QUANDO L’UFFICIALE NON È GENTILUOMO – MAURIZIO PAPPALARDO, EX MAGGIORE DEI CARABINIERI DI PAVIA, È STATO CONDANNATO A CINQUE ANNI E OTTO MESI PER CORRUZIONE E STALKING: L’INCHIESTA RIGUARDA PRESUNTI CASI DI CORRUZIONE CHE AVREBBERO COINVOLTO RAPPRESENTANTI DELLE FORZE DELL'ORDINE E IMPRENDITORI E COINVOLGEVA ANCHE ANTONIO SCOPPETTA, CARABINIERE FORESTALE CONDANNATO A 4 ANNI E 6 MESI CON RITO ABBREVIATO, E L'IMPRENDITORE CARLO PRIMO BOIOCCHI, CHE HA VISTO ACCOLTA LA RICHIESTA DI "MESSA ALLA PROVA"…
(ANSA) - È stato condannato a cinque anni e otto mesi per corruzione e stalking, e assolto dall'accusa di peculato, Maurizio Pappalardo, ex ufficiale dei carabinieri in congedo ed ex comandante del nucleo informativo del comando provinciale di Pavia.
È la sentenza emessa oggi dai giudici del Tribunale di Pavia nel processo per l'indagine Clean 2 su presunti casi di corruzione e altri reati che avrebbero coinvolto rappresentanti delle forze dell'ordine e imprenditori. Daniele Ziri, brigadiere del Nucleo ispettorato del lavoro, è stato invece assolto dall''accusa di induzione indebita a dare o ricevere utilità.
Nella requisitoria i pm Chiara Giuiusa e Alberto Palermo avevano chiesto 6 anni e 6 mesi di reclusione per Pappalardo e 4 anni per Ziri. Per Pappalardo è stata anche disposta un provvisionale di 20mila euro, in attesa che il risarcimento nei confronti delle parti lese venga stabilito in sede civile.
Nell'inchiesta sono stati coinvolti anche Antonio Scoppetta, carabiniere forestale e già appartenente al nucleo di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato, e l'imprenditore Carlo Primo Boiocchi, che ha visto accolta la richiesta di "messa alla prova" con l'avvio di un percorso di riabilitazione con lavori di pubblica utilità per ottenere l'estinzione del reato.
I difensori di Pappalardo hanno già annunciato che ricorreranno in appello contro una sentenza che ritengono "ingiusta" anche perché sostengono "l'improcedibilità per lo stalking". A loro avviso, l'imputazione per questo reato doveva scaturire da una querela specifica e non collegata all'indagine per i presunti casi di corruzione.
Dall'indagine era emerso che Scoppetta, all'epoca dei fatti in servizio all'aliquota carabinieri della Procura di Pavia, avrebbe ricevuto da Pappalardo, in diverse occasioni, favori, denaro, prenotazioni alberghiere, in cambio di atti contrari ai propri doveri, quali informazioni sui procedimenti in corso, redazioni di atti in modo compiacente, giungendo addirittura ad indirizzare una attività di indagine in modo da nuocere all'ex fidanzata di Pappalardo. Nel loro mirino sarebbe finito anche il nonno della donna, per una presunta truffa all'Inps (segnalata con una lettera anonima che i due carabinieri avrebbero inviato in Procura), allo scopo di togliergli la pensione.
L'inchiesta si era concentrata anche sulla vendita di una villa di San Genesio (Pavia), acquistata da Scoppetta a un prezzo dimezzato rispetto a quello di mercato che era di 600mila euro: Secondo gli inquirenti Boiocchi sarebbe stato costretto ad accettare condizioni economiche sfavorevoli in cambio di controlli "morbidi" nei cantieri dell'imprenditore, garantiti da Scoppetta e Ziri. Ma i giudici hanno assolto Ziri da questa accusa.



