L’UCRAINA È SOLO UN FRONTE: PUTIN E IL SUO ESERCITO È ANCHE IN LIBIA, PRONTO PER MINACCIARE L’EUROPA – TRA AIUTI MILITARI E INVIO DI “AFRICA CORPS” (COME IL DISTACCAMENTO NAZISTA), LA RUSSIA SUPPORTA E PROTEGGE IL CLAN DEGLI HAFTAR, CHE CONTROLLA LA LIBIA ORIENTALE E MERIDIONALE. INCLUSI I GIACIMENTI, GRAZIE A CUI TOBRUK PAGA I SOLDATI DI MOSCA – GRAZIE A QUEI SOLDONI, PUTIN PUÒ ALIMENTARE LA SUA GUERRA ALL’UCRAINA, E GLI ATTACCHI CON DRONI AI PAESI EUROPEI SUL MAR NERO – “MAD VLAD” PREPARA UNA NUOVA ESCLATION CON L’EUROPA, CON LE NUOVI ARMI DI DETERRENZA STRATEGICA: I NUOVI FORMIDABILI DRONI “GERAN”...
Putin militarizza la Libia: perché ci minaccia (e che cosa ciò rivela di noi)
Estratto da “Whatever it takes”, la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
il porto di tobruk, libia, il 15 settembre 2026 (satellite image 2026 vantor)
La foto che vedete qui […], mai pubblicata prima, è stata scattata a metà del mese scorso a meno di mille chilometri dall’Italia e meno di quattrocento chilometri dalla Grecia: il confine meridionale dell’Unione europea e della Nato. È stata presa dai satelliti di Vantor […]. Rappresenta lo sbanco di circa tremila tonnellate di materiale militare a Tobruk, Libia orientale.
Di quale materiale militare si tratti, perché proprio adesso, per quale ragione Mosca lo spedisca proprio ai signori della guerra del clan degli Haftar che controllano la Libia orientale e meridionale (inclusi i giacimenti) è qualcosa che andrà visto con cura. […] Esistono […] delle evidenze su quanto sta accadendo dall’altra parte del Canale di Sicilia e delle implicazioni che riguardano la posizione dell’Italia in questa fase e dell’intera Europa. Vediamo.
[…] Per quanto riguarda le evidenze riguardo al crescente ruolo militare della Russia nel nostro mare, vicino al nostro confine Sud, la collezione di foto prese dai satelliti Vandor il 14 e 15 settembre non costituisce certo un esempio unico.
Ce ne sono altri. Qui sotto, per esempio, potete vedere l’annuncio su un canale russo di Telegram con 30.950 iscritti chiamato "?????? ? ?????? - ????????" ("Posti di lavoro a Mosca, offerte").
Quel che promette, è presto detto: “fino a 2,4 milioni di rubli” (circa 26 mila euro) alla firma del contratto, più un mensile “a partire da trecento mila rubli” (circa 3.200 euro) riservati a “cittadini russi fino a 45 anni, senza doppia cittadinanza” per un posto come “operatore di vari tipo di droni d’attacco, inclusi i Geran”.
dal canale di telegram 'posti di lavoro a mosca, offerte'
Dove? Nell’“Africa Corps” della Federazione russa “per servizio in Libia”. Sono promessi tassi agevolati riservati ai militari sul mutuo di casa, “aiuti sociali al personale e alle famiglie” e “vacanza dopo sei mesi di servizio”.
Ci si può chiedere che messaggio sia racchiuso nell’idea di chiamare il successore della Wagner dello scomparso Evgeny Prighozin proprio “Africa Corps”, come il distaccamento nazista del generale Edwin Rommel sbarcato proprio in Libia nel 1941.
Il resto invece è, almeno in parte, chiaro. Da tutte le verifiche che ho potuto fare l’annuncio su Telegram sembra autentico, benché solo facendo domanda con successo si potrebbe scoprire se la reale destinazione del pilota di droni sia effettivamente il Nord Africa (e non l’Ucraina).
Va anche detto che non esiste alcuna prova della presenza di droni di tipo “Geran” in Libia o che le recenti spedizioni di materiale militare per nave a Tobruk abbiano riguardato anche quelli.
Merita però ricordare cosa siano nelle loro ultime iterazioni tecnologiche questi velivoli senza pilota a propulsione jet, derivati in origine dagli Shahed iraniani: raggiungono i 600 chilometri all’ora, dunque sono molto difficili da intercettare, per un raggio che può raggiungere i duemila chilometri; in sostanza, sono molto simili a missili da crociera a basso costo e dunque utilizzabili in numeri elevatissimi.
rifornimenti militari russi al porto di tobruk 14 settembre 2026
[…] Come si vede anche dalla foto da satellite qui sotto, presa da Vantor su un molo del porto di Tobruk il 14 settembre scorso, la recente spedizione di Mosca sembra riguardare materiale militare diverso.
