bettino craxi giulio giorgio napolitano

“LE PAROLE DI CRAXI SU MIO PADRE SONO SGANGHERATE E NON SONO VERE” – GIULIO NAPOLITANO SCRIVE A DAGOSPIA PER “RISPONDERE” AL FILMATO, DATATO 1993, IN CUI BETTINO CRAXI SOSTENNE FOSSE INVEROSIMILE CHE GIORGIO NAPOLITANO NON SI FOSSE MAI ACCORTO DEI SOLDI CHE DALL’UNIONE SOVIETICA ARRIVAVANO AL PARTITO COMUNISTA ITALIANO: “FURONO PALESEMENTE STRUMENTALI E PROVOCATORIE LE PAROLE QUEL GIORNO RIVOLTE A MIO PADRE, APPROFITTANDO DELLA RILEVANZA MEDIATICA DELL’OCCASIONE. MIO PADRE ERA STATO RESPONSABILE DELLA SEZIONE ESTERI DEL PCI E POI DEL PDS DAL 1986 AL 1992. I FINANZIAMENTI SOVIETICI AL PCI, COME BEN RICOSTRUITO DA GIANNI CERVETTI NEL LIBRO “L’ORO DI MOSCA”, ERANO TERMINATI MOLTO PRIMA, ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA, SU PRECISA INDICAZIONE DI ENRICO BERLINGUER…”

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LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ANCORA ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL'INTERROGATORIO ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

giulio napolitano foto mezzelani gmt37

Caro Direttore,

ieri sera il sito Dagospia titolava: «Prima c’erano il KGB e i servizi bulgari con le loro ricetrasmittenti, oggi ci sono i “Maga” e i “pupazzi prezzolati” di Putin». E riproponeva quella che definiva «le parole vere, tragiche e attualissime pronunciate da Bettino Craxi» nel corso del suo interrogatorio in aula da parte di Antonio Di Pietro nel corso del processo Cusani nel dicembre 1993.

 

Tra quelle parole, oltre alle più volte ripetute affermazioni sulla diffusione del sistema di finanziamento illecito dei partiti politici, la pagina di Dagospia richiamava con particolare enfasi le sgangherate e gratuite insinuazioni che il quell’occasione Craxi rivolse a mio padre, allora Presidente della Camera, che da «Ministro degli esteri» del PCI avrebbe avuto «rapporti con tutte le nomenclature comuniste» a partire da quella sovietica, ritenendo assai poco credibile che non si fosse mai accorto del «grande traffico» sotto di lui, tra gli amministratori del PCI e i rappresentanti di quei partiti e di quei Paesi. 

 

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

Quelle parole furono senza dubbio «tragiche“, per la drammatica condizione personale, giudiziaria e politica in cui in quel momento versava Craxi, destinatario di molteplici avvisi di garanzia per finanziamento illecito e corruzione ed estromesso dalla guida del suo partito, il PSI, del quale era stato a lungo leader incontrastato.

 

Ma quelle parole non furono né «vere» né «attualissime», già allora e tanto meno ora.

Lascio da parte la questione generale se davvero il sistema di finanziamento illecito dei partiti della cd. Prima Repubblica fosse così pervasivo e riguardasse allo stesso modo, anche nella gestione personalistica e disinvolta di quei fondi, tutte le forze politiche, anche quelle relegate all’opposizione, come cominciò allora ad affermare pubblicamente Craxi nel tentativo di dissolvere le proprie responsabilità personali e pubbliche in una chiamata generale in correità dell’intero sistema politico.

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

 

Quel che è certo è che furono palesemente strumentali e provocatorie le parole quel giorno rivolte a mio padre, approfittando della rilevanza mediatica dell’occasione, peraltro del tutto impropria ed estranea (il processo Cusani appunto). Mio padre era stato responsabile della sezione esteri del PCI e poi del PDS dal 1986 al 1992.

 

I finanziamenti sovietici al PCI, come ben ricostruito da Gianni Cervetti nel libro “L’oro di Mosca”, erano terminati molto prima, alla fine degli anni Settanta, su precisa indicazione di Enrico Berlinguer. E già a metà degli anni Ottanta, l’Unione sovietica e i Paesi socialisti erano entrati in una profonda crisi economica e politica, che portò al crollo del Muro di Berlino nel 1989.

