ROBA DA NON CREDERE! LA ROCKSTAR DELL'INTIFADA FRANCESCA ALBANESE, RELATRICE SPECIALE DELL'ONU SU GAZA E DINTORNI, TOGLIE LA KEFIAH PER VESTIRE I PANNI (GRIFFATI) DI UNA COVER GIRL SU “LOVE MAGAZINE”, PATINATA RIVISTA INTERNAZIONALE (DA 25 EURO A COPIA, PREZZO NON PROPRIO DA PROFUGO) – "LA VERITA'" FUSTIGA LA “SVOLTA GLAMOUR” DI NOSTRA SIGNORA DEI PRO-PAL “PRET A PORTER”: "PECCATO CHE I CAPI CHE INDOSSA SIANO NELLA LISTA NERA DEI MARCHI DA BOICOTTARE DEI MILITANTI PROPAL, DAL MOMENTO CHE APPARTENGONO ALLA MULTINAZIONALE FRANCESE LVMH. E I DUE MARCHI SAREBBERO DA BOICOTTARE VISTO CHE L'AD DEL GRUPPO BERNARD ARNAULT E IL MILIARDARIO USA HOWARD SCHULTZ HANNO INVESTITO NEL 2021 NELLA SOCIETÀ ISRAELIANA DI SICUREZZA INFORMATICA WIZ” - FRATOIANNI-BONELLI, CHE GIA' CANDIDARONO SOUMAHORO ALLE POLITICHE 2022, PENSANO DI SCHIERARE IN LISTA PER AVS, ALLA PROSSIME ELEZIONI, L'IN-GAZATA FRANCESCA ALBANESE? - A SINISTRA, COME SEMPRE, TUTTO SI TIENE (E NON SI BUTTA VIA NIENTE, SOPRATTUTTO IL LUSSO)
Antonello Piroso per “la Verità” - Estratti
francesca albanese love magazine
Roba da non credersi. La Madonna Pellegrina delle buone cause (in realtà, per ora solo di una, sempre quella). L'icona della solidarietà con la valorosa resistenza del popolo palestinese. La rockstar dell'Intifada (by Dagospia). Nostra Signora della kefiah, pronta alla fatwa nei confronti chi è «fuori linea» (la sua). Ma anche disposta all'assoluzione, come nei confronti del mite sindaco di Reggio Emilia: «Hai sbagliato, ti perdono, ma tu non lo fare più».
Capace di condannare l'irruzione nella redazione della Stampa, ma avvertendo i giornalisti: «Questo deve essere anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro», dichiarazione a dir poco sconcertante.
Insomma: lei, Francesca Albanese, la relatrice speciale dell'Onu su Gaza e dintorni. Che, udite udite, si è tolta lo scialle diventato di culto grazie all’Olp e a Yasser Arafat, per vestire i panni (griffati) di una cover girl. Grazie a Love Magazine, patinata rivista internazionale (da 25 euro a copia, prezzo non proprio da profugo).
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La svolta glamour di Albanese, dunque. Con cui è ricomparsa sui radar della comunicazione, da cui era uscita «ora che il “genocidio” di Israele nei confronti dei palestinesi non è più un TT, un trending topic sui social e sui media», avevamo scritto giusto un mese fa. Provocando la sua reazione stizzita, scritta in terza persona, come Cesare nel De bello gallico:
«Francesca Albanese è ancora impegnata a documentare i crimini dell’apartheid israeliano e dei suoi complici. Lo sapreste se consultaste la stampa estera. Presto l’inchiesta sul ruolo dei media nel genocidio. Voi non ci sarete; non perché senza colpe, ma perché irrilevanti» (ma allora perché prendersi la briga di replicare a un pezzullo ironico?). Eccola ora in posa come austera «Casta diva», tendenza Maria Callas.
Una serie di scatti da vera celebrity, con tanto di primissimo piano in copertina. Immagini sofisticate, scattate in studio e al mare, in un turbinio di abiti. La pro Pal prêt-à-porter. Il Franti che è in me ha avuto un sussulto «di pancia»: «Gratta gratta, alla fine anche le migliori intenzioni finiscono offuscate dalla vanità personale».
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(...)
Vista la galleria fotografica della signora Albanese, avrei anche lasciato perdere, se non fossi incappato nel passaggio in cui si riferisce alle società occidentali, dove - attenzione!- «così tante persone stanno vedendo le loro fondamentali libertà diminuire a causa del necrocapitalismo». Davanti a siffatto neologismo, crollerebbe qualsiasi gentiluomo, evocando l’immenso Jep Gambardella de La grande bellezza. E difatti, come lui, mi sono spazientito: «Vabbuo’, Albanese, l’ha voluto lei».
Tanto più che, registrata l’assenza perfino della bandierina d’ordinanza pro Pal sul reverse della giacca, o di uno slogan tipo «Pensati gazawa», ma notata altresì la presenza di un brillantino molto fashion sul naso, sono arrivato a una consistente scoperta. Grazie a Riccardo Carlino, edizione online del Foglio: «Albanese, come una qualsiasi top model, veste abiti firmati, sotto la cura di un team di direttori creativi e assistenti allo styling.
Peccato però che due dei marchi che la relatrice Onu indossa figurino fra quelli che i pro Pal invitano a boicottare, grazie al portale Boycat, in quanto legati a Israele». Ovvero: di proprietà della multinazionale francese del lusso Lvmh, facente a capo a Bernard Arnault, che ha investito nella società israeliana di sicurezza informatica Wiz. Scrive Love Magazine:
«Incontriamo Albanese non solo come un’esperta di diritti umani che si esprime apertamente, ma anche come una donna che si ritaglia uno spazio per riflettere e, con le sue stesse parole, “rimanere umana” in un momento in cui farlo ha un prezzo».
E chi siamo noi per contestare tale anelito? Io poi sono addirittura favorevole al diritto al lusso, quale rivendicato da Aboubakar Soumahoro per la propria signora, implicata nelle note vicende. Soumahoro alle Politiche 2022 fu candidato da Avs del duo Fratoielli, il Gatto & il Gatto, che ora starebbero coltivando la speranza di bissare quel successo offrendo la candidatura proprio ad Albanese. A sinistra, come sempre, tutto si tiene (e non si butta via niente).
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ANTONELLO PIROSO - CAVALIERE NERO VIRGIN RADIO
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