Secondo l’analista specializzato nella Libia Jalel Harchaoui del Royal United Services Institute (Rusi) di Londra, i due mercantili Anastasiia e Yuriy Arshenevskiy avrebbero sbarcato soprattutto mezzi logistici: cinquanta camion Tornado-U, 30 mezzi antimina, dieci mezzi blindati per il trasporto truppe, equipaggiamenti, munizioni, camion da trasporto carburante e acqua, cucine da campo, unità sanitarie, laboratori di riparazione da viaggio.
soldati e carri armati russi in libia
In altri termini – dice Harchaoui – i russi portano in Libia i mezzi per costruire fortificazioni e operare a centinaia di chilometri di distanza dalle loro quattro basi attuali nelle aree controllate dagli Haftar: vicino a Benghazi e a Sirte sulla costa, ad al-Jufra in Libia centrale e a Brak al-Shati a Sud-Ovest.
Ma dove vogliono operare i russi o dove vogliono consegnare il materiale a loro alleati come Saddam Haftar? Secondo Harchaoui, che ha approfondito quanto possibile, verso Sud: soprattutto verso il confine con il Niger e quello triplice con il Niger stesso ed il Chad in modo anche da “agire da arbitri” nell’area.
Una sensibilità italiana non può che pensare che dispiegamenti da Sud a Nord della Libia finirebbero per dare ai russi e ai loro clienti libici un maggiore controllo delle rotte migratorie.
[…] Sappiamo solo che più Mosca allarga la propria presenza militare in Libia, come fa, meglio potrebbe organizzare azioni di disturbo dell’Europa a partire dal Mediterraneo.
Più pratico è chiedersi come e perché l’esercito di Mosca, dopo quasi cinque anni di distruzioni subite in Ucraina, abbia ancora mezzi da spostare così lontano. E la risposta […] è che lo fa perché viene pagato profumatamente per questo: un servizio di controllo del territorio e dei cieli fornito dai russi al clan dominante di Benghazi, peraltro in linea con i propri interessi così come li intende il Cremlino.
attacchi di droni russi sul mar nero
Risulta che qualche anno fa gli Haftar pagassero Mosca circa duecento milioni di dollari l’anno, quando ancora la presenza militare russa era nettamente minore; è dunque plausibile che ora il clan di Benghazi versi al Cremlino ben di più, dai miliardi dei propri proventi dalle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas naturale. Ma così il denaro della Libia alimenta la distruzione sistematica dell’Ucraina e gli attacchi, sempre meno “ibridi”, all’Unione europea.
[…] Perché la realtà è che l'intimidazione nei confronti dell'Europa è sempre più aperta. La mappa qui sotto mostra la geografia degli attacchi di droni ad opera dei russi (le autorità di Bucarest hanno formulato accuse specifiche), contro navi mercantili che transitavano questo mese nella parte occidentale del Mar Nero.
Uno di questi potrebbe essere avvenuto in acque territoriali della Romania, un altro in quelle della Bulgaria, sicuramente quasi tutti nelle loro zone economiche esclusive e le navi sono state tutte affondate o rese inutilizzabili. Una di essere era partita da un porto ucraino sul Danubio e trasportava ottomila tonnellate di grano verso Ravenna, ma la gran parte non proveniva e non era destinata all’Ucraina. Dodici o tredici marinai sono morti, ventuno dispersi da molti giorni.
Non c'è niente di “ibrido” in tutto ciò; questa è una spirale di intimidazione che deliberatamente si avvicina o supera la soglia di un attacco a Paesi della Nato, per quanto la Nato stessa e l’Europa fingano di non rendersene conto.
Mercoledì si riuniranno per parlarne giusto i ministri della Difesa di Romania, Bulgaria e Turchia. Senza gli altri colleghi o, che si sappia al momento, senza il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte. Palesemente sono tutti in imbarazzo. Non sanno come rispondere senza alimentare un'escalation, dunque preferiscono parlarne il meno possibile […].
macchina di fawzi al mansouri 1
Questo obbliga a chiedersi cosa voglia realizzare la Russia con queste azioni sempre più violente: non solo gli sconfinamenti di droni o i droni esplosivi a Lipsia o lungo le ferrovie polacche, non solo le esplosioni di fabbriche di munizioni o depositi di armi in Italia (a Colleferro nel Lazio), Francia, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria.
Adesso c'è qualcosa di più. Per questo ha catturato la mia attenzione un recente articolo su “Foreign Affairs” intitolato “Come la Russia vede il mondo adesso”. Lo firma Dmitry Adamsky, un esperto di questioni strategiche di origini russe che insegna alla Reichman University in Israele e collabora con Harvard. Mi scuso se riporto passaggi relativamente lunghi, ma Adamsky sembra avere molta familiarità con il dibattito interno alle élite militari e politiche russe.
