laurie anderson trump

"NON CREDO CHE TRUMP DURERÀ ANCORA PER MOLTO" - L'IPOTESI, FIN TROPPO OTTIMISTA, DI LAURIE ANDERSON, VEDOVA DI LOU REED: "IL PRESIDENTE HA UN INDICE DI GRADIMENTO INTORNO AL 30%. LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE È TOTALMENTE CONTRARIA A QUELLO CHE STA FACENDO" - "QUELLO CHE MI COLPISCE È PERÒ L'ASPETTO RIDICOLO DELLA SITUAZIONE, PERCHÉ DI FRONTE A CERTE COSE TI VIENE DA PIANGERE MA ANCHE DA RIDERE. ADESSO VOGLIONO MANDARE UNA STATUA DI TRUMP SULLA LUNA"

Estratto dell’articolo di Egle Santolini per www.lastampa.it

 

lou reed laurie anderson

A Perugia il 7 luglio, per Umbria Jazz, con la sua Republic of Love e l'apporto dei Sexmob. E prima ancora, il 29 maggio, alla Triennale di Milano, in una versione più asciutta, da solista, dello stesso lavoro.

 

Per allora Laurie Anderson, la ragazza genio con il violino elettronico, l'eccelsa artista americana che è impossibile rinchiudere in una sola definizione, spera di aver reimparato l'italiano: è la prima delle molte sorprese che ci riserva.

 

Reimparato, Laurie?

«Devo ammettere che al momento non è un granché, ed è per questo che vedo un insegnante ogni venerdì. Però all'università l'ho studiato per cinque anni, ed era piuttosto buono. Mi facevano leggere I promessi sposi»

 

[…] Lei ama e conosce la cultura europea e abita a Roma per lunghi periodi. Cosa pensa dell'abisso che si sta aprendo fra Europa e Usa, e come racconta agli amici italiani quello che succede nel suo Paese?

 

john giorno William Burroughs Laurie Anderson

«È difficile spiegarlo a chi non vive da noi, ma Trump ha, nella maggior parte dei casi, un indice di gradimento intorno al 30%. La maggior parte delle persone è totalmente contraria a quello che sta facendo, eppure siamo imprigionati in un'enorme macchina narrativa. Che dice: questa è l'America, questo è quello che siamo, questo è quello che facciamo. Una storia folle, totalmente estranea alla realtà».

 

Secondo lei come andrà a finire?

«Non credo che durerà ancora per molto. Ci sentiamo intrappolati, è vero, ma c'è anche molta resistenza. Non è una situazione del tutto nuova per il mio Paese e per il mondo: una lezione folle su come la follia possa diventare accettabile. Quello che mi colpisce è però l'aspetto ridicolo della situazione, perché di fronte a certe cose ti viene da piangere ma anche da ridere.

 

Ogni cinque minuti ce n'è una nuova: adesso vogliono mandare una statua di Trump sulla Luna. Allora pensi: ok, questo tizio di storie ne sa un milione. E a me le storie piacciono parecchio, il modo in cui vengono costruite, in cui vengono proiettate, e come possano non avere nulla a che fare con la realtà […]».

 

Com'è nato questo suo ultimo lavoro?

LOU REED LAURIE ANDERSON

«Da una proposta che mi era stata fatta in Austria: tenere un talk radiofonico di due ore sull'ascesa del fascismo in Europa. Proprio alla Orf, la stazione dove Hitler annunciò l'Anschluss. Ho pensato: cavolo, è un argomento enorme. E lo chiedono a me, un'americana, perché stiamo vivendo lo stesso momento.

 

Allora ho pensato al milione di storie di Trump. Ma anche a Marco Aurelio, che proprio a Vienna morì. Un imperatore confuciano, estremamente interessante, con un senso del buon governo che ammiro molto. C'entra anche una frase del filosofo e attivista Cornel West che collega due temi centrali nella mia vita e nel mio lavoro: la giustizia, dice West, è l'aspetto pubblico dell'amore».

 

[…] Dove sta andando la musica?

«È talmente controllata dalla grande industria che le cose insolite fanno molta fatica a succedere. Però non è impossibile. Cerco di sostenere i piccoli club, le piccole realtà locali: perché resta la libertà di inventarsi uno stile, e se il tuo stile si oppone all'etica dominante la faccenda diventa davvero interessante.

 

LOU REED LAURIE ANDERSON

Non vale solo per la musica, è molto difficile pubblicare libri che escano dagli schemi, o girare film senza omicidi e inseguimenti. […]».

 

Parlare con lei rimanda inevitabilmente al pensiero di suo marito Lou Reed. Si chiede mai cosa penserebbe, oggi, di questo mondo impazzito?

«Certo che me lo chiedo, e infatti nello spettacolo abbiamo inserito un paio di canzoni di Lou. Una è Dirty Boulevard. Ogni volta che passo da un aeroporto occupato dagli agenti dell'Ice penso a questa canzone e alla follia della deportazione. In Dirty Boulevard la Statue of Bigotry, la statua del pregiudizio, dice, deformando il motto della Statua della Libertà: Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, e ci piscerò sopra. È esattamente quello che stiamo facendo». [...]

Laurie Anderson nel suo "Heart of a Dog", LOU REED E LAURIE ANDERSONLaurie Anderson con il violinoLaurie Anderson nel suo "Heart of a Dog",

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