donald trump theodore teddy roosevelt

QUANDO SI ANALIZZA TRUMP, SI PARLA SEMPRE DI DOTTRINA “MONROE” (RIBATTEZZATA “DONROE”), MA IL VERO IDOLO DEL TYCOON È TEDDY ROOSEVELT. A INIZIO NOVECENTO TEORIZZÒ L’ESIGENZA DI FARE POLITICA CON UN “GROSSO BASTONE”, E VINSE ANCHE IL NOBEL PER LA PACE (SOGNO DI DONALD) PER AVER MEDIATO TRA RUSSI E GIAPPONESI – SCRIVEVA KISSINGER: “PER LUI GLI STATI UNITI AVEVANO IL DIRITTO DI INTERVENIRE PREVENTIVAMENTE NEGLI AFFARI INTERNI DELLE ALTRE NAZIONI DELL'EMISFERO OCCIDENTALE PER PORRE RIMEDIO A CASI PALESI DI ‘COMPORTAMENTO ILLECITO O DI INCAPACITÀ’” (RICORDA QUALCUNO?)

IL MESSAGGIO DI TRUMP NIENTE CINA IN AMERICA

Estratto dalla rubrica delle lettere del “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

Caro Aldo, le scrivo quale europeo e democratico: sono indignato per come uno Stato democratico come gli Stati Uniti ha agito contro il Venezuela. Voglio comunque fare presente che quando Obama attaccò la Libia, con la Francia, dove venne poi ucciso Gheddafi, nessuno in Europa alzò la voce. Anche l’Italia fece la sua parte. Bush attaccò l’Iraq e a tutti andò bene. Vorrei sapere lei cosa ne pensa.

Antonio Giazzi

 

Risposta di Aldo Cazzullo

Caro Antonio, non è così. Quando Bush attaccò l’Iraq non andò bene al francese Jacques Chirac [...] e al tedesco Gerhard Schröder [...]. Ci fu in tutta Europa un movimento fortissimo contro la guerra: la più grande manifestazione di piazza che ho visto in vita mia fu quella a Roma contro l’attacco all’Iraq. In Libia la guerra c’era già, Gheddafi stava massacrando il suo popolo, e non mi sento di versare lacrime per lui, così come non le verso per Maduro [...]

 

theodore roosevelt

[....] Trump ha voluto chiaramente dire: il continente americano è roba nostra. Non della Cina, non della Russia; nostra. Più che alla dottrina Monroe, il riferimento storico corretto è alla «politica delle cannoniere» di Theodore Roosevelt, che teorizzava l’esigenza di fare politica con un «big stick», un grosso bastone.

 

Forse non tutti ricordano che Panama era parte della Colombia, da cui fu staccata con la forza e con i dollari degli americani, che negli stessi anni occuparono militarmente El Salvador e discutevano se annettere Cuba.

 

Non abbiamo nostalgia dei golpe degli anni 70 con cui il rimpiantissimo Kissinger abbandonò la gioventù cilena e argentina nelle mani dei torturatori; ma se non altro la sovranità formalmente restava in mani locali.

 

Trump riporta le lancette della storia indietro di oltre un secolo. E il bello è che Theodore Roosevelt ricevette comunque il Nobel per la pace, nel 1906, per aver mediato tra russi e giapponesi. Vedremo cosa saprà fare Trump tra russi e ucraini.

 

THEODORE ROOSEVELT: L'AMERICA COME POTENZA MONDIALE

Estratto da “Ordine mondiale”, di Henry Kissinger, ed. Oscar Mondadori

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE TRUMPO VENEZUELANO - MEME

Il primo presidente a cimentarsi sistematicamente con le implicazioni del ruolo mondiale dell'America fu Theodore Roosevelt che, in seguito all'assassinio di McKinley, gli succedette nel 1901, dopo un'ascesa politica eccezionalmente rapida culminata nella vicepresidenza.

 

Determinato, enormemente ambizioso, coltissimo, di vaste letture, brillante cosmopolita capace di darsi un'aria da garzone di ranch e molto più perspicace di quanto ritenessero i suoi contemporanei, Roosevelt considerava gli Stati Uniti virtualmente la massima potenza, chiamata dalla sua fortuita eredità politica, geografica e culturale a un ruolo mondiale essenziale. La sua concezione della politica estera, che non aveva precedenti per l'America, si basava per lo più su considerazioni di carattere geopolitico.

