1. A CHE SERVE LA RIFORMA DEL SENATO QUANDO IL NOSTRO PRIMO PROBLEMA È STIMOLARE LA CRESCITA ED EVITARE UNA MANOVRA CORRETTIVA? DELLE RIFORME IN CALENDARIO, L’UNICA CHE POTREBBE ESSERE SPACCIATA A BRUXELLES COME UNA RIFORMA ECONOMICA STRUTTURALE, IN CAMBIO DELLA QUALE CHIEDERE UN PO’ DI FLESSIBILITÀ, È QUELLA DEL LAVORO. MA PITTIBIMBO FINORA NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI ANDARE ALLO SCONTRO CON I SINDACATI 2. SE I PROBLEMI DELL’ITALIA SONO ECONOMICI E NON RIGUARDANO L’ELEZIONE DEI SENATORI, ALLORA SIAMO DAVANTI A UN AGOSTO SURREALE, CON RICATTI EGUALMENTE SURREALI 3. TANTO PER CHIARIRE CHE COSA AVRANNO IN TESTA AD AGOSTO, OLTRE ALLA BELLA BOSCHI, MILIONI DI ITALIANI: “UN’ESTATE DI TASSE PER 20 MILIONI DI CONTRIBUENTI. PROFESSIONISTI E ARTIGIANI, PARTITE IVA E PERSONE FISICHE ALLE PRESE CON SCADENZA PLURIME”

di Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota)

 

1. SOTTO LA FRETTA, NULLA (DI QUELLO CHE SERVE)

 

la concordia a genova matteo renzi 29la concordia a genova matteo renzi 29

Lui dice che “gli italiani stanno perdendo la pazienza” e che “nessuno mi impedirà di fare le riforme che chiedono i cittadini”, come si legge nel retroscena di oggi del Corriere (p. 5). E sarà certo così: gli italiani chiedono a Renzie la riforma a tappe forzate del Senato per poter poi passare un sereno Ferragosto. E hanno esaurito quella pazienza che li ha resi celebri per la capacità di sopportare i peggiori governi. Salvo poi ogni tanto affidarsi all’”uomo forte” di turno, dal quale aspettarsi accelerazioni miracolose. Ma accelerazioni per fare che?

 

Ecco, il punto è proprio questo: per fare che. Il calendario del governo di Rottamazione prevede la riforma del Senato ad agosto; il decreto “Sblocca Italia” (permessi edilizi e cantieri pubblici) la prossima settimana; la legge elettorale in autunno, insieme alla legge sulle unioni civili e alla riforma del lavoro, finita su un binario morto. Poi, a metà ottobre, andrà riscritto il Def da mandare a Bruxelles e sarà una riscrittura pesante perché il Pil non cresce dello 0,8% previsto dal ministro Padoan, ma probabilmente solo dello 0,2% stimato da Bankitalia.

 

cena fund raising di forza italia    silvio berlusconi cena fund raising di forza italia silvio berlusconi

In un “paese normale”, come direbbe D’Alema, questa non sarebbe l’estate della Grande Fretta sull’abolizione del Senato, ma l’estate della manovra correttiva da non meno di 20 miliardi. Non si vuol fare la manovra per non deprimere ulteriormente l’economia e spaventare i mercati? Benissimo, allora via con le riforme come dice Renzie. Ma a che serve la riforma del Senato quando il nostro primo problema è stimolare la crescita economica e far quadrare i conti?

 

Delle riforme in calendario, l’unica che potrebbe essere spacciata a Bruxelles come una riforma economica strutturale, in cambio della quale chiedere un po’ di comprensione sui parametri di Maastricht, è quella del lavoro. Ma Pittibimbo finora non ha avuto il coraggio di andare allo scontro con i sindacati.