“L'Europa, anziché gli Stati Uniti – sostengono (queste élite, ndr) – è diventata il principale avversario geopolitico della Russia”, scrive Adamsky (...). “La crescente autonomia strategica del continente (…) è diventata una variabile cruciale. Secondo gli intellettuali della difesa di Mosca, la Russia potrebbe dover cambiare la propria postura per arginare questa tendenza, anche cercando nuovi strumenti per tenere a bada l'Europa”.
libia - complesso di Mellitah - hub energetico
E ancora: “Mentre Mosca si concentra sull'Europa come nuova minaccia primaria, sta anche attingendo a nuovi strumenti di coercizione che gli esperti russi chiamano Deterrenza strategica non nucleare (NNSD). Per gli autori militari russi, la NNSD comporta l'uso di capacità convenzionali avanzate, tra cui droni, sistemi di missili balistici, nonché ‘armi basate su nuovi principi fisici’ — un termine per definire le armi a impulsi elettromagnetici e a microonde per dissuadere e costringere gli avversari”.
SADDAM HAFTAR CON LUCIANO PORTOLANO
(Le armi a impulsi elettromagnetici, preciso, causano a distanza la distruzione o il blocco temporaneo dei sistemi elettronici e delle reti elettriche, di solito senza danni diretti alle persone o agli edifici. In sostanza disabilitano i sistemi di pagamento o altri servizi in rete da cui dipende la vita moderna).
[…] In sostanza l’obiettivo del Cremlino nella guerra in Ucraina non è il Donbass e non sarebbe neanche il controllo sul governo di Kiev. È la revisione in chiave russa dell’ordine europeo emerso dopo la fine della guerra fredda. È la rivincita dopo quella sconfitta, con il ritorno di Mosca quale capitale imperiale in grado di determinare gli equilibri del continente. Per questo una tregua parziale che faccia cessare in qualche modo il fuoco in Ucraina non fermerebbe quello che Adamsky chiama il “conflitto più vasto”.
libia - proteste contro il governo Dbeibah per la politica energetica
E per questo il centro studi norvegese Corisk stima che una parziale sconfitta ucraina non placherebbe il Cremlino, ma costerebbe all’Europa in riarmo successivo (per rafforzare le sue difese) circa il doppio di ciò che serve ad aiutare davvero Kiev: almeno 1.200 miliardi di euro, invece che 500-600.
[…] Ora, alla luce di tutto questo, torniamo un attimo alla Libia. Raccolgo da ambienti politici di Kiev che Giorgia Meloni avrebbe chiesto a Volodymyr Zelensky consigli su come contrastare la minaccia dei droni russi dalla Cirenaica.
SADDAM HAFTAR E MATTEO PIANTEDOSI
Noto che Zelensky, nella bella intervista a Marta Serafini sul “Corriere”, ricorda come gli aiuti militari fra Italia e Ucraina siano reciproci. E ricordo che proprio il ministro della Difesa Guido Crosetto ha assunto come consulente il suo ex collega di Kiev Mychajlo Fedorov, grande esperto proprio di droni.
Ma tutto questo è speculativo. Di reale c’è solo che gli Haftar, i signori della guerra che controllano Benghazi, Tobruk, Sirte e gran parte dei giacimenti dell’entroterra e nel mare libico, possono permettersi di versare ai russi centinaia di milioni di dollari l’anno: i russi sono lì per quello.
Gli Haftar possono farlo perché ricevono le risorse necessarie dalle grandi imprese europee concessionarie da moltissimi anni dello sfruttamento dei giacimenti: l’italiana ENI, la francese TotalEnergies, la spagnola Repsol. Sono molto realistico su questo: le aziende hanno tutte le ragioni operare lì come fanno e di condurre il proprio lavoro nelle condizioni date; lavorano su contratti di lunghissimo periodo e non hanno alcuna colpa se il petrolio si trova nel suolo della Libia, invece che nelle montagne della Svizzera.
Le domande riguardano piuttosto i governi europei, non solo l’Italia. Grazie al ruolo delle loro imprese, questi governi avrebbero un notevole potere di pressione su Haftar se lo esercitassero uniti fra loro. Questi governi insieme sono in grado di far pesare la forza industriale delle loro grandi imprese nell’estrazione di idrocarburi. […]
Khalifa Haftar matteo piantedosi a bengasi
khalifa haftar a mosca
saddam haftar 1
INCONTRO AL VIMINALE TRA SADDAM HAFTAR E MATTEO PIANTEDOSI
minniti haftar
SADDAM HAFTAR CON MATTEO PIANTEDOSI



