maria rosaria boccia bacia sigfrido ranucci - immagine generata da ia

"LA FIDANZATA DI SIGFRIDO ERA GELOSA DI ME. LUI, FORSE, LO ERA DI NICOLA, UN UOMO A ME CARO" - MARIA ROSARIA BOCCIA E IL SUO RAPPORTO CON RANUCCI, SU CUI HA SCRITTO UN LIBRO ("GUAI A CHI LO TOCCA - IO, SIGFRIDO E LE TEMPESTE"): "C’È STATO AFFETTO. E MOLTO. MA NON C’È MAI STATA UNA RELAZIONE FISICA" - "L'HO SEMPRE INCONTRATO ALLA PRESENZA DEL MIO AVVOCATO E LUI DELLA SUA SCORTA. MAI DA SOLI" - "LA FOTO, GENERATA DALL'IA IN CUI CI BACIAMO? NASCE DA UNA DELLE FINTE PRIME PAGINE SATIRICHE CHE IO E LUI CI DIVERTIVAMO A CREARE" (LA TESTATA IMMAGINATA DA LORO ERA "DACUSPIA", CHE RICHIAMA QUESTO DISGRAZIATO SITO) - IL RAPPORTO TRA LAURA CIANFONI E RANUCCI E LA GELOSIA DI LEI: "LA SERA DEL 27 MAGGIO 2025 RICEVETTI DA LEI UNA COMUNICAZIONE CHE INTERPRETAI COME CONTENENTE INSINUAZIONI SULLA NATURA DEL MIO RAPPORTO CON SIGFRIDO. NON AVEVO ALCUNA INTENZIONE DI ENTRARE IN UN TRIANGOLO SENTIMENTALE. NON HO MAI CHIESTO A SIGFRIDO DI SCEGLIERE TRA ME E LEI, E NON LO AVREI MAI FATTO..." - UN ESTRATTO DAL LIBRO: LE CONVERSAZIONI NOTTURE TRA SIG-FREDI RANUCCI E LA BOCCIA...

MARIA ROSARIA BOCCIA: "HO PENSATO CHE SIGFRIDO FOSSE GELOSO DI ME, MA NON CI SIAMO MAI BACIATI. VI RACCONTO IL MIO LIBRO"

Estratto dell'articolo di Ginevra Leganza per “il Foglio”

 

GUAI A CHI LO TOCCA - IO SIGFRIDO E LE TEMPESTE

Dopo la bomba, il bacio. Un altro apostrofo rosa tra le parole ti-candido? “No. Tra me e Sigfrido c’è stato affetto. E molto. Ma non c’è mai stata una relazione fisica”, risponde al Foglio l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. Nessun bacio, dunque. Neppure casto o a fior di labbra. Come tra fratelli o tra amici.

 

“No. Come avevo già scritto nel libro, quindi ben prima dell’articolo di Libero, ho sempre incontrato Sigfrido alla presenza del mio avvocato e lui della sua scorta. Mai da soli. Il contatto fisico si è limitato al normalissimo bacio di saluto che due amici possono scambiarsi quando si incontrano o si congedano”. Chiaro.

 

Ci può spiegare, allora, da dove viene l’immagine, generata con Ai, in cui lei dà effettivamente un bacio a Ranucci? “Quell’immagine nasce da una delle finte prime pagine satiriche che io e lui ci divertivamo a creare e a scambiarci privatamente. La scena del bacio è artificiale: io non ho mai baciato Ranucci. Detto questo...” “Detto questo, la circostanza interessante è che tutto era già scritto nel libro”.

 

Cosa racconta, a tal proposito, nel libro? “Racconto le nostre finte copertine come una specie di pasquinata contemporanea. Un modo per esorcizzare, attraverso l’ironia, il linguaggio dei giornali che spesso raccontavano di noi. Dopo una di queste mie creazioni Sigfrido mi scrisse persino: ‘COMUNQUE TU DOVRESTI DIRIGERE UN GIORNALE’”. O una rubrica sul Fatto. Non sarebbe male, altroché.

valter lavitola maria rosaria boccia sigfrido ranucci - meme by edoardo baraldi

 

“Lei è gentile. Rimane però una domanda alla quale non so rispondere: se la fotografia della quale Lavitola avrebbe parlato fosse effettivamente questa, come è uscita dalla nostra conversazione privata e come è arrivata fino a lui?”. Magari l’ha mandata Sigfrido in chat? “Forse. Ma a proposito di chat, scrivendoci, invece, scherzavamo molto su corteggiamenti, gelosie, equivoci… Nel libro riconosco che, estraendo alcune frasi dal loro contesto, si potrebbe costruire quasi qualsiasi romanzo sentimentale”.

