marina berlusconi giorgia meloni

MARINA D’ASSALTO! DOPO AVER AZZOPPATO IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI, LA CAVALIERA D'ARCORE DA’ ORDINE DI FRENARE SULLA LEGGE ELETTORALE ''AD ABUSUM'' DI FDI, RIBADENDO IL NO AL SUPERPREMIO DI MAGGIORANZA (CHE TOGLIEREBBE 10-15 PARLAMENTARI A FI) - IL 91ENNE GIANNI LETTA IN CAMPO PER TENERE APERTO IL CONTATTO CON IL QUIRINALE - "LA STAMPA": DA FI RACCONTANO CHE MARINA GIOCA SU DUE SCENARI: UN PAREGGIO ALLE ELEZIONI, POSSIBILE CON LA LEGGE IN VIGORE, CHE PORTEREBBE ALLA FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI LARGHE INTESE CON IL PD - IN BALLO ANCHE LA SCELTA DEL PROSSIMO CAPO DELLO STATO “PER EVITARE IL RISCHIO DI LA RUSSA O MELONI AL COLLE”

Ilario Lombardo per la Stampa - Estratti

 

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Marina Berlusconi ha dato ordine di frenare sulla legge elettorale. La presidente di Fininvest ci sta prendendo gusto con la politica. E, in nome del padre Silvio, ha deciso che a questo punto è meglio esercitare in prima persona la regia sul partito fondato dal papà, nella logica della continuità aziendale. Forza del brand, delle fidejussioni poste a garanzia dei debiti e del fascino della dinastia.

 

Lei non si stanca di ripetere di non avere alcuna intenzione di scendere in politica, è convinta che quella scelta sia stata l’origine delle disgrazie giudiziarie del papà, e si è sempre mostrata perplessa anche all’idea che il fratello Pier Silvio, per una sorta di attrazione fatale, ne possa ripercorrere le orme.

 

marina berlusconi - sergio mattarella

Ma è indubbio, ed è sotto gli occhi di tutti, nel partito, tra i parlamentari di maggioranza e di opposizione, e a Palazzo Chigi, che rispetto a un anno fa l’atteggiamento sia cambiato.

 

(…)

Ne sa qualcosa il segretario di FI Antonio Tajani, convocato negli studi Mediaset di Cologno Monzese, per formalizzare quello che nei fatti tutti gli azzurri considerano il commissariamento definitivo.

 

Sostituiti per ordini superiori i due capigruppo di Senato e Camera, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, legati al leader, le prossime mosse di Marina Berlusconi puntano direttamente ai rapporti di forza con gli alleati. A partire da Giorgia Meloni.

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI

 

Sono fonti di Forza Italia e del Pd a rivelarlo. E la cosa non deve stupire, perché i due partiti si ritrovano in una quasi perfetta convergenza di interessi. Il terreno di confronto è la legge elettorale, in vista del voto del 2027. Piccolo ripasso: la formula ideata da Fratelli d’Italia e incardinata alla Camera – battezzata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dall’opposizione– prevede uno schema proporzionale con premio di maggioranza.

 

(...)Nel 2022 la destra stravinse in questi ultimi perché il centrosinistra andò diviso. Ora Meloni invece è certa che il campo largo si compatterà e potrebbe prevalere su tutti i collegi del sud. Motivo per il quale vuole cancellarli, creando un problema non piccolo agli alleati, a partire dalla Lega, più forte al Nord.

 

A Marina Berlusconi hanno presentato un calcolo semplice: con la nuova legge elettorale, mantenendo su per giù i risultati elettorali dell’ultima volta, gli azzurri perderebbero da 10 a 15 parlamentari tra Senato e Camera, i leghisti anche una trentina. A tutto vantaggio di FdI. È un ragionamento di cui è a conoscenza Tajani e non è inverosimile immaginare che ne abbiano parlato durante il confronto a Cologno.

antonio tajani

 

Di certo, il convitato di pietra è stato Meloni. Tra le due il rapporto viene descritto così: formale cortesia e sostanziale mancanza di fiducia.

 

La presidente del Consiglio è molto sospettosa, lo confermano anche da FdI, e vede quanto la voglia di politica stia crescendo nel cuore della presidente Fininvest. Meloni ha difeso Tajani per quanto ha potuto e il patto con Berlusconi, non è chiaro se sia solo tacito, è di lasciarlo a capo del partito. Per il momento.

 

MARINA BERLUSCONI - GIORGIA MELONI - MARTA FASCINA

(...)

 

Per questo, Marina – raccontano da FI – sta giocando su due scenari. Anche su quello di un pareggio sostanziale, possibile con la legge attualmente in vigore, che porterebbe a rimescolare in Parlamento le alleanze e alla formazione eventuale di un governo di larghe intese.

 

Ecco spiegato l’interessamento del Pd, di chi al suo interno consiglia alla segretaria Elly Schlein di non cedere alla tentazione delle nuove regole del voto.

 

Il premio assicurerebbe un “all-in”, una maggioranza schiacciante a chi vince, che è l’amo con il quale i meloniani sono convinti di tenere agganciati i dem. Il che renderebbe irrilevante Forza Italia. In un caso, se dovesse vincere il campo largo, o nell’altro, con il bis della destra ma un quinto di seggi in meno per gli azzurri.

 

È vero che con l’attuale legge elettorale resterebbe un vincolo di coalizione, ma questo evaporerebbe dopo il voto. Tra gli azzurri si fa memoria di cosa fece Silvio Berlusconi nel 2013. Salì al Quirinale, per le consultazioni, con gli alleati di centrodestra, e poi approdò a un governo con il Pd guidato da Enrico Letta. La primogenita, assicurano, ha in mente questo precedente. L’alternativa – con esito simile – è una leva ancora più proporzionale. Il punto di caduta proposto dal fronte riformista del Pd è il Provincellum.

 

sergio mattarella marina berlusconi- onorificenze cavalieri del lavoro - foto lapresse

Prevede i collegi – come vuole la Lega – e l’indicazione di un candidato per partito. Senza coalizione e con eletti maggiormente vicini al territorio, per convincere chi spinge per le preferenze (Meloni). Ognuno correrebbe per sé. Il Pd non avrebbe bisogno di stringere pre-accordi con il leader del M5S Giuseppe Conte. E FI e Lega non dovrebbero scendere a patti con FdI.

 

Chiunque abbia un ruolo in questa partita, che entrerà nel vivo nelle prossime settimane, sa che la posta in gioco è anche e soprattutto un’altra: il prossimo presidente della Repubblica. Il Parlamento lo sceglierà tra tre anni, ed è per questo che l’attenzione è concentrata sul primo biennio della prossima legislatura, dal 2027-2029, e che si immaginano alchimie di maggioranze ad hoc.

marina berlusconi

 

«Per evitare il rischio di Ignazio La Russa al Quirinale» concordano forzisti e dem, «o di Meloni». Le stesse fonti azzurre raccontano di un ottimo rapporto e di un canale di comunicazione aperto tra Marina e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mediato anche da Gianni Letta, l’uomo che cura le relazioni romane dei Berlusconi, e da Ugo Zampetti, segretario generale del Colle.

 

I contatti sono rimasti da quando Mattarella ha nominato l’imprenditrice Cavaliere del Lavoro, stesso titolo ricevuto dal padre nel 1977. Marina lo stima e ha confidato che l’Italia meriterebbe di avere, per il futuro, ancora un presidente così.

marina berlusconimarina berlusconi - sergio mattarellamarina berlusconi 3marina berlusconi

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