PER LA RAI SONO GUAI: TELEMELONI HA IN CANNA UN’ALTRA MANCETTA ELETTORALE - DOPO LO STOP DEL BOLLO AUTO, IL CENTRODESTRA VUOLE RIDURRE IL CANONE RAI, NECESSARIO PER GARANTIRE I FINANZIAMENTI ALLA TV DI STATO - IN SENATO LA MAGGIORANZA HA PRESENTATO UN EMENDAMENTO CHE APRE ALLA POSSIBILE RIDUZIONE DELL’IMPORTO (MA SOLO SE SI TROVANO FONDI: IN PRATICA, FUMO NEGLI OCCHI) - NEL 2024 LA RISSA TRA LEGA E FORZA ITALIA SUL CANONE RAI. SALVINI VOLEVA RIDURLO, GLI AZZURRI ERANO CONTRARISSIMI. IL GOVERNO ANDO’ PURE SOTTO...
Estratto dall’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”
La vittima prediletta della campagna elettorale sono le tasse “odiate”. La settimana scorsa è stata la volta del bollo auto, ora è il turno del canone Rai. La maggioranza, che ha ripreso in mano martedì il testo di riforma della governance, ha proposto per mano dei relatori un emendamento che prevede la possibilità di una «eventuale variazione negativa».
Il taglio, si legge ancora negli emendamenti proposti dalla destra, «è condizionata al reperimento di altre corrispondenti forme compensative di finanziamento pubblico da riconoscere alla società concessionaria». Tradotto: il taglio del canone va compensato con fondi pubblici da reperire altrove.
Si tratta di uno spostamento della posizione della maggioranza e anche di uno sbilanciamento dei fondi assegnati al servizio pubblico. Tradizionalmente, a spingere per il taglio del canone è sempre stata la Lega, che però aveva incontrato un limite nelle norme previste dall’European Media Freedom Act, in cui si prevede che i mezzi a disposizione del broadcaster devono rimanere stabili.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
Forza Italia, dal canto suo, è interessata a mantenere la Rai parzialmente fuori dal mercato pubblicitario, in modo da non creare ulteriore concorrenza a Mediaset. Fratelli d’Italia, invece, ha bisogno di mantenere mezzi stabili per finanziare la tv di stato: in apparenza, un conflitto insanabile, che però la destra ha aggirato con uno stratagemma che accontenta tutti.
Il taglio del canone può essere infatti materiale da rivendere in campagna elettorale, sulla falsariga dell’abolizione della “tassa odiosa” del bolla auto: la Lega avrebbe uno scalpo da esibire, ma la seconda parte della norma, quella che prevede la compensazione dei fondi in altra forma, soddisfa contemporaneamente FI e FdI.
Prevedere l’assegnazione dei soldi da parte del governo aumenta infatti la dipendenza della tv di stato dai voleri dell’esecutivo di turno ed evita contemporaneamente un accesso più profondo nel mercato pubblicitario che foraggia Mediaset.
Si pone evidentemente una questione di indipendenza, motivo per cui tradizionalmente i fondi per le emittenti pubbliche sono garantiti da una tassa di scopo come può essere il canone. Interrompere questa prassi significa riscrivere i rapporti tra potere e televisione di stato, già compromessi dall’assetto legislativo attuale, incompatibile con quanto prevede il regolamento europeo. [...]
Si riparte da qui nella discussione della legge che, paradossalmente, dovrebbe recepire proprio l'Emfa. La destra cerca l’accelerazione: oltre a essere argomento spendibile in campagna elettorale, chiudere la riforma significherebbe azzerare il consiglio d’amministrazione attuale e formarne uno nuovo che garantirebbe alla destra il governo della Rai almeno per una parte della prossima legislatura. [...]
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
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