 

E magari riaccendere la gelosia della di lui donna, Laura Cianfoni? “Io posso raccontare ciò che ho vissuto, non certificare i sentimenti di Laura”. Ci racconti. “Nel libro scherzo proprio sul fatto che il ‘gelosimetro’ non esiste: esistono parole, comportamenti, toni e poi l’interpretazione di chi li riceve”.

LAURA CIANFONI E SIGFRIDO RANUCCI AL PREMIO COLALUCCI NEL 2020 - FOTO LUCIANO DI BACCO

 

Laura era gelosa? “La sera del 27 maggio 2025 ricevetti da lei una comunicazione che interpretai come contenente insinuazioni sulla natura del mio rapporto con Sigfrido. Mi colpì perché stavo attraversando un momento personale e giudiziario già molto complesso e non avevo alcuna intenzione di entrare in un triangolo sentimentale. Le chiarii la natura del rapporto con lui e poi scelsi di sottrarmi a quella dinamica”.

 

Lei sa meglio di noi che una donna, ancor più se è trascurata, porta le antenne. In quel caso, Laura sbagliava? “Io posso solo dire che non ho mai chiesto a Sigfrido di scegliere tra me e lei, e non lo avrei mai fatto. Nel libro però scrivo una cosa nella quale credo molto: le relazioni fondate sul possesso costruiscono confini, le amicizie fondate sul rispetto costruiscono porte”.

 

Il libro Guai a chi lo tocca - Io, Sigfrido e le tempeste è fresco-fresco di stampa. C’è un capitolo dongiovannesco, giusto? “Sì. Ma non lo definirei propriamente un capitolo sulle ‘donne di Ranucci’. Racconto, piuttosto, la geografia umana che si crea intorno alla nostra amicizia. C’è Laura, ma entrano anche Gimmy Cangiano, Giletti, Cerno, Nicola, il mio avvocato... E qui posso anticiparle un episodio divertente che finora non ho raccontato”.

MARIA ROSARIA BOCCIA BACIA SIGFRIDO RANUCCI - IMMAGINE GENERATA DA IA

 

 

Mi dica. “Quando Nicola entra nella mia vita, inevitabilmente comincia a comparire anche nei discorsi con Sigfrido…”. Nicola Cantone, manager del settore sanitario, è un uomo caro a Maria Rosaria. “A un certo punto – continua Boccia – creo persino un gruppo WhatsApp con noi tre, nel quale condividiamo le nostre finte prime pagine. Io scrivo, Nicola risponde, Sigfrido visualizza e tace”. Ah. Non t’ama chi amor ti dice, ma chi ti guarda e tace? “Ecco, nel libro io dico che esistevano cento spiegazioni razionali per quel silenzio e che io, naturalmente, scelsi la centunesima”.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

Ossia? “’Sigfrido era geloso’. E’ una battuta, eh, non una diagnosi. E’ questo il mio ‘gelosimetro’: Laura forse gelosa di me, secondo la mia percezione. Sigfrido forse geloso di Nicola, secondo la mia ironia. Ma vede, non pretendo mai di conoscere ciò che accade nella testa degli altri”. No. La spassosissima copertina del libro, invece, con Ranucci nei panni di Superman, l’ha pensata lei? “Sì, ho fatto tutto da sola. Dopo aver sperimentato personalmente fughe di notizie, volevo che almeno questo progetto arrivasse alla luce prima di essere raccontato da altri.

 

I miei familiari, pensi, hanno scoperto l’esistenza del libro soltanto dopo l’uscita dell’Ansa. Non avevo detto niente per tutelare un progetto nel quale avevo investito tempo, risorse, sentimenti. Mi fa piacere che la copertina le piaccia. Del resto ho anche una recensione preventiva abbastanza autorevole”. Quale? “Quella del mio Superman! Che mi aveva già scritto che avrei potuto dirigere un giornale!”.

