trump groenlandia

PERCHÉ TRUMP È COSÌ INTERESSATO ALLA GROENLANDIA (SU CUI ORA, CON UN ACCORDO, È RIUSCITO A METTERCI LE MANI)? - L'ESERCITO USA AVEVA INTERCETTATO FREQUENTI INCURSIONI DA PARTE DI SOTTOMARINI RUSSI E CINESI IN UNA REGIONE SEMPRE PIÙ CRUCIALE, GRAZIE ALL’APERTURA DI NUOVE ROTTE NELL’ARTICO - LA GROENLANDIA È UN SERBATOIO DI PETROLIO E TERRE RARE, ANCHE SE SERVIRANNO MASSICCI INVESTIMENTI E DAI CINQUE AI QUINDICI ANNI DI TEMPO PER ACCEDERVI - L'ACCORDO, CHE CONFERISCE AGLI STATI UNITI "IL CONTROLLO PERMANENTE SULLA SICUREZZA E SU OGNI ALTRA ESIGENZA" DELL'ISOLA, È UN SUCCESSO DI RUBIO: MENTRE IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO MINACCIAVA DI INVADERLA, IL SEGRETARIO DI STATO BRIGAVA SOTTOTRACCIA PER OTTENERE QUELLO CHE È STATO RAGGIUNTO...

1 - GROENLANDIA, A TRUMP LE BASI E IL VETO SU MOSCA E PECHINO NIENTE ANNESSIONE O VENDITA

Estratto dell'articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP E MARCO RUBIO

Lo status della Groenlandia rimane lo stesso: «Territorio speciale» con larga autonomia, parte integrante del Regno di Danimarca. Donald Trump, però, ottiene di fatto l’«esclusiva» sugli insediamenti militari nella grande isola artica, nonché il diritto di veto sugli investimenti economici proposti da altri Stati. Il pensiero, naturalmente, corre subito alla Russia e alla Cina.

 

L’accordo sarà firmato tra pochi giorni a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Il presidente americano ieri lo ha descritto così: «Avremo il controllo permanente sulla sicurezza e su ogni altra esigenza della Groenlandia, risolveremo con piena soddisfazione le nostre numerose preoccupazioni».

GROENLANDIA - LE RISORSE MINERARIE

 

Per Trump, non ci sarà «alcun costo aggiuntivo» per gli Stati Uniti. Inoltre, l’America «avrà per sempre (scritto in maiuscolo ndr ) la possibilità di fare tutto ciò che è necessario per difendere e garantire la sicurezza» dell’isola. Commenta ancora Trump: «Da adesso in avanti, nessun avversario degli Stati Uniti potrà installare qui una base, né avere una presenza militare, né realizzare investimenti strategici nell’area, senza il nostro esplicito consenso scritto».

 

A questo punto, conclude il numero uno della Casa Bianca, «avvieremo immediatamente le procedure per sviluppare un’importante presenza militare, collaborando con la popolazione locale».

 

DONALD TRUMP E MARCO RUBIO

Più asciutta la reazione della premier danese Mette Frederiksen: «È un approdo positivo, anche per la Nato e per l’Europa. Vengono riconosciuti la sovranità, l’integrita territoriale della Danimarca e il diritto all’autodeterminazione del popolo della Groenlandia». Infine, ecco le parole del primo ministro locale, Jens-Frederik Nielsen: «Ci è voluto del tempo, ma finalmente abbiamo un’intesa che protegge gli interessi della Groenlandia e il suo ruolo nella cooperazione internazionale».

 

MAPPA DEGLI STATI UNITI CON GROENLANDIA, ISLANDA, MESSICO, CANADA PUBBLICATA DA TRUMP

Siamo, dunque, all’epilogo di un lunga vicenda che ha raggiunto il picco di drammaticità nel gennaio di quest’anno, quando il leader americano annunciò di volersi prendere «quel pezzo di ghiaccio a qualunque costo». Non è andata così. Nella sostanza, il punto di caduta di nove mesi di negoziati, non fa che ampliare, precisare i termini già fissati nel vecchio accordo raggiunto nel 1951 da Usa e Danimarca.

