La premier ha schivato l’accusa di discriminare i figli degli immigrati a scuola ricordando una proposta di Sergio Mattarella ministro di 36 anni fa: una replica indicativa. I margini di manovra economica, in teoria, si restringono. Ma in un panorama europeo che sembra condannato a una torsione a destra, se gli equilibri dovessero rimescolarsi il governo Meloni sta ancora cercando la sua strada.

 

2. LA PREMIER E I SOSPETTI SULL’ESTABLISHMENT: LAVORA CONTRO L’ITALIA PER COLPIRE NOI

Estratto dell’articolo di Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

«Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi». I numeri in economia sono un’opinione, «se è vero che l’Istat in quattro anni ha sbagliato tutte le previsioni».

 

Perciò Giorgia Meloni dà una valutazione politica del decimale che impedisce al Paese di uscire dalla procedura di infrazione in Europa. E questo costringerà l’esecutivo «ad un negoziato con Bruxelles per niente facile», sospira un autorevole ministro. Che vede pregiudicato il disegno di una finanziaria capace di offrire un boost al centrodestra nell’anno elettorale.

 

giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa

E mentre la premier si alimenta dei soliti sospetti, «che sono certificati dai fatti», nel governo sale un inaspettato coro di amarcord per Enrico Giovannini, sincero riformista che dell’Istat è stato presidente: la nostalgia struggente è per «una persona seria» che «non avrebbe fatto un simile scherzetto a un esecutivo di centrosinistra». […]

 

[…]  Ma se i debiti pregressi non sono responsabilità del governo attuale, la scelta del presidente dell’Istat ricade invece sul centrodestra. Raccontano che Giancarlo Giorgetti prese sottobraccio il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo per indicargli il nome di Francesco Maria Chelli: «Vai avanti così, ne parlerò io a Giorgia».

 

GIORGIA MELONI - ISTAT - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

Da allora l’interlocuzione con i vertici dell’Istat è stata a dir poco complicata: esempio, non l’unico, della distanza che separa il governo dall’establishment. E che fa vedere a Meloni ombre dappertutto. Indossato l’elmetto da campagna elettorale, fino a ieri la premier sembrava intenzionata ad accelerare verso le urne in primavera. Nulla di certo, non ha mai fatto trasparire le sue reali intenzioni.

 

Tanto da indurre Elly Schlein a uno scomposto fallo di reazione: «Ci faccia sapere quando si vota», ha detto la segretaria del Pd dimenticando che è il capo dello Stato a indire le elezioni. «Lei le vuole subito perché così risolverebbe il problema delle primarie», ha detto Meloni ai dirigenti di FdI dopo l’ennesimo messaggio di colei che definisce «la mia interlocutrice naturale».

 

matteo salvini antonio tajani - foto lapresse

Ora bisognerà capire se Meloni cambierà i piani, dopo il passo falso di ieri. Perché un conto era dover governare fino all’autunno del 2027 per gestire la mole di miliardi investiti nei provvedimenti di una Finanziaria elettorale. Così da contrastare anche l’ondata vannacciana e attendere una flessione di Fn.

 

[…]  Lo testimonia il fatto che Ignazio La Russa — controcorrente — ha commentato il 3,1 del rapporto deficit/Pil come «un ottimo risultato, vista la drammatica condizione dei conti pubblici che il governo aveva ereditato». […]

 

3. CONTI, RESTANO I VINCOLI EUROPEI SALVINI: ORA LO SCOSTAMENTO. FI FRENA

Estratto dell’articolo di Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI

Alla fine il deficit di bilancio 2025 è rimasto pari al 3,1% del prodotto interno lordo, anziché scendere sotto il 3% come sperava il governo per uscire con un anno d’anticipo rispetto al 2027 dalla procedura europea d’infrazione sui conti pubblici. Ieri mattina l’Istat ha infatti confermato il dato di aprile.

 

[…]

 

Non la pensa così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che anzi alza la posta: «È surreale che si debba dipendere da logiche dello zero virgola. Non sarà questo a condizionare la nostra voglia di investire. Solo per non bloccare i cantieri, serve uno scostamento di bilancio di 8 miliardi» e, per il Carroccio, la tassa sugli extraprofitti.

 

matteo salvini antonio tajani - foto lapresse

Ma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ribatte: «Le banche hanno già dato». E Forza Italia frena su tutta la linea: «Serve prudenza di bilancio». «Salvini — dice Elisa Pirro (5 Stelle) — per non commentare la disfatta tuona ipocritamente che non gli interessano gli zero virgola».

GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE

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