 

VENEZUELA - BOMBARDAMENTO SU CARACAS

Secondo il suo pensiero, l'America, con il procedere del XX secolo, avrebbe svolto una versione globale del ruolo che la Gran Bretagna aveva avuto in Europa nel XIX secolo: mantenere la pace garantendo l'equilibrio, indugiando al largo dell'Eurasia, e facendo pendere la bilancia a sfavore di qualunque potenza che minacciasse di dominare una regione strategica.

 

Come dichiarò nel discorso inaugurale del suo mandato nel 1905,

 

a noi come popolo è stato concesso di gettare le fondamenta della nostra vita nazionale in un nuovo continente ... molto ci è stato dato e molto, a buon diritto, ci si aspetterà da noi. Abbiamo doveri verso gli altri e doveri verso noi stessi; e non possiamo sottrarci né agli uni né agli altri. Siamo diventati una grande nazione, costretta dal fatto stesso della sua grandezza a relazioni con le altre nazioni della Terra, e dobbiamo comportarci come si conviene a un popolo con simili responsabilità.

 

[...] Nella sua concezione il sistema internazionale era in costante mutamento. Ambizione, interesse personale e guerra non erano semplicemente i prodotti di assurdi fraintendimenti su cui gli americani potevano disingannare i governanti tradizionali; erano una condizione umana naturale, che richiedeva un risoluto impegno americano negli affari internazionali.

theodore roosevelt 1

 

La società internazionale era come un insediamento di frontiera senza un'efficace forza di polizia:

 

“Nelle comunità nuove e selvagge dove c'è violenza un uomo onesto deve proteggersi; e finché non si escogitano altri mezzi per garantirgli la sicurezza, è stupido e perverso convincerlo a cedere le sue armi, mentre coloro che sono pericolosi per la comunità conservano le loro”:

 

Questa analisi sostanzialmente hobbesiana proposta nell'occasione più inattesa, la conferenza per il conferimento del premio Nobel per la pace, segnò il distacco dell'America dalla tesi. che la neutralità e l'intento pacifico fossero sufficienti a servire la pace.

 

VENEZUELA - BOMBARDAMENTO SU CARACAS

Per Roosevelt, se una nazione non era in grado o non era disposta ad agire per difendere i propri interessi, non poteva aspettarsi che altri li rispettassero.

 

Inevitabilmente, mal tollerava molte delle posizioni pietistiche che dominavano il pensiero americano sulla politica estera. La recente estensione del diritto internazionale non poteva essere efficace se non era sostenuta dalla forza, concludeva, e il disarmo, che stava diventando un tema del dibattito internazionale, era un'illusione

 

[...]

 

Se l'America avesse rinunciato ai suoi interessi strategici, ciò avrebbe significato soltanto che potenze più aggressive avrebbero invaso il mondo, finendo per minare le basi della prosperità americana stessa.

 

Quindi le occorrevano «una grande flotta da guerra, fatta non solo di incrociatori, ma anche di un'adeguata proporzione di potenti corazzate, capaci di affrontare quelle di qualunque altra nazione», e una dimostrata volontà di farne uso.

 

theodore roosevelt attentato 3

Nella concezione di Roosevelt, la politica estera era l'arte di adeguare la politica americana al compito di equilibrare il potere globale in modo discreto e risoluto, piegando gli eventi nella direzione dell'interesse nazionale.

 

Ai suoi occhi gli Stati Uniti – economicamente vitali, unico paese senza minacciosi rivali regionali e unico a essere una potenza sia atlantica sia pacifica - erano in una posizione eccezionale per «cogliere i punti di vantaggio che ci consentiranno di avere voce in capitolo nella decisione sul destino degli oceani dell'Est e dell'Ovest».

 

IMMADURO - VIGNETTA BY ROLLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

Mettendo l'emisfero occidentale al riparo da potenze esterne e intervenendo per salvaguardare l'equilibrio delle forze in ogni altra regione strategica, l'America sarebbe assurta al ruolo di custode decisivo dell'equilibrio globale e, di conseguenza, della pace internazionale.

 

Si trattava di una visione straordinariamente ambiziosa, per un paese che fino a quel momento aveva considerato l'isolamento una sua caratteristica distintiva e aveva concepito la propria marina militare come uno strumento di difesa costiera.

 

Ma, grazie a una sorprendente gestione della politica estera, Roosevelt riuscì - almeno temporaneamente - a ridefinire il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Per quanto riguardava le Americhe, andò oltre la consolidata opposizione della Dottrina Monroe all'intervento straniero, e impegnò gli Stati Uniti non soltanto a respingere i progetti coloniali stranieri nell'emisfero occidentale - minacciando personalmente la guerra per impedire un'imminente invasione tedesca del Venezuela - ma anche, di fatto, a prevenirli.

 

VENEZUELA - BOMBARDAMENTO SU CARACAS

Così aggiunse alla Dottrina Monroe il Corollario Roosevelt, secondo il quale gli Stati Uniti avevano il diritto di intervenire preventivamente negli affari interni delle altre nazioni dell'emisfero occidentale per porre rimedio a casi palesi di «comportamento o di incapacità»

 

Il presidente descriveva il principio nei seguenti termini:

 

Tutto ciò che questo paese desidera è vedere i paesi vicini stabili, ordinati e prosperi. Qualunque paese il cui popolo si comporta bene può contare sulla nostra cordiale amicizia. Se una nazione dimostra di sapere come agire con ragionevole efficienza e correttezza nelle questioni sociali e politiche, se mantiene l'ordine e tiene fede ai propri impegni, non deve temere interferenze da parte degli Stati Uniti.

 

Un comportamento illecito cronico, o un'incapacità che produca un generale allentamento del legami della società civilizzata, possono alla fine richiedere in America, come altrove, l'intervento di qualche nazione civilizzata, e nell'emisfero occidentale l'adesione degli Stati Uniti alla Dottrina Monroe può costringerli, in casi palesi di comportamento illecito o incapacità, a esercitare, anche se con riluttanza, un ruolo di polizia internazionale.

 

DONALD TRUMP E IL VENEZUELA - MEME BY VUKIC

[...] Secondo Rosevelt, la natura ultima dell'ordine mondiale sarebbe stata decisa nel confronto tra le ambizioni delle maggiori potenze. I valori umani sarebbero stati salvaguardati nel modo migliore dal successo geopolitico dei paesi liberali nel perseguire i loro interessi e nel sostenere la credibilità delle loro minacce.

 

Ove questi avessero prevalso nell'arena della competizione internazionale, la civiltà si sarebbe diffusa e rafforzata con effetti salutari,.38 Roosevelt teneva un atteggiamento generalmente scettico sulle astratte invocazioni di buona volontà internazionale.

 

[...]  Quando l'industriale Andrew Carnegie esortò Roosevelt a impegnare più a fondo gli Stati Uniti sul terreno del disarmo e dei diritti umani a livello internazionale, il presidente rispose invocando alcuni principi che Kautilya avrebbe approvato:

 

theodore roosevelt con il suo vice, charles fairbanks

Dobbiamo sempre ricordare che sarebbe un errore fatale per i grandi popoli liberi ridursi all'impotenza lasciando i despotismi e le barbarie armati. Non sarebbe rischioso farlo se esistesse un qualche sistema di polizia internazionale; ma attualmente non esiste alcun sistema del genere ... L'unica cosa che non farò è bluffare quando non sono in grado di far seguire i fatti; inveire e minacciare e poi non agire di conseguenza se le mie parole hanno bisogno di conferma pratica.

 

[...] La tradizione conta, perché non è dato alle società di procedere nella storia come se non avessero un passato e come se qualunque linea d'azione fosse loro accessibile. Esse possono deviare dalla precedente traiettoria soltanto entro un margine limitato. I grandi statisti operano sul limite esterno di tale margine. Se non gli si avvicinano a sufficienza, la società ristagna. Se lo superano, perdono la capacità di plasmare la posterità.

 

GUERRA RUSSO GIAPPONESE 1905

Theodore Roosevelt operava al margine estremo delle possibilità della sua società.

Senza di lui, la politica estera americana tornò alla visione del La città che risplende sulla collina: nessuna partecipazione a un equilibrio geopolitico, e tanto meno un dominio su di esso.

 

Ciononostante, l'America paradossalmente assurse al ruolo preminente che Roosevelt aveva immaginato per essa, e questo mentre lui era ancora in vita. Ma lo fece in nome di principi che Roosevelt derideva e sotto la guida di un presidente che Roosevelt disprezzava.

USS THEODORE ROOSEVELTtheodore rooseveltGUERRA RUSSO GIAPPONESE 1905

theodore roosevelt attentato 1rimozione statua theodore roosevelt new york 5charles fairbanks, vice di theodore roosevelt

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