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

 

In molti hanno ironizzato, ieri, dicendo che la superdonna è piuttosto lei che lo bacia e lo trasforma. A ogni modo, lo sente ancora il suo Superman? “Certo. Ci siamo sentiti ieri mattina, ieri sera, ancora questa mattina”. E come ha preso la pubblicazione? “Non lo ha ancora letto. Ma perché dovrebbe prenderla male? Lui sa quanto gli voglio bene. Questo non significa che abbia scritto un’agiografia, intendiamoci. Racconto anche discussioni, dissensi, momenti nei quali Superman perde qualche superpotere. Ma sa cosa mi dispiace?”.

 

Cosa? “Che un libro nel quale provo a raccontare la parte bella dei sentimenti, dell’amicizia, possa essere trascinato immediatamente sotto le lenzuola. Ridurre tutto a un bacio o a una presunta relazione mi sembrerebbe piuttosto povero”. [...]

 

DA “GUAI A CHI LO TOCCA - IO, SIGFRIDO E LE TEMPESTE” DI MARIA ROSARIA BOCCIA

 

LAURA CIANFONI E SIGFRIDO RANUCCI AL PREMIO COLALUCCI NEL 2020 - FOTO LUCIANO DI BACCO

Il 14 marzo 2025, per esempio, WhatsApp registra una telefonata iniziata poco prima dell’una del mattino e durata quaranta minuti, mentre alla fine dello stesso mese ne compare un’altra, cominciata appena dopo mezzanotte e durata quarantotto minuti; il 13 aprile una conversazione iniziata quasi a mezzanotte ne occupa altri quarantasette e, il 20 maggio, fra chiamate e perfino una breve videochiamata, continuiamo a rincorrerci attraverso lo schermo quando una persona prudente avrebbe già appoggiato il telefono sul comodino.

 

Raccontare questi numeri non significa attribuire loro un significato sentimentale che, da soli, non possono possedere, perché si può parlare per ore con una persona per ragioni professionali e sentirsi infinitamente più vicini a qualcun altro dopo una sola frase; sarebbe però altrettanto artificiale fingere che il tempo dedicato reciprocamente non dica nulla, perché il tempo è la risorsa più democratica e, nello stesso momento, più spietata che possediamo: ciascuno ne riceve ventiquattro ore e ogni ora concessa a qualcuno viene inevitabilmente sottratta a qualcos’altro.

 

LE CHAT WHATSAPP TRA LAURA CIANFONI E NATALIA POTENZA

Per questo, forse, le telefonate notturne possiedono una forma particolare di intimità che non dipende necessariamente dal contenuto, perché avvengono nel momento in cui nessuno può più sostenere credibilmente di essere lì soltanto per efficienza: alle undici e mezza di sera non stai ottimizzando l’agenda, stai scegliendo di rispondere.

 

All’inizio, naturalmente, le nostre telefonate conservavano ancora il rigore professionale delle ragioni per le quali ci eravamo conosciuti, con documenti da verificare, articoli da commentare, sviluppi giudiziari da comprendere e una quantità impressionante di notizie che sembrava prodursi ogni giorno intorno al mio nome; con il passare delle settimane, tuttavia, cominciò ad accadere qualcosa che conosco soltanto adesso, perché nel momento in cui lo vivevamo nessuno dei due avrebbe probabilmente saputo descriverlo:

 

 

maria rosaria boccia 6

il motivo iniziale della telefonata cessava progressivamente di coincidere con il suo contenuto finale. Potevamo cominciare parlando di una procura e terminare discutendo di una camicia, aprire una conversazione su un articolo e chiuderla con una battuta oppure commentare un’intervista e, nel frattempo, raccontarci ciò che era accaduto durante la giornata.

 

È in questo slittamento apparentemente insignificante che un rapporto professionale comincia a trasformarsi in qualcos’altro, perché finché parli con qualcuno esclusivamente della ragione per cui vi siete conosciuti rimani dentro quella relazione originaria, mentre il giorno in cui compare una cosa completamente inutile, un dettaglio che non serve all’inchiesta, non serve al lavoro e non deve essere comunicato a nessun altro, si apre uno spazio nuovo. L’amicizia, forse, comincia proprio quando nasce l’inutile.

maria rosaria boccia 2

 

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