 

Infine, l'impegno politico internazionale di mio padre fu rivolto ad avvicinare il PCI all'esperienza delle socialdemocrazie europee e alle forze democratiche negli Stati Uniti piuttosto che a coltivare i rapporti con il partito comunista sovietico. E Craxi lo sapeva bene. Fu proprio su quei versanti che si ritrovarono più volte insieme, in sintonia politica e culturale, fino all’adesione, favorita dallo stesso Craxi, del PDS al Gruppo socialista del Parlamento europeo.

giulio napolitano foto mezzelani gmt47

 

Quelle affermazioni di Craxi furono, in realtà, una maldestra e volgare ritorsione nei confronti dei Presidenti delle Camere (parole di segno analogo furono indirizzate a Giovanni Spadolini) per la loro condotta in quella tormentata legislatura, una condotta sempre ferma nella difficile difesa delle prerogative e della dignità del Parlamento di fronte a una campagna di costante delegittimazione.

 

Ricordo soltanto il duro diniego opposto da mio padre pochi mesi prima alla Guardia di Finanza e alla Procura di Milano presentatesi a Montecitorio con un mandato per avere accesso e ottenere documenti peraltro pubblici sul bilancio dei partiti, a difesa del principio dell’inviolabilità delle sedi parlamentari.

 

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

Fu parte di quella condotta anche il non opporsi dei Presidente della Camere (fermo restando che formalmente non ne avevano nemmeno il potere) a una parziale revisione della disciplina costituzionale dell’immunità parlamentare. La modifica pose fine alla sequela di centinaia di voti di previa autorizzazione a procedere alle indagini che avevano paralizzato e umiliato l’attività parlamentare in quel drammatico biennio. Non piacque a tutti e sicuramente non a Craxi.

 

Ma si trattò di una riforma approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza, di cui naturalmente si possono ancora oggi discutere benefici e danni e valutare eventuali correttivi. Ma di quella scelta mio padre ha sempre pubblicamente spiegato le ragioni e i limiti (si veda anche la sua autobiografia, Dal PCI al socialismo europeo, Roma-Bari, Laterza, 2005, ristampa 2006, pp. 270-288); e anch’io recentemente ho provato a ricostruirne il contesto storico e umano (Il mondo sulle spalle. Una storia famigliare e politica, Mondadori, 2025, I edizione Oscar Bestsellers, 2026, pp. 167-188).

enrico berlinguer giorgio napolitano

 

Ricordare ancora oggi quelle maligne e crepuscolari allusioni di Craxi significa fare torto, più che alla memoria di mio padre, all’intelligenza e alla statura del leader socialista, che, nel suo rilevante e controverso impegno politico-istituzionale, diede ben altre prove di lungimiranza e coraggio. Di ciò diede atto mio padre stesso, nella sua sentita e articolata lettera alla vedova e ai figli nel decennale della scomparsa nel gennaio 2010, primo Capo dello Stato a rendergli pubblicamente omaggio dopo la sua tragica fine.

 

giorgio napolitano enrico berlinguer

Ciò doverosamente precisato, ritengo preziosa l’attenzione che il vostro sito dedica a tutti i rischi odierni di infiltrazione e di finanziamento occulto da parte di ambienti eversivi americani e russi alle forze politiche italiane, a cominciare dalle più estreme. Fenomeno che, tuttavia, mi pare assai lontano e ben diverso da quello aveva riguardato i partiti della Prima Repubblica durante la Guerra Fredda, in un contesto caratterizzato da chiare ed esplicite appartenenze ideologiche, giuste o sbagliate che fossero.

 

Mi scuso per aver abusato della sua pazienza e di quella degli eventuali lettori, ma la memoria repubblicana è un bene troppo prezioso per la nostra democrazia per lasciarlo preda di facili suggestioni.

Con i più cordiali saluti e auguri di buon Ferragosto.

Giulio Napolitano

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