‘STO MELONELLUM E’ UN BOOMERANG PER LA DUCETTA! SECONDO LA SIMULAZIONE BY “ONLY NUMBERS” DI ALESSANDRA GHISLERI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE IL CENTROSINISTRA SALIREBBE AL 43%, IL CENTRODESTRA AL 41% - E SE CON L’ATTUALE LEGGE ELETTORALE IL VANTAGGIO SAREBBE DI 27 SEGGI TRA CAMERA E SENATO, CON LA RIFORMA SALIREBBE A 118 – GHISLERI: “LA SIMULAZIONE SEMBRA CONFERMARE QUELLA SORTA DI SUPERSTIZIONE CHE ACCOMPAGNA DA SEMPRE CHI CAMBIA LA LEGGE ELETTORALE: IL TIMORE DI PERDERE, ALLE ELEZIONI SUCCESSIVE, CON LE REGOLE CHE SI È CONTRIBUITO A SCRIVERE. UNO STRUMENTO CHE POTREBBE RIVELARSI UN BOOMERANG PER CHI LO HA VOLUTO..."
Alessandra Ghisleri per “la Stampa” - Estratti
C'è un dato, nelle simulazioni elaborate da Only Numbers sui dati delle intenzioni di voto realizzate per la trasmissione Porta a Porta, che merita di essere isolato dal resto e messo sotto una lente d'ingrandimento perché con la stessa identica distribuzione dei voti – centrodestra al 41,1% e centrosinistra al 43, 2% – il Rosatellum e lo Stabilicum produrrebbero due Parlamenti differenti nei numeri, ma non nell'esito politico.
Infatti, con questi dati, nel confronto tra le due leggi elettorali, il "campo Largo" al gran completo resterebbe sempre la coalizione di maggioranza, tuttavia a cambiare in modo tutt'altro che marginale sarebbe invece l'ampiezza di questa maggioranza.
LA LEGGE ELETTORALE 'STABILICUM' DI GIORGIA MELONI SECONDO IL TELEGRAPH
Con la legge elettorale in vigore dal 2022, il vantaggio del centrosinistra sarebbe di 12 seggi alla Camera e di 15 al Senato, mentre con la nuova proposta di legge elettorale, questo stesso vantaggio di voto si dilaterebbe fino a 78 seggi alla Camera e 40 al Senato. In questo senso, da un vantaggio di appena 2 punti percentuali si otterrebbe una rappresentanza parlamentare con un vincitore netto, in grado di governare con un'ampia stabilità.
Questo non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma è la sostanza stessa della domanda che ogni riforma elettorale dovrebbe porsi e che si traduce in quanto deve pesare il consenso reale espresso dagli elettori, e quanto invece il meccanismo che trasforma quel consenso in seggi? Il Rosatellum, con la sua quota di collegi uninominali maggioritari, tende a premiare le coalizioni ampie e coese su scala nazionale.
Lo Stabilicum, riequilibrando la componente proporzionale, potrebbe restituire una rappresentanza più fedele al voto reale, anche se questa fedeltà rischia di essere accentuata, o addirittura distorta, dal premio di maggioranza, ottenibile solo dalla coalizione che superi – a oggi – il 42% dei consensi. In questa simulazione emerge con chiarezza l'importanza dei partiti al di fuori delle principali alleanze, e qui il riferimento va soprattutto a Futuro Nazionale e ad Azione.
nicola fratoianni elly schlein daniela preziosi giuseppe conte angelo bonelli
Il partito di Roberto Vannacci risulta ancora attrattivo per una quota significativa di elettori di centrodestra e, con il 7,4% rilevato dalle intenzioni di voto, otterrebbe 19 seggi alla Camera e 11 al Senato con il Rosatellum, che potrebbero diventare 24 e 12 con lo Stabilicum. Azione di Carlo Calenda, con il 3,3%, raggiungerebbe 8 seggi alla Camera e 1 al Senato con l'attuale legge elettorale, contro 11 e 5 con la nuova proposta.
La riflessione che emerge da questi numeri è duplice. Da un lato, i partiti che si collocano fuori dalle grandi coalizioni sembrano essere i beneficiari più coerenti del passaggio allo Stabilicum: crescono in entrambi i rami del Parlamento, e nel caso di Calenda al Senato il salto da 1 solo seggio a 5 è proporzionalmente il più vistoso di tutta la simulazione.
ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SULLA LEGGE ELETTORALE BY MELONI
Dall'altro, per Giorgia Meloni la nuova legge elettorale rappresenterebbe un prezzo doppio perché, non solo la sua coalizione perderebbe seggi rispetto al Rosatellum, ma anche all'interno del centrodestra il non alleato Vannacci – che si posiziona proprio sul terreno identitario conteso con Fratelli d'Italia -, risulterebbe rafforzato più che proporzionalmente, sottraendo peso relativo al partito della premier nello stesso campo politico. È evidente che in caso di accordo tra il centrodestra e Futuro Nazionale questa alleanza garantirebbe alla coalizione un vantaggio in termini percentuali con entrambe le leggi elettorali accaparrandosi il massimo dei seggi distribuibili e blindando la governance.
Basti pensare che, unendo aritmeticamente i consensi rilevati per le due liste, il centrodestra allargato a Vannacci supererebbe il 48% dei voti, ben oltre la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza. Un'ipotesi che ribalterebbe l'intero scenario qui descritto. In questo caso tuttavia, l'instabilità si presenterebbe non tanto nella capacità di vincere, ma in quella di governare con un alleato così "esuberante" all'interno della maggioranza.
GIORGIA MELONI CONTRO ELLY SCHLEIN - FENIX
Nel dettaglio dei partiti il salto più vistoso è quello attribuito al Partito Democratico, che alla Camera passerebbe da 63 a 111 seggi. Un balzo che dice più di molte analisi teoriche su come i sistemi elettorali distribuiscano il potere all'interno delle stesse coalizioni. Il fenomeno, del resto, non riguarda solo il centrosinistra perché guardando al peso di ciascun partito dentro la propria coalizione, la dinamica è perfettamente simmetrica.
Alla Camera, Fratelli d'Italia passerebbe dal 38,8% dei seggi del centrodestra con il Rosatellum al 61,7% con lo Stabilicum, esattamente come il Partito Democratico salirebbe dal 33,2% al 50, 7% dei seggi del centrosinistra.
Lo stesso schema si ripeterebbe al Senato. Un contrappunto curioso in questo esercizio matematico arriva da Forza Italia, che al Senato resterebbe fissa a 12 seggi in entrambi i sistemi.
nicola fratoianni elly schlein giuseppe conte angelo bonelli
La nuova legge, insomma, non si limita a spostare seggi tra le due coalizioni, ma concentra il potere nel partito egemone di ciascun campo, comprimendo il peso relativo degli alleati minori anche quando questi ultimi guadagnano seggi in termini assoluti. È probabilmente da considerazioni di questo tipo che è nato tra i commentatori il soprannome "Melonellum", coniato da chi ha letto la riforma come pensata per consolidare il vantaggio del governo in carica.
I dati di questa simulazione raccontano, invece, l'esatto contrario, e sembrano quasi confermare quella sorta di superstizione che accompagna da sempre chi cambia la legge elettorale: il timore di perdere, alle elezioni successive, proprio con le regole che si è contribuito a scrivere. Uno strumento, insomma, che potrebbe rivelarsi un boomerang per chi lo ha voluto, capace di trasformare un vantaggio elettorale modesto in una sconfitta parlamentare netta. È un paradosso che dovrebbe indurre alla cautela sia i sostenitori più entusiasti sia i detrattori più netti della riforma.
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Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
