LA LEZIONE AMERICANA PER IL CENTROSINISTRA: RADICALI E MODERATI DEVONO UNIRSI SUI TEMI SOCIALI - LA VITTORIA DEI DEMOCRATICI ALLE MIDTERM DIMOSTRA CHE LE DUE ANIME POSSONO CONVIVERE - ALLE PIPPE AL SUGO DEL CAMPO LARGO VA RICORDATO CHE IN AMERICA NESSUNO SI E’ SOGNATO DI METTERE VETI (CAPITO CONTE?) O DI DIRE, COME INVECE HA FATTO DI ELLY SCHLEIN, CHE NON SI VINCE AL CENTRO (FALSO, SI VINCE ECCOME!)
Serena Riformato per repubblica.it - Estratti
elly schlein giuseppe conte - foto lapresse
Candidati radicali e moderati. Profili diversi, coerenti con il territorio da rappresentare. È nella capacità di far convivere – e far vincere – queste due anime che il centrosinistra italiano cerca il messaggio delle Midterm americane. Il trionfo dei democratici – una disfatta tutta a carico di Donald Trump – finisce subito sotto la lente di ingrandimento anche a Roma dove il campo progressista sta cercando la ricetta migliore per amalgamarsi. Certo, come tradizione vuole, ciascuno legge nei risultati una conferma delle proprie convinzioni: chi insiste sull’esigenza di conquistare lo “swing voter”,
l’elettore oscillante, con proposte pragmatiche; chi vi vede un ammonimento contro le guerre e il riarmo. Tutti, però, distinguono lo stesso filo rosso: la necessità di stare uniti e prestare ascolto alla questione sociale.
james talarico dopo la vittoria foto lapresse
A sintetizzare la doppia esigenza è Stefano Bonaccini, eurodeputato del Pd: «La lezione dei democratici è mettere insieme radicalità e moderazione» intorno a un unico obiettivo: serve «una svolta in favore di chi ha meno, facendo ripartire la crescita». Nel concreto? «Bisogna saper adeguare le figure che meglio rappresentano un certo territorio».
La religiosità di James Talarico in Texas. Il centrismo di Jon Ossoff in uno stato del Sud come la Georgia. «Mi auguro – aggiunge il presidente dem – che ne faremo tesoro come Pd nelle proposte» e nelle «candidature». Auspicio tra le righe: non marginalizzare, alle prossime Politiche, gli esponenti più moderati.
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Giusto dosaggio cercasi. Ci ragiona anche Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd: «È un risultato importante – dice – per la qualità delle candidature democratiche, che hanno tenuto insieme la radicalità del messaggio e la capacità di non trasformarla mai in settarismo. Un mix che ha dimostrato di poter vincere». Lo spunto per l’Italia? «Le campagne elettorali si vincono parlando della vita materiale delle persone».
Per il collega Sandro Ruotolo quest’identikit porta però alla nuova onda socialista Usa: «Da Mamdani a New York alla vittoria di Abdul El-Sayed, arriva una domanda di cambiamento che parla anche a noi: sanità pubblica, lavoro, lotta alle diseguaglianze». Il capogruppo Pd Francesco Boccia sintetizza in una speranza: «C’è una nuova generazione che si è affacciata negli Stati Uniti come in Italia. Non contano solo i profili».
james talarico dopo la vittoria foto lapresse
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