 

Alla fine della Seconda guerra mondiale, gli americani accettarono di farsi carico della sicurezza dell’isola, garantita da un’unica base: la Thule Air Base, poi diventata Pitukiff, situata su uno dei pochi lembi di terra praticabile a nord-ovest. L’intesa del 1951, però, riconosce a Washington la facoltà di ampliare la rete dei presidi armati, dopo essersi consultata con le autorità locali e con quelle danesi. Nel corso della Guerra Fredda, il Pentagono ne costruì altri che furono poi abbandonati negli anni Novanta. Ne rimase attivo solo uno, quello di Pitukiff appunto, specializzato nella sorveglianza spaziale.

DONALD TRUMP GROENLANDIA IMMAGINE CREATA DA AI

 

Nelle prime fasi della trattativa, i danesi avevano offerto al segretario di Stato Marco Rubio di aprire fino a dieci basi. Ma Trump, mentre imponeva i dazi ai Paesi europei più solidali con la Danimarca, insisteva: gli Usa devono possedere la Groenlandia. Motivo? I generali del Pentagono sostenevano di aver intercettato frequenti incursioni da parte di sottomarini russi e cinesi, in una regione sempre più cruciale, grazie all’apertura di nuove rotte nell’Artico.

 

C’è poi la suggestione del «Golden Dome», lo scudo anti missilistico a protezione degli Stati Uniti che, secondo il presidente Usa, ha assoluto bisogno della sponda groenlandese. Non va dimenticata la questione delle materie prime. La Groenlandia è un potenziale serbatoio, tra l’altro, di petrolio e terre rare. Anche se serviranno massicci investimenti e dai cinque ai quindici anni di tempo, difficile fare una stima accurata, come spiegava in un’intervista al Corrier e lo scorso gennaio, Naaja Nathanielsen, ministra delle risorse minerarie ed energetiche della Groenlandia. [...]

 

2 – LA TELA DI RUBIO PER DARE UN RISULTATO AL TYCOON (CONTENENDOLO)

Estratto dell'articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

HOWARD LUTNICK - DONALD TRUMP - MARCO RUBIO - FOTO LAPRESSE

Il testo ufficiale dell’accordo sulla Groenlandia non è ancora stato reso noto, ma al di là del tweet di Trump, sulla base delle dichiarazioni fatte ieri dai funzionari di entrambi i Paesi, le novità rispetto all’accordo di difesa del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca modificato nel 2004 dovrebbero essere: esplicitare la permanenza militare americana anche se la Groenlandia diventerà indipendente; escludere la presenza sull’isola di basi non-Nato e di investimenti sensibili di rivali degli Usa senza l’approvazione americana.

 

[...] Sembra comunque essere stato raggiunto un compromesso che dà a Trump la possibilità di dichiarare una vittoria alla vigilia delle elezioni di midterm , anche se è ben lontano dall’obiettivo, più volte ribadito dal presidente, di prendere possesso dell’isola. Il segretario di Stato Marco Rubio ha lavorato personalmente per minimizzare i danni e portare il risultato a casa.

LE MIRE DI TRUMP SULLA GROENLANDIA COME QUELLE DI HITLER SUI SUDETI - ILLUSTRAZIONE BULWARK

 

Dopo che Trump rifiutò di escludere l’uso della forza per conquistare la Groenlandia, Rubio incontrò i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia per assicurare che gli Usa non avrebbero attaccato un alleato della Nato. E il lavoro del team di Rubio è proseguito da allora.

 

Mentre il presidente parlava di «avere» l’isola, loro spiegavano che la preoccupazione era di garantire la presenza Usa anche in caso di indipendenza della Groenlandia. Ha guidato l’iniziativa Michael Needham, braccio destro del segretario di Stato.

 

marco rubio volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse

È lui che ha contribuito in larga parte a scrivere l’attuale strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca nella quale si parla appunto della «urgente e crescente» minaccia di attività militare ed economica di rivali degli Usa nell’Artico e dell’idea centrale che gli Usa devono «stabilire o espandere l’accesso a postazioni strategicamente importanti» nell’Emisfero occidentale. [...]

 

I negoziatori hanno lavorato silenziosamente per evitare che i leader deragliassero l’intesa. Trump ribadiva a ogni reporter che glielo chiedeva che gli Usa dovevano «avere» l’isola e la premier danese Mette Frederiksen per ragioni politiche interne sentiva il bisogno di rispondergli. [...]

donald trump - groenlandia

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?