 

maria elena boschi imbronciatamaria elena boschi imbronciata

Se sono vere queste promesse, se i problemi dell’Italia sono economici e non riguardano l’elezione dei senatori, allora siamo di fronte a un agosto surreale, con ricatti e strappi egualmente surreali e resta solo da chiedersi se milioni di italiani siano davvero preda di un’allucinazione collettiva spacciata da telegiornali e quotidiani, tanto da chiedere a Renzie la riforma del Senato (altrimenti “perdono la pazienza), oppure se continuino a fregarsene altamente di una Boschi come di un Mineo, e siano invece in attesa di trovare un lavoro e di vedere anche da noi uno straccio di ripresa economica.  

 

2. GRANDI RIFORME, OH YES!

Inizia un’altra settimana di tensione al Senato, tra ostruzionismo e ricatti incrociati. Un emendamento che taglia anche il numero dei deputati potrebbe scatenare il “tutti contro tutti” e, se trovasse i numeri per essere approvato, darebbe forse corpo alla minaccia renziana di voto anticipato.

 

BERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARMBERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARM

Ma si tratta (e ri-tratta) su tutto: “Senato, parte la trattativa su immunità e referendum. Renzi vedrà Berlusconi. Nessuna retromarcia sui tempi, ma i relatori Finocchiaro e Calderoli tentano la mediazione. Emendamenti anche su Colle e competenze. Obiettivo del governo è anche sminare il primo voto segreto: riguarderà la riduzione dei deputati” (Repubblica, p. 2).

 

Sul Messaggero, enfasi sull’incontro tra i due Padri Riformatori: “Il premier vedrà Berlusconi, difficile l’intesa con i partitini. Italicum: i democrat pronti ad aprire a Ncd, Sel e Lega. Ma l’ex Cavaliere frena” (p. 9). Ma il Giornale scinde la posizione del Banana da quella di Pittibimbo. Da un lato sottolinea che “Il Cav è fedele ai patti: l’Italicum non si tocca” (p. 3), dall’altro paragona Renzie a Monti “mollato dai poteri forti” e scrive: “La grigia estate di Renzi: riforme e crescita al palo. Dal nuovo Senato alla crisi economica, il premier non si aspettava un percorso così pieno di ostacoli” (p. 4).

 

Intanto impazza, giustamente, il “giallo del Nazareno”, ovvero la storia della bozza delle riforme scritta da Renzie e dal Banana nell’incontro di gennaio. Il Corriere riporta: “Toti e il giallo del patto del Nazareno: ‘E’ un foglio di carta e io l’ho visto’. I contenuti dell’accordo tra Berlusconi e Renzi. Civati: allora pubblicatelo. Il sospetto di Brunetta: col tempo è subentrata una seconda versione a noi sfavorevole” (p. 6).

Hostess AlitaliaHostess Alitalia

 

Sul Messaggero, “Toti e il patto del Nazareno: ho visto il documento scritto, nessuna clausola segreta. ‘Un appunto di lavoro sulle cose da fare. La calligrafia non era di Silvio, forse di Verdini…” (p. 8). Una riforma della Carta costituzionale sulla base di un misterioso pizzino vergato dal Grande Macellaio Verdini Denis, in effetti, è un qualcosa che affascinerà per anni storici, politologi e agenti della Guardia di Finanza.

 

3. RIFARE I COMPITI, MA CON COMODO

Il Corriere prova con garbo, complice una domenica con poche notizie, a far vacillare l’agenda “riformista” del premier: “Le stime del Tesoro sui conti. I timori per la crescita zero. Rebus privatizzazioni. Renzi: niente manovra”. E per Goldman Sachs “Se l’inflazione torna a salire, rischieranno le Borse mondiali” (p. 2). Ci si mette anche la Stampa, con un bel pezzo nascosto nelle pagine economiche: “Le grane di Poste tra Etihad e il rinvio della quotazione. L’ad Caio prende tempo in attesa del piano industriale” (p. 18).

 

Dalla privatizzazione di Poste, il Tesoro attendeva entro quest’anno la bellezza di 4 miliardi di euro.  Sul Giornale, Renato Brunetta infierisce così: “Conti del governo disastrosi: ora ci meritiamo la lettera della Bce. Nel 2011 l’intervento della Banca centrale europea ci costrinse a una maxi manovra correttiva. Ma rispetto a tre anni fa oggi il Pil è a zero e la disoccupazione ai massimi” (p. 8).

