GLI “ULTRA”-PERDENTI DELLE ELEZIONI IN ISRAELE: GLI ORTODOSSI E L’ESTREMA DESTRA – QUEL MEZZO CRIMINALE DI BEN-GVIR FLOPPA ALLE ELEZIONI IN ISRAELE E URLA AL TRADIMENTO: “TUTTI DICONO SIAMO CON VOI E POI VOTANO NETANYAHU”. ORA RISCHIA DI RIMANERE FUORI DAL GOVERNO - ANCHE I PARTITI RELIGIOSI TRACOLLANO: GLI ULTRA-ORTODOSSI DI “SHAS” SCENDONO DA UNDICI A SETTE SEGGI. GLI EBREI CON TRECCINE E CAPPELLO HANNO UN ALTO TASSO DI NATALITÀ E FANNO MOLTO RUMORE, MA NON SI SENTONO PIÙ RAPPRESENTATI O HANNO SCELTO NETANYAHU (SEGNO CHE SI STANNO “NORMALIZZANDO”) - SONO ODIATISSIMI DAL RESTO DELLA POPOLAZIONE, CHE LI VEDE COME PARASSITI, NON PARTECIPANDO ALLA LEVA OBBLIGATORIA E NON PAGANO TASSE...
IL FLOP DELLO SHAS
Le elezioni sono stato un flop per quello che era considerato uno dei due principali partiti ultra-ortodossi israeliani: lo Shas, che è sceso da undici a otto seggi, secondo Canale 12, o addirittura 6, per altri exit poll. L’altro principale partito ultra-ortodosso, il Giudaismo della Torah Unito (Ujt), è invece dato stabile o in leggera flessione.
Il dato potrebbe stupire, visto che gli ultra-ortodossi, settore che ha un alto tasso di natalità, continuano a crescere come percentuale della popolazione e dunque anche degli elettori.
Una spiegazione è che parte della base non si sente rappresentata dai partiti. Un’altra è che il Likud di Netanyahu ha cannibalizzato parte del voto ultra-ortodosso. Ma lo Shas è un caso particolare.
Un tempo raccoglieva consensi anche tra i non ultra-ortodossi, perché aveva una forte identità etnica ( mizrahi gli ebrei di origine mediorientale) e di classe sociale, grazie ai programmi per le famiglie povere. Tuttavia il risentimento montante verso gli ultra-ortodossi, sia per il sostegno economico che per l’esenzione dalla leva, ha alienato il voto di chi votava Shas pur non facendo parte della comunità religiosa a cui si rivolgeva.
BEN-GVIR SCONFITTO PASSA ALL’ATTACCO: “TRADITO, TUTTI DICONO CHE SONO CON ME MA VOTANO NETANYAHU”
Estratto dell’articolo di Riccardo Antoniucci per “il Fatto quotidiano”
Itamar Ben Gvir e spilletta a forma di cappio
«Siamo stati traditi, ecco la verità. Per strada incontri solo persone che dicono “siamo con voi, viva Itamar”, e però poi nell’urna hanno votato Likud».
La nottata di Otzma Yehudit non è stata delle migliori, e non solo per la pioggia torrenziale che è caduta fino a poco prima dell’annuncio degli exit poll, a Modi’in, città di nuova costruzione a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, 30 km o poco più da ognuna e vicino al confine con la West Bank, vicina a un insediamento che ha quasi lo stesso nome.
Modi’in è la città feudo dove il partito di Itamar Ben Gvir, «Potere ebraico», aveva pensato di andare a festeggiare la doppia cifra, i dieci seggi che tutti i sondaggisti embedded con la destra garantivano all’attuale ministro della Sicurezza nazionale, che ha puntato tutta la sua politica e la campagna elettorale sulla violenza, la pena di morte, il carcere duro, la guerra totale contro i palestinesi, ed era convinto di avere dalla sua parte gran parte della società israeliana.
[…] Otzma Yehudit non ha fatto un passo avanti rispetto ai seggi che ha attualmente alla Knesset: sei ne aveva, sei ne mantiene, punito non solo sull’effetto voto utile che ha spinto verso Netanyahu, evidentemente dall’alta affluenza che ha portato molti elettori a esprimersi, dimostrando idee diverse da quelle che l’estrema destra ha proiettato sul Paese negli ultimi 4 anni.
È il tramonto di Itamar? «Assolutamente no, vedrete che Eisenkot non riuscirà a formare un nuovo governo. Chi vi ha detto che mio fratello non sarà ministro della Difesa?». Sarà, ma al bancone del bar dove si servono verdure crude, croissant dolci e bibite gassate americane, la parola «atzuv», delusione, si sente.
itamar ben gvir e i coloni fanno incursione sulla spianata delle moschee a gerusalemme 4
[...] Per entrare i controlli di sicurezza sono più ferrei di quelli dell’aeroporto Ben Gurion, il sospetto nei riguardi dei giornalisti è perfino esplicito. «Meno male che non sarà lui primo ministro», scherza un collega navigato di una radio israeliana, in coda davanti al metal detector.
A poco a poco, a gruppetti, arrivano i giovani. Eithan, per esempio, ha 14 anni, è l’unico a parlare inglese e racconta poco volentieri di essere venuto contro il parere dei genitori perché è convinto che «a Israele serve un uomo forte». I suoi amici, con qualche anno di più, portano tutti la kippah e qualcuno sfoggia una maglietta con scritto «rak Bngvr», c’è solo Ben Gvir, facendo il verso a quelle della sinistra che dicono «Fck Bngvr».
Tutti aspettano che parli il leader, che dopo due ore cerca di rassicurare: «Abbiamo cominciato con un seggio e guardate dove siamo. Continuiamo il cammino per il successo di Otzma Yehudit». Altro che ministero della Difesa.
Nessuno degli scenari per ora comprende Otzma Yehudit come elemento principale di un accordo. La platea scarna è piegata sui telefoni, per spiegarsi nelle chat degli amici cosa potrà essere successo. Dove sono i sostenitori? «Non importa, andremo avanti finché non governeremo questo Paese», dice Avraham da dietro occhiali appannati e un pizzetto greco da saggio.
Sulla giacca ha una spilletta dorata che raffigura la corda da impiccagione, a ricordare l’ultima legge voluta dal suo leader. E alla fine c’è poco da dire. Ci sarà molto da contare domani e da verificare nei territori. Ma è partita la techno a coprire le voci alla tv. È pur sempre una discoteca.
NEL FORTINO-DISCOTECA DI BEN-GVIR L’AMAREZZA PER L’EXPLOIT CHE NON C’È
Estratto dell'articolo di Greta Privitera per il "Corriere della Sera"
Modi’in Il Gray Club è una discoteca di Modi’in, a metà strada fra Gerusalemme e Tel Aviv. Pareti nere, palle di specchi che girano sul soffitto come negli anni Settanta, e la musica spar ata a tutto volume: discomusic israeliana.
Itamar Ben-Gvir non ha scelto la Gerusalemme dei profeti né la Tel Aviv che lo detesta. Ha scelto una città nuova, nata negli anni Novanta fra villette e rotonde, a un passo dalla Linea verde, per la notte elettorale di Otzma Yehudit, Potere ebraico, il partito dell’ultradestra messianica. Domani sera, sullo stesso palco, salirà una tribute band di Madonna. In sala quasi tutti portano la kippah di lana, fatta all’uncinetto, molti hanno i payot, i riccioli che scendono lungo le tempie. Le donne sposate, che la legge religiosa vuole con i capelli coperti, portano fasce e foulard cuciti di paillettes, quelli delle grandi occasioni.
Itamar Ben Gvir e spilletta a forma di cappio
[…] In sala però si mormora che a svuotarlo sia stato il Likud, che gli ha risucchiato voti chiamando a raccolta la destra. Poi elenca i suoi trofei, la pena di morte per i terroristi, la fine delle carceri come «campi estivi», le ruspe contro le costruzioni abusive dei beduini nel Negev, la Guardia nazionale, le armi più facili. «Non sono entrato in politica per scusarmi dei miei principi». Fra i ringraziamenti trova posto Bentzi Gopstein, il capo di Lehava, il gruppo che si batte contro le coppie miste fra ebrei e arabi, «come un fratello per me».
L’ultima ombra è quella che lo spaventa di più. «Sento che qualcuno parla di un governo di unità con Eisenkot. Sarebbe un errore terribile, e il popolo d’Israele non lo perdonerà».
Ben-Gvir ha cinquant’anni, sei figli, una casa a Kiryat Arba, la colonia accanto a Hebron, dove nel salotto è rimasto appeso fino al 2020 il ritratto di Baruch Goldstein, che nel 1994 uccise ventinove palestinesi in preghiera. Scartato dall’esercito perché troppo estremista, a diciannove anni mostrò in tv lo stemma strappato alla Cadillac di Yitzhak Rabin, promettendo di arrivare anche a lui. Poche settimane dopo Rabin fu ucciso.
Condannato per incitamento al razzismo, è diventato il ministro della Sicurezza nazionale di Netanyahu. Chiude con «Am Yisrael Chai», il popolo d’Israele vive. Domani su questo palco canteranno «Like a Prayer».
Itamar Ben-Gvir festeggia al parlamento israeliano l approvazione della legge sulla pena di morte
Stanotte la preghiera è un’altra: che Netanyahu abbia ancora bisogno di lui.
ITAMAR BEN GVIR NEL VILLAGGIO BEDUINO DI LAKIYA
gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse 2
supporter di netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse 1
benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse
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supporter di netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse 2
Yousef Jabareen e gli altri esponenti della lista unita araba dopo le elezioni in israele -
itamar ben gvir va in carcere a visitare e provocare marwan barghouti




