VOI PENSATE ALLA PACE NOI CI PREPARIAMO ALLA GUERRA - NETANYAHU SE NE FREGA DEI 14 PUNTI DEL PIANO AMERICANO PER CHIUDERE IL CONFLITTO CON L'IRAN, SU CUI HA LAVORATO PURE L'EBREO JARED KUSHNER, GENERO DI TRUMP - “BIBI” DICE DI ESSERE IN “PIENO COORDINAMENTO CON WASHINGTON” MA AL SUO STATO MAGGIORE MILITARE PRUDONO LE MANI PER BOMBARDARE ANCORA L’IRAN - GLI AMERICANI PENSANO DI CONVINCERE TEHERAN A TRASFERIRE ALL’ESTERO L’URANIO ARRICCHITO CHE E' ANCORA NELLE MANI DEI PASDARAN MA IL REGIME FRENA…
Davide Frattini per il “Corriere della Sera” - Estratti
(…) Eppure il governo israeliano è convinto che la possibile intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran non valga la pagina (una sola) su cui è scritta: lo stato maggiore — spiega una fonte all’agenzia Reuters — si sta preparando alla fine della tregua e non all’inizio della pace.
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
Anche perché dei 14 punti messi sul tavolo dai mediatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, pure genero di Donald Trump, quasi nessuno soddisfa gli obiettivi del premier Benjamin Netanyahu, che ieri ha convocato il Consiglio di sicurezza e ha parlato al telefono con il presidente.
Bibi, com’è soprannominato, ha spiegato di essere «in pieno coordinamento con Washington e di avere gli stessi scopi». In realtà in questi mesi ha insistito perché i pasdaran fermassero la produzione di missili balistici e il sostegno alle milizie come l’Hezbollah libanese nella regione; addirittura si era spinto a ipotizzare che l’offensiva assieme all’alleato americano potesse portare a un cambio di regime.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
Il memorandum rivelato dalla testata digitale Axios non menziona niente di tutto questo: la bozza è pensata per poter dichiarare la fine del conflitto iniziato con i bombardamenti sull’Iran del 28 febbraio e da lì proseguire con i veri negoziati che dovrebbero durare 30 giorni.
Il documento si concentra sulla questione del programma nucleare voluto dagli ayatollah e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, che Trump pretende torni a essere navigabile senza blocchi come prima dell’operazione «Furia epica» da lui ordinata.
Le restrizioni sarebbero tolte gradualmente nel mese dei colloqui: gli armatori internazionali hanno bisogno di garanzie che le acque siano sicure, ripulite dal pericolo delle mine lanciate in mare dai pasdaran.
IL MONDO SULL ORLO DEL BARATRO - VIGNETTA BY ALTAN
Gli americani — almeno secondo Axios — sono persuasi di poter convincere Teheran a trasferire all’estero quei 440 chilogrammi di uranio arricchito che sono ancora nelle mani dei pasdaran, nascosti o seppelliti sotto le macerie soprattutto del sito di Isfahan o di Natanz.
Il materiale verrebbe portato negli Stati Uniti: con l’accordo ottenuto da Barack Obama nel 2015 — e stracciato da Trump tre anni dopo — l’Iran avrebbe consegnato le tonnellate di uranio ancora non arricchito alla Russia.
Per quanto Trump provi a vendere agli elettori di poter raggiungere un accordo molto migliore rispetto a quello di Obama, le linee indicate da Axios non sembrano distanziarsi molto da quel patto che Netanyahu aveva osteggiato in tutti i modi fino a convincere l’amico Donald a revocarlo.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2
Il regime accetterebbe di non arricchire l’uranio — necessario per armare una bomba atomica — per almeno 12 anni, la soglia permessa resta quella del 3,67 per cento, come nella precedente intesa, sufficiente solo per la produzione di energia nucleare.
Le ispezioni delle Nazioni Unite per verificare che l’Iran rispetti le regole verrebbero rafforzate e Teheran assicurerebbe di non sviluppare centri per la ricerca sotterranei, quelli che nella prima guerra dello scorso giugno sono stati colpiti con le bombe bunker buster sganciate dai B2 americani.
In cambio, la Casa Bianca si impegna a togliere gradualmente le sanzioni economiche e a rendere accessibili i miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in tutto il mondo.
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le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio
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benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
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