MARIO DRAGHI ALLA BCE MARIO DRAGHI ALLA BCE

 

E ci sarà bisogno di buoni consiglieri economici anche a Palazzo Chigi, magari evitando duelli con via XX Settembre, visto che sempre il Corriere riporta i nomi di alcuni economisti candidati a entrare nella squadra dei consulenti di Renzie: sono il bocconiano Guido Tabellini, Tommaso Nannicini, Veronica De Romanis in Bini Smaghi e Marco Fortis (p. 4).

 

4. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA

Tanto per chiarire che cosa avranno in testa ad agosto, oltre alla Boschi, milioni di italiani, ecco un’utile paginata del Corriere delle banche: “Un’estate di tasse per 20 milioni di contribuenti. Professionisti e artigiani, partite Iva e persone fisiche alle prese con scadenza plurime. E il premier rilancia sulla semplificazione. Previsti 410 adempimenti. L’esecutivo ha già previsto una proroga per il modello 770 delle imprese” (p. 3).

 

5. LA BAVA SEPARATA DALLE OPINIONI

pier carlo padoanpier carlo padoan

Non si può che scattare sull’attenti di fronte a questa emozionante paginata della Stampa di Detroit: “Renzi, un viaggio nell’Italia della crisi. Da Napoli a Marghera, l’estate del premier tra le fabbriche: ‘Accetto i fischi, ma no alla retorica del declino”. Incipit del pezzo da scuola di giornalismo (del Ventennio): “Non è la prima volta che Renzi ci mette la faccia”. (p. 9). Chissà se farà anche un salto a Termini Imerese.

 

6. ULTIME DA ALI-TAGLIA

Prosegue la folle storia di Alitalia e della sua cessione a quei sant’uomini degli arabi di Etihad: “La Uil detta le sue condizioni. Per firmare l’accordo e consentire il matrimonio con Etihad il sindacato chiede di spalmare i tagli su un periodo più lungo. Intanto piloti e assistenti di volo iscritti all’Avia protestano per la riduzione delle tredicesime” (Messaggero, p. 13).

 

CARLO TAVECCHIO CARLO TAVECCHIO

E ogni tanto si parla anche un po’ dei famosi privati: “Alitalia chiede aiuto a Immsi e Pirelli. Le banche spingono si Colaninno e Tronchetti Provera perché partecipino all’aumento di capitale. Pressing degli istituti di credito sui soci: l’Atlantia dei Benetton pronta a ricapitalizzare. In forse Percassi e Maccagnani” (Stampa, p. 18).

 

7. PALLONARI PER SEMPRE

Dopo l’infelice frase razzista sulle banane, la candidatura “forte” di Tavecchio alla guida della Federcalcio perde pezzi. Ieri, dopo che ha detto la sua anche Renzie, si è sfilata la Fiorentina dei Della Valle Bros: “Retromarcia Fiorentina: ‘No a Tavecchio’. La società viola si allinea a Juve e Roma: ‘Il suo nome non è più sostenibile’. Albertini ufficializza la candidatura” (Repubblica, p. 41). E il brasiliano Juan, ex della Roma, dice: “Guardate l’Nba: non si vota un presidente così. Negli Usa squalificano chi dice certe cose, voi state pensando di affidargli il calcio” (Repubblica, p. 41).

 

8. LIBERTA’ DI SCRITTURA

juan romajuan roma

Svelato oggi il piccolo mistero del libro per il quale Mondadori ha chiesto i soldi di una causa persa al suo autore, Filippo Facci, che aveva denunciato il pericoloso precedente il mese scorso su Libero. Si tratta del saggio su Di Pietro e il personaggio che ha ottenuto il risarcimento in primo grado da 40mila euro è l’avvocato Giuseppe Lucibello. Lo si capisce da un annuncio legale che spunta oggi a pagina 18 sul Corriere. Se passa il principio che l’autore risponde da solo delle affermazioni contenute in un libro, l’editoria di inchiesta sarà molto meno libera. 

Filippo Facci Filippo Facci

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