di battista di maio

PAURA DI VOLARE – GRILLO HA PAURA DI VINCERE A ROMA E A NAPOLI CANDIDANDO DI BATTISTA E DI MAIO – SONO DUE CITTÀ INGOVERNABILI E NELLE QUALI CI SI BRUCIA. E LUI I SUOI DUE GOLDEN BOY LI VUOL TENERE PER LE POLITICHE DEL 2018

Francesco Verderami per “Il Corriere della Sera

 

DI MAIO DI BATTISTADI MAIO DI BATTISTA

È paura di volare o paura di farsi male? Cosa spinge gli enfant prodige del grillismo a respingere le candidature a sindaco di Roma e Napoli? Possibile che a Di Battista e Di Maio non piaccia vincere facile? Perché non c' è sondaggio che non annunci la loro vittoria alle prossime Amministrative.

 

La storia delle regole non regge, sebbene Di Battista e Di Maio se ne servano come scudo. «Le regole del Movimento non sono un accessorio», ha spiegato il vice presidente della Camera al Mattino, dimenticando che i Cinquestelle sono capaci persino di rifare una votazione se il risultato non è quello programmato: a luglio fu così che la responsabile comunicazione del gruppo alla Camera rimase al suo posto, dopo che i deputati l' avevano bocciata nelle urne. Perciò la tesi che i puledri di razza della scuderia Casaleggio non possano correre a Roma e Napoli siccome già parlamentari, è un alibi inconsistente.

 

Beppe Grillo con Alice Salvatore, candidata alle regionali del M5S, e Luigi Di MaioBeppe Grillo con Alice Salvatore, candidata alle regionali del M5S, e Luigi Di Maio

La verità è un' altra, Di Maio si è incaricato di rivelarne pubblicamente solo una parte: «Siamo concentrati sul fronte nazionale per garantire un' alternativa a Renzi». Ci ha pensato Di Battista a illuminare il lato oscuro della luna, confidando a un autorevole esponente di maggioranza le ragioni del rifiuto: «E chi si candida, mica siamo matti. Noi puntiamo al governo nazionale, col cavolo che vogliamo bruciarci». Ecco, ora è tutto chiaro. Per i due grillini la scommessa delle Amministrative sarebbe solo a saldo negativo: se perdessero, verrebbero tagliati fuori dalla competizione nazionale; se vincessero, sarebbero costretti a governare città ingovernabili.

 

DI MAIO FICO 1DI MAIO FICO 1

Poco importa che i sondaggi rivelino come, senza questi candidati, i Cinquestelle potrebbero perdere le sfide. Il movimento si trova davanti a un dilemma: governare porta con sé il rischio di rovinare un brand. Il marchio oggi è considerato vincente perché valorizzato dai fallimenti dei partiti tradizionali. Ma se i grillini cadessero là dove sono caduti i loro avversari, anche solo se incespicassero nella gestione del potere, per incapacità non per malaffare, sarebbero fatalmente condannati all' omologazione. E gli argomenti usati per conquistare l' opinione pubblica si ritorcerebbero contro per una sentenza senza appello.

 

pippo civati e luigi di maiopippo civati e luigi di maio

Non c' è dubbio che la conquista delle città al voto il prossimo anno diverrebbe una formidabile vetrina in vista delle Politiche: nel '93 la vittoria a Milano portò la Lega alla ribalta nazionale come forza di governo. Ma Roma e Napoli sono città pericolose. E allora, un conto è dover gestire a Parma quel termo-valorizzatore che in campagna elettorale era stato promesso di chiudere, un conto è bocciare il bilancio del proprio sindaco al comune di Livorno, altra cosa sarebbe restare imbottigliati nel traffico caotico dell' amministrazione romana. «Tutti fanno i superman finché non devono misurarsi con la burocrazia», ha detto la leader di Fdi Meloni a un incontro di partito.

 

Anche Di Battista sa che quella è kryptonite. Perché se in Campidoglio - nonostante le cure di Cantone e la presenza di tanti magistrati che nemmeno in una procura - al primo appalto del Giubileo scattano subito tre arresti, vuol dire che il livello di degenerazione è profondo e la macchina incontrollabile.

DI BATTISTADI BATTISTA

 

«A Roma non serve un salvatore della patria, serve un programma», ha detto il giovane grillino. Sì, ma serve qualcuno che conosca il burocratese per evitare ciò che l' ex assessore Esposito ha denunciato: «La struttura amministrativa scrive male le delibere perché il Tar poi le bocci». Gli elettori cinquestelle sono disposti a perdonare a Di Battista la presenza nel guinness delle «bufale» stilato dal New York Times , e possono chiudere un occhio per quel premio al «politico dell' anno» accettato da Di Maio. Altro no. Loro lo sanno, e da politici ormai scafati si sono riparati dietro «le regole».

 

di battista e di maio in scooterdi battista e di maio in scooter

Si metta l' animo in pace il popolo del web, alle «Comunarie» del 2016 non troverà i preferiti da votare ma dei rincalzi disposti a «bruciare». Il Movimento non ha paura di volare, ha paura di cadere, perdere l' anima e rimetterci i migliori runner per palazzo Chigi. Sebbene Di Battista un anno fa avesse promesso di lasciare la politica: «Se arriviamo al 2018 non mi ricandido per non avere più a che fare con queste m...in Parlamento». Di Maio è sempre stato più prudente. Mica per niente ha ricevuto